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Full text of "Dizionario storico-etimologico delle contrade e spazii pubblici de Modena"

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^/ o7y4^./a. 




Harvard College ^ 
Library 



i 



FROM THE BEgUEST OF 

SUSAN GREENE DEXTER 



imnimpiiniiiiniins 



i 



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V' 



/ HARVARD 
(UNIVERSITYI 



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Ai lettori 



Il Dizionario storióo etimologico 
Contrade e Spazii pubblici di M 
edizione 2.* del 1880 colle sue Appe 
Note, di già stampate nel 1883, è un e 
di curiosità locali, e tale, da equivaler 
vera storia e guida topografica della 
i città. 

i Noi avremmo desiderato di potere 
blicare quei due libri rifusi e riman 
e ne cercammo licenza dair autore. 

Ma opponendovisi ragioni tipogra 
il non essere pronte certe incisioni 
lercalare al testo, e un lavoro, così 



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riuscendo di seria difl&coltà, ne ottenemmo 
dal conte Valdrighi un' aggiunta, la quale, 
pel momento, ne completa la compilazione. 

Diciamo pel momento; poiché quando si 
attende a pubblicazioni di questa sorta, gior- 
nalmente il materiale ne viene accresciuto, 
e per le continue trovate delP autore, e per 
gli aiuti che cortesemente gli vanno prestando 
alcuni de' concittadini e de' colleghi in simili 
studii. 

Accontentandoci pertanto del favore che 
ci si accordò di stampare V accennata ag- 
giunta speriamo di potere essere con ciò 
graditi da chi è già in possesso del dizionario 
del 1880 unitamente alle appendici e note 
del 1883. 

La Tipografia Editrice. 



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FBEiHBOLO ALL' AGGIDm 



Kiuesta ter\a parte del Dizionario delle 
Contrade e Spazu pubblici di Modena non 
avrebbe bisogno di preambolo. Chi ne conosce 
le due prime, venute in luce dal 1&80 al 
1883, dev^ essere a giorno dell' idea che nella 
mente del compilatore vi presiedette, quella, 
cioèy di porre una diga] un' argine di con* 
siderazioni storiche alla smania d' innovare, 
ad ogni patto, la nomenclatura stradale cit- 
tadina, se chi siede ne' Consigli Comunali 
volesse avventurarvisi^ quand' anche si chia- 
massero, come di dovere, a giudici i Deputati 
alla Storia Patria consultandone con fraterna 



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deferenza il parere y e accettandone le con- 
clusioni (i). • 

Dato del resto il caso che si Po lesse tor- 
nare sulle riforme progettate sino dal iSsg, 
non mancherebbero e contrade e spàzi ano- 
nimi entro citta , e neW addizione ultima 
dalla parte della Barriera Garibaldi, e fnei 
grandi tramiti dei nuovi borghi, surti d^ in- 
canto in questi ultimi annij, viali e strade 
da sb,i{{arirpisi con felice ginnastica d^ erudi- 
{ione^ anche così accontentando i desideri 
dei privati e del pubblico. 

Se queste idee moderatrici hanno, secondo 
taluno, del vecchio, e dello stantìo, sono però 
odiernamente accettate dall' opinioni di molti 
amatori e studiosi della Storia Patria in 
città coltissime, i quali, giovani d' anni, ma 



(1)1) compilatore del Dizionario non può essere certamente tacciato 
d' esclasiva repulsione a qualche assennata e giusta innovazioue, perchò, 
fra le tabelle con proposte di nuove nomenclature e classificazioni stra- 
dali, neUe Appendici e Note al Dizionario stampate nel 1883 dalla Società 
Tipografica, unitamente ai progetti Càmpori, Cappelli, Raggi, Borghi, Calori- 
Cesia e Commissione Municipale, v' ha pure il suo. — Cfr. anche la 
Gazzetta ufficiale di Modena dal 1850 al 1862. 

Nota degli Editori 



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di riflessione maturi, le panno confermando 
e nelle discussioni loro nerbali e nella stampa. 
Uno di questi è Angelo Gatti, giovine 
deputato della Storia Patria delle Romagne, 
il quale in occasione di una questione di de- 
nominas[toni stradali, dibattutasi^ poco tempo 
fa, in una città delP Emilia, scrisse quanto 
segue in un diffusissimo giornale di Bologna, 

« L' importanza storica della nomenclatura stradale 
• non dipende dal valore intrinseco dei singoli nomi, bensì 
« dair essere questi nomi omai collegati indissolubilmente 
e alle vicende della città e rannodandosi intorno ad essi 
a tutte le fila della storia locale. Come i cognomi delle fa- 
« miglia antiche spesso valgono da soli quali dimostrazioni 
« deir origine loro, così i nomi delle vie, o per decreto di 
« governanti o per apposizione popolare, esprimono l'origine 
« propria e servono mirabilmente a ricordare i fatti e le 
e costumanze di altre età ». 

« Della nomenclatura antica non è tanto il senso morale 
« che è d' uopo conservare, quanto il senso materiale. .... 

« Ma non è un continuo 

« sperpero di documenti la perduta conoscenza dell'antica 
« nonoenclatura stradale? » 

« E poi v'è un'altra ragione gravissima. Gli studiosi 
« di Storia Patria riconoscono, tutti d' accordo^ quanto sia 
« necessario identificare le antiche circoscrizioni parrocchiali, 
« poiché i documenti antichi aggiungono quasi sempre al- 
t r indicazione nominativa de' personaggi quello della cura 
e o cappella nel cui àmbito abitavano: ma qual'è l'ostacolo 
« maggiore a conseguirlo? Appunto le mutazioni dì nom^ 



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t imposte alle vie, specialmente di secondaria importanza. 
« E siccome troppo spesso accade di restare a mezzo d' una 
« ricerca bene avviata ad illustrare o fatti o personaggi, la 
t Deputazione di Storia Patria, e seco la Commissione Con- 
t servatrice de' Monumenti, (delle Romagne) hanno ripetuta- 
t mente fatto opposizione all'uso, purtroppo inveterato, di 
t porre a soqquadro il nostro patrimonio storico mutando 
t la nomenclatura topografica •. 

Queste poche parole del Sig. Gatti com- 
pendiano e confermano quanto stampai, anni 
sono, nelle prefazióni e ne^ testi delle due 
prime parti del mio Dizionario, e perciò le 
prepongo alla ter^a , augurando a chi mi 
vorrà leggere un po^ di pazienta, e un po^ 
di pace alla vecchia storia inscritta sugli 
angoli delle contrade e sparii pubblici del 
nostro nido. 

Modena i Maggio del i8g3 

L-F. VALDRIGHl 



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I 



I 



AI COLLEGHl DELLA 

DEPUTAZIONE DI STORIA PATRIA 

DELLA 

PROVINCIA MODENESE 

Ili GOL^PILATORE 



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.4.... aDlìquatn exquìrite matreml 

(Virgilio - Eneide - L. 3.' v. 96) 



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Gli articoleui segnati %* sono girelli già stampati 
nell'edizione delle Appendici e Note (1883). 

Quelli dell' Aggiunta sono, pressoché tiUti, contrad- 
distinti dal segnacolo j||. 



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/^ .^ceademia. i*iformi8ta. (Diz. 
p. 184, l. 22). — In un codice ms. conservato nel- 
r archivio del Collegio di S. Carlo, intitolato « Alcuni 
avvenimenti del 4.* secolo dell' E. V. sino all'anno 46S8 » 
sotto la data del 1540 si legge: 

« Venne in Modena un certo homo, detto Filèno, 
il quale fu ricevuto con molto amore e volentieri, 
per esser dotto e versato nella S. scrittura. Cominciò 
a leggere le epistole di S. Paulo, ma occultamente 
solo a quelli che sapeua esser suoi fautori, essendo 
heretico, e molti Modenesi, prima della sua venuta, 
erano macchiati di queste opinioni luterane:... e 
s' accrebbe il numero tanto d' homini dotti come 
d' ignoranti (et anco molte donne) i quali, douunque 
si presentava V occasione, discorreuano della santa 
scrittura, della fede, della legge di Xsto.... nelle 
piazze, nelle botteghe e, così disputando, laceravano 
la detta scrittura divina, allegavano Paulo, Matteo, 
Gioanni, l'Apocalisse, et tutti i dottori, quali mai 
hauevano veduto. Essendo intanto detto seminatore 
di zizania alla Staggia, con alquanti cittadini Mo- 
ti. F. TALDBiOHi, Agg. mllé App. del Diz. delle eontr. di Modem \ 



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2 

« denesi, fu da' soldati del duca Hercules, preso ad 
« istanza dell' Inquisizione, e ... menato in prigione. 
« Doppo certa notte lo condussero a Ferrara, doue, 
« esaminato, retrattò le sue false opinioni e si sot- 
t topose al giudicio certo di S. Chiesa, e, doppo 
« r abiura, fu condannato a perpetua carcere. » 

« L'abiura comincia cosi: — Io Listo Filèno, 
« alias Paulo Riccio Siciliano, constituito personal- 
« mente etc. — Né per questo i suoi discepoli si tolsero 
« da tal credenza tutti, ma soli alcuni pochi: al- 
« quanto però s' astennero da colloqui e dispute 
« pubbliche. » 

Nello stesso codice sotto il 1544 si trovano in- 
dicati i nomi di due frati conventuali di S. Francesco, 
che, predicando in Duomo a Modena, e accusati di 
eresia, furono condannati a ritrattarsi, ed in Roma 
ebbero penalità rigorose. Chiamavasi 1' uno Fra Bar- 
tolomeo, V altro il Pontrèmolo. 

jH A.ddizione Breùlea. {Diz. p. X ed 
altrove). — Allorché, durante la prima metà del 
Secolo XVI.% Ercole IL* d'Este fortificò la città, fu 
cosi denominata quella parte, che le fu aggiunta da 
S, Giovanni del Cantone alla cittadella, circoscritta 
dal nuovo corso di Terranova, dietro il castello ducale, 
e dalle porte Erculea e Ganaceto. 

stillo [Chiesa 5.] {Diz. p. 11, 1. ;5). 
i S. Agostino fu fatta ristaurare, ridu- 
ato presente, nell'anno 1663, dalla 
t, in occasione dei funerali celebrati 
)a Alfonso IV. suo marito, il che può 
iscrizione su lapide marmorea ^josta 



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I 

all^ ioterno della porta maggiore. Nella fronte di 
questo tempio sta scritto PANTHEON ATESTINVM per 
significarne la destinazione a sepolcreto della casa 
d'Este, mentre, in attesa di convenienti monumenti» 
vennero sempre depositate le salme degli Estensi nella 
chiesetta de' Cappuccini in contrada delle Stigmate. 
Ridotta nel 1859-66 a caserma di truppe venne per 
le cure studiose del proposto D. Giovanni Biondini, 
unitamente ad elargizioni di devoti, ridata al culto, 
levandone da' pennelli delle cappelle certi ^ teschi co- 
lossali, indicanti il funebre scopo cui era stata dalla 
duchessa destinata. Le sedie corali di S. Agostino 
furono fatte da B. Bonasia maestro di tarsia. 

In questa chiesa si vede il busto al vero di 
Carlo Sigonio, con l' iscrizione che* segue, dettata dal 
fu esimio canonico Filippo Schiassi: 

KAROLO . SIGONIO 

PARBNTI . mSTORIAB . ITALIOAB 

QVI . PATRI AB . OLORIAM . LATB . PBR . B VROPAM . PROPAGAVIT 

ALOISIVS . M . LVDOV . P . COOCAPANTVS 

MARCHIO . PRABF . VRBIS 

PROTOMBN . BBOARBLLIANAM . TITVLVMQ 

IN . ABDB . CVRIAB . SVAB 

NE . LOCVS . VBI . VIR . TANTI . NOMINIS 

ANTE . ANNOS . CCXXXVI . CONDITVS . FVBRAT 

DI VTIVS . CIVBM . HOSPITBMQVE . PERQVIRBNTBIC . LATBRBT 

I DBDICAVIT . A . M . D . CCC . XX 

jH Agostino [Chiesa S.] {App. p. 5 e 6, 

1. 4), — Dovevasi nell' indicata linea leggere Carlo 
(non Cardinale Sigonio); già tutti sanno che il Sigonio 
non fu mai Cardinale di S. Chiesa. Se dell' enormezza 
di questo errore fu scusabile il proto, che incontrate, 
nel ms., le parole « di Cor. Sigonio » compose 



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4 

• del Cardinale » invece di < di Carh » non lo fa er- 
tamente il correttore. Qui è indispensabile rettificare 
lo sbaglio storico dell* edizione del 1883> scusabile 
del resto in certo qual modo: poiché nello stesso, e 
più specificato ancora , cadde un dottissimo nostro 
scrittore locale^ che non soltanto me Io creò Car- 
dinale davvero, n>a ciò confermò, predicandolo — 
Romanoi purpuree omomenlum — (II). 

Per la topografia antica poi della località è da 
sapersi che—* nel 1498, a' 22 agosto, Galeazzo Canossa 
aveva donato ai frati di S. Maria in Vado di Ferrara, 
certe sue case in Modena sulla strada Claudia {V E- 
milia) presso la porta di Gittanova, posta dietro e 
a rincontro della chiesa di S. Agostino, vicino alle 
quali stava pure un edificio in mina, dov'esisteva 
un mulino dei signori Rangoni. 

^\ A.go8tiHM> [Piazza S.] (Dix. p. H, 1. 6). 
— Iscrizione che era scolpita nel piedistallo del mo- 
numento, eretto a Frtmcesco III., sulla piazza di S. 
Agostino : 

FRANCISCO • HI . ATESTIO 

QVOD 

PROLA.TIS . IBiPBRII . PINIBVS 

VHS . MILITARIBVS 

PER . A.RDVÀ . MONTIVM . PA.TBPA.CTIS 

VRBB.RENOVàTA 

ORDINATIS . LEOIBVS 

AD . PAVPJBRB8 . BXCIPIEND03 . ALBNDOSQVB 

AMPLISSIMA . AEDIBV8 . EXTRVCTIS 

LITBRaRVM . BONARVMQVB . ARTIVM . STVDIIB 

BXCITATIS 

RBIPVBLICAB . COMODO . CONSVLVBRIT 

MVTINENSB8 

PBC . PVBL .P.P. ANNO . MDCCLXXIII 



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f 



La statua fu scoperta il giorno 24 aprila 1774. 

i ~ Ne fu r autore il prof, abb, Gio: Cybeo. — Un 
fanatico la spezzò nell' ottobre 1796. — Era collocata 
presso la porta dell' Albergo-Arti colla fronte rivolta 
verso r ospedale. Un piede della statua equestre di 
Francesco III. è ancora visibile in casa Scfaedoni, a 

. Formigine, e parte dei marmi che componevano il 
cavallo e il resto del monulnento fu ridotta a ba- 

^ laustri per la scala della casa Cassòli ( Berti, al pre- 
sente), in Modena, sita in via Mondatora, ove ha sede 

, la Banca Nazionale. 

— Lapide posta sulla porta principale dell' ospe- 
dale dalla parte della piazza di S. Agostino. 



D.O.M 

NOSOCOMIVM 

AVSPICANtB 

FRANCISCO . HI . MVTINAE . EC . EC . DVCE 

ATESTINA . MVNIPICBNTIA 
AC . ABRE . PVBLICO . A . PVNDAMENTIS 
I EXCITATVM 

ANNO . OHRISTI . MDCCL1I 



Sull'altra pure si legge; 






D.O.M 
NOSOCOMIVM 

FRANCISCVS ^ lU . MVTINAE . EC . EC . DVCE 

CONSTANTI . MVNIPICBNTIA 

AC . PVBLICA . PERENNI * PIETATB 

A . PVNDAMENTIS 

IN . AltPLIOREM . PORMAM 

RBDACTVM 

ANNO . REPAR . SALTTIS « MDCCLXI 



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4 

9 A.g08tiiio [Porta S.] (Dizumar: p. 12 e 
13, !• 20 6 segg.). — - Qui erroneamente asserivasi 
essere esistito fuori porta Citionova (S. Agostino) il 
cimitero della Roversella. La rettifica è neil' articolo 
intitolato % — Roversella [dmiiero della]. 

La decorazione in marmo di Carrara e riduzione 
esterna di questa porta ad arco trionfale, in memoria 
del ritorno del Duca Francesco IV. e sua famiglia, 
dopo le vicende dei 1831, venne ordinata dal Comune 
dì Modena con disegno e sotto la direzione del prof. 
Giuseppe Pisani, scultore di Corte. 

L'iscrizione che vi si leggeva e che fu cancellata 
nel 18S9, quando allo stemma Austro -Estense si so- 
stituì il Sabaudo è qui trascritta. 

ANNO . MDCCCXXXI . VII . BID . MARTIAS 

D . N . PRANCI8CV8 . IIII . ATBSTIN . ARCHlD . AVSTR 

QVBM . NBPARIVS . PACTIOSORVM 

TVMVLTVS . EXTRA . AVITAE 

DÌTIONIS . PINB8 . FBRMB . QV0QV0VER8VS . TVRBATOS 

8VMM0 . BONORVM . MOERORE 

DIE8 . XXVI l . VNa • CVM 

FIDBLI88 FORTISSIMISQ . COPIIS . SVIS . DISTINBBAT . HISCE 

IMP . CAES . PRANCISCI . LEO? . AVO • P . AVO 

ARMI8 , 0PITVLANTIBV8 . CONPIRMATIS . REDIENS . VRBEM 

INTER . LAETAS . ADCLAMATIONES . INGRESSVS . EST 

ET . 8BCVRITATBM POPVLORVM . TERTIO . RBSTITVIT . ADSERVIT 

IDBMQVE . PRID . KAL . OCTOBRES 

D . N . MARIAM . BEATRICBM . OBINI . CVM . PAVSTISSIMA . PROLE 

CIVIBVS . 0SPITIBV8QVE . QVI . FIDEM . BIS . PROBAVERVNT . SVAM 

QVI . QVB.ERROREM POENITENDO . CORRIOBNTES . LENITATEM 

ABQVISSIMt . IMPERII . EXPERTI . SVNT 

PARBNTES . ET CONSERVATORES . SVOS . PERPETVO . PLAYTV 

ET . PESTO . CLAMORE . PROSEQVENTIBVS . REDVXIT 

ORDO .P0P0LV8Q . MVTIN . LAPIDEI^ PELICISSIMOR . DIER. 

ET. GRATI .ANIMI . MBMOREM . POSTERITATI . COMMENDANDVM 

ET . AD PORTAM . HANCE . REDlTV . VTROQVB 

AVSPICATISStMAM . PONBNDVM . CENSVERVNT 



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7 



* i%Llbareto [Castello d'] (Diz. p. ìi, 



« « 



1. 13). — La cronaca di S. Cesario» attribuita a un 
Fogliani da Formigine, nota che nel 1335 Nicolò 
d' Este, detto il zoppo, unitamente allo suocero prin- 
cipe Gonzaga, venne a Formigine, distrusse campi, 
biade e case e, spintosi sino al borgo d' Albareto, vi 
costruì un castèllo, della grandezza di quello di Spi- 
lamberto, del quale i torrazzi forse sono i resti* 

^\ ilLlbareto [Porta d'] {Diz. p. 13, 1. 23). 

— Nella cronaca Forciroli si legge quanto segue. 

— 1222 — « La porta d' Albareto, la quale aperse 
TAlvaroto, ha di fuori, nel mezzo, un marmo nel 
quale sono scolpite queste parole: 

Anno domini MilL CC. XXII. indie, decima, re- 
gnante imperatore FRWERJCO 11. dum esset domnus 
NIGER JU ARIA N US in regimine Miuinae civitatis, home 
portam fecit reftci et levari. » 

1324 — Di dentro dal lato manco all'uscita, 
appresso la porta d' Albareto, erano poi questi versi 
sovr' altro marmo. 

Annis excelsi Christi de virgine nati 
mille trecentenis iunctis geminis duodenis 
hanc partem muri Raynaldus sic Botyronus 
Mantua quos genuit illustres de Bonacolsis 
imperiiq. vices praedicta in urbe gerentes 
et Mutinae domini, Franciscus natus et ejus 
Raynaidi, urbis utriusque caput quoque ductor 
jusserunt fieri primo fini medioque. 
De Ciavenna dictus Nicolaus prebuit actus 
vicarius dignus, iuris geminique peritus. 



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8 

W A.lbergo-A.rti {Diz. p. 11, 1. 29). — 
Iscrizione che è sulla porta. 

PTOCHOTROPHIVM . HOC . PAVPERIBVS 

RELIGIONE . ET . ARTIBVS . INSTITVENDIS . FRANCISCVS . Ili 

MVTINAB . RBGII . MIRANDVLAE . DVX . 

AERE . PROPRIO . ERBCTVM 

ET . PVBLICO . AIIPLIATVM . APBRIEBAT 

ANNO . SAL . CloIoCCLXVII . XI . KAL 

DEC. 

^\ A.ll^ro [L*] dei Ferrari -Moreni {Diz. 
p. 14, l. 19). — Per l'insolito abbassamento di tem- 
peratura che produsse nell'inverno 1879-80 la gelata 
delle viti e che in Modena e Rovigo raggiunse il più 
alto grado in Italia, si disseccò pure lo storico allòro 
che confermava il nome a questo vicolo, perpendicolare 
alla contrada Malore, il cui nome dava tanto sui nervi 
ad alcuni de' suoi abitatori, e che si è trovato potersi 
sostituire con quello d' Adeodato Malatesta , perchè 
ivi nato sul principio di questo secolo. Insisto del 
resto nel ritenere che Malore non sia che una cor- 
ruzione d'a//óro {mlòor, dialettale) cosi anticamente 
chiamandosi questa contrada ad onta dell' omonimia 
del vicoletto che la univa (ed unisce tuttora) alla 
rua del Muro. Un altro esempio di omonimia con- 
genere si aveva in città colle due contrade di San 
Michele — la rua S. Michaelis e la rua curia del 
titolare stesso — e qualcun' altra che verrà indicata. 

^\ i^LliprAodi [ Teatro] (Diz, p. 138 1. 25). 
— La sera del 17 febbrajo 1881 alle, ore 7 V^ poco 
prima che incominciasse la recita del Nerone data 
dalla compagnia Udina e Soci, appresosi fuoco ad 
una scena, ridusse in fiamme tutto il teatro in poco 



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9 

meoo dì due ore. Non furono a deplorarsi, vittime 
umane, ma patirono gravi danni la compagnia , per 
la perdita di vestiario e scenario, e gran parte dei 
professori deli' orchestra, per musiche ed istrumenti 
perduti Dell' incendio. Rimasero in piedi le sole mu- 
raglie esterne, avendo il fuoco consumato tutto. In 
questa occasione il celebratissimo nostro violinista 
VioceAzo Sighicellì dimorante a Parigi, volle venire 
io soccorso de' suoi colleghi nell' arte, danneggiati per 
la perdita degli istrumenti, destinando ad essi mille 
lire, ed io ebbi V onore d' essere scelto giurato per 
r equa distribuzione della sovvenzione. Questo disastro 
che avrebbe potuto portare seriissime conseguenze 
alla vicina scuola militare cui era appoggiato il teatro 
Aliprandi, si spera farà si che 1' autorità non ne per- 
metta più r erezione in luogo cosi mal scelto, rispetto 
ad uno de' primi istituti militari del regno, — e cosi 
avvenne. 

/^ A.ntonio9 di cilladella [Chiesa di S.] {Diz. 
p 78). — Iscrizione che era sulla fronte di questa 
chiesa soppressa nel 1859. 

DBO . OPTIMO . MAXIMO 

IN . HONOREM 

SANCTI . ANTONII . IVNIORIS 

CONPBSSORIS . THAVMATVRGI 

COELESTIS . PATRONI 

/, Archivio aota.rile« (App. p. 75) — 
Dimenticata ne' magazzeni di questo archivio giaceva 
una iscrizione che denotava ove nel secolo 17/ fosse 
custodito il primitivo archivio notarile, quando l' e- 
gregio sovraintendente fattala estrarre dall' obblio la 



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10 

fece apporre nella parete sinistra dell' atrio del pa- 
'lazzo della congregazione archiviale dei notari, ed è 
la seguente: 

MEMORIALE . PVBLICVM 

TEMPORVM . CAI.A.MITATE . 0MMIS8VM 

RBIPVBLICAE . CONSERVATOREB 

VTILITATl . CIVIVM . INTENTI 

IN • HOC . ARCHIVIO 

NOVIB . LBQIBVS . NOVOQ . ORNATV . ADAVCTO 

REASSVMI . CVRARVNT 

ANTONIO . VECCHIO i 

PETRO . COLVMBO ( ^ ' ^ ' ^ ' «^ • ADVOCATIS 

IOANNB . BBLENCINIO COMITI 
DEPVTATIS 
""^ ANNO. 1673 

'Dettate poi dal fu Cav. B. Veratti presso la 
riportata epigrafe si leggono queste parole in lapi- 
detta marmorea. 

TABVLARIVM 

E . VETERE . SEDE 

IN . HAS . PROPRIAS . AEDES 

TRANSLATVM . AN . MDCCCLII 

^\ A. rei vescovado (Diz. p. 60, 1. 10). 

— Sulla parete dell'Arcivescovado presso al voltoncino 

ta, si vede uno stemma colla data 1462. 

ir angolo poi dello stesso fabbricato fra il 

lei Duomo, e la Contrada S. Eufemia, sotto 

del vescovo Boccaccio, ò la seguente iscrizione 

IO . AND . RBGEN 

MVTINE . PRESVL 

ECCL1AE 

BENEMERENTI 

POS VI T 

14X« 



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//? 



It 

e nella fronte di levante verso la piazza maggiore, 
Ì!i una lapidetta è scritto: 

. INSTA VRAT . AVCT . EXORNAT . 
A . D . MDCCLVI 

9 A.rmai:*oli [Q)nlrada degli]. (Dizionar: 
p. 13, 1. 25). — Gli Estensi chiamarono in Modena 
rinomati maestri armaiuoli da Milano, celeberrima 
per questa specialità sino da tempo remoto. Il Cam- 
pori G. cita due di questi artieri Milanesi Stefanino 
dalla Polla di Giorgio, aggregato alla cittadinanza di 
Modena nel 1477, come fu fatto per altro Milanese 
Martìrio 'di Gabriel del Pizo, che in quell' arte lavorava, 
associato, nel 1485, al Modenese Jacopo Magnanini. 
Nel 1^2 poi teneva in Modena magazzino di cannoni 
e spingarde Ser' Francesco di Ser' Nicolò de' Cappelli» 
che faceva, pel comune nostro (?) lavorare nel Friuli 
e in Bresciana. 

/^ A^ini [Pozzo degli]. (Diz. p. 16, 1. 26). 
— Questo pozzo esisteva anche nel 1661, poiché sotto 
la data 8 giugno di queir anno trovasi ne' P^ C. questa 
nota: • Si die ordine di risarcire il pozzo pubblico 
detto degli asini, presso le MM . di S. Geminiano, a 
supplica presentata da' cittadini delta parrocchia della 
Trinità (p. 88). 

*^ Auberge {Diz, p. 17. 1. 22). — Cosi imi 
scrive l'archivista Municipale Avv. Raselli) venne 
chiamato 1* albergo reale lino dalla sua creazione ( 1765 
circa). Forse si credette dargli maggior lustro con 
un nome forestiero, ma fors' anche lo si volle tener 
distinto dal Grande albergo de poveri e dell' arti in- 
staurato circa all'epoca stessa. 



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B 



# Ba finzioni [Contrada de']. (Dtz. p. 19. 
S' interpoli tra Badia e Bagni). — Era nel Secolo XVI 
cosi comunemente chiamato un tràmite nella Cin- 
quantina di S. Agata. Ciò furami communicato dal 
collega Dott. T. Sandonnini, studiosissimo delle nostre 
memorie patrie colla seguente nota. — « Rogito 
del 148&, 21 Gennaio » — Giovanni e Cesare Barbieri 
vendono a Egidio Guidoni una casa nella cinquantina 
di S. Agata, nella contrada vutgariter dieta de' Baf- 
f aloni. Confina, davanti colla via de' BaffiUoni, di 
sotto co' Tosabecchi, di sopra cogli eredi d' Antonio 
de' Borzani, di dietro coli' andrena. » 

/^ Baluardo della. Breccia {Dtz, 
p. 78, 1. 9). — Cosi detto perchè nel 1772 aperta 
dagli Austro -Sardi costoro vi entrarono facendo pri- 
gioni gli Estensi. Un baluardo dei pressi di porta 
Ganaceto si diceva del vento. 

/, Banco de' pegni (Diz. p. 70, 1. 6). 
— Presso i Serviti e le case Forni eravi certamente 
nel secolo XVI uno dei due Banchi da pegno, auto- 
rizzati in Modena pegli Israeliti. 

^\ Barriera V. E. (Diz. p. 22 1. 17). — 
Sulla fronte dei due eleganti fabbricati che costituì* 
scono la Barriera Vittorio Emanuele, sta scritto: 

Su quello a sinistra dì chi entra 

BARRIERA. VITTORIO EMANUELE 



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^u quello di destra 

XXI AGOSTO MDCCGLIX 

/^ BarnAbA [&] (Diz. p. 20, 1. 27). — 
Ecco nella sua integrità il testo della iscrizione pegli 
appestati del 1630, sepolti in questo sagrato, postavi 
però nel 1631. 

D . o . M 

TBMPORB . PBSTIS 

HVIVS . PAROEOIAE 

DBPVNCTI 

HIC . DORMIVNT . IN . PACE 

ANNO . MDCXXX 

Sulla porta della Canonica, che è quella del- 
l'antico convento, sta pure scritto 

ARMA . MILITIAB . NOSTRAE 

ma r emblema delle due mani incrociate sopportanti 
una croce fu tolto. 

/^ Bartolomeo [Chiesa di S.]. (Dk. 
p. 21, 1. 16). — Sul collocamento della prima pietra 
di questo tempio altri porta la data ai 23 febbraio 1 603. 
La città donò 2000 scudi a' Gesuiti, e la consecrazione 
venne fatta ai 28 ottobre 1615 . Collegio e società 
furono soppressi nel 1773 da Clemente XIV. L'antica 
parrocchiale di S. Bartolomeo fu ripartita, per la 
cura, alla Cattedrale, S. Maria, e S. Paolo. Nella fac- 
ciata del tempio si legge questa iscrizione; 



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S' 



a 

D . O . Il 

TEMPLI 

BiLRTHOLOMBO . APOSTOLO 

SACRI 

FACIES 

ALOISIO . OONZ . ET . STANISLAO . KOST. 

IN . SANCT08 . RBLATIS 

INSTAVRATA . AVCTA . ORNATA 

A • CIoIoCCXXVII 

^\ Bartolo meo [ Contrada S.]. ( Diz . 
p. 21 9 1. 11). — Qaando da Milano furono nei 
cimitero di S . Cataldo trasportati i resti del nostro 
grande drammaturgo Paolo Ferrari nel giorno 2t 
aprile 1892 fu apposta nella casa N. 11, sita in questa 
contrada dove egli nacque, la seguente scritta, in 
lapidetta marmorea. 

PAOLO FERRARI 

INSIGNE COMlIEDIOaRAPO 

NACQUE IN QUESTA CASA 

IL IV APRILE MDCCCXXII 

# Battezzati [Contrada de']. — - Scom- 
parsa, o mutato nomine. -^ fn una pergamena del- 
l'archivio Capitolare (Cass. P, rot. IL, n. 769) in 
data del 1293, v' ha menzione d' una casa esistente 
in Modena, sita in contrata Baptizatorum. — Se dinanzi 
a questa nomenclatura balenasse a taluno quella della 
contrada del Catecumeno, bisogna notare che, dalla data 
del documento Capitolare all'uso accertato della de- 
nominazione di codesta, v'ha distanza di quasi tre 
secoli. Chi potrà diffatti asserire che veri catecumeni 
esistessero in Modena nel XIII Secolo? È assai prò- 



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18 

babile che una famiglia di convertiti abbia assunto 
il cognome BaUezzati qua! cognome parlante della 
conversione loro, e da essi fosse detta la contrada, 
ora sparita, che abitavano. Neil' archivio di Stato non 
rinvenni questo nome di famiglia nostra : ma nel ter- 
ritorio di Formigine trovandosi un prato detto delle 
Baiiezzale, che però non s incontra nella toponimia 
catastale di quel Comune del secolo XVI, v' è luogo 
a supporre che appartenesse a donne d' una famiglia 
BaUezzati, in esse forse estinta. Si avrebbe un esempio 
del caso presente (offerto dalla denominazione topo* 
nimica Formiginese) dalla contrada delle Mazzocche 
in Modena, un di detta di Mazocho, poi de' Maz- 
zocchi, in fine delle Mazzocche; il che richiamerebbe 
la probabilità congenere di donne di un casato» che 
in esse terminava. 



♦ ♦ 



BAzoliAra [Porta). {Diz. p. 25, 1. 31 ). 
— La cronaca Forciroli nota i seguenti versi, che 
nel 1323 erano delineati sovra un marmo, di dentro, 
dal lato manco appresso alla terra, alla uscita della 
porta di Bazohara. 

Annis progressi de sacra virgine Christi 
mille trecentenis undenis cum duodenis 
' sub Martis deno Phoebo simul atque noveno 
Quùuilis mensis urbis murum Mutinensis 
iusserunt fieri Raynaldus sic Botyronus, 
Mantua quos genuit illustres de Bonaoolsis, 
imperiiq- vices praedicta in urbe gerentes 
et Mutinae domini Franciscus, nam^ et ejus 
Raynaldi, prìmum lapidem contexuit gmutn 
in titulis Claris Mutinae princeps generatis. 



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16 

Nel 1227 vi fu per la palude di Bazohara con 
troversia fra il comune ed il vescovo di Modena 
venendosi però più tardi a conciliazione. 

/^ Beccar i [Rua de'] (Diz. p. 25, I. 22) 
— Qui stava una casa della famiglia Bastardi. 



# Bejoclierie [Contrada delle] (Diz. p. 2< 
e 27, 1. 5 e segg.). — Nel 1504 un bordello stavi 
tra r Ospedale della Morte e V osteria della Campana 
In carte antiche si legge che compari delle meretric 
erano de' giovani, figli di cittadini Modenesi, che v 
ruba^rano, e anche assassinavano, raccontandovis 
pure che una volta, col pretesto di vendere a ui 
Tedesco dell'olio di Montegibbio, le ribalde donn( 
coi loro souteneurs lo depredarono di cinquanta fiorin 
d' oro. Qui sarebbe giustificabilissimo il caso di cam 
biare la denominazione a questa contrada dopo V e 
rezione del nuovo Palazzo di Giustizia applicandov 
il nome di qualche insigne giurista del nostro Studic 
le vi sarebbe davvero imbarazzo nella scelta. 

^^ Sellt&i-miiio [il Cardinale] (Diz. p. 40 
. — Io però, che avevo copia di quel processo 
a è neir Estense, non ho saputo scorgervi questa 
i. 



\ Itelle arti (Diz. p. 28, 1. 28). — I 
, sotto Saturno, è di Plinio, lib. 3, ep. 8.' : — 
ghiera è del fabbro Malagoli: l'epigrafe, sulh 
ta, è quella che segue. 



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IT 

INOBNVARVM . ARTIVII . STTDU 

ABD1BV8 . DBSiaNATIS 

ATTRIBVTIS . RBDDITrBVS 

HERCVLES . Ili . ATESTIVS 

BXCITABAT 
HDCCLXXXV 



* 



:Befnai*diiii (Diz. p. 258 1. 11). - Agli 
M Dicembre 1811» gli orfani di S. Bernardino che 
ibitavano in una parte del locale denominato Albergo 
Arti passarono nella casa A. 121 di coni: Ganaceto 
sulla quale fu apposta questa epigrafe. 

D . o . M 

COLLBOIVM HOC ORPHANORVM NOMINB 8. BBRNARDINI 

A MAGNO 8. R. B. CARDINALI 10ANNB MORONIO INSTITYTVII 

MVLT18 JACTATVM CASIBVS TBRTIO IDVS N0VBMBRI8 MDCCOXI 

OPERA CONORBOATIONIS CHARITATI8 MVTINAB 

HBIC CONSBDIT. 






Sei^nardino [Oratorio di S.] (Diz. 
p. 10, 1. 11). — Il collegio de' fanciulli orfani detto 
li S. Bernardino, perchè posto vicino al nominato 
oratorio, fondato dal cardinal Morene nel 1568, s* in- 
terpose acciocché i fratelli della confraternita di San 
Bernardino, come prossimi al luogo degli orfani, vo- 
lessero unirsi al luogo de' Bernardini , a condizione 
che loro sarebbero concessi tutti i privilegi de' presi* 
denti dei detti orfani, e che da essa confraternita si 
sarebbero creati i presidenti per dirigerli e governarli, 
E siccome il maggior numero dei detti presidenti era 
composto, anche allora , de' soggetti della detta con- 
fraternita, r unione facilmente si concluse. Gli orfani 

(•• 9. TàLomiOHi, Agg. alle App. dtl Dir, éhlU con$r. ài Mpàma t 



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18 

poi di S. Bernardino nel 1770 passarono nel Grande 
Albergo de' poveri, e nel 1811 nel locale del Ritira 
terminando poi ad essere collocati neir ex conventc 
di S. Orsola nel 1817. 

# Blasia o di Si»gio [Contrada] {Diz 
p. 31 e segg.). — Dalla strada maestra , V Emilia, 
nominata in addietro anche Claudia, e talora Romana, 
alla contrada del Taglio. — É uno dei tramiti tran 
sversali del ghetto dove, nel secolo XVH furono rac' 
colti (specie per la notte, e, secondo taluni, a loro 
difesa) i seguaci del culto Mosaico. 

Ricompilo, riformo e rettifico gli articolo tti, e h 

nota intorno a questa contrada, che stampai nelle 

due prime edizioni del Diz. st. et. ne' quali incorsi 

in qualche inesattezza. Regna invero della confusione 

intorno alla sua nomenclatura. — La contrada Blasia, 

detta pure in antico di Biagio, paralleilamente si- 

tuata fra l'angiporto Squaròa (un di tramite aperto 

nome più tardi corrotto, o piuttosto tramutato idio- 

tescamente in Squallore) e la Coltellini, trae, con tutta 

evidenza, l'ètimo da nome proprio, e non si deve 

perciò confondere con quella di S. Biagio, esistente 

triù nAila regione o quartiere di porta CUtanova, sita 

perpendicolo della chiesa di S. Biagio, minata 

mdamenta pel terremoto del ISOl, chiesa che 

titolo ad una delle cinquantine intus del citate 

re. 

contracta Blasii o Blaxii, ora Biasio, è ricordata 
menti — del 1260 (Cfr. il Registrum privile 
) e del 1299 (Id: la Magna massa populi). 
quest' ultimo già trovansi distinte le cinquan 
Blasii pel rione d' Albareto più tardi detto di 



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49 

P. Erculea -^ e Sancii Blasii in quel di Cùtanova. — « 
Chiarissima poi riemerge la differenza delle due con- 
trade se si ponga attenzione a quanto leggesi in antico 
scritto del XiV secolo (i) che pongo in nota qui 
sotto. 

Ma dopo considerate queste certissime date delle 
denominazioni su riferite si presenta uno strano fatto, 
che per di più risulterebbe da documento stampato. 

Nel 1575 la Biasio fu indubitatamente detta 
S, Blaxii ( ! ! ), ciò apparendo dalla Rub. CL VII degli 
Statuta aquarum èditi in Modena dal Gadaldino nel 
sovrassegnato anno, a p. 28 (2). 

Il citare il molino del fonte à' Abisso, la ripa 
della Cerca e il Lioelleito (errato da Lavelletum) per certo 
dinota trattarsi della Blasia. Il documento è chiaro; 
è stampato; dunque sarebbe da ritenersi molto uffi 
ciale» quando però quel Sancti non fosse errore d' a- 



(1) < 1345 — DU Veneri», ultimo Déeembri» » D. Domnut Gemi' 
4 nianiU /ti. q. de Bofiàpaittia de Mlrandula^ de eonttata Blaxii, per te 
« et 9U08 haeredee, jure proprio et allodi, in perpetuum dedita vendidii^ 

< et tradidit D, Andrheae ftlio q Zaniboni de Fbedondo eontratae 8. 
« Blaxii. -^ In altro registro poi del 1559 la daa oinqamntine tono dittin- 
« tamante segnalata; — la Blaxii nel quartiere di P, Albereto, in quello 

* di P. Oittanova la Samoti Blaxii ». 

(2) « Statntum nt prò consarvanda fontanella posita iaxta dream, 
« et molendinam Abiseae Oaoedalae, qnod omnes habitantes in eontrata 

< 8. Blaxii, a strata Claudia, asqne ad fontem praedictom, ab atraqae 

* parte oontratae, et omnes habitantes a domo Rainerff de Morebelli» in 
4 terra asqne ad pontem de Cyehinodo, et omnes habitantes in oontrata 

< de Lioelleto asqne ad domum Jaeopini de MUlebribut, qni omnet 

< habent commodam de diete fonte, oonferant, et eonferre debeant ad 

< dietam fontem consenrandnm — Bt sit pbboisum. 



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30 

manuense. Non è però altrettanto limpido quali siane 
state le ragioni edilizie della denominazione cambiata, 
ragioni che però potrebbero dedursi dalle vicende 
della minata chiesa di S. Biagio nel 1501, che riedifi- 
cata tosto poi, a mezzo XVIll secolo, soppressa, di con- 
seguenza possono aver fatto si che, se non sùbito, in 
sèguito scomparisse il nome di S. Biagio dato alla 
contrada che, omonima al santo titolare, v' era di 
fronte, mutandolo in quello di Pomposa e più tardi 
di Scimta. Quanto tempo durasse mutata la denomi- 
nazione della Blaxii {di Biagio, Blasia,) in SancC\ 
Blaxii, forse basata in un errore di chi nel 1579 
copiò gli avariati Statuti dell' acque per le stampe 
Gadaldiniane, tanto più che negli stessi a p. 26 si 
vedono nominate le contrade Squaròae e Blaxii, ciò 
è da ritenersi per circa un' ottantina d' anni, perchè 
in carte del 1583 fa nuovamente capolino la Blasia, 
Forse, dopo un trentennio dal 1583, quando fu, re- 
gnante la duchessa Laura, creato il ghetto coi famosi 
portoni, non si sarà trovato convenire a quel tramite 
una nomenclatura disadatta alla religione dei reclusi, 
tornandolasi ad indicare col suo semplice primitivo 
nome, tal quale or si legge, a' suoi angoli, nei listelli 
indicatori. 

se per la storia di codesto nome dì 
uantina di porta Albareto v' ha del- 
mpre desso inoltre maggiormente ac- 
\ere in remote epoche stata contem- 
di lei interna cinquantina omonima 
dalla denominazione di Turris. 
decreto difatti della duchessa Laura 
i del rettangolo stradale segnato ( pei 
lalle contrade Squaroa e della Torre, e 



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31 

(pei due corti) dall' Emilia e dal Taglio e contenente 
nel mezzo la Blasia e la Coltellini, y* ebbe tale muta- 
mento edilizio che le nomenclature delle vecchie con- 
trade subirono una vera metamorfosi. Diffatti in una 
nota di Pellegro Sanguine massaro degl' Israeliti si 
legge « che le strade degli Hebrei sono — la contra' 
del Sole e la contra* del Machàri; e che confinando 
questa con una casa Castelvetro da cui traeva nome 
quella della Torre, vedesi che nel momento della 
creazione del ghetto la Blasia fu detta del Sole, del 
Machàri la Coltellini, e di mess. Castelvetro quella della 
Torre. 

Questa pure si diceva mezzo -ghetto perchè vi 
prospettava la parte postica della Machàri, esclusiva- 
mente abitata da Ebrei, come materialmente altro 
mezzo -ghetto era la Squaroa per la ragione stessa che 
riguardava quella del Sole. E supponibile in fine che 
da quest'epoca (o per idiotismo o per antisemitismo) 
alla Squaroa di nome dubbio e d' incertissima origine 
diventata poi angiporto per la di lei chiusura contro 
S. Giorgio, si variasse la nomenclatura in Squallore, 
che tuttora vi perdura nelle tavolette. 

In progresso di tempo nel rettangolo delle strade 
cittadine, compreso tra le Squallore, Emilia, Torre e 
Taglio scomparvero i nomi del Sole, del Machàri e 
di mess: Castelvetro invalsi nel 1638, e ritornossi agli 
antichi di Blasia, Coltellini e Torre. 

/^ Boncicolsi [Passerino] (Oiz. p. 34, 1. 3). 
— Su codesto personaggio, che meriterebbe uno stu- 
dio storico serio, esci nel 1848, o in quel torno, una 
specie di romanzo locale, prodotto da quel fervido 
ingegno che fu il mio caro amico Francesco Man- 



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Sjf 



22 

frediniy rapito presto alla letteratura, della quale 
unitameDte ad ogni beli' arte era inimmorato . È in- 
titolato « JUodetia al tempo dei Bonacolsi • . Il Manfredini 
lo ha scritto con penna e tratti vivacissimi, allo scopa 
non di presentare una storia documentata, ma, come 
allora usavasi, imitando assai il Guerrazzi, onde ec- 
citare gli spiriti patriottici degl' italiani , che eranc 
in uno de' momenti più solenni del riscatto nazionale, 
compiutosi poi« dopo il 1859. 

/^ Bonaccorsa [Contrada] (Diz. p. 33 
1. 31). — Neil* Annuario storico modenese, 1851, s 
dice che la casa Levizzani, ora Cugini, sul Canal 
chiaro, ai lati della quale hanno principio le contrade 
Levizzani, e Bonaccorsa, comprende un' antica cass 
Bellincini: questa famiglia ne aveva parecchie. Li 
contrada Bonaccorsa fu anche un tempo chiamata Vicoli 
Cavalca, probabilmente da, una famiglia omonima 
Tassoni nel suo poema eroicomico nomina un medic< 
Cavalca. Senza volere infirmare la opinione che questi 
contrada prendesse il nome dalla casa dei Bonacolsi 
potentissima fra noi nel secolo XfV, il Raselii mi ft 
osservare che nel libro della Magna massa populi (1306 
inscritte parecchie persone de' Bonacursiis 

Bologna [Ghetto di] {Diz. p. 133, 1. 2) 
crive r Avv. Raselii che anche lo Spaccio 
talora, coli' intolleranza dell' epoca, il nostr< 
contrada dell' inferno, come quello di Bologna 

ISologna [Porta] (Diz. p. 32). — Lapidi 
evata dalla fronte dell'arco di questa. 



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93 

ANNO . MDCCCXIIII 
IDIB . QVINTIL . 

FRANCISCVS . mi 

ARCHIDVCIS FERDINANDI . ET . MARIAE . BBATRICIS . F. 

IMP . FRANCISCI . I . ET . MARIAE . THERESIAE . AVG. . N. 

DITIONE . ATKSTINORVM . RECVPERATA 

VRBEM . INTER . FAVSTaS . ADCLAMATIONBS . IN0RBS8VS . EST 

OVIVS AV8PICATISSIMAE . DIEI . MBMORlAM 

ORDO . POPVLVSQVE MVTINBNSIS 

POSTERIS. COMMENDANDVM. DECREVBRVNT 

L' iscrizione è dello Schiassi. 

E sotto a questa stava la seguente: 

ORDO . MVTINENSIS 
• MARMOR 

A . PORTA . BONONIBNSI 

NOVf . ORNATVS . CAVSSA . AMOTVM 

AD . PVBLICAM . DE • OPT . PRINCrPE 

ACCEPTO 

LABTITIAM . PERENNANDAM 

1NPERBNDVM . ADSBRVANDVMQ . CVRAVIT 

MDCCCXVm 

Queste due lapidi sono ora incastrate nel!' anditi 
del Palazzo Municipale» che conduce alla cassa di 
risparmio. 

~* Iscrizione che trovavasi contro le mura a 
sinistra di joki usciva da Porta Bologna. 



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t 



24 

RAYNALDO . ESTENSI 

FRANCISCI . MAGNI . FIL . ALPHONSI . PI! . NEPOTI 

MVTINAÉ .REGI! .MIRANDVLAE . DVCI 

IVSTO . FELICI . OPTIMO . PRINCIPI . PATRI . PATRlAE 

ERGA . VRBEM . SVAM - MVNIFICENTISSIMO 

QVAM . TEMPLIS . BASILICIS . PTOCHOTROPHIIS . NOSOCOMI IS 

AEDIBVS . AREIS . FONTIBVS . VHS . PONTIBVS 

AMPLISSIME . DBCORAVIT 

evi VS . AVSPICIIS . ANNONA . COLLEGI A 

SOIBNTIAB . ARTES . VIGBNT 

QVI . IN . CIVIVM . SECVRITATEM . ET . CIVITATIS 

ORNAMENTVM 

M'v NITIONEM . HANC 

SAEPIVS . SOLI . VITIO . COLLAPSAM 

CONSILIO . ET . PECVNIA . SVA 

SVPRA . RVDERA . SPLENDIDISSIMAE . OLIM 

ROMaNORVM COLON lAE 

A . FVNDAMENTIS . EREXIT 

VALLOQVE ET . AOGERE . CINXIT • 

. TIBERIVS . RICCI VS . MILITVM 

T . MVNIMINIS . PRABFECTVS 

H . M . P . C 

ANNO . R . S . CIo«oCCXXlX 

lissiina [Statua della] (Diz. p. 184, 
p. 68 e segg.). — D. Paolo Zecchini > 
Qemorie rass. già esistenti nell' archivio 
Campori fece memoria di un'epigrafe 
li milifti inservienti la processione del 
l nel 1549. D. Paolo non dava troppo 
i scrittura , com' altra volta notai , e 
testo che ^segaè è spropositato me ne 
lui. 



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25 

« Ulinam vtveres/^ximiam, optimam, et clarissimam 
foemmam m tuenda patria! — Animi magnitudinem 
admirati mitites excutitores (?) iltìus statuam temporum 
infuria corruptam illustrarunt . — Documentum $k 
mrtutis, praesentibtis poster isque, ne unquam vett^s factum 
illustre et gloriosum conticeseat. » 

Era questo un authographum anonimi in scheda 
cartacea, cum seguenti Lanciloti nòtula, — « EI sovra- 
I « scritto ditato era alla Bomssima, in piaza a li 20 
• de zugno 1549 in al suolo: lo gè haven fatto fare 
« ei capitano Rombano uno bello rontone (?) coma 
« è narrato in questo di deto, a e. 720. » 

Come donna benefica è pure ricordata la Bonis- 
sima da un nostro poeta vernacolo Giulio Bertani 
(1570 circa) in un sonetto al cardinal d'Este, pub- 
blicato (nella Letteratura del dialetto di Modena) dal 
conte F. PuUè — Bologna 1891. 

Era il cardinale munificente tanto e liberale che 
il Bertani predicavalo (son. 10, p. 52) 

« .... quel Bonsgnor ch'n s* n* incura 

agn mica tratta d* rstar fali, 

danàud a questa e a quella criatura > 

e diceva (quasi a profezia 4' un odierno simulacro 
destinato ad esser posto nell' angolo del nuovo Pa- 
lazzo di Giustizia di rincontro air angolo di quella 
del Comune, dov'è posta la Bonissima) — 

« Mo s*i nostr da Modna haran dal bon 

i faran far a st' bom libéralissima 

d' cost a la B^tnissma un b^l Bunissm' 

con la so borsa in man sensa cordon * . ... 

e che poi con lettere d' oro su marmo dorato fossevi 
sotto una scrittura che ne tessesse le lodi. 



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26 

li casato Bonissimi esiste\;^ certamente ancora 
in Modena dal 1484 al 1515, perchè Stefano Bonù- 
simo, figlio di mastro Gio. Antonio di Biagio da Modena 
fabbricava in Venezia strumenti a tastiera, arpicordi, 
manocordi etc. (Cfr. nel voi. 11.% serie II.% Sez. arti 
delle Memorie della nostra Accademia). 

/^ SonissimA (Diz. p. 184, 1. 25). — 
Nelle Tradizioni Italiane pubblicate dal Brofferio in 
Torino nel 1847, il nostro fu G. Sabbatini ne ha discorso, 
dandola fra le tradizioni Estensi, ma veramente ne 
fé* le spese per lui Carlo Malmusi, con un articolo 
della Strenna Modenese, 1844. — Lancillotto, Panini, 
Vedriani , Muratori saranno però sempre utilmente 
consultati, e da essi risulta che fu donna beneficente, 
la quale Modena volle onorata di simulacro, esposto 
sulla grande piazza, ed anche forse in altri pubblici 
spazi, perchè nel 1639 Francesco i fece incanalare 
pel suo giardino e palazzo certe acque d'una fontana 
detta della Bonissima. A questa donna cosi detta o 
per la sua indole dolce o dal casato locale dei 
Bonissimi fu certamente inaugurato il modesto simu- 
lacro che ora si vede neir angolo nel palazzo muni- 
cipale verso il Gastellaro sulla piazza maggiore, 
nel 1268, sovr* ampia lastra di pietra viva, come la 
pietra ringadora, sorretta da quattro colonnette (1), 
finché nel 1488 Ercole d' Este la fece collocare nel 
^"'^«o ove sta di presente. Nel posto della Bonissima, 
partito del 1451, si doveva poi collocare la statua 
bronzo dorato del principe Borso d'Cste conve- 



ci) Cfr. Mir Bttmsa i etieket» A%\Ì9. tfpognfla SflUaal. 



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27 
oendo per quest' opera col celebre Donatello di Firenze 
per 3C0 fiorini d' oro. Ma questo progetto pare an- 
dasse a vuoto poiché niuna statua di Borse in bronzo 
fu eretta in Modena, ed il Vasari, che tutte accennò 
le opere minori del Donatello, non ne parla meno- 
mamente. 

*^ ionissima. (Diz. p. 184, 1. 23). — 
1611, 28 ottobre — Gio. Lorenzo Villani ottiene in 
livello per la comodità di fabbricare un palco por- 
tatile per gli spettacoli del carnevale silo Jra le due 
colonne sotto la ringhiera della Bonissima, pel cànone 
di 12 penne da scrivere. 

/^ Soscbetti (Z)tz. p. 23, 1. 29). — Si 
legga Teresa non Barbara Boschetti. 

% Bozzalini [Contrada de'] (Diz. da, agg. 
tra Sonhòtuinì p. 39 e Bue p. 41). — 

Scomparsa. Ne 1530 esisteva, perchè vi «i scavarono 
antichi caxoni (cassoni o sarcofagi) Romani. (Cfr. nel 
giornale Jl Panaro di Modena, Maggio 1887, un ar- 
ticolo edilizio di Agricola Fermo (C. Giorgio Ferrari- 
Moreni), e Bortolotti Pietro « di un antico Ambone 
nel Duomo locale etc. » da p. 62-63, nelle Memorie 
dell' Accademia nostra, serie !!.• voi. I.* — Modena, 
Soc. tip. 1883 — dove sonvi documenti di Bozzalini 
massari del Duomo nostro nel Secolo XIII. 

/^ brilla (dialtuale) [II] (Diz. p. 245, 1. 2). 
— Brisa — originalissimo negativo tutto emiliano, 
e molto modenese, da briciola, tradotto dal toscano 
mica il quale d' altro non deriva che da mica di pane 



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28 

che ha lo stesso significato. Flooci pendeo dicevasi in 
latino : un fiocco, un nulla. Mica in dialetto modenese 
dicesi meingga, tnengga, e megga^ ed equivale al brisa 
che però è più nazionale secondo quelli del secolo 
scorso, molto locale emiliano secondo noi del presente. 

# brisA (dialeUale) (App. p. 97;. — Si può 
soggiungere a quanto scrissi nelle Appendici intomo 
a codesto nostro termine di negatività, che, da un 
capitolo in vernacolo di Modena di Giulio Beriani vi- 
vente circa del 1 570 ( Letteratura del dialetto di Modena, 
voi. 1. — Pullé Francesco, 1891 Bologna) vedesi che 
era termine nostranissimo, poiché vi si legge: « mi 
n' al psiva credr brisa., brisa* » 



G 



* 



Oadè {Diz. p. 21, 1. 26). — La Cade o 
Cadié era un' Ospedale nel secolo XVI , tanto è vero 
che Gianfrancesco Ferrari nella sua capitolessa sul 
mal del corpo (alias al Fluss) scrive 
« a crez eh' al sia '1 piez mal dia Cade. > 

\ Oamatta {Diz. p. 53, I. 20). — il cosi 
palazzo Foschieri poi Orlandi era in antico ap- 
lente ad un ramo della famiglia Carandini. 

I Oa' matta o Oamatta [Contrada 

( Diz. p. 43. 1. 2 ) . — Nelle poesie vernacole del 

la, detto al paisan da Modna (1570 incirca) che 

servano neir Estense , e nel Britisb Museum di 



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29 

Londra, e precisamente in un sonetto, nel quale eì 
si congratula con Donna Claudia Ratigona per la ri- 
cuperata salute, si allude al guazzatoio creato nella 
Camallo, perchè esclama (se questa signora fosse 

morta) « poura cillà — l'pssiU) ben btUerl in la 

camaUa: murir, an? dà, no, pr l' amor d* Die. » 

*^ OH.ixipa.iie storiche {Diz. p. 247. 
I. 17). — Nel 1213 la campanaccia del castello di Pon- 
teduce distrutto dai Modenesi fu posta come trofeo 
nella Ghirlandina a suonare la nona. Come poi leggesi 
nella Cronaca di S. Cesario, nel 1322, f Modenesi 
lolsero una campana al caslello di Budrio ed è quella 
che suona alle 3 ore di nolle. Nel 1342 quando si in- 
nalzò la terza campana fu, a spese di Cecchino Telosio, 
fatta la statua di bronzo di S. Geminiano posta sulla 
ringhiera della porta regia, e costruite le grate di 
ferro davanti l'altare nello scuròlo. Nel 1360 se ne 
pose una quarta, che formava un accordo eccellente. 

^ Oana.lcliiaro [Corso del]. {Diz. p. 45 
e segg.). — I capitelli del palazzo, al presente 
Benzi di Carpi, portano ne' fregi lo scudo dei nobili 
da Fogliano, ed anche la coza o conchiglia dei Ran- 
goni. La casa ov' è l'antica farmacia Lancellotti in 
faccia al palazzo Levizzani, ora Cugini fu ricostruita 
con disegno del prof. Pagliani. Il locale della spezieria 
però col bellissimo soffitto a volta fu fatto sotto la 
direzione, credesi, d' altro architetto. 

^ Oana.l-gra.ncle [Corso del]. (Diz. da 
p. 48 a 52). — La casa Formigini, già Colombo, 
presso il Belvedere, era da osservarsi perchè d' ar* 



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■ À 



30 

cbitettura del secolo XVI: al presente ^ ridotta a 
moderno stile. V'era poi, com'è discernibile tuttora, 
di faccia al Teatro municipale costruita dal Vandelli 
un vicolo fra le case Boni e Fedrezzoni, ora senza 
uscita, né si sa quando fosse sboccante nel vicolo 
Cesis, da quanto asseriscono alcuni antiquari. 

Nella casa N. 16 è leggibile la seguente iscri- 
zione : 



IN QUESTA CASA 

IL DI 31 MARZO 1804 

NACQUE 

NICOLA FABRIZI 

NOME ANTICO 

PER VALORE SEMPLICITÀ VIRTÙ 

SACRÒ VITA SOSTANZE 

TUTTO SE STESSO 

ALL' INDIPENDENZA E LIBERTÀ DELLA PATRIA 

PER ESSA 

COSPIRATORE» ESULE, SOLDATO, LEGISLATORE 

LA STORIA SUA 

FU QUELLA DEL RISORGIMENTO D' ITALIA 

MORÌ IN ROMA 

CAPITALE 

IL DI 31 MARZO 1885 



IL MUNICIPIO 

ALTÈRO D'UN TANTO CONCITTADINO 

POSE QUESTO RICORDO 

IL DI 31 MARZO 1886. 



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,\ Oa.oa.llno [Putte del]. (Diz. p. 52, 1. 25). 

— Il prossimo convenlo delle Suore del Corpus Do- 
mini di regola santagostiniana^ fu fondato nel 1539 
da un Ludovico Colombo, duranti» il regime spirituale 
del Card. Morene; ciò fu in una casa di Bernardino 
Bastardi, dotandolo di una certa somma sborsata nel- 
r intenzione che se qualcuna delle vergini putte del 
Collegio di S. Geminiano, detto del Canalino, avesse 
voluto astringersi a professare i voti, dovesse entrare 
io quel monastero; e processionalmente ve n'entra- 
fono subito dodici. Nel 1783 al monastero del Corpus- 
Domint fu riunito quello di S. Maria Maddalena, re- 
stando poi soppressi ambedue negli eventi del 1798. 
In questa chiesa un tal D. Paolo Zecchini (che, po- 
veretto! scriveva L* aura per Laura) nota essere 
sepolta « madama Virginia moglie del duca Cesare 
d'Este (1616, 17 genn.) — Beatrice d'Alfonso III e 
Isabella di Savoia (d' un solo giorno) (1622), Bonifacio, 
degli stessi , appena nato, ed un altro che, per non 
avere avuto il battesimo, fu posto nella sagrestia 
interna — Maria Farnese moglie a Francesco I, con 
un principino di pochi giorni, di nome Tebaldo (26 
luglio 1646) — Vittoria Farnese moglie a Francesco II 
(14 agosto 1649) — Vittoria figlia de' precedenti , 
d'anni 7 (26 luglio 1656) — Francesco primogenito 
d' Alfonso IV e della Laura Martinozzi ( 4 ott. 1 658) 

— Carlotta Felicita di Brunswick moglie a Rinaldo I, 
morta di parto al 29 settembre 1710 (30 detto) — 
Benedetta sorella a Francesco III d' anni 80 morta a 
Sassòlo (10 settembre 1777). 

*^ Ca.otooe [S. Giovanni del]. {Diz. p. 141. 
1.20). — Qui, mantenuti dai confratelli di S. Carlo 



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32 

stettero i PP. Carmelitani Scalzi, introdotti in Modena 
nel 1638 per opera di Madama di Parma, da Francesco 
I d' Este, per quattro mesi, passando poi in S. Maria 
del Paradiso, chiesa fabbricata nel i596 a spese di 
D. Giulio Beccecco, quello stesso che aveva fatto co- 
struire S. Adriano in Spilamberto e S. M. Maddalena 
in Modena. Poiché la fabbrica ne fu compiuta, D. Bec- 
cecco vi fissò stanza con alcuni altri preti, i quali 
ritiraronsene per cederla ai Teatini, che sino al 1614 
la tennero. Ed avendola costoro abbandonata, furono 
posti ad ulBziarla due canonici della Cattedrale con 
alcuni preti e chierici, il qual clero rassegnata nel 1638 
la chiesa del Paradiso a' Carm. Scalzi, passò in quella 
del Voto allora innalzata, poiché sin dall' anno pre- 
cedente veggonsi stampati i capitoli di permuta del 
Paradiso nel Voto. Gli stessi PP. Carmelitani più tardi 
passarono dal Paradiso a S. Barnaba, ove furono sop- 
pressi nel 1810. 

% Capitano [Contrada del]. — Uno dei 
vari tràmiti cittadini al presente tuttavia designati 
dal nome di S. Eufemia, chiamossi in antico del 
Capitano, con tutta probabilità dall' avervi il suo 
quartiere il Capitano di città o di ragione, cosi 
•""'"""•'^''•nente stazionando in località prossima alla 
iazza centrale. 



CJarlo [Chiesa di S.]. (Diz. p. 55, ^l. 2). 

DEO . OPT . MAX 

DBIPARAB . VlRGINl 

BT . S . CAROLO 



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^\ Oarteria. [Contrada, o rua]. (Diz, p. 57 
e segg.). -*« In un rogito del notare modenese P. 
Nasetti, 4 giugno 1570. si legge che in rum Car- 
lariae un conte Sigismondo Condulmìeri, originario 
Ferrarese aveva una casa: di questa famiglia (delia 
quale pure in Venezia v'era un casato omonimo) 
alcuni personaggi ebbero la Commenda dell'Abbazia 
e Monastero del Colombaro. 

/, O^rteria (Diz. p. 58, 1. 26). — 1817 
{Cronaca Rovatti). — Modena 12 marzo 1817. — In 
un pilastrino, che trovasi appoggiato al muro dello 
stallaggio quasi in faccia alla casa segnata un di 
F. 590, nel principio di contrada Cartaria, veggonsi 
ancora alcune lettere di una iscrizione riportata dal 
Vedriani nella sua storia di Modena, e che, a suoi 
tempi, leggevasi distintamente come segue: 

ANNO . IfDXXX-IX . PBNVRIA • 8XTRBMA. 

Nella stessa contrada Carteria poi in una tra- 
versa di marmo sul pilastro ad Est della casa Cavani 
(N. 1 ) contrada de' Correggi, evvi incisa la seguente 
data 

MooooLXxxxrv . DIB . n . ivNn. 

*^ Oaselle e OAselline {Diz. p. 59 
e segg. e p. 76). — Mentre, nel 1587-38, il Comune 
di Modena si sostituì agli obblighi cinquantinali per 
il casermaggio, si cominciava già ad accennare a 
milizie alquanto più regolari delle costumate in an- 
tecedenza ; poiché la oronaca del Forciroli nota « che 

!.. r. ▼«LDEiOBi, Agg, alU App, del Dìm. delle eontr. di Modena S 



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34 

nel 1639 il duca Ercole istituì i mUiziotti del contado, 
con obbligo di archibugio» picca, e spada» ogni tre 
per famiglia: questi dovevano, occorrendo, servire 
tanto il principe, quanto il pubblico. » 

Questa denominazione di mUizioUi fu, durante il 
regno degli Austro -Estensi, applicata alla milizia 
foreu. 



^\ Oasino ducale (Diz. p. K7, 1. 9). 
— Borse d'Este (figlio del duca Cesare, e fratello 
al duca Alfonso IH zio di Francesco IH) dopo il 1640 
tornato in patria, maturo d' età, die mano a due case, 
una in Modena in vicinanza della porta Erculea o del 
Castello, dietro U Naviglio, V altra nella villa di Rivalta 
presso Reggio, ambedue comode e dilettevoli abita- 
zioni. Berso, morto ai 28 dicembre 1657, a Castel 
S. Giovanni nel Piacentino, per febbre maligna presa 
in guerra, è sepolto nella cappella di S. Barbara 
fatta in San Domenico a spese della principessa di 
Venosa. Un casino ducale però si nomina in atti 
del 1600 avendosene prove nel documento che ho 
tratto dall' Archivio di Stato. ( Vedine' Documenti il N. /). 



/« Oacfitellaro, Oastello [degli Estensi]^ 
istel-lMLaraldo, Oastello [di porta 
:eto\^ (Diz. p. 61, e segg.). — Documenti del 
lo XIV e y, esistenti nel nostro Archivio di Stato, 
rtesemente un di partecipatimi dal C/ C. Foucard, 
fanno tornare sull'antica topografia edilizia di 
ena, già largamente toccata nel mio Dizionario, 
sovra citate rubriche . Questi documenti , che si 



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35 

vedranno in calce, oltre che presentano i nomi 
di alcuni capitani del castello della cùlà di Modena, 
accennano, al castello degli Estensi e ad un palazzo 
(degli Estensi?) dalla piazza. Se si vogliano rileggere 
gli articoli del citato mio libro, riflettenti le rubriche 
poste in testa a questa nota dell' Aggiunta risulterebbe 
che quattro castelli delimitavano in antico la cinta della 
nostre mura: — Castel -Merla o Castel- Maraldo sino 
dall' epoca Romana imperatoria sulla riva del Sani- 
turno: — il casiellaro del vescovo* Eriberto (1096) 
con cinque iugeri di terreno : — un castello di porta 
Saliceto, il quale, menzionato nel 1454, potrebbe forse 
essere stato confuso con quello degli Estensi presso 
la vicina porta d' Albareto sulla bocca del Naviglio: 
— infine questo degli Estensi con cinque torrioni, 
fossa e ponti levatorii, fabbricato secondo il Muratori, 
nel 1291, due anni dopo venuto Obizzo marchese 
d' Este a sedare le fazioni e le discordie della città 
nostra che, al dire del CeRoiricoir Parmehsb, **- « piena di 
teste balzane e di feroci partigiani, fu sempre in Lombar- 
dia pxincipio di movimenti, ed origine di novità. » *- Dai 
documenti apparisce che gli Este avevano oltre il 
castello sul Naviglio, più che in uso, in possesso anche 
un palazzo dalla piazza. Era questo il palazzo d' Eri- 
berta? era quello del Podestà presso quello della Ra^ 
gione? la mancanza di piante topografiche antichis- 
sime della città non permette una decisione accertata. 
{Vedi ne' Documenti il N. 8). 

^\ Castel v^tro (IHz. p. 4, 1. 24). — La 
lapide colla quale si volle ricordare la casa nella 
quale nacque L. Castelvetro, in Rua del Muro, è cosi 
concepita : 



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86 

QUI NAOQUB 

LODOVICO CASTELVETBO 

FILOLOGO INSIONE 

CRITICO A. mUNO 88CONDO 

A. IIDT. 

In certe note bibliografiche però, sul Càstelvetro 
e sua famiglia, da qualche teropo pubblicate dal 
mio amico e collega Tomaso Sandonnioi si accerte- 
rebbe che invece il Càstelvetro nascesse in Canal" 
chiaro nella casa portante il N. 46, ora degli eredi | 
del conte Claudio Bentivoglio. 

^\ Oas tei vetro [Casa] (Diz. p. 71, 1. 6). 
— Qui si scavò la infrascritta iscrizione Romana. 

Q . AMBILIVS . T . F 

POL . TIRO . MVTIN 

ÌIILBS . COHOR . VII . PRABT 

1 . GRAECINI . VIXIT . ANN 

XXXn . MILITAVIT . ANN . Xll 

ARBITRATO . MVMMELLAB . VEREC 

80R0R1S. 

^\ Oerca [Contrada]. (Diz. p. 68). — tapi- 
detta che vedesi nel lato di settentrione d' una già 
casa Tassoni in contrada Cerca, e sua iscrizione: 

P . S . ANNO . MDCCLXVni 

RBOIONE . AD . IX . PA8STS 

BST . PVTBVS 

BX . QVO . ALll . PVTBl . TASSONI 

HABBNTBS . AQVAM . PBRBNNEM 



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» 



* Oercbe (Dia. p. 68, l. 20). — Nella 



» ♦ 



t BologDa perlustrata » di Pellegrino Chesi \&l% in 
Modona per il Doti. Labaterio Tononi (?!) si legge che 
t t borghi di Bologna, nel 4206, da una fossa, detta 
cìecola, furono circondati. 

^\ Oervelliere [Contrada delle]. (D. p. 69. 
A. p. 36 dopo Cerca). — Nel XIV secolo l'arte del? 
r armaiuolo era in onore fra noi : varie contrade 
pertanto denominaronsi dalle specialità dell' armi 
che vi si fabbricavano o vendevano, come già notai 
alla nomenclatura Armaròli. Nel 1341 la contrada 
or detta di S. Carlo era conosciuta sotto V indicazione 
delle cervelliere, eh' erano copricapo di ferro od elmetti 
per gli uomini d' arme. 11 Lazarelli ha un documento 
ove è notata la contracta de Cervelleriis, ubi dicitur 
Crux lapidea. La Magna massa populi poi ha un at^ 
testato anche più antico di questa nomenclatura » 
poictìè vi si nomina un tal Piero Pelliccione che, dal- 
l' arte sua, era detto dalle cervelliere. Abitava costui 
nella cinquantina di San Lorenzo ch'era in quelle 
vicinanze immediate, dove, oltre elmi e barbute, si 
fabbricavano spade e rotelle. Il manoscritto citato è 
del 1306. 

# Oesis [ Vicolo de']. (Diz. p. 70, 1. 7). -^ 
Il fabbricato ove anticamente esisteva e tuttavia 
esiste la immagine della B. V. comunemente detta la 
Madonna del Quartiere, era di ragione d' un Ebreo che 
lo voleva far demolire. Perchè ciò non avvenisse nel- 
Tanno 1434 il conte Enea Cesi lo comprò e lo ri- 
dusse a privato oratorio. Neil' anno 1757 essendo 
rimasto vedovo il conte Carlo Cesi ( avo dell' ultimo 



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38 

della famiglia dei conte Ferdinando -Filippo) $i fece 
sacerdote, ed eresse in benefizio V oratorio. Tale bene» 
fizio porta il titolo della B. V. Maria e noli' oratorio 
stesso vi furono celebrate le due prime messe da 
Mons. vescovo di Modena Giuseppe de' conti Fogliani, 
e dal predetto conte Carlo. Ferdinando Cesis, padre 
del conte Ferdinando -Filippo, in progresso di tempo 
fece incrostare i muri interni dell' oratorio con marmo 
detto di Parigi (?). Nell'anno 1812 l'oratorio fu 
ampliato e nel 1820 si ottenne da Monsignor vescovo 
Tiburzio Cortese di potervi porre una piccola campana, 
entro apposita torricella. 

Il sunnominato benefizio sotto il titolo della B. V. 
Maria fu eretto e fondato dal fu conte Carlo-Lodovico- 
Antonio Cesi, mediante rogito del 10 marzo 1759, a 
tabellionato di Giuliano Rovatti notaio e cancelliere 
vescovile. 

/, Obictra. [Suore di S.]. (Diz. p. 70, 1. &7 ). 
— Dopo il monastero di S. Eufemia, il più antico 
di monache che esistesse fu quello di S. Chiara del- 
l' ordine di San Francesco, già prima esistente nel 
sobborgo di Bazohara. D'un codice del secolo XII, 
nel quale si descrivevano le vicende di esso sino 
al finire del XVI, più non si conosce V esistenza. 
Ne fu fondatrice Giovanna Adelardi nel 1259, e fu- 
ronvi abbadesse moltissime dame, delle prime di Mo- 
dena, come Rangoni, Sassòlo, Morano, Sadoleto, Gui- 
doni ed altrettali. A cagione delle innondazioni queste 
monache entrarono in città nel 1414. La loro chiesa fu 
consacrata essendo abbadessa suor Lucrezia VaIentÌDÌ 
nel 1515. Distrutto il monastero da un incendio, 
nel 1521 fu ben presto riedificato. 



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39 

Soppresso nel 1798, fu unito alle religiose del 
convento di S. Geminiano per breve lasso di tempo. 



* 



Oiinitero nelP Ippodromo (Diz. 
p. 149, L 5). — Questo cimitero fu fatto in sostitu- 
zione di quello esistente sotto la chiesa di S. Nicolò 
e lungo il portico della corte annessa dell'Ospedale. 



,% Oinquantine (Diz, p. 77, L 1). — 
Da carte e registri degli archivi Comunale e Capi- 
tolare del secolo XIII e XIV (1299-1346). 

Ripeto la Tabellina delle cinquantine perchè man- 
cante quella del Dizionario a p. 77 di quelle di Ga- 
noceto e di S. Matteo. Sarebbero cosi 45, ma forse 
investigando in antiche cronache e pergamene può 
darsi che qualcuna si trovi da me non riscontrata, e 
che, nella rifusione del lavoro, dovrebbe necessaria- 
mente figurare. 



L 



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40 



NOMENGLATORA DELLE CiNQDANTINE DI UODENI 



QUAKTIBBI 
O RIAMI 

n«*qQali ara 
diTisa Mo»tMA 



PORTE 



Amtiobii 



MODKENB 



ClNQUÀNTlNBè CàPPELI 
intus «t fori* 



1. 8. P«trL 



1 8ftlio«(i (Pb- 
n&rii). 



l.BoIogpaora 
Barriera Ga- 
ribaldi. 



Salioati 

id: 

8. Maria de Ataidiboa 
Plopae 



t. 8. Patri. 



aoppranft 
• scomparta 



8. Patri . , . . . r 

id (De) bor^o) . 

8. Laortotii .... 

Castellarii 

Aaini (0 Fonti» Aaoini) 
S. Bartholomaei. . . 



% Bajoariae. 



3. Bajoariae 



t S.Prancatoo 



4 OtfOTtfaAf»- 
gusta^ corrot- 
to dal volgo 
In Saragoca. 

5 Redechocba 

6. Adelarda 



%. Saragona 
(■comparsa) 
ora postierla 
riaperta. 

Redecocca 
^scomparsa). 
. .(scomparsa) 



Bajoariae . . . . 
Bajoariae (burgi) . 
Fratrum Minoriiiii , 



id. 
S. Jaeobi 



S. Pauli. . . 
S Geminiani . 
S. Eophemiae. 
S. BerDabev . 
S. Salvatone . 



3 CivitatisNo- 
vae. 



7. Civiutis No- 
vae 



8 Ganaoeti. 



4 S. Agostino 

5. di Cittadella 
detta del Soc- 
corso (sempre 
chiusa) 
(scomparsa) 



Civitatis Novae . 
8. Cataldi . . . 
S. Affathae 
S. Blaxii . . . 
S. Michaelis . . 



S. Tbomey. 
Gan aceti . 
Pomposiae . 
S. Marci . 



4. Albareti 



9. Albareti.poi 
del Castello 
d' HercaK-8 
d' Hercalea. 



10. De Tempia- 
riis o S. lo- 
hannis. 



6. Castello poi 

Barriera Vitt 

Emanuele. 



(scomparsa) 



S. Margharithae 
S. Mathey . . . 
Rnae magnae . . 
Ruae bochariorom . 
Blaxii o Turris . . 
Squaroae poi S. Georgi 
Campi marcii (Martii) 
S. Sylvestrì .... 

id. 

S. Vincentii .... 



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41 
/^ Oittadella. (D. p. 78, A. p. 40). — Sino al 
1838 ammiravasi nella cittadella una bella armeria, 
rappresentante agli studiosi delle cose antiche una rac- 
colta di arnesi guerreschi assai pregevole. Ivi in' ampia 
sala, raccoglievansi le armi che servirono ne* tempi 
aodati di offesa e difesa, — elmi, corazze, schienali, 
gambiere, rotelle e scudi, de' quali non pochi di squi- 
sito lavoro. Fra le altre cose ammiravasi una intera 
armatura, stata già indossata da un principe d'Este, 
ricca di finissimi ornamenti e rilievi dorati. Né vi 
mancavano le difese che ci;oprivano il capo e il petto 
dei palafreni, né le mazze ferrate né le famose stelle 
mautuine (morgenstein) mazze, irte d'acute punte, 
usate nel medio evo dai preti e vescovi guerrieri, 
che con ciò credevano eludere la legge evangelica, che 
proibisce al sacerdote di ferire gladio. Meritavano pure 
l'osservazioni del turista, diverse fogge di lancio, 
partigiane, alabarde, azze e spade a due mani. Vi 
erano spade alla longobarda con istoriate e fastose 
impugnature, le semplici e micidiali dei crociati, 
lame di Toledo, e striscio italiane de' Caino di 
Brescia. Ma dove meglio potevasi scorgere il procedere 
variato dell' arte era nelle diverse maniere di fucili, 
che a panoplie e piramidi, assieme ad armi corte da 
arcione, erano in bell'ordine disposti. Dagli antichi 
e rozzi a serpentina e cavalletto da incendiarsi colle 
micce , da quelli a ruota de' quali erano ammirabili 
le complicazioni nei cartelli, e le cesellature, veni-* 
vano quelli detti alla catalana ed ultimi quelli di 
costruzioni e invenzioni recenti. Fra gli antichi spic- 
cavano alcuni per le incassature intagliate maestre- 
volmente, e intarsiate d'avori e madreperle a figure 
vaghi^ime ed .arabeschi; altri poi erano rarissimi 



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per la finezza delle canne, dalle turchesche adornate d'ar- 
gento e dalle damascene^ perfettamente lavorate, alle 
lazzarme italiane, belle nella loro semplicità, ma di 
eccellente artificio. Tutto ciò spari al sorgere delle vi- 
cende del 1858, emigrò alla villa ducale del Gataio, poi 
probabilmente andò a far parte dei musei degli eredi 
di Francesco V in Vienna. Il duca defunto aveva de- 
stinato di raccogliere V armeria sudescritta, colla più 
rara del Cataio, nella grande sala del palazzo Avan- 
ziniano, che a tre navate aprivasi al lato settentrio- 
nale, e nella quale sino dal 1860 era stata collocata 
in parte la Biblioteca Estense, sala poi passata nel 1880 
ad uso della scuola militare di fanteria e cavalleria 
del regno, col resto dell' edifizio. 

Oittanova. [Porta di]. (D. p. 83, A. p. 41 
1. 7). — L'antica circoscrizione di questa porta or 
detta di S. Agostino contava 13 (?) Cinquantine: Due 
di Cittanova, entro e fuori; due di S. Cataldo, entro 
e fuori; 5. Agata, dentro; S. Biagio, dentro; S. Mi- 
chele, dentro; S. Tommaso, fuori; Pomposa, dentro; 
S. Marco, dentro e fuori; Ganaceto, dentro? e fuori. 

^\ Oitta.no va. [Porta]. {Diz. p. 83 e 84). 
— ' Il poeta inglese Rogers narra una storia pietosa, 
che, nel secolo XIII, avrebbe attristato una delle 
nostre famiglie di nobili e potenti, o entro città, o 
nel borgo di San Leonardo, abitante presso questa 
porta, ch'ei chiama di Reggio. È strano che codesta 
specie di tradizione, o inventata di pianta, o di cui 
s' impadroni V inglese , affibbiandola a Modena , non 
sia mai stata data a conoscere da ninno de' novellieri 



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43 

italiani dell' epoca, e che il Vedriaui, particolarmente 
collezionista di racconti patri, non V abbia avuta sotto 
la mano. Il fatto è che, resa popolare in Inghilterra 
da' versi del Rogers, a noi viene bene spesso ram- 
mentata dalle smanie di certe romanzesche figlie di 
Albione, le quali colla guida d'Italia e i versi del 
Rogers alla mano, torturano il servitore di piazza 
perchè accenni loro il palazzo medioevale presso la 
porta di. Reggio, ove il tragico fatto avrebbe dovuto 
accadere. Secondo dunque il poeta, un Doria (?), fi^ 
danzato a donzella modenese d'una famiglia di potenti 
e nobili di porta Cittanova, era venuto, con grande 
carovana di parenti ed amici alle nozze. Tutto era 
in festa : arazzi ai balconi, fiori nella contrada, pifferi 
e trombettieri nei cortili, liutisti nelle sale del palazzo 
della sposa. Ma che è che non é? al momento che 
la madre della donzella doveva presentarla alla ra- 
gunata degli invitati, essa non compare, e, per tutto 
ricercata, è introvabile. Un finale di melodramma 
e' è per nulla : la gioia si cangia m lutto, e al Doria 
altro non rimane che malinconico ricavalcare, colla 
sua comitiva, ai paterni castelli. Per certe gare par- 
tigiane, intanto, un anno dopo, bruciavano le case 
della giovinetta smarrita, e sgombrandosi frettolosa- 
mente da' valletti le soffitte d' uno de' torrione, venne, 
con altre masserizie, gettato nella corte un grande 
forziere coperto di velluto e a borchie dorate: il 
quale, apertosi nella caduta, lasciò vedere Io scheletro 
della promessa, ancora vestito degli abiti nuziali, colle 
perle al collo e gemme alla capigliatura. Terribile 
scoperta fu questa, tanto più perchè avvenuta durante 
una lotta che non ammetteva distrazione o rallenta- 
mento nelle difese. La giovinetta, per naturale ca- 



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44 

ratiere portata agli scherzi, avrebbe voluto fingerà 
di nascondersi per fare una burletta allo sposo, ma, 
nella fretta del cacciarsi entro il forziere, ricadutole 
sopra il coperchio con gancio a susta, le servi di 
cassa mortuaria, inutile e inascoltato rimanendo il 
dibattersi della misera in tanta lontananza dall' abi- 
tato. Il poeta cosi canta : ma alla mente di chi conosce 
i truci costumi di quei tempi possono balenare bea 
altri motivi di fine tanto miseranda. ( Vedi ne* DocU" 
menti il N. 3). 



^\ Oodebò [Case]. (Diz. p. 102, 1. 1). — 
La casa N. 1 in Contrada Blasia dalla parte che pro- 
spetta sulla Via Emilia porta in due capitelli delle 
colonne lo stemma della famiglia Codebò. 

/^ Oolonna ^Apoleoniea. {Diz. 
p. 78, 1. 13). — Il capitello di questa colonna serve 
ora di sedile circolare nel pubblico giardino presso 
il laghetto, ed i frantumi della palla che supportava 
r aquila, misti ai tufi, formano la roccia che è dietro 
la grande serra del giardino medesimo. 

Il disegno della colonna fu dato dall' ing. cav. 
Giuseppe Soli, che, eretta nel 1810, fu dedicata a Na- 
poleone I. 

Fu poi demolita l'anno 1839 essendo rimasta 
fuori di prospettiva colla nuova sistemazione data ai 
viali per la nuova fabbrica del Foro Boario. 



*^ Oomune [Palazzo del\. (Diz. p. 184). 
— - Una scala posta dietro il palazzo nel 1410 era 



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45 

detta — quella che è sulla strada. — Forcìroli segna 
il 1324 come data della erezione (?) di quello dei due 
palazzi comunali, ch'ei dice che poscia venisse chia- 
mato palazzo della spelta. 

Sotto il magistero di Raffaello Nenia si cominciò 
a fabbricare nel 1615 la residenza dei giudici di 
piazza. 



/^ Oo nanne [^ Palazzo vecchio del]. (Diz. 
p. 184). — La fondazione del primo palazzo Comunale 
in Modena risale ali* anno 1194, sebbene altro edifizio 
destinato a trattare i pubblici negozi esistere dovesse 
fino dall' anno 1056, ma cosi povero e meschino che, 
ampliandosi la città, se ne dovette fabbricare un 
nuovo. 

Della erezione di questo, che si è detto avvemita 
nel 1194, si conserva sicura memoria in una lapide 
che stette per anni incastrata nel muro esterno del 
palazzo verso la piazza grande e fu poscia collocata 
in una loggia interna del palazzo costrutto sul 
vecchio (cui rimase T appellativo rff vètere) come tro- 
vasi nelle antiche carte ed istrumenti e finalmente 
depositata al museo lapidario nel 1828, dopo averne 
tratta copia fedele che fu collocata nell'attuale log- 
giato conducente all' esattoria, con piccola iscrizione 
sotto, la quale dà ragione del trasporto fatto dell' ori- 
ginale al museo, e del quando. 

Ecco ora l' esplicazione deir antica lapide soprac* 
connata . 



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46 

TBBIPORE . PBLICI . CVM . STA.RBNT . MVNIA . LBOVM 
IMPBRATORIS HBNRICI . GLORIA . RBQVM 

NBC . NON . INPANTI8 . MAINFRBDI . IVRIS . H0NBSTA8 
VRBIS . PRAB8BNTI8 . TVNC . DIONE . DIGNA . P0TB8TA8 
ISTA . DOMYH . PRAB8EN8 . BXILI . MVNBRB . PACTA 
IN . QVA . PVLCIRI . CONTINOAT . PVBLICA . PACTA 
TBMP0R1BV8 . QVORVM . P^T . BT . MA88AR1V8 . HORVII 
BGRB01V8 . CV8T08 . LBVIANSQVE . LIBBNTBR . ONVBTOS 
ALLEGRI . GYILIELMIN . VIR . TOTO . VID ... * 

CVR8V8 . BT . ANNORVM . DOMINI . 81 . PORTE . PBTBTVR 
ORDINE . MILLE . PRIVS . CBNTYM . PLV8 . INVBNIETVR 
HiS • N0NAGE8IMV8 . QVARTV8 . 8BD . BT . A880CIBTVR 
8IC . NVMBRYM . PLENVM 

E sotto io piccolo marmo sta inciso: 

DB8CRIPTVM . BT . RBCOGNITYM . EX . TABVLA . VBT . QVAE 
AN . MDCCCXXVII 1 . IN . MYSEYM . MAR . ANTIQ . MYT . INLATA . EST 

/^ Oomune [Palazzo del']. (Diz. p. 184). 
— Le pitture che adornano la sala del Consiglio 
furono eseguite nel 1607 da Ercole Abbate e Barto- 
lomeo ^bidone. Quelle della volta sono in tela. Per 
questo lavoro i pittori ebbero 600 ducatoni da L. 5 
e 3 r uno. 

La Madonna cbe è sopra la sedia del sindaco 
fu dipinta da Ercole dell' Abbate che per accordo 
seguito il 29 Maggio 1 602 n' ebbe in mercede duca- 
toni 20. 

(P. C. a d.). 

Lapide posta dal Municipio a memoria dei Mo- 
denesi morti nelle guerre dell' indipendenza d' Italia. 

La lapide è nel loggiato del palazzo Municipale. 



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47 

À TITOLO DI PATRIA GLORIA 

B A SODDISFACIMENTO DI PUBBLICO VOTO 

IL CONSIGLIO MUNICIPALE 

TRAMANDA ALLA POSTERITÀ QUI SCOLPITI 

I NOMI DEI PRODI MODENESI 

CHE VALOROSAMENTE MORIRONO 

NELLE BATTAGLIE PEL CONQUISTO 

DELLA INDIPENDENZA DMTALIA 

DALL*A. MDCCCXXXXYIII AL MDCCCLXI. 

A dì 20 settembre 1880 commemorandosi V en- 
trata delle armi italiane io Roma fu dal Municipio 
aggiunta altra epigrafe che porta il nome di altri 
nove Modenesi morti nelle patrie battaglie. 

-— Lapide che trovasi nel loggiato del Comune» 
qui posta a mem.* di Pietro Giannone, li 7 giugno 1874 
per privata sottoscrizione. 

A PIETRO GIANNONE 

DA MODENA 

QUI IN FORSE DI PEGGIO 

LO TENNE PRIGIONE LA TRUCE TIRANNIDE 

PATÌ L'BSIGLIO NE CANTÒ I DOLORI 

CON LA SUA ANIMA MOLTEJ ANIME ACCESE 

NEL SANTO AMORE DI LIBERTÀ 

AL MAZZINI FU CARO ED AL GUERRAZZI 

CHE LO PROMOSSE ORATORE DELLA TOSCANA LIBBRA IN FRANCIA 

MORÌ POVERO E INCONTAMINATO. 

CHE OLI ITALIANI CESSINO ONORARE I GENEROSI 

SOL QUANDO MORTI 

FU DESIDERIO FIN QUI MA NON È ANCORA SPERANZA 

VII GIUGNO MDCCCLXXIV. 



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48 

— Lapide commemorativa della battaglia dì 
Governotoy posta per privata iniziativa e spesa dei 
Veterani nel loggiato del Palazzo Comunale 1880 
adi 20 settembre. 

NBL GIORNO DELLA PESTA NAZtONALE 

XXX ANNIVERSARIO DELLA RISORTA LIBERTÀ 

Vili DELLA RICUPERATA lllBTROPOLI 

ALLA ITALIA PATTA INDIPENDENTE 

I VETERANI DELLE GUERRE PER LA PATRIA 

SEGNANDO PAUSTO IL XXIV APRILE MDCCCLVIII 

PERCHÈ SUL MINCIO A GOVERNOLO 

LE NUOVE MILIZIE MODENESI 

RIBUTTARONO L'OSTE STRANIERA 

PONGONO QUESTA PIETRA 

A MEMORIA AD ONORE AD ESEMPIO. 

*^ Oonforteria (Diz. p. 54, 1. 9). — 

Quest'oratorio, sotto il titolo di S. Giovanni, stava 
di fronte al vicolo del Bue. Nel 1362 la conforteria 
de' condannati a morte era in una stanca sopra la 
cappella di S. Nicolò, nel palazzo comunale. 

% Oongregazione di carità» od 

Opera, pia. — D&ÌV Albergo -arti furono gli 
uiScii di questo Istituto trasportati in Contrada S. 
Agostino erigendovisi appositamente un grande caseg- 
giato nel 1883. 

La porta d' ingresso del Ricovero é adorna di 
una stupenda terra* cotta a colori con figure allusive 
a rilievo^ lavoro dell'officina Rubbiani di Sassòlo. 



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49 

*^ Oonvertité (Di$. p. 88, 1. 11). — 
Nel 1537, sotto la regola Santagostiniana, ed auspice» 
al solito, il vescovo Morone, si diede principio a fon'» 
dare un monastero di S. Maria Maddalena, che poi 
nei 1783 fu unito a quello del Corpus Domini; esso 
io prima era stato destinato alle convenite, ma 
nel 1562 fu, da una Rangoni, ottenuta dispensa da 
Roma, perchè vi si accettassero soltanto delle vergini. 
Questo convento era detto — di sopra. Ma già era 
in Modena sino dal 1273 un monastero di monache 
denominate di S. Maria Maddalena, congregatae in 
capiitdo, presso a porta Bologna, ed al convento e chiesa 
de'PP. Carmelitani, chiesa eretta nel 1261 a spese 
del prevosto Sadoleto. Questo monastero era destinato 
principalmente a onesto ricovero di quelle donne, 
che dopo aver condotto vita dissoluta e libera voles- 
sero ridursi a penitenza. 

Neil' archivio pubblico sotto varie date, degli 
anni 1273, 89, e 1302, si accenna a questo monastero 
delle convertite, delle quali (circa 15) era priora una 
suor' Alda. Costoro professavano la regola Agostiniana, 
poiché quando, presso il ponte della Rosta, il Vescovo 
permise che si mutasse il romitaggio ed ospizio di 
S. Geminiano in monastero, accordò pure che queste 
monache vivessero secondo la regola professata da 
quelle di S. Maria Maddalena in Modena. 

Sembra che ancora sussistessero queste monache 
Del 1575, ma quando il loro istituto veramente ter- 
minasse mi è rimasto sconosciuto sinora. 

Sotto la stessa denominazione, dopo la restaura- 
zione del 1814, sussistette in contrada Modenella 
presso le stalle Rangoni, con oratorio, un piccolo 
Istituto delle penitenti che poi tramutaronsi in Terziarie 

L. V. VALDRiGHi, Agg, alle Aftp. del DUe, delle eontt. di Modena i 



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80 

Praneeseane, e che ( ridotte al numero pel quale le vi- 
genti leggi ordinano doversi concentrare dette suore in 
altro monastero) furono destinate, sul finire del 1892» 
a quello del Corpus Domini in contrada Saragozza. Sulle 
origini e vicissitudini di questo Istituto può consul- 
tarsi il /Morto Uùrico Modenese, per l'anno 1829» 
dove sono particolarmente descritte. 



* 



% Convitto medico {Diz. p. 69, 1. 11 ). 

--• L' anno 1 880 , all' oggetto di ingrandire i locali 
inservienti alle cliniche dell' Ospedale Civico, è stata 
soppressa la chiesa vulgarUer detta de'Cristini. 

Detta chiesa era stata fabbricata dai confratelli 
di S. Pietro Martire, 1' anno 1678, ed in questi ultimi 
tempi era di ragione dell' Opera Pia. Nel vicino locale 
(già uffizio degli Esposti nel 1840) era stata eretta 
una casa religiosa dei Pate-bene-fratelli cui era af- 
fidata la direzione ed amministrazione dell'ospedale 
degli uomini. 

Pino dal cessare della dominazione Estense la 
casa dei Pate-bene-fratelli serviva d'uffizio per gli 
esposti e più non esisteva la congregazione religiosa. 

Appodìato alla chiesa de' Cristini, nella casa 
NN. 8 e 10 trova vasi il Convitto Medico (Sezione 
della R. Università) aperto nel 1822. Cessò questo 
nel 1848. 

In tutte le carte antiche del 1599 questa con- 
trada fu sempre detta della Casa di Dio, ed è qui 
dove perché in luogo remoto, facevansi talvolta ragù- 
nate popolari, in occasione specialmente di carestie, 
onde muovere armate alla piazza. V. Cadè^ Agg. p. 28. 

/^ Oortellini Ifamiglia']. {Diz. p. 90). — 
Ai primi del 17.* secolo era al servizio della Signoria 



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8i 

di Bologna un musicista Camilto Corieltwi, sopranno- 
mato -— dal Violino. — Credono alcuni che questa 
famiglia esercitasse in Modena il mestiere di mosche* 
raro, comunissimo tra noi. 

# Oristini IChiesa detta dei']. (App. p. 35). 
— V. sopra rubr: « Oonvitto medico»* — 

Questa piccola chiesa ufficiata dalla Cor\fraiemita del 
CroceJi$$o, fu, allo scopo d' allargare gli ambienti 
delle cliniche del grande ospedale civico, soppressa 
nel ISSO, e addattata internamente a servizio di 
questo. Edificata, e da que' confratelli dedicata a San 
Pietro Martire sino dal 1260, ott'anni dopo la morte 
del santo, fu dagli stessi nel 1667 ingrandita e ria* 
bollita. 

Ecco r iscrizione apposta sulla porta maggiore 
in Contrada ora Cerea^ un di della Cadè^ o Casa di Dio. 

D . o . M 

DIVO . PBTRO . VBRON . ORDIN . PRAEDIC 

ANNO . A . TRIVMPHAU . MARTIRIO . BIYS . OCTAYO 

DICAVIT . CONPRATBRNITAS . BT . BDIPICAYIT 

ANNO . DBINDB . A . CHRIS . NAT . MDCLZVU 

AVXIT . BT . BXORNAVIT 

# Oroce [^Contrada della]. — Scomparsa; 
trovasi indicata nel Libro de* morti della parrocchia 
di S. Maria della Pomposa (soppressa nel 1774) come 
esistente nel 1753. Che vi fosse una delle molte croci 
di marmo erette un giorno nella città? 



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82 

/^ Oroce della, pietra. {Diz. p. 58, 
l. 17). — L' antico oratorio ad onore della Vergine 
e dì S. Carlo, antecessore dell' odierno tempio di questo 
titolo, fu denominato della Croce della Pietra per es- 
servi, prossima al cantone del portico del Collegio, 
verso la strada maestra Emilia, una colonna di marmo 
con una croce nella sommità, della quale colonna 
discorre anche il Vedriani nella sua storia di Modena 
T. 2.^ a carte 683, accennando che prima v' era una 
cappelletta innalzata sovra un pozzo, in cui furono 
sepolti molti cadaveri di Alemanni uccisi dal popolo 
nel medio evo. La colonna fu levata ai 27 aprile 
del 1764 d' ordine della Camera Ducale per maggiore 
agio alla frequenza de' passeggeri , unitamente ai 
portici che restringevano quel quadrivio. Detta colonna 
fu poi trasportata ed innalzata nel cimitero, posto presso 
la chiesa di 5. Faustino. Giambattista dall'Olio fece, 
non so come di là rimossa, elevarne la croce sovra 
un pilastro dell'ingresso a un suo casino, vicino 
alla plebana di S. Agnese. Né qui dovevano fermarsi 
le sue peregrinazioni, perchè, passato quello stabile 
in possesso della mia famiglia, pure di li trasferita 
rimase lungo tempo nella mia cappella gentilizia in 
Formigine, donde levata, fu da me fatta innalzare, 
un anniversario della sua primitiva erezione, sovra 
cippo nel giardino eh' era attinente al casino, 
a, acquistata dal fu marchese Cesare Caropori, è 
libile nel cortile del suo palazzo in Modena. L' ar- 
[tetto Potetti aveva fatto un bellissimo disegno di 
onna sulla quale intendevo innalzarla, più do- 
losamente nella mia villa, e questo disegno fu 
me ceduto pure al defunto sig. marchese. Intorno 
questa croce affollavansi pregando i Modenesi du- 



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83 

raote il contagio del 1630, come d'intorno a quelle 
che esistevano altrove, Tunica superstite delle quali 
é quella pure antichissima, che si vede sul largo in- 
nanzi la chiesa di S. Pietro. 

Nel crocicchio della Croce della Pietra^ anzi presso 
di essa» radunavansi i novellieri di Modena, tenendovi 
una zanzadora all' aperto, come se ne tenevano delle 
private nelle spezierk. Dicevasi allora « Alla preda 
della croce si è detto questo.... al pilastro della Bonis- 
sima etc. Più bel titolo per un giornale di maldicenza 
e pettegolezzo non potrebbe trovarsi, storico - locale 
ben inteso. Su questa popolarissima Croce della Pietra 
sono state scritte tante monografie, che ritengo sol- 
tanto dover qui curare la riproduzione della scritta 
appostale nella base dopo che nel 1869 fu collocata 
nel cortile del palazzo Càmpori in contrada delle 
Stigmate, come sopra ho raccontato. 

LA CROCE DELLA. PIETRA 

POSTA A RICORDO DI NAZIONALE VENDETTA 

CONTRO L* OPPRESSIONE STRANIERA 

E DURATA PER SETTE SECOLI TESTIMONE 

DI GLORIE E DI SVENTURE PATRIE 

DOPO ITERATI TRAMUTAMENTI 

QUI FU ACCOLTA ED ERETTA 

L'ANNO MDCCCLXIX. 



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54 

D 



/« Denari IContrada dalli']. (App. p. 93, 
1. 10). — V'ò qualche dubbio se Qossa essere pur 
stata detta questa vecchia contrada dalli Denari; ma 
da documenti non eccepibili, risulta essere in Modena 
esistite famiglie dal cognome Denèri, e Daineri. La 
prima è accertata dal nostro cronista Lancillotto che 
racconta come, nel 1450 (?) alli 20 ottobre, bruciasse 
e una stala di mastro Zan - Lodovigo Piopa, in la con- 
trada dalli Denèri, all'incontro del Purgo ■ (scom- 
parsa) Cfr. Diz. pag. 213, L 23. circa la seconda, 
lo si sa da uno stampato sincrono, applicato al car- 
tone d' un libro dell' Estense, sotto il Reg. « mss. XIII, 
By 28 » dove si legge che nel 1496 viveva in Modena 
un Tommaso Daineri, doti, fisico insigne. 



^\ Dilu.viu.ixi medioevAle (Dizion. 
p. vili, 1. 21 ). — Qualcuno vorrebbe che, oltre l' im- 
mane diluvio il quale afflisse i confini Veneti e la 
Gallia Cisalpina nel 590 dell' E. V. cui viene assegnato 
il sommergimento e la distruzione di Modena Romana, 
v' abbia pure avuto parte un orribile terremoto. Fra 
le date però di cataclismi, capaci di simili rovine, 
ainora non trovai notato che quello dei tempi del- 
l' imperatore Giustino, la cui data del 526 si acco- 
sterebbe air epoca della grande inondazione Modenese; 
ma quante memorie statistiche e geologiche di quei 
tempi non andarono disperse! 

% Dotuenieo {^Piazza S.]. — Il monu- 
mento di stile semplice e severo erettovi nel mezzo 



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colla statua colossale in bronzo della libertà è opera 
eminentemente artistica e felicissima del nostro con- 
cittadino Silvestro Barberini^ scultore e vi si legge 
l'epigrafe qui sotto scritta. 

AI GENEROSI 

DEL GIÀ DUCATO DI MODENA 

CHE NBL MDCOCXXI E MDCCCXXXl 

SFIDANDO 

PATIBOLI, CARCERI, ESILIO 

PROMOSSERO LA NAZIONALE RISCOSSA 



IL MUNICIPIO MODENESE 

INAUGURÒ NEL GIUGNO MDCCCLXXXIX 

QUESTO MONUMENTO 

SORTO A PROPOSTA ED A SPESE 

DI 

GAETANO MOBEALI 

% E>onzi [C(miradadei].(Diz.f.9d, 1. 12). 
— L' abitazione dei Benincasa aveva in codesta con- 
trada un portone antico con volto a sesto acuto. Il 
cav. Francesco Agazzotti la comprò dalla famiglia 
Zavarisi, e 1' uni al suo palazzo già Marchisio poi del 
conte Olivari. Negli ammezzati a destra svoltanti in 
Contrada Gherarda avvenne nel 1827 il tragico fatto 
della Maria Pedina. 

/, 13110I1I0 (Diz. p. 93). — Da una stampa 
del secolo XVII si può scorgere che un di si discen- 



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u 



56 

deva per qualche gradino dal piano stradale entrando 
dalla parte occidentale della facciata prindpale del 
Duomo, come in S. Zenone di Verona. 

I Lendenara, maestri di tarsia o comtnesio^ lavo- 
rarono gli scanni del coro, il pie' dell' organo vecchio 
e gli stalli ed armari della sacristia (1465). I ristauri 
della cripta di San Geminiano intrapresi nel 1881 
misero allo scoperto cose interessanti, e in evidenza 
l'architettura primitiva, alterata da lavori eseguiti 
senza gusto. Si cominciò di già a ridurre alle antiche 
proporzioni i vani delle finestre prospicienti la piazza; 
in quelle del lato opposto veggonsi ancora le inferriate 
medio -evali fatte a spranghe verticali e orizzontali 
sovrapposte semplicemente le une all' altre e insieme 
fermate da annoili ferrei. L' antico altare, consacrato 
da Pasquale II nel 1 106 in presenza di Donna Matilde, 
si vede nella semplicità della sua forma, sotto i marmi 
da' quali ,^^^ ^Qgombro nel 1735. Si rinvenne pure 
nel marzo del 1881 una epigrafe cristiana, una delle 
ultime reliquie di Modena romana , esistente nel ci- 
mitero della bàsmca primissima di San Geminiano. 
L' epoca di questo marmo fu designata dal distinto 
ìi8è.TÒ Mh^ote^) tf>^VBdH0Am^.al 570 dell' E. V. 
ailfio4r2dbt^%(»Ìs^«^ll^iK>3Slfi^tieft. Dttiota questa pietra 
tb ^^^fp^tìSìòg^^ì^x^^^lii^^ Gota 

éiid^(alà*ai'àte^p€PlWl4^ari#À. HtPJteilS^ ufìli't^l^e mono- 
^àqia^iJ(EJ^^^flÉ^in^«^^^ /«sempio 

PàrtfoMll^Wr^il&lfaia! ^tim)iai<ùéltl^d!ltositett^^Mnda 
l^fi^oog^Sf^. li ^^8^ len sntiov/p. »bto-t^AV> j>Vionwov> 
Il Bortolotti l'ha letta cosi •jj'v\*^^^*»'V intoV^ Kll.b 
(Hic) requiescU in (pa)ce Gundeberga, que et Non- 
fi«m£%i(Mtb1lffis)->j^^iiib>^^ VUàa<ìMÌ^)^^1>l(\xs) 



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iunias (l)usimo Au(gMsto) anno qtmi(o) in- 

rf(icione) ///. 

Bortolotti qui notò lo scambio dell* 6 per la i 
preludente la moderna pronunzia, qualche solecismo, 
e la binomia della signora, e prosegue: 

< Gundeberga fu dama di conto (speetabitis) e, 
forse per naturalizzazione italica, aveva aggiunto al 
Qome nordico il Nonnica di radice latina. Quantunque 
Alboino avesse occupato parte dell'Emilia, Modena 
secondo questo monumento sembrerebbe non fosse 
stata per anco occupata; una donna longobarda al 
suo primo giugnere non avrebbe adottato un secondo 
nome romano. » 



E 



^\ E2brei [m Modena, sec. XII]. (Diz. p. 100, 
1. 2). — Una carta del vescovo di Modena Ingone (102S) 
ricorda un Ardingo, giudeo, come depositario d* una 
decima, in Saliceto, forse nel borgo omonimo; ed è 
notevole il nome barbarico adottato, rottone iemporum, 
da codesto semitico. 

/^ Elbrei l Decreti, sec. XIII]. (Dizionario 
p. 100, 1. 5). — Un decreto del podestà di Fer- 
rara (1275), referto dal Muratori, confermava le as- 
soluzioni, liberazioni e immuniti concesse agli Ebrei 
ivi dimoranti, aggiungendo che per sempre ciò non 
potesse esser guasto né menomato per volontà del 
padrone Obizzo marchese d'Este, e per di più neanche 
^M^Papa. 



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88 

. /^ Elbrei lUniversùà degli']. (Diz. p. 102, 
1. 9). — Da un manoscritto, un di esistente nel 
mio archivio, ho potuto rettificare che, al finire del 
secolo scorso, invece delle otto tmiversiid citate da me 
da uno stampato del Bonaini, v' erano invece quindici 
confraternite nella sezione degli ebrei di Modena. Lo 
scritto è del fine del secolo notato. Erano queste 
istituite in diverse epoche, per 1* unione di un dato 
numero di volontari che disposersi graduatamente 
ad uno sborso provvisorio del proprio, costituendo 
una imposizione sovra se stessi d'un pagamento men- 
sile, per cosi formare la base delle compagnie rispet- 
tive colla prima quota, e supplire alle spese regolari 
colle mensilità, ed anco alle straordinarie, colle costi- 
tuzioni addossatesi. Le dette confraternite o compagnie 
erano cosi denominate; 

!,• Talmud Torrà, ossia studio de' poveri (isti- 
tuita nel 1 897 ). — 2.* Kaverim Hiaesdvim, istruzione 
nella legge Mosaica, settimanale, (1614). 3.^ Covegnè 
Guitim, stessa istruzione (1684). 4.* Mismered abockrer 
veagnerev, istruzione serale nella bibbia coi commenti 

antichi ( ). 8.^ Misnajod umismered akodes; lettura 

serale del codice Idisnà (1717). 6.^ Kassod Jom; lo 
stesso ( ). 7.^ Kassod Laila; recita di. salmi al- 
l'alba con invito ad assistervi (1763). 8. Magna- 

madod: lettura della bibbia, e dei profeti ( ) 

9.* Cabalad Sciabad: recitazione nel Venerdi, un' ora 

prima del Sabbato, di salmi ( ). 10.* Massaperim 

Teilod: recitazione giornale dei salmi ad istruzione 
della gioventù ( ). 11.* Malbis Gnarumim: vesti- 
zione di poveri (1716). 12.* Asmored Aboker: bian- 
cheria pei poveri (1700). i3.» Della misericordia: 
medici e chirurghi pei poveri (1744). 14.* Pirchè 



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59 
scura: recita dopo le orazioni mattutine di antichi 
poemi, accompagnati da salmi correlativi (1750). 
15/ Sogned Kolim, ossia delle donne. — Al presente 
quel ms. è nell* Estense. 



/^ Ejbrei [di Spagna in Modena']. (Dizion. 
p. 201, 1. li). -— A complemento di quanto scrissi^ 
a varie riprese nel Dizionario (p. 98), ed ancora 
nelle note, penso essere pregio dell' opera pubblicare 
alcuni curiosi documenti riguardo alla emigraiiione 
israelitica fra noi, in proposito della qualifica di Spa- 
gnuola^ data ad essa né primordi della di lei coabi- 
tazione co' cittadini di Ferrara e di Modena, e al 
dialetto volgare proprio ai colonizzati nella città 
nostra, il quale dialetto, da un coro dell' Amfir 
parnaso di Orazio Vecchi (1594) parte in ebraico, 
parte in vernacolo, può argomentarsi tale e quale il 
linguaggio da essi parlato nel XVI secolo, come tut- 
tora si ascolta da taluni de' loro discendenti. (Cfr. fra 
i Documenti quello e quelli portanti il N. '4 , specie 
quello dal titolo « Esempio di vernacolo Ebraico in 
Modena ecc. (1) » Il Frizzi, ad onta di averli dichiarati 



(1) A questo dooDinento molto importa ato perle forme della parlata 
o gorgo Ebraico di quel tempo, non voglio trasoarare d'aggiangeme 
an* altro di quasi uu secolo dopo, circa del 1686, allorché Carla di Lorena 
scacciò i Turchi da Bada posseduta da essi, per conqaisU, sino dal 1589. 
— Questa nnovissima cnriosità storica di parlaU o linguaggio, in parte, 
Tolgarmente detto xut^h, che comunemente solevano e sogliono i Mori 
e gli Sehiavoni usare ad esprimersi in luliano, e del qukde i burattinai 
tuttora si servono per la maschera del TwreOj richiama le formo dialet- 
tali dell' Amfipabnaso, e risultommi da una cantata, posta in musica da 
un Martini (f), esistente nella Sezione musicale della biblioteca Estense. 
{Aut dhyerti, — segnata nella nuova registrasione « F. IS66» ). Questa inte- 



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60 

già in certo tal qual favore a Ferrara nei secoli XUI 
e XV, mette in dubbio però l'epoca precisa in cui 
fossero dagli Estensi accettati ne' loro domini. Il 
nostro archivio di Stato possiede documenti della 
presenza in Fen'ara d' israeliti, qualificati di Spagna 
e di Portogallo (1888), e d' un loro nuovo arrivo nella 
detta città nel 187i. L'intolleranza — e un antesi- 
mitismo, che direbbesi quasi precursore del presente» 
fecero si che in Spagna nel 1492 fosse decretato che 
gli Ebrei si battezzassero tosto, o entro tre mesi 
emigrassero, pena la vita e la confisca a loro e ai 
cristiani che li ricoverassero. Poterono però vendere i 
beni, e asportare il mobilare, eccetto Toro e l'ar- 
gento, in cui vece davansi loro derrate e cambiali. 
Giovanni II re di Portogallo speculò su questi miseri, 
promettendo loro asilo per dieci anni e il trasporto 
colle sostanze ove volessero, mediante tassa di otto 
scudi a testa. Crebbero allora le esigenze dei navi- 
cellai che negoziavano i tragitti: si giunse a fare 
de' ricatti per ingenti somme, tenendoli prigioni sui 
vascelli e sui galeoni 1 Di delitti simili furono vittime 
gli Europei a' nostri dì nell' ultime vicende Egiziane! 



rMtaatiitiiiia eantau è Musa data: il (lognone del muioatore Don è 
■QtMguito da nome alomio, ma noi oodico Bttente il ta maestro A. Catolani 
yì agginnse Oio: Mmroo; il oho poi da me non rieoontrato nel disionari 
blogvaflci lo ronde più diffloilo a stabilirò. Ila 1* intestasiono « Buda ii»- 
ewrragiata da gli HebrH » tì può supplirò. Sono oonosointe nello storie 
le porsooQsioni contro qnosta nasioao negli stati Austriaci spoolo dal 
ld68 al 71, e basterebbe solo la prosa di Bada soTra notata per precisare 
r epoca di questo sfogo contro ìò Od Austriaco — In Buda ▼* erano 4000 
Ebrei o dal contesto si Tode che stavano più pei Turchi che per gì* invasori. 
La musica no è semplice o vivacissima: le parole sono quello che leg- 
gonsi fra 1 Docum^nHf in calco, al N. 4. 



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61 

A rincarare la dose della persecuzione e dell' avarizia, 
Emanuele successo a Re Giovanni, mancò a* patti , e 
intimò lo sfratto, se no« la schiavitù. Si pensò togliere 
loro i figli al disotto de' quattordici anni, onde farli 
cristiani, ma le madri li uccidevano piuttosto: ven- 
devasi un podere per una cavalcatura, una casa per 
un abito. Que' che in (spagna lasciarono spirare il 
termine caddero schiavi : onde, fintisi convertiti, rieb- 
bero i figli, prendendo il cognome di coloro che li 
avevano addottati. Ma non dimenticavano però la 
fede de' loro avi : serbavano fede a' prischi riti , e 
giunti i figliuoletti ali* età di quattordici anni, e ri- 
velata ad essi la condizione in cui si trovavano, 
erano posti nel bivio o di adorare Dio secondo la 
legge Mosaica o consegnare i genitori a' tribunali. 
Fu allora che moltissimi ne sbarcarono in Italia, e 
ne morirono assai, presso il molo di Genova, unico 
angolo dove, in que' primi momenti, avessero pensato 
a ricovrarsi. Se Genova li lasciava morire, Venezia 
li mandava al remo, arrestandoli senza tanto sui 
navigli da essi noleggiati. Ma gli Estensi e il Papa 
li accolsero, e fu allora che in maggior numero sta- 
bilironsi nelle città nostre: gli Estensi dando loro 
salvacondotti e permessi di banchi feneratizi per to- 
sarli poi di prima mano ben bene, la chiesa permet- 
tendo loro (secondo le gride) dimorar in le duà et 

castelli IN TESTIMONIO ET 8BQN0 DB LA PASS10N DEL RB- 
DBilPTOR NOSTRO. 

/^EJstensi ITombe^.App. N. Rom. p. I, dopo 
la 92). — Sino dal 1565, per opera del cardinale 
Morene, vennero a Modena alcuni Cappuccini da lui 
alloggiati in vescovado e dove, alla festa, insegnavano 



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L.!^^ 



la dottrina cristiana a più di 200 fanciuUetti. Passati, 
nel 1570, ad abitare ed uffiziare la chiesa suburbana 
di San Faustino, fu ad essi, nel 1S73, venduta una 
casa in città da Lodovico Castaldi, ivi fabbricando la 
loro chiesa e convento, e venendo ad abitarlo nel 1576: 
furono soppressi nel 1793: La chiesa fu consacrata 
dal vescovo Silingardi nel 1594. La data citata però 
potrebbe far supporre un restauro o miglioramento. 
Nelle attinenze di questa chiesa giacevano in una 
stanzetta mortuaria, da più di due secoli negletti 
entro casse, gli avanzi mortali di vari principi Estensi, 
che ai 14 maggio 1881 furono trasportati nelle mo- 
destissime ducali tombe presso S. Vincenzo, dopo un 
solenne generale uffizio di requie in quel tempio. 
Già sino dal 1763, 14 gennaio, erano state codeste 
casse riconosciute con atto pubblicamente rogato da 
un Carlo Ferrari, notare e cancelliere comunale. 

Questi resti erano quelli di — Francesco I -H aM3 
ottobre 1658 — Almerico -h di 20 anni nella guerra 
di Candia (nel 1660) Alfonso IV, (16 luglio 1662) 

— Rinaldo cardinale e vescovo di Reggio (30 set- 
tembre 1672) — Francesco II (6 settembre 1694) 

— Gian Federico (12 aprile 1727) — Benedetto (16 
settembre 1751) — Rinaldo di mesi quattro, figlio 
d'Ercole princ. ered. (5 maggio 1753). — Quella 
prima ricognizione fu eseguita nella circostanza del 
trasporto delle otto casse, contenenti le ossa dei Sere- 
nissimi dal cosi detto deposito dei Principi, esistente 
nella chiesa in discorso, fra la cappella della Madonna 
e quella di S. Felice, in altro luogo di essa chiesa, 
contiguo alla cappella di S. Francesco, avente V uscita 
in quella del sepolcro dei PP. Cappuccini. Ai 12 di 
maggio pertanto del 1881, dopo due secoli di Prin 



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63 

cipato sovente splendido, relativamente innocuo e 
felice, senz'odi certamente, passarono in poche ore 
innanzi agli occhi dei convocati ufficialmente alla 
ricognizione funebre, e di qualche privilegiato, senza 
contare i soliti curiosi traforati visi, i resti de' notati 
individui della famiglia d' Este. Fu quella ricognizione 
una breve ma strana lezione di storia retrospettiva 
coi assistettero cappuccini, sacerdoti, cortigiani che 
rappresentavano una sfumatura del tramontato ordine 
antico, scienziati e deputati alla storia patria avidi 
di memorie locali, ufficiali del Municipio nel freddo 
compito di rappresentare la città, medici commissio- 
nati per le operazioni cranioscopiche e scientiéche, 
e per la pubblica igiene ; persino amatori della storie 
del costume e dell' arte, nella speranza di trovare 
modelli di stoffe e di antichi tessuti. Fu un grande 
disinganno: i velluti, che rivestivano le casse di 
piombo, da crèmisi s' erano fatti fulvi ; la porpora 
cardinalizia e il piviale di Rinaldo avevano un colore 
indefinito; il saffiro episcopale e la croce di Malta 
di Benedetto già erano tornati alla casa sino dal 1763. 
I due Franceschi ed Alfonso vestivano le umili lane 
del frate; crocifissi disadorni di legno e poche pal- 
lottole da rosario erano confuse fra quelle ossa. Solo 
apparirono essere stati vestiti da gentiluomini i prin- 
cipi Gian - Federico e Benedetto: il primo morto a 
Vienna, mancato il secondo in Sassòlo. D'Almerico, 
decesso in Candia, non rimaneva traccia di vestito: 
il misterioso anonimo bambino di quattro mesi figlio 
ad Ercole, era mummificato entro la sua lunghissima 
vesticciuola di seta bianca a trine d'argento: pareva 
una pupattola, e, volendo, non se né sarebbe potuto 
distinguere il sesso. Nel 13 successivo colla stessa 



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«4 

etichetta ufficiale si traevano dalla cripta di S. Ge- 
ininiaDo in Duomo» dietro V altare del patrono dove 
esegui vansi lavori di ristauro, i resti d' Ercole IH, 
morto nel 1803 a Treviso. Lo scheletro ne era com- 
pleto per quanto lo consentiva la condizione di dete- 
rioramento delle ossa: qualche bottone, avanzi di 
stoffa, un fiocco di lana nera della dragona, la sola 
elsa dello spadino sconnessa, ecco quanto rimaneva 
deir abbigliamento finale dell' ultimo duca della 
vecchia razza degli Este. 

In altri recipienti erano gì' interiori e qualche 
memoria scritta e stampata, passabilmente conservata. 
Nella notte operavasi il trasporto delle casse, in forma 
privatissima, che dopo le finali assoluzioni di rito 
furono intromesse nei locali della cappella funebre 
degli Austro Estensi. La commissione sanitaria sde* 
bitata, per 1- epoca dei decessi, dal tutelare la salute 
pubblica, non fece altro che assistere alle operazioni 
del riconoscimento ed occupossi soltanto della descri- 
zione degli avanzi mortali dei Principi, unendovi per 
concomitanza qualche osservazione cranìoscopica, du- 
rante gli ossilegì e le ispezioni. Lo scrivente potè 
pertanto dal suo amico prof. Tampelini Giuseppe, 
che in quel di rappresentò la commissione sanitaria, 
mettere in sodo quanto segue. Le indagini craniome* 
triche diedero essere brachicefali i due primi Estensi, 
però leggermente: doliococefalo eminentemente il car- 
dinale. Oltre essere i due primi brachicefali, avevano 
fronti depresse e fuggenti all' indietro, e in corri- 
spondenza del sincipite una prominenza che induceva 
nel cranio una conformazione piramidale; segno, 
quest'ultimo d'inferiorità di razza, come le disposi- 
zioni della fronte accennano più ad energia fisica e 



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volontà potente, che a doti straordinarie dell' animo. 
Questi due primi scheletri, specialmente quello di 
Francesco I, portavano sviluppatissime le apótesi o 
scabrezze destinate agli attacchi dei nervi e tendini, 
indizio di pronunciata energia corporale. Francesco I, 
aveva sovrattutto sviluppato il tubercolo occipitale 
esterno. Il cranio del Cardinale era più grande e 
capace; meno salienti gli attacchi muscolari, enorme 
la prominenza delle gobbe sopraccigliari. 

In tutte queste salme pare che l' imbalsamazione 
consistesse nell' imbibizione, ifUua et extra, i' arsenico 
piuttosto che di sublimato corrosivo, e ciò era fatto 
con spugne arsenicate, introdotte nelle cavità craniali 
e splanchniche . Il cranio di Ercole III (che non fu 
misurato) era, almeno all'occhio, brachicefalo: alla 
regione bregmatica era perforato triangolarmenle (I) 
certo per estrarne il cervello, ed introdurvi spugnette 
imbevute d' arsenico . Le ossa esistevano in massima 
parte , meno le piccole delle falangi • Gli Estensi da 
noi ispezionati sembrano meticci di due o più tipi: 
r indice cefalico varia in essi grandemente e porge 
tutti i caratteri d' una razza robusta e bellicosa. 
La memoria posta entra canna plumbea trovata, nella 
cassa del cadavere di Francesco II, era stata composta 
in latino dal P. Tamburini della compagnia di Gesù 
teologo del successore, promosso poi ai 13 gennaio 
del 1706 al governo assoluto e universale di essa 
congregazione gesuitica. 

Le epigrafi furono scritte dal M. R. Priore della 
parrocchia di San Vincenzo Con: D. Antonio Dondi, con 
qualche modificazione in causa di quel letto di Pro- 
custe che sono i marmi funebri de' lòculi somiglianti 
alle linee prestabilite alle appendici dei giornali. 

L. F. VALDEioai, Agg. alte App. d^l Dìm. deiU eanir, ài Mod0na & 



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66 

L' iscrizione per Ercole III è quella stessa di D. Cele- 
stino Cavedoni, coi cangiamenti voluti pel trasloco 
dallo scuròlo di S. Geminiano alla cappella funebre 
in S. Vincenzo. ( Vedi ne* Documenti N. S ). 

^\ E]ufemÌA [Chiesa antica di 5.]. (DiV. 
p. 106, 1. 7). — Secondo una tradizione delle MM. 
di S. Eufemia la loro primissima vetusta chiesa stava 
dove più tardi esistettero le grandi cantine del mo- 
nastero: un'altra, che la sostituì in progresso di 
tempo, era sita nell' area ove scorgevasi, tuttora ai 
giorni nostri, il parlatorio, il quale conservava la 
sua tipica costruzione. Un di era chiesa parrocchiale, 
ed aveva il titolo di S. Lucia, cosi sino al 1577, man- 
tenendosi, perché in quel' anno, a richiesta delle 
suore, cessò di esserlo. 

# Blufemia [Chiesa odierna di S.']. Nel 1644 
Angiola Braida, badessa delle MM. di S. Eufemia, 
cominciò a far costrurre questa elegante chiesetta, 
e nel 1656 (sendo vescovo di Modena Roberto Fontana) 
D. Maura Pellidara, pure badessa delle medesime, 
la fece condurre a compimento architettandola Cri- 
sto/oro Calaverna. Ciò bassi da un'epigrafe che tro- 
vasi in un corritoio sovrastante alla cappella maggiore 

ttuale piccolo tempio, e che è quella che si legge 

va alla pagina seguente (1). 



) Questa iscriiione, ■crivemi 1* eraditiwimo Don Pm>to Sahni, è 
poco profondamento in nn ▼occhio pesto di acagliola ■crepolato e 
BÌo, levato probabii nente da an moro che ora più non esiste. Da 
I traccia rimasU sembra che le lettere di coi componeei V ieeri- 
btsero un tempo dorate. 



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67 

D . O .M 

HOC . BLBGANS . TBMPLVM . ABBATIS8A. 

DOMINA . AMQBLA . BRAlDA . AN . MDCXLIIII 

ABDIFICAHI (1) . COBPIT . TEI ; VIDVA 

CVM . SBPTBM . P1LIABV8 . INTRA . DOMVNGYLAB . CLAV8TRA 

HVIVS . MONASTBRII . FVNDAMBNTA . POSVIT . AN . OCLXZXI 

YRBB . DIRVTA . AC . PRAB8VLB . ORBATA 

ANNO . VBRO . MDCXLVI . ANTI8TITB 

ROBBRTO . FONTANA . D . MAVRA 

PBLLIOARIA Ci) . ABBATISSA . BXTRVCTVII 

DIVAB . Q (8) . LVCIAE . NVNCVPATVM . B8T. 

Prima dell'anno 1840 Francesco IV d'Austria 
d' Este ordinò che si ristaurasse e ridonasse al culto, 
dandola ad ufficiare alla Confraternita di San Pietro 
Martire. L'arciduca Massimiliano, fratello del Duca 
nominato avea preso molto interesse per la conser- 
vazione della bellissima finestra o rosa, che in cotto 
ne ornava la facciata : ma il poco garbo dell' artefice, 
che la doveva riattare, avendola lasciata precipitare, 
ridotta perciò in minutissimi pezzi bisognò contentarsi 
di sostituirla col semplice occhio di bt4e che al pre- 
sente si vede. 



(1) L«ggMl aedi/teare. 

(f) C«rtam«ou è errato • dovrà ìéggBnì FellieUxria. 

(3) So nel 1577 fu topprete» per la ehleaetu il Uiolo di S. Lucia 
l'abbreviatura deve leggerti quondam, non que dopo tftf»a#. 



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68 



* E^ufemia. [Hicnasiero di S.]. {Diz. p. 106, 



« « 



I. 4). — Altri lo pone fondato nel 1070 dal vescovo 
Eriberto. — Come il monastero di S. Pietro è il pia 
antico maschile, cosi codesto è il più antico per donne: 
osservava esso pure le regole di S. Benedetto. Prima 
e specialmente nel 1029 fu ospizio, ove alcune pie 
donne vivevano, esercitandolo non legate da voti. 
La tradizione della « vedova, <;olle sette figlie fon- 
datrici » non ha (^ertezza storica, secondo taluni, ma 
sarebbe confermata dall'epigrafe trovata nell'attuale 
chiesa del Calaverna, poiché in essa vien detto che 
— ivi la vedova dalle selle figlie dentro il recinto della 
sua casella gettò le fondamenta di codesto Monastero 
nel 681 (1) dell' E. C, essendo disirulla Modena e 
priva di vescovo. — Questi monasteri erano veri aiuti 
a' miserabili, perchè sonovi documenti del 915 e 1202 
provanti che certi lasciti facevansi, onde le monache 
mantenessero un certo numero di famiglie povere. 
Qanoscritto, del principio del secolo corrente, dice 
lai secolo XV fiori assai, sino a che fu traspor- 
nel 1783, in S. Tommaso di Reggio-Emilia. 
Isso pure fu soppresso nel 1798 nella sera dei 20 
mbre. 



;i) Il •oprannomiDato Don Paolo Solmi mi acoertò in proposito ohe 
na cart^doir Archivio nostro Capitolaro apparisco ebo lo nonacho, 
ìì, celebrarono il mWenario dalla fondaziooo dal loro Monastero. » 
pare osservabili le parole accennanti nell* epigrafe del 1165 alla 
a dUttutUi e vedovata del veteovo* in appoggio alla data doUa 
ssima fsadasiono 



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69 

F 



• Fabriani [Vicolo]. (Diz. p. 106). — 
Gli atti comunali ne segnano la chiusura nel 1738. 

^\ Fagan [Esecuzione del]. (Diz. p. 84 V. 
^ la nota). — Osservo però che nella cronaca citata 
dovrebbe esservi errore di data, giacché nell' Archivio 
di Stato si trova la seguente polizza, sotto il 28 
luglio. — Ricercati dal militare del carnefice, per la 
esecuzione, da farsi dimani in persona dal Pagano, 
^ lo abbiamo accordato immediatamente. 

I Ministri — Pabrizi — Capponi — Bianchi. 

I • Falloppia [Contrada]. (Diz. p. 108 e 

seguenli ). — Trovasi in questo tràmite, in una casa 
Ferrari, un vecchio oratòrio con soffitto a cassettoni, 
ora inserviente a magazzino. iMolte di queste ristrette 

I chiesuole esistevano un giorno nella nostra città, le 

I quali altro non può supporsi che fossero se non le 
cappelle cinquantinali. Questa della casa Ferrari, ap- 
partenente con tutta probabilità alla regione o quar- 
tiere di Porta Citianova, si potrebbe credere assegna- 

i bile alla cinquantina di S Agata. ( Vedi Diz, Contrada 

[ de' Trivellar^ p. 284, 1. J4). 

% Fascinada [Contrada della], (Dizion. 
p. 107 ). — Nel secolo XVI v' era una contrada di 
questo nome, la quale probabilmente sarà stata por- 
zione della Redecocca forse non più cosi nomata, e 
che ronduceva a quella costeggiarne le Fascine e Cor 
selle tra le porte Redecocca e Saragozza. Ciò risulta 



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7t 

chiaro da uno scritto di T. Sandonnini ( Un famoso 
bandito Modenese — A. e M. di st. patria, serie Z.\ 
voi 4.)t ove raccontasi di una zuffa fra i Bellincini 
e i Fontana, con morti e feriti dalle due parti, av- 
venuta fra la casa di Lodovico Carandini (palazzo 
Foschieri poi Orlandi ) e quella di Fontanone de' Fon- 
tanoni in contrada Fasemada, casa tuttora apparte- 
nente a un ramo della nobile famiglia Fontana, posta 
air angolo di Rua de* frali» verso le Caselle. 

% Fregcàtette [Contrada]. (Diz. p. 121, 
I. 27). — Il testo nel Diz. va cosi corretto — « Chi 
s' incaricò con mezzi espeditivi di sopprimere defini- 
tivamente r alquanto scollacciata nomenclatura (dopo 
Rinaldo I duca che sino dal 1717 1' aveva abolito) 
fu nel 1773 Francesco HI che con un tratto di penna 
ordinò la distruzione della stradicciuola anche più 
sconcia, e cosi furono troncate le consuetudini popolari 
perduranti nelP uso di continuare a segnalarla col- 
r antico titolo. Devesi questa variazione però alle 
sollecitazioni del nostro Lodovico Antonio Muratori, 
prevosto della Pomposa, e in calce ne riporto il 
documento, al N. 6 il qual' ebbi dalla cortesia dì 
D. Giovanni Vandelli, attuale prevosto di S. Agostino. 
— Infierendo in Modena nel 1630-31 la peste asiatica 
bubonica, questa contrada fu terribilmente provata 
dal contagio, perché abitata, come la vicina sua di 
Piangipane, da numerosi indigenti. 

% F*oglii^£ii [Contrada de*]. — Scomparsa. 
Mss. del 1550 la notano presso quella delle Rose, 
soggiungendo dirlasi anche de' Ronchi. 



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71 

,% Foro BoArio (Diz. p. 112, 1. 17). 
— Sulla fronte del corpo di mezzo del' Foro Boario 
evvi questa iscrizione. 

HONORI • ET . COMMODO 
FIDELIVM . AORICOLARVM 

^ FRANCFSCVS . IIII 

A . PVNDAMENTIS . BXCITAVIT 
ANNO . MDOOCXXXIIII 



# Fosebieri [Vicolo de*]. (Diz. p. 113 
e 114). — È, per chi noi sappia, assai difficile im- 
maginare come il volgo nostro rusticano abbia nella 
propria dicitura trasformato il cognome Gualengui. 
A poca distanza da Gastelnuovo Rangone vedonsi 
ancora, di proprietà Torricelli al presente, ma in 
condizioni di quasi rovina, il palazzo ed oratorio dei 
Gualengui, sovra un possesso chiamato conseguente- 
mente La Gualengua. Or bene: questa località è detta 
dai villici comunemente Lengua-Longa^ corruzione 
che col tempo, se non verrà avvertita, finirà col con- 
fermarsi in Lingua lunga: ed ecco un curioso esempio 
di trasformazione di nomenclatura. 



# Francesco [Chiesa di S.]. (Diz. p. 115 
e seguenti). — Nel 1S41, assieme ad un tal mastro 
Bernardino Paciolino, il mastro muratore David BrU' 
sólo da Formigine si addossò V impresa d' un grande 
lavoro murario in questa chiesa per lire 1200. Ciò 
mutò la pianta e figura d' essa col guastare e di- 



u 



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71 

struggere tutte le cappelle che sporgevano fuori dai 
(li lei lati longitudinali e fare la volta alla navata 
di mezzo 9 ch'era costruita a travi ed asse. Ne fu 
pure, in quella circostanza, rifatto il selciato. 
Sulla fronte odiernamente si legge 

OMNIPOTBNTl . DEO 

CVSTODI . ET . VINDICI . CATHOLICI . NOMINIS 

84GRVM 

IN . HONOREM 

FRANCISCI . ASISINATIS 

PATRIS . LEGIFERI . CONFE880RI6 
COELESTIS . PATRONI. 

L' avo mio materno avvocato Lodovico Berardi- 
De Laiour, allorché nel 1829 Carlo Malmusi stampò 
un' opuscolo sul tempio di S. Francesco scrisse a quel 
letterato insigne una lettera confidenziale, molto in- 
teressante la storia di questa chiesa» specie riguardo 
r epoca dell' ultima scapezzatura dell' elegantissimo 
campanile d' essa. ( Vedi ne Documenti il N. 7 ). 

tP Francesco [Convento di S.]. {Dizion. 
p. 115 e segg.). — Assegnano le cronache al 1244 
il trasporto del monastero di San Francesco entro 
città, il quale era fuori , presso la porta Bazohara, 
nel prato di Lentesone, ivi fabbricato, mentre il fon- 
datore dell'ordine era ancor vivo, nel 1221. 

Questo nuovo convento de' Frati Minori fu co- 
struito suir area d' un antichissimo palazzo della 
famiglia Rangoni. — Il JUoreri nel suo Dizionario 



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78 
storico, T. VII, riporta la seguente epìgrafe, che ri- 
corda« il beneficio de* Rangoni e la data della nedi- 
f ficazione del detto convento, ossia Y anno 1699. 



CLAVSTRVM . ANTIQVVM . 

PBNB . VBTVSTATB . COLLAPSVM 

NOBILISSIMAB . PAMILIAE . RANOONAE • PIETAS . EREXIT 

CVJVS . PERBNNANDA . MEMORIA 

NE. OBLITERETVR . VNQVAM 

HOC . IN . NOVO , HVJVS . COBNOBII . RBDDITIBVS . ABDIPICATO 

GVARDIANVS . ET . PP. . ORATI . ANIMI . ERGO 

LAPIDBM . HVNC . POSVERE , A . MDCXCIX 

Questa lapide cosi inscritta non si trova più nel 
cortile del Seminario Arcivescovile, allogato nel- 
l'antico convento de' Francescani, e non si sa se in 
altro luogo sia conservata. Ìl detto Seminario vi fu 
ripristinato al principio di questo secolo, dopo la sop- 
pressione del 1798, non ammettendovisi se non che- 
rici che abbiano fatto studi di grammatica, umane 
lettere e rettorica, essendo chiamati da vocazione a 
farsi sacerdoti. Il primitivo Seminario, presso il Duomo, 
fu fondato dal cardinale Giovanni Morene vescovo di 
Modena, con alcuni benefizi ecclesiastici, per bolla 
del 1571. Di faccia, in un'antica casa Capponi v'ha 
una succursale all' odierno Seminario. 

Sotto il portico del claustro dello stesso, e nel 
lato di ponente fu nel 1834, ai 16 novembre, col- 
locato un busto in marmo, opera del fu prof. Pisani, 
rappresentante il duca Francesco IV, sotto al quale 
era scolpita la seguente iscrizione; 



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74 

HONORI 

D . N . FRANCISCI . IIII . ATEST . ARCHfD . AVSTE. 

PRINCIPIS . OPTIMI . PROVVIDBNTISSIMI 

QVOD 

LIBBR ALITATE . BT . MVNIPICBNTU . BIVS 

ABDB8 . HABCCB . AM0BNI8SIMAB 

IN . APTIORBM . SPLBNDIDIORBMQ . FORMAM . RBSTITVTAE 

SAGRO . SEMINARIO . ECGLESIAE . N. 

YICBM . VBTBRVM . ANGV8TI0RVM . ADTRIB\TAB 

OBVBNBRVNT 111 . KAL . NOVBMBB . AN . MDCCCXXVI 

PRAEPOSITI SEMINARIO . IPSI . RBGVNDO 

PROTOMBN . PI8ANIANAM . FACIVNDAM . CVR. 

IDBMQ . DEDIG . IDIB . NOVEMBR . AN . MDCCGXXXIIII 

L' iscrizione é del Ch. Don Celestino Cavedoni. 



a 



/^ (Gabello (Diz. p. i, 1. 18). — V* è 
un' epoca nelle istorie, nella quale del tutto non si 
dà cenno di Modena. Fra i documenti che comprovano 
quest' asserto spicca la donazione di Pipino e Carlo- 
magno, che, fra le città a noi contermini, ommette 
Modena e Reggio, nominando Gabelltts città (?) in 
luogo di esse. Neil* Italia sacra però dell' Ughelli 
(p. 339, T. 2.) si trova che nel 595, Papa Bonifacio 
concesse a Mariniano vescovo di Ravenna molte chiese 



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75 

suffraganee, fra le quali quella di Modena; il che 
potrebbe però soltanto alluderne al vescovado, il 
quale, ad onta della città distrutta, sempre sussistette, 
benché risulti qualche lacuna nella serie de' capi 
della diocesi nostra. (Cfr. il Diz. a p. v, 1. 11 
e segg.). 

/, OAlliani-OocoApcmi* iDiz. p. 39, 
1. 4). — il segretario Galliani» di cui esiste nella 
Estense una autobiografia manoscritta, titolato dal 
Duca pe' suoi servizi e fatto anche feudetario , redo 
il cognome Coccapani da suo zio materno Ippolito, 
ultimo della linea d' Ercole. Il palazzo con giardino 
annesso, qui accennato, fu acquistato dal sunnominato 
segretario da un cav. Antonio Calori, che già nel 16S6 
lo aveva comprato: aspirava il Calori, al vescovado 
di Modena, e non riuscitovi, si era risolto di alienare 
quello stabile. Egli 1' aveva di già potuto vendere a 
donna Matilde Bentivoglio, che voleva fondarvi un 
monastero di Teresiane scalze, esibendo al Calori dei 
possessi in Campogalliano, per 15 mila scudi. Invece 
la Bentivoglio comprò il sito ov' era il monte anno- 
nario, fabbrica stimata per una delle più belle d'Italia 
nel suo genere. L'acquisto della Bentivoglio e suc- 
cessiva demolizione di queir edificio segui ad istiga- 
zione di Gasparo Vigarani da Reggio, ingegnere ducale. 
A costui i Modenesi attribuirono la demolizione di 
superbi edifizi in Modena, accagionandone le antipatie 
tradizionali di vicinato. Nello stesso anno difatti della 
demolizione del Monte, che stava dove ora sono le 
case Formigini e il chiostro del Carmine, fu per di 
lui consiglio distrutta la gran sala della Ragione 
(innalzata nel 1100) per formarvi un teatro, mentre, 



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76 

senza perdere un locale cosi cospicuo e menomare 
gli ambienti comunali, e con minore spesa del Duca, 
potevasi fabbricarne un altro anche più capace e 
più comodo alle esigenze della Corte. Modena non ha 
mai però brillato in codeste scelte , anche senza le 
pretese animosità di non conterranei e sembra che 
un mal genio abbia sempre presieduto in simili bi- 
sogni e tenda a presiedervi pur sempre. Per consiglio 
pure del Vigarani dovendosi per feste pubbliche il- 
luminare la Ghirlandina, furono i fuochi disposti cosi 
improvvidamente da liquefare i piombi che legavano 
i marmi della cuspide, il qual piombo si dovette rin- 
novare con dispendio di molte centinaia di zecchini. 
Allo stesso architetto si attribuisce il consiglio (come 
avvenne dopo la sua morte) di demolire la torre 
detta mozza^ la più antica della città dopo la mag- 
giore, annessa ad uno de' palazzi del Comune che i 
buoni Geminiani asseveravano sussistere sui fonda- 
menti d' una antichissima dei tempi romani e dalla 
quale persino credevano avesse arringato Cicerone: 
supposizione strana quanto quella immaginaria del 
pulpito dello stesso Marco Tullio in contrada dei 
Tre Re il quale altro poi non era che un antico 
sarcofago applicato levandone il lato interno, come 
ringhiera, alla finestra di mezzo d* una casa antichis- 
sima. Comperò i di lei rottami un dott. Filippo Caula, 
allora uno dei satrapi della città, e ne fabbricò dalle 
fondamenta un casino per sé, ne' borghi di San Ca- 
taldo, sulla cui porta fece incidere questa ipocrita 
iscrizione: 

« Olim turris eram tangens sine cuspide coelum; 
Nune humilis domino, sed domus apta, meo. 



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77 
Sorte mea laetor (propriU edocta periclis) 

Sutnma pati casus, infima stare diull (1) » 



Ad un marchese GriQseppe Galliani-Coccapani 
devesi l' introduzione in Modena della brouette o chaise 
a deux roues de* francesi , copia della lettiga o por- 
tantina a due ruote, in sostituzione a quella da braccio 
nel 1 791 . Il conte abb. Gio. Bellincini eternò questa 
costruzione cosi comoda e pratica e a buon mercato, 
della quale V uso è sparito soltanto da circa il 1859, 
con terzine che fece scrivere da un Accademico Intre- 
pido e stampare nello stesso anno dalla società tipo- 
grafica locale. 



Ga.ribaldi [Nuova barriera]. — Dopo 
r atterramento della porta Bologna (antica Saliceto) 
qui s' apre dinanzi agii occhi de' riguardanti la nuova 
addizione alla città con viali, cancellate ecc., a sosti- 
tuzione dei vecchi ripari. Ora che scrivo v' è di nuovo 
e notevole il Teatro Storchi, a destra, opera dell' irig. 
Vincenzo Maestri, e nel mezzo il monumento a Y. E. II. 
colla di lui statua in marmo, lavoro dello scultore 
Giuseppe Gibellini nostro concittadino come 1' ante- 
detto, e vi si leggono le seguenti epigrafi che dettò 
il comm. Luigi Zini. 



(1) È la torre ohe parla — « Quantunque^ un di, foui mossa, giun- 
gevo al cielo: ora sono umile casetta, ma addattata a chi mi possiede: 
ammaestrata da' miei casi, m* allieto della mia sorte; alta, potevo preci" 
piUvre, piccina, lungamente starò • >- 



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is 



(Sulla fronte) 



A VITTORIO EMANUELE II 



RE ELETTO 



(A tergo) 



AD OPERA E SPESA PUBBLICA 

E DI GENEROSI CITTADINI 

AUSPICI 

IL COMUNE E LA PROVINCIA 

MDCCCLXXXX 



(Lato di destra) 




MDCCCXLVIII — MDCCCLIX 

scosso DUE VOLTE IL PRINCIPATO STRANIERO 

DUE VOLTE MODENA SI RACCOLSE 

SOTTO IL GLORIOSO SCUDO DI SAVOIA 

ACCLAMANDO IL PRINCIPATO ITALIANO 



Lato di sinistra) 



ONORATE IL GRAN RE 

CON LUI PRIMO AI CIMENTI 

LA PATRIA RISURSE LIBERA ED UNA 

LA GLORIA DELLA CONQUISTA CIVILE 

DURERÀ NEL SUO NOME IMPERITURA 



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79 
# Grcinaceto [Ck)ntrada]. (Diz. p. 125). 

— Avrei qualche ragione di credere che un giorno 
la casa ora de' Luigini appartenesse ai Macchettù Le 
sorelle JMacchelli, ultime della famiglia, erano mari- 
tate, una con un Bèrgomi di Castelnovo - Rangone, 
an' altra con un Loremani, \* ultima con un Roncaglia. 
La tomba de' Macchelli dovrebb' essere nella chiesina 

I delle Grazie. Avevano i Macchelli molte possidenze 
in Gastelnovo-Rangone, ed una casa entro il Castello 
stesso ora di proprietà Zanasi, dall'esterno della quale 
lo stemma loro fu tolto circa nel 1852, a quanto mi 
venne accertato. 

/, Oa.iia.ceto [Porta]. {Diz. p. 124, 1. 32). 

— Fuori di questa porta, secondo ogni probabilità 
collocata dove circa ora il Corso Cavour interseca la 
contrada omonima, era il monastero detto un di della 
Misericordia, poi di S. Paolo, della regola Agostiniana. 
La cronaca di Piacenza (secolo XIV, pubbl. dal Mu- 
ratori) lo designa qui ìxhic^to, versus valles. "^ Prope 
foveas civilatis MuHnae, dicono altre carte del 1251 e 

\ al 1269. Unitamente ad altri due monasteri dell'or- 

\ dme Cisterciense, jS. Maria in Porto e S. Maria Nova 
pure nei sobborghi , questo di S. Maria della Miseri- 
cordia, era soggetto ai Colombani, monaci presso 
Firenzuola. Queste MM . della Misericordia sono note 
nelle cronache nostre per vicissitudini d' ogni guisa 
e controversie infinite. Non molto dopo il 1524 fu 

I distrutto, passando a goderne i beni il monastero di 

'S. Paolo. 



/^ Greminìano [Romitaggio di S.]. {Diz. 
p. 128, 1. 7). — Nel sobborgo di Bazohara fu, non 



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80 

molto lungi dal monastero di S. Chiara, fuori dal 
recinto di Modena, presso il ponte della Rosta, nel 
secolo XiV, un romitaggio detto di S. GeminiaFio, poi 
monastero con religiose senza voti (1317-22) colla 
regola di S. Agostino, sciolto poi nel 1356. 

tP Griaoomo [ Vàcuo, Largo': ^ o Piazzetta 
di &]. {Diz. p. 134). — Prima del secolo XVI la 
chiesa di San Giacomo aveva rivolta la fronte alla 
piazzetta omonima che in parte servi ancora ad uso 
dell' orticello del parroco. Rifabbricata e rivòltane la 
facciata verso il Canalchiaro, V area retrostante al 
coro fu continuata da quel parroco ad usarsi per 
orto, permettendo poi più tardi che i poveri carne- 
ranti del vicinato se ne valessero per conservarvi le 
immondezze e i concimi che andavano raccogliendo. 
In quel tempo vi fu questione se il detto vàcuo spet- 
tasse alla Chiesa di San Giacomo (e per essa alla 
JUensa comune che n'avea il patronato) ovvero ai 
proprietari delle case adiacenti. Ma con sentenza data 
il 10 settembre 1565 venne riconosciuto che il ri- 
detto vàcuo era di piena ragione della Chiesa . Devo 
questa notizia alla cortesia del Can. A . Dondi , che 
altre me n' ha procurate concernenti la città. 

9 01iirla.ndina. [nomenclatura]. {Diz. 
p. 245 ). — Il supposto che cosi sia nominata la nostra 
torre Maggiore dalla somiglianza alla Giratela di Si- 
viglia, specioso alquanto, ed appoggiato a tradizione 
contestabile (ì), sarebbe completamente distrutto dal 



(1) Cfr sa qaesta tra^isione il mio periodico intermUtento OmASUL- 
PWé 1>R OE48ULPBI8 < La torre maggiore di Modena » N. I. — Lettere 
due — Modena, Tip. Sociale, 1876 {Ut prima) — Cflr. pure in calco di 
questa Aggiunta il Documento N. 8. 



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81 
verso d' un sonetto vernacolo del Pincetta, poeta nostro 
scrivente nel 1570 circa, ove parlando d'un prato 
pieno d'alberelli che, nel mezzo, avevano per regina 
un' altissima pioppa dice « una pioppa alta ehm é 

la ghrlandina dlla Torr di Duom » Cfr. PuUè 

> Letteratura del dialetto di Modena ^ Tom. I. so- 
netto 54, p. 174. » Qui chiaramente si allude alle 
ringhiere che ne adornano le campate superiori e 
per tal guisa viene spiegato cosi da più di 300 
anni dall' epoca presente assodarsi la*derivazione dei 
nomignolo Ghirlandina. 

Tommaso Sandonnini, che lesse, sul Duomo e la 
torre dì esso, interessantissime comunicazioni alla 
nostra Deputazione di st. patria, mi gratificò inoltre 
del seguente documento, tolto dai libri dell'entrate 
e spese della Fabbrica di S. Geminiano. 

• A Giacomo Varagnana nei 1501 • (anno del 
disastroso terremoto che afflisse Modena) « per auer 
conzato più torexini de la girlanda gronda^ che ueniua 
soxo, inpiombandone le colonnelle. — Le colonnelle 
erano alte braccia due e mezzo. » 

« Al Varagnana^ per aver conzato la grilanda di 
mezzo » 



/» Grhirlandina. [ Piazzetta or* detta del 
Tassoni]. {Diz. p. 247, 1. 19, e segg.). — Nel 1638, data 
del collocamento del campanone e di S. Omobono nel 
castello delle campane della Ghirlandina, il pomo e 
la croce ne furono levati e portati nel palazzo del 
Comune, per rinnovarne la doratura. 

Entro il pomo trovaronsi scritti i nomi di per- 
sonaggi ch'erano rappresentanti la città nel 1587 

L. V. T4LDBI0HI, AffQ. alle App. del DiMé delle cùntr di Modena 9 



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allorché opraronsi ristauri all' insigne tnoouttieti* 
to (1). 

L' iscrizione posta nel Iato della torre maggiore 
prospettante la piazzetta Tassoni che ricorda — - la 
decadenza degli Austro-Estensi, la dedizione alla casa 
di Savoja di queste provincie e T arrivo in Modena di 
S. M. Vittorio Emanuele II. Re d' Italia — è la se- 
guente : 

PER DBCRBTO DE XXV. GIUGNO MDCCCLX. I QUi^RANTUMVIRI 
DEL CONSIGLIO PROVINCIALE VOLLERO QUI 
MONUMENTATI I SEGUENTI GIORNI FAUSTI PELICI 
ALLE MODENESI CONTRADE 

NBL XX AGOSTO MDCCCLIX. L'ASSEMBLEA COSTITUENTE 
PROCLAMÒ NOI FRANCHI IN PERPETUO DALL'AUSTRO 
ESTENSE DOMINAZIONE E DA QUELLA DI CASA ABSBUROO 
LORENA 

NEL POSTERO DÌ CONFERMÒ LA DEDIZIONE DELLE 
ANTICHE PROVINCIE NOSTRE AGLI AUGUSTI SABAUDI 
STATUITA NEL MDCCCXLVIII. 

ELEVATA NELL'V'II DICEMBRE MDCCCUX. QUESTA CITTÀ A 
METROPOLI DELL'EMILIA NEGLI XI. E XII. MARZO MDCCCLX- 
LA SPONTANEA CESSIONE FU DAI COMIZI AMPLIORMBNTB 
SANCITA- 
NBL IV. SEGUENTE MAGGIO FU PIENO TRIPUDIO PER LO 
PRIMO INGRESSO FRA NOI DEL MAGNANIMO RE 
VITTORIO EMANUELE II. ACCOGLITORE DELL' OFFERITA 
ANNESSIONE IN PRO DELLA NAZIONALE UNITÀ. 

Questa epigrafe non è di Salvatore, ma di Luigi 
Muzzi come erroneamente fu stampato nel Dizionario} 



(1) Par gli altri rittaari, prima • dopo, cfr. GBàtuLPBUS dr Osà- 
•OLPBis N. 1. < La torre maggiore di Modena { Lettere 2 ) » ìtì — Tip. 
•ooiale — 1876 — {la feconda). Un ultimo se ne intraprese ai 83 
luglio 1890, reggendo il Comune il march. Paoh Menafoglio, soUa la 



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8S 
# Ohirlandlna. l Torre del Duomo}. 
(Diz. p. 244 e segg.). — Come già scrissi V ottagono 
e cuspide si cominciarono nel 1261 a sovrapporre 
al quadrato (detto curiosamente nel secolo XY qua- 
drezante) (1)» e nel 1319 il pomo colla croce, a lavoro 
finito: nel 1338 poi fu congiunta al Duomo. Si ac- 
certa, ed è ben naturale, che siano enormi le fonda- 
zioni di questo colosso, ma da alcuni versi del paisan 
da Modna (secolo XVI) potrebbe argomentarsi che 
la sovrapposizione alla gran torre quadrata di un 
vero nuovo edifizio, nel 1261, abbia provocato un rin- 
forzo alle fondamenta. Ma in quali proporzioni e sin 
dove sarà stato esteso codesto? chi degli odierni 
conosce esattamente la planimetria delle strade e 
fabbriche vicine alla torre nel secolo XIII e XIV, 



dir«tione dell'ing. F. Maeètri di Moduia, a ciò delegato dal Comune 
•testo • deve compiersi a apesa del Municipio e dello Stato. Rappresen- 
taya la Commissione cooservatrice de* monumenti Ce»ar€ RasMàboni di 
8. Felice, e pel Ministero della P. I. fu depuuto Raffcuie JPaeeióH di Bo- 
logna. A questo lavoro è da attribuirsi il non piA dinAan/or^ della mag- 
giore campana nelle grandi circostanse religiose e cittadine» do¥endovÌsl 
operare restauri pure nel castello che la sostiene. Nello stesso N. 1 del 
GmàSULPBOs citato nel principio di questa annotaxione è notoTole il pnh 
memoria deirA.vv. L. Btrardi de Latour, dopo il quale il Ministero 
delle finanze del Regno Italico determinossi a regalare la QhirlandUM 
alla Municipalità di Modena, pe/ cA4 que9ta non potè, d'allora in onanH, 
esimersi dal restaurarla, occorrendo, colle sue entrate. ( V. Documento 
Nnm. 9. 

(1) In un ms. esistente nell* archivio del Collegio di 8. Carlo si 
leggo che sotto il regime d' Alberto de* Caccianemioi podestà di Modena 
correndo 1* anno lìGÌ » si alsarono — la Torre dal quadro in su, il palasse 
Comunale che la prospettava^ la ringhiera per le gride — e si abbas- 
larono tutti i molini — e si misurò il territorio del Vescovado di Modena, 



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84 

specie dopo gì' incendi dell' archivio del Comune ? In 
ogni modo è osservabilissimo il passo del Pincetta, 
{al paisan da Modna)^ sinora da niuno osservato, il 
quale può essere interpretato alludere ad un nuovo 
assodamento ed estensione delle fondazioni, quando 
sarebbe stato dal Comune operato quel grande ardi- 
mento di far crescere la torre quadrata di San Ge- 
miniano. 

Il nostro paisan con quel suo fare tutto Mode- 
nese (son. 8, p. 89) discorrendo di Madonna Claudia 
Rangona, della quale (stata in limine mortis) era da 
tutta la città compianta la pericolosa malattia, quasi 
fosse pubblico disastro, esclama 

« Al ire tu mei eh' al fùn mini 

la. tor dal Duom' c§n iutf eh' gh' futt fatta 
PB VàBLà 0BB8SBB tanta tpeta a i pfi. ^ 

Cfr. PuUè — La letteratura del dialetto di Modena 
— T. I. 

Al collega T. Sandonnini, poiché si è nell'argo* 
gemente della torre nostra massima, devo i seguenti 
documenti tratti da' libri della fabbrica di S . Gemi- 
niano, che ne dicono qualche vicenda e meritano 
osservazione. 

1481. — Colpita da un fulmine caddero alcuni 
marmi che recarono gravi danni alle torricelk sot- 
tostanti. 

1490, 14 agosto. — Fu portato giù da la torre 
parte del pozo {pogginolo) overo mantegno (?) suxo 
la torre a tomo, al quadrezanie. 

1492, 22 decembre. — Per opere doe a mastro 
Jacomo per tore soxo parte del mantegno (?) che è, 
intorno alla torre , da lo di fora, che va in torno a 



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dieta torre, appresso li iorreselli grandi, eh' era rotto, 
et riiuetterlo. » 

Un disegno antichissimo della torre era nell' Ar- 
chivio Capitolare: in esso è citato, ma non più vi si 
rinviene. Il barocchismo, col quale si fecero più tardi 
certi ristauri, offende e buon gusto e monumento, 
perchè è impossibile che nel trecento si applicassero 
alle ghirlande ornamenti, possibili solo un 200 anni 
dopo. Occorrerebbe pertanto una diligente ispezione 
di quadri antichi, che più o meno bene ne riprodus- 
sero la forma; e non ne mancano, poiché ricordo un 
quadro di buon' pittore Modenese un tal Cappelli che 
mi sì assicura vivesse verso la fine del 400 il quale 
rappresenta la Ghirlandina, con ornati che certamente 
non sono i presenti. 

Ai 17 agosto del 1885 facendosi dal Genio mili- 
tare certi studi di triangolazione fu visto salire sul 
pomo un tal Giuseppe Farenato di Campobasso (Ab- 
bruzzo Citeriore ) attendente d' un ufficiale del Genio, 
e abbracciato alla croce starvi gesticolando e gam- 
bettando per qualche minuto. Altri ne fecero in questi 
ultimi tempi T ascensione e la discesa pel filo del 
parafulmine, come in Bologna nell' Asinelli altri spen- 
sierati coraggiosi (1). 



(1) Di coUli ardimenti • pericolose ginnastiche si hanno esempi 
in Oermania, specie a Mùnster, sino da tempo remoto; e qnesta costa- 
mansa ha luogo anche al presente per 1* anniversario della nascita del 
duca regnante di Baden - La torre di Mùnster è alu 400 piedi e la scalata 
si fk coir arrampicarsi all' esterno a certe pietre sporgenti. Un colpo di 
pistola annunzia il successo dell' impresa Ogni vincitore riceve cinque 
marchi, e un booo per assistere a un pranzo snntuoso. L'ultima volta in 
occasione del sessantesimosesto anniversario del gran duca di Baden, 
fra i tre che non si peritarono di ascendere, uno, d'essi, come il nostro 
Farenato, giunto a metà della torre fece eserciiii acrobatici. 



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80 

^\ GMàirlandina [Torre di S. Geminiano]. 
(Diz. p. 246, e segg.). — Mess. Gio. Francesco Ferrari 
nelle sue Rime burlesche, C. IX, p. 23 — Veneti a, per 
Marchiò Sessa — 1570 dice a un Modenese (mess. 
Pipino Paganello). 

€ Voi seta sotto l'ombra nato 

De la gran 'torre di San Gemignano. » 

Giardino [Ducale poscia puòò/tco]. {Diz. 
p. 135 e segg, 137, 1. 11). — Quando, nel 1632, si 
attendeva ad organizzare la distribuzione definitiva 
del terreno pel nuovo giardino, sovrastava alla fab- 
brica della palazzina l'architetto Vigarani. Ora è di 
proprietà del Comune della città nostra, « et sunt (per 
tal' guisa) — Deliciae populi, quae fuerant Domini» (1). 

^\ Oiardioo DucAle privato (Diz. 
p. 137, 1. 28). — In questo giardino deve esistere 
un pozzo profondo settanta piedi, diametro 2 con 60 
piedi d* acqua perenne. Da questo pozzo, in fondo al 
quale era stato gettato, dagli scolari del Genio un 
cannone d' assedio, perchè non venisse in mano degli 
Alleati, prima del 1815, Giuseppe Ladorini di Modena, 
con una tanaglia di sua invenzione, estrasse quel 
peso enorme, operazione invano tentata dal Genio 
Napoletano ed abbandonata come impossibile. Questo 
Ladorini, era stato adoperato a Livorno Toscano onde 
estrarre gli avanzi del Scipione» vascello da 74, affon- 
dato in quelle acque. La poetessa Bandettini, {AmariUi 



(l) MàUTULis, Bptgr. Libellut — t . 



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87 
Etnisca) cantò le lodi di costui, in un'ode safSca, 
tradotta poi in latino dall' abb. Bonìcellì, e stampata 
in Modena dal Vincenxi, nel 1815. In essa VAmarilli 
canta di lui 

< In barca angusta e frmgila, i Airori 
ta gii intaltatti, con felici eventi, 
di quanti ha 1' Adria e la tirrena Dori 
flami e torrenti » 

cod alludendo alla barchetta di seta, tascabile, di 
cui fu inventore il nostro Ladorini, il quale anti- 
veniva per tal modo, di quasi un cinquantennio, i 
portenti dell'inglese Boyton, ammirati odiernamente. 

^\ Giorgio IChiesa di S.], (Diz. p, 140). 
— Il Raselli move dubbi che la facciata di S. Giorgio 
sia opera del Vigarani. 



/^ Giorgio [Fitooib da S.]. {Diz. p. 139, 
1. 1). — Qui era un mulino detto di San Giorgio, 
demolito nel 1498 (1). 

# Giorgio [Chiesa di S.]. — (App. p. U). 
— I dubbi esternatimi dal Raselli che la facciata 



(1) Di noioso e grave impegno erano a condursi i /flaloC. o AUinde, 
tilchè, nel vernacolo nostro cittadino, filatoi, s* applica ancora a cosa 
difficile e anche a persona sconclusionata e seccante. - (1 Folengo nella 
Msearonèa XII, allude %^ filatoi nostri, così scrivendo: 

« V«l iicut Módene fllatoium tioé Bologne 

Vidimut intornum iétam vdvendo rotare, * 



U 



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88 

di questa chiesa fosse opera del Yigarani sono fon- 
dati. Diffatti da ulteriori ricerca da me fatte, e dalla 
visione d' un rogito del notaio Modenese Bianchi Giu- 
seppe (23 luglio 1685) s' impara che la facciata 
della chiesa di San Giorgio fu eseguita con disegno 
d'Antonio Loraghi da Como, perito ed architetto di 
S. A. S. — Il Vigarani mori il 9 settembre 1663, cioè 
22 anni prima che il Loraghi disegnasse la presente 
facciata. Il rogito Bianchi, a chiare note, dice che il 
Loraghi ne fece il disegno, e non già che lo facesse 
eseguire su quello dato, tant' anni prima, dal conte 
Vigarani. 

Nella facciata v'ha questa iscrizione : 



DBDIT . MB . D0MINV8 

POPVLO . HVIC 

IN . MVRVM 



^\ Oiova.nni Battista. [Chiesa di S.). 
{Diz. p. 168). 



FBANCISCVS . Ili . ATESTIVS 

PVNERARIAM . S. . lOHANNIS SODALITATBM 

' EX . AVITA . SEDE 

IN . AMPLIOREM . HANC . TRANSFEREBAT 

KAL . SEXTIL . MDCCXXIV . 

80DALE8 . BBNEFICU . MEMORES 

PATRONO . OPTIMO . AC . MVNIFICENTIS8IMO 

PP. 



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89 
% Oio^anni del Ocintone [&Wàa 
di S.]. (Diz. p. 141 e 142). — Riguardo alle fila- 
telie o firatelle da uva che vendevansi nei giorni di 
lìera. presso Nostra Donna della Fossa, ubicata fuori 
delle mura, quasi a rincontro della chiesa e porta 
di S. Giovanni del Cantone, si può osservare — che 
nel secolo XVI i proprietari usavano queir arnese, 
fatto a modo di lunga asta, con ferro a susta nel- 
r opposta parte dello scalzone, per agganciare e 
strappare i grappoli d' uva dalle viti addossate agli 
alberi. Ora è, di spesso, arnese dei ladroncelli. — 
Cfr. i Sonetti del Pincetta (il paesano da Modena) 
1570 pubblicati nel Tomo I. della LeUeralura del dia- 
lelto di Modena da Francesco PuUè — (Bologna — 
Dall'Acqua — 1891 — son. 61, pag. 184) dove il poeta 
descrive se stesso che va in campagna in calza-brache, 
e zippone^ e armato soltanto d'una piccola daga, e 
d' una (scriv' esso) firalella. » 

« Am n'andava a la me pnuion, 
con una /IratéUa glament, 
e una daghetta; «n pintava à nlent 
qgi in oalsa-brag e in lippon. » 

# Oiovecea. [Contrada]. (Dtzion. Vedi 
OanAl-grande (Diz. p. 51 e 52). — Da una 
pianta topografica - planimetrica dei siti del 
S. Vincenzo (1610, 12 e 17); che vedesi nell 
dell'Opera Pia, risulta che questa nomencl 
Giovecca, o Giudecca, o Zucca, fosse ne' pri 
della venuta dei Duchi di Ferrara in Mod 
al vecchio corso di Canal-grande, luogo atto, 
altri della città, a passeggiate ufficiali e 
lasche. Con tutta probabilità vi avrà avi 



L 



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90 

r influenza di Venezia e Ferrara, ove sono ancora con- 
trade e località da epoche remotissime cosi chiamate, 
e, per l'insediamento della casa d'Este nella sua 
novella capitale, V ospitalità Modenese forse sarà stata 
applicatrice cortigiana di quel ricordo Ferrarese, sep- 
pure non fu imposta dal buzzurrismo de' nuovi venuti. 
Ciò è pure dallo Spaccini confermato: il quale par- 
lando di passeggiate, mascherate, o feste popolari va 
dicendo talvolta «/u oggi bellissima zuéca » come nelle 
cronache dello scorso XVIII secolo spesso si legge 
« vi fu bel listone. » 

Intanto ecco i passi della cronaca di Modena 
dello Spaccini. 

« 1598. decembre, adi 26. S'è fatto zuécha, questa 
sira, benché le carezze siano state quasi tutti fora- 
siieri (sic). Il Sig. Duca et Duchessa et Principini vi 
sono stati. 

Adi 27 — Si è fatta zuécha con molto più gente 
d' ogni qualità. 

1599, gennaro 14 — Si fece poca zuécha per 
essere ogni giorno Modenesi pia disgustali de* Feraresi, 
et anco per essere cattivo tempo. 

2, domenica — Bellissima zuécha: la Signora 
Duchessa era vestita in maschera alla foggia di 
Ferrara. » 

Oiustizia. [Palazzo di'\. Vedi avanti 
Pia^zza. grande o centrale. 



*^ Orasolfl [Contrada']. (Diz. p. 144). — 
Nella casa, all'antico numero 1493 lettera Q, hanno 
abitato delle monache Orsoline. 



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91 
/^ Ora zie [Chiesa delle]. (Diz. p. 145). — 
Questa chiesa, passata poscia in possesso della Am- 
ministrazione deli' Albergo Arti, fu di poi ceduta a 
titolo di perpetuo uso e godimento, sotto diversi patti 
e capitoli, alla confraternita di San Geminiano, con 
rogito 10 ottobre 1795 dei cancelliere dell' ammi- 
nistrazione Giuseppe-Gaetano Giannozzi. 

L' anno 1492 a' 16 gennaio, sotto gli auspici del 
Duca Ercole I, la confraternità di S. Geminiano passò, 
dall' ospedale, eretto fin dal 1 350, (an»o di pestilenza), 
nello case Forni, di contro a S. Bartolomeo, ad officiare 
la chiesa delle Grazie presso quella di S. Erasmo. 
Ciò si ha una pergamena portante gli statuti della 
confraternita, da questa anche al presente conservata 
in buonissimo stato. 

# Orazie [Chiesa delle]. (Diz. p. 145). — 
La chiesa delle Grazie in contrada . S. Agostino fu 
fondata presso S. Erasmo, nel 1538, dai frati di 
S. Maria, Le Grazie e S. Erasmo vi sono contempo- 
raneamente esistite. S. Erasmo credesi essere stato 
dov' ora é il fabbricato de' Sordomuti , che sbarra , 
verso le mura, la contrada S. Agostino, cosi renden- 
dola un angiporto. 

/^ Orazie [Convento delle]. (Diz. p. 145, 
1. 16). — Prima che il Collegio delle fancivile orfane, 
volgarmente nomate di S, Caterina, o putte del Vescovo, 
fosse allogato nel 1790 nel Ritiro cosi detto della 
Madonna, era stato posto nel 1787 nel convento delle 
Grazie, provenendo dal grande Albergo de' poveri, che 
era, dalla prima sua sede, venuto ad abitare nel 1770. 
Il Collegio delle orfane di S. Caterina era stato fondato 



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92 

prima del 1S64 dal vescovo Foscherari, per ragazze | 
Date da buoni cittadini, da istruirsi nei lavori donneschi, i 
sino all' età nubile. Il Foscherari mori ai 22 dicembre 
dell' anno citato. 

^\ Ouardaporci {^Contrada de*]. (Diz. 
p. 146). — Questo titolo è accusatore d' una abitu- 
dine molto volgare della Modena medioevale, quella 
cioè di lasciarsi in essa vagare i porci, come tuttora 
si vede nelle borfi'ate rurali, e in certe città del mez- 
zogiorno. Una deliberazione difatti, del 15 giugno 1 598, 
ordinava ai messi della piazza cb' avessero a pigliare, 
e far pigliare tutti i porci che vagavano per la città. 
(P. I. p. 88). Questa contrada che carte comunali 
segnano in ripa Magni Canalis, pare che invece fosse 
nella cinquantina di San Michele: poiché gli statuti 
dicono « et aliu$ fons in eadem cinquantina ( S • Mi- 
cbaelis) in centrata appellata la contrada Guardaporci, 
jtuBta viam, stratam contratae, et canalectam » (CXXXIII). 



* 



rngannati [La commedia degli], (Diz. 
p. 117, nella nota, e nella nota pure p. 251). — 
Taluno la suppone del nostro Lwtovico Casielvetro (1). 



(l) In una cronaca di Napoli della prima metà del secolo XVI, 
anonima, e che, secondo me, dovrebbe trovarsi ne'mss: Cimpori, ch'ora 
stanno neir Estense, v'ha un passo che allude a qoesU Commedia, nel 
quale si lefrge: — « NeU* anno 1545 molti gentiluomini Napolitani con- 



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d3 



9 ILiiutari di Brescia e Ore- 
mona, l Intorno at]. (Diz. p. 81 — nota, errata 

in /ine, eorreggasi come segue) « dalle quali 

« città non più tra noi fece ritorno, per ora, e pur- 
« troppo forse irremeabilmente il soffio divino che 
« inspirava queir arte, non più iavendosene qui vera- 
« mente classici continuatori nel tempo attuale, come 
« in nessun luogo d* Eui'opa. » 



* 



\ Liorenzo IConvento di S.]. (Diz. p. 153, 
1. 7). — Il convento di MM. Agostiniane, detto di 
S. Lorenzo, fu fondato nel 1534 da una sciamatura 
di quello di San Geminiano. Fieramente discordi tra 
loro le famiglie Fontana e Bellincini, il disordine era 
prestamente penetrato dalla piazza nel monastero, 
parteggiando le suore pe' loro congiunti. Di qui inar- 



< chiusero di recitare una commedia per loro esercitio, e per passatempo 

< della Ditti ..., e, scelta la commedia degl* Inganati, opra degl* Intronati^ 

< accademici Senesii li rappresentorno nel palasse del Principe di Sa- 
« lerno. I recitanti farne il Signor Oiulio-Cetare BraneaeeU>, il Signor 

< Ltiigi Dèntice, il Signor Franeeaeo Muscitola, et altri genti Ihnomi ni: il 
« minor di tatti fai io {V autore della cronaca) .... ii ben quei Signori, 
« per la loro cortetia, m' honororno eoi carico del Prologo, » 

In altro luogo Tanonlmo parlando della commedia recitata nel 1549 
dice che « Zuppino (?) celebre musico e giudicioso, di quel tempo, hebbtf 
cara della scelta e dell* accordo degl' istrumenti » Potrebbe darsi ohe 
costui fosse il Zoppino Milanese (?) « che col tuonar d' organi ha fatto 
nominar' Lucca (?), come, ne' Sette Libri (155t), riferisce il Landò, Cfr. \\ 
mio schedario musicale. 



m j «-' 



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94 

rivabili disordini, talché il paciere universale. Card. 
Morone, dovette venire alla decisione di estrarne le 
più insubordinate insieme collegate (tre Bellincini, 
tre Valentini, e una de' Cavalierini) confinandole per 
alcun tempo in una casa Bellincini. Dopo, cedutosi a 
costoro dalle monache di S. Geminiano un fondo di 
mille scudi d'oro, aprirono un nuovo monastero in 
S. Lorenzo, creando priora perpetua Suor' Lucia Bel- 
lincina: era allora rettore di San Lorenzo D. Giulio 
Segni. Allorché nel 1777 questo convento venne sop- 
presso, fu nuovamente riunito a quello di S. Gemi- 
niano e precisamente ai 10 settembre. 

Htiina. IConirada di (?)]. *- Denomina- 
zione scomparsa. In carte della metà del secolo XVI 
é cosi segnata una contrada posta fra la chie$a di 
S. Domenico e Via Emilia. 



M 



^\ M:acal>ra [Danza]. (Diz. p. 200). — 
Misterioso, oscuro, quasi favoloso é il vocabolo macabro 
macabrico. La danza macabra o deità morte la cui 
espressione prese corpo nella pittura di Giunta Pisano, 
dell' Orcagna , Luca Signorelli , Giotto di Bondone , 
Leonardo da Vinci, Tiziano, Holbein ed altri, nella 
divina commedia dell'Alighieri, nei trionfi del Pe- 
trarca, altro non era che il risultato artistico e let- 
terario d*una reazione plebeo -monastica contro la 
potenza illimitata, il despotismo insultante che, anche 
dopo la diffusione del cristianesimo, signoreggiava il 



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tDon(lo, dpecialmente nel medio eVo. — S. Victor dice 
— qu' est -ce que la danse macabre si non la jacquerie 
de r elerniiét — Il rappresentare la morte qual vin- 
dice sicura sui prepotenti cominciò a generalizzarsi 
in Europa, soltanto nel XIII secolo. 6. Vallardi scrive 
che quel genere di pittura voleva significare la egua- 
glianza del cimitero applicata alle ingiustizie e follie 
del mondo. « Principi e poveri perciò in que' disegni 
veggoQsi forzati loro m<'iIgrado a danzare colla morte. 
Sempre allegra costei, e buffona, pare che si atteggi 
ad ironia insultante, a disprezzo feroce, allorché cam- 
mina coi grandi, allorché loro interrompe inesorabile 
i godimenti, il potere. » Giorgio Kastner e lo stesso 
YuUardi (1) danno le variatissime etimologie del 
nome macabro, desumendole da opinioni loro proprie 
e d' altri critici valenti. Chi lo dice provenire da co- 
gnomi di poeti, tanto Francesi che Alemanni, illustra- 
tori di antichissime pitture ed incisioni di scheletri, 
il più spesso danzanti (JUacaber, Macabrei etc): chi 
da maquebar (in arabo cimitero) chi da certi Macabre 
artisti di Troj^es, che eseguirono disegni congeneri: 
chi da macabret (diavolo in dialetto bresciano): altri 
da danze dette Macabeae o Macabeorum: infine da 
S. Macario, eremita cristiano dell' Egitto, uno de' fon- 
datori della teologia ascetica, rinnovatasi nel XIII 
secolo dai discepoli di S. Francesco d' Assisi. 



/^ ]\lcilguzza.rdi o ]\la.lguiccia.i*di 

[Contrada de'^. — Scomparsa e d'ubicazione ignota. 



(1) y. Kastnse — Le9 dante» de» mart» — Paris, Braodut et Pa- 
guerre IS52 — e Giusbppb Vallasdi — Trionfo e dansa della morie — 
Milane 1869. Tip. Agnelli. 



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96 

È nominata nella rubrica 133 degli statuti delle 

acque. 

La famiglia Malguzzardi è con tutta probabilità 
una delle potenti famiglie di Vignola, che, assieme 
ai Grassoni, figura ben di spesso nelle cronache di 
quel castello. 11 cronista Galli di colà, parlando dei 
tempi in che detto castello, governato a comune, era 
soggetto alla giurisdizione del vescovo di Modena^ 
nomina un Rolando Malguzzardo che assieme a Ghe- 
rardo e Guglielmo dei Grassoni s' oppose alla elezione 
di un podestà fatta dal vescovo nella persona di 
Giordano de' Prudhoraini (30 novembre 1217), pel 
che furon dessi da lui scomunicati. 

Al pari dei Grassoni avrà certo avuta casa in 
Modena la famiglia Malguzzardi, e di qui V appellativo 
della contrada. 

# ]\falore l Contrada dell. (^'^* P- *^)* 

— Insisto neir asserire questa denominazione corrotta 
e trasformata da A.lloro (mloor dial.) ad onta 
che presso vi stesse e stia un tramite detto pure 
dell Alloro: questo è vicolo, non contrada. 

Le quistioni pertanto e le antipatie alla più o 
meno lugubre nomenclatura ebbero a cessare poiché 
da pochi di fu deciso cambiatasi in quella del nostro 
grande pittore Adeodato Malatesta defunto adi 24 Di- 
cembre 1891, la cui famiglia, ne' primi di questo secolo, 
v' ebbe abitazione. 

i,*^ Malore [Contrada del]. (Diz. p. 186. 1. 13). 

— La tradizione della chiusura con murp di questa 
contrada nel 1630-31 ha una base storica, poiché 
nell^memorÌH, sulla, Peste dell* anno 4650-54 compilata 



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t7 

4d fiaselli (Modena ViDcenzi 1881 ) si legge a p. 89 
che « nelle contrade Piangipane e FregaUtle (iassai 
prossime a quella Malore) erano tanti gf infermi eh§, 
per un momento, si stette in forse di chiuderle e sepa- 
farle dal resto della città. • 



* 



Clàngano {Contrada del]. (Diz.p. 157). 
— Questa contrada dov' ebbe abitazione, nel sec. XVIIIy 
il bargello, fu anche detta degli sbirri. — Domenico Za- 
nichelli ebbe in acquisto dalla camera Ducale nel 1857 
la detta casa. Il figlio Nicola, onore della tipografia 
Uodenese, vi collocò le sue officine, che poi trasportò 
in Bologna. Il màngano era qui da gran tempo eser- 
citato dalla famiglia Caldani. Gli ultimi di codesta 
furono il capitano Carlo, e due sue sorelle, da non 
moli* anni defunte. Fondarono esse in due loro case, 
poste in detta contrada, un benefizio ecclesiastico 
detto di S. Teresa, a favore dei cappellani della par- 
rocchia di San Biagio nel Carmine. La sostanza Cal- 
dani è passata in una famiglia Pagelli. Individui dei 
Caldani sono tumulati nella chiesina di San Carlo 
Rotondo in Contrada Gherarda. Leopoldo -Marc' Antonio 
Caldani celebre anatomista, nato in Bologna nel 1725, 
e morto nel 1813 di 88 anni, era d'antica famiglia 
originaria di Modena. 

^\ Ma.rttldo grande [Contrada]. ^^ Cosi 
è notata nella rubrica 133 degli statuti dell'acque 
una contrada posta nella cinquantina della Pomposa 
e dov' era una pubblica fontana. V. Diz. p. 226 nella 
nota « contrada Maraldi magni. » 



/^ Mcii*a.ldo piccolo [CotUrada]. — 
Scomparsa. La stessa rubrica segnando un fonte 

b. F. ▼àLDftioai, Xgg. alU App. del DU. àélU ó&nir, ài MM^na 7 



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posto nella contrada di Maraldo grande, oomìna Qoa 
siraia comraiae (?) ed un vicolo che conduce alla con- 
trada di Maraldo piccolo. Ivi. 

V ha chi mi assicura una famiglia Maraldo o 
Maralda essere esistita in Modena; ma ciò non es- 
sendo, a mia cognizione^ documentato, non guasterebbe . 
r origine del nome del castello, potendo soltanto de- ' 
dursi che quella famiglia V abbia tratto da esso. 

Le due contrade Maraldo grande e Maraldo pic- 
colo richiamano il caso di rua S. Michaelis, e rua 
curia 5. Michaelis, e quello del vicolo dell' Alloro 
presso alla contrada omonima, tramutato poi da fnlòor< 
in Malore. 

^\ Marco [&]. (Diz. p. 158, 1. :26). — li 
monastero delle monache di S. Marco, dell' ordine di 
S. Domenico, fu fondato qui dal Vescovo Visdomini, 
domenicano, nel 1587, sciamando dal monastero di 
S. Maria Maddalena un buon numero di suore, ivi 
trasportate in sette carrozze, nella nuova chiesa ed 
abitazione dalla vecchia di S. Marco, con obbligo di 
mantenerne il curato. Nel 1608, conseguita l'eredità 
Polizìana, dette moaache professarono sjlennemente. 
Soppresso questo monastero nel 1783 ne furono con- 
centrate le suore in quello di S. Maria Maddalena, 
definitivamente poi soppresso nel 1798. 

^% Afa re scotti [dalla Pomposa], (Dizion. 
p. 160). — Da un curioso processo fatto contro un 
Bellencini per percosse ed ingiurie a un Codebò che 
un giorno (sec: XVI.) mascherato, stava conver- 
sando con altri, sotto le finestre della bella Franceschina 
dei Vincenzi in Contrada S. Michele presso S. Rocco, 



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9» 

rilevasi che v* era pure una pialletta detta dei ifore- 
Kotti, perchè i litiganti quivi dagli amici furono se- 
parati. La piazzuola, a quanto rilevasi, sarebbe stata 
lungo il Taglio, andando verso S. Agata. 

^\ Alarg^beritA [Chiesa di S.]. (Dizum. 
p. 160). — Neir angolo di ponente del fabbricato di 
S. Margherita ( ove era V antica cappella dedicata a 
S. Francesco) si legge: 

PRINCIPVM . BSTBNSIVM . IITNIPICENTIA 

FVBLICA . PRIVATA . MVTINBN . LIBBRAUTATB 

PR . PLAVIVS . PASSIYS . PBRRA . OVARDUNV8 

IN . AMPLIORBII . PORMAM 

INSTAVRANDVM . CVRAVIT 

ANNO . A . VIROINIS . PARTY 

MDOXl 

^\ IM[a.tta.rello (Diz. p. 202, I. 8). — 
Nicola Mattarello insegnò il giure a Bologna, Padova 
e Pisa; scrisse molti commentari, asseriti inediti dal 
Forciroli ; a Padova, insegnava nel 1314. Gabriele 
degli Oselletti fu medico molto stimato. 

9 A4 a. tt ina. te [vulgo ]\laitlneed o 
Maitineedi]. (Diz. p. 44, 1. 5). — Questo voca- 
bolo tramutato in vernacolo modenese tanto cittadino 
che rusticano in maifineeda, ricorda una consimile 
tratnutazione del termine it. naneUo, nanino (piccolo 
nano) in naineti, nainin dialetto (pronunciato anche 
odiernamente nainen ). Difatti il PinceUa nel sec. XVI 



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4«0 

acriveMta di una certa donnetta, che» spogliata, ap- 
pariva mingherlina « d' zigoma la toma un 

nainett • (I). 

Sotto Cesare duca un' ordinansa proibiva fare e 
far fare mattinate, ancorché le persone, cui dedica- 
vansi, fossero di mal' aSare. Si trovano gride pure 
contro le serenate, indicenti pene severissime contro 
a' contravventori e mandanti, sino a multe di scudi 200 
e tre buoni tratti di corda. 

/« Matteo [Chteèa diS.]. {Dix. p. 26, 1. 10). 
— Mastro B. Bonasia intarsiò gli scanni del coro 
dei PP. Predicatori, inferiori appena a quelli fatno- 
sissimi di S. Domenico in Bologna. Il nuovo tempio 
di S. Domenico doveva spingersi, col quarto braccio 
della croce, sino verso il palazzo ora Tàcoli, cosi 
allineato alla facciata dal palazzo Ducale, col quale 
doveva essere congiunto con un cavalcavia. 



/^ MAKzoeciìi [Carurada]. (Diz. p. I65« 
1. 16 e segg.). -^ Qui, nel 1630, la pestilenza fece 
moltissima strage. 

* ]\f enotti (Ciro). (Diz. p. 70, 1. 14). — 
e alla casa Boni, già Menotti, posta in Canal- 
lu, a' 19 maggio 1861, a spese dei promotori 
arbare e G. Costagiani collocata una lapide 
lorativa cosi concepita : 



fr. Palle Letteratura del dialetto di Modena, aon. 97 d«l 
Modna 7. t4t — Bologna — Romagnoli 1801. 



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m 

QUI NELLA. NOTTE DBLLI III FEBBRAIO 

BIDCCCXXXl 

STETTE COI SUOI COMPAGNI D'EROISMO 

CIRO MENOTTI. 

Sotto essa, poi, è stata posta una corona di 
bronzo dorato^ adorna della stella d< Italia, nella 
quale è scritto: 

I VETERANI E 1 REDUCI 

DALLE PATRIE BATTAGLIE 

A CIRO MENOTTI 

VI GIUGNO MDCCCLXXX. 

Il monumento marmoreo eretto al Menotti nella 
Piazza Reale, a' 6 giugno 1880, è lavoro dello scul- 
tore Cesare Sighinolfi nostro concittadino e la spesa 
venne sostenuta da' privati, municipi, e diversi corpi 
morali. 

Il Menotti é scolpito ritto in piedi, che stringe 
colla sinistra la bandiera, mentre colla mano destra 
chiusa, col viso rivolto al palazzo, in atteggiamento 
fiero e risoluto, indica che nessuna forza saprà arre- 
starlo nelle sue determinazioni. 

Nel piedistallo ottagonale sono rappresentati in 
medaglioni, a bassorilievo, i busti di prete Giuseppe 
Andreoli decapitato a Rubiera nei 17 ottobre 18^, di 
Vincenzo Sorelli condannato alla forca il 9 maggio 1831 
insieme a Ciro Menotti, di Giuseppe Ricci fucilato il 
19 luglio 1832 e di Anacarsi Nardi esiliato modenese, 
fucilato a Cosenza da* Borbonici il 23 luglio 1844, 
per aver preso parte alla spedizione dei fratelif 
Bandiera. 



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t09 

Sotto i bassorilievi nelle quattro faccio maggiori 
del monumeoto si leggono le seguenti iscrizioni: 

A CIRO MENOTTI 

B AI PROMOTORI 

DBLLA LIBERTÀ D* ITALIA 

▼ITTIMB DEL CONCETTO MAGNANIMO 

NBOU ANNI lttl-18SI. 

SCUOLA AI NBPOTI 
LE OPERE DEGÙ ATI 

ERETTO NEL MDCOCLXXIX 

DALLE VIRTÙ DEI PIGLI 
LA UBERTÀ DELLA PATRIA. 

/^ AfensA eomune (Diz. p. 135» K 7). 
— Nella chiesa dei SS. Filippo e Giacomo officiavano 
i sacerdoti parteeiponti alla cosi detta Mensa Comune. 
Erano essi 89 nel 1592. Nel 1790 erano soltanto 47. 
Trasportati nella chiesa cattedrale furono soppressi 
nell'anno 1798. S. Giacomo e S. Paolo furono dal 
vescovo Alberto Boschetti consacrate nel 1263. 

^^ Aferoanti ILiueoliefii {Diz. p. 155, 
L 3). *- Costoro erano fuggiti dalle tirannidi par- 
tigiane di Gastruccio e Uguccione. L'archivista co- 
munale avv. Raselli mi fa però osservare che nel 
secolo XVI era in Modena una distinta famiglia 
LuoMni e che il cancelliere G. H. Barbieri accenna 
negli A . C • ad una contrada de* Lucchini. Cadrebbe 



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103 
adunque la supposizione che la scomparsa contrada 
Lucchma provenisse dall' avervi que' mercanti abitato. 

*^ IMisiericorclia [i/il/, della]. {Dizion. 
p. 189). — Leggasi nella cronaca di S. Cesario. 

« 1332. Li Modenesi uscirono fuori di Modena 
alli 9 ottobre e bruciarono il monastero delle suore 
della Misericordia il quale era sopra le fosse della 
Città e bruciarono San Tomaso, il quale era su 
quella via che è disopra alle forche che va alla For- 
migina di sopra, e questa ancor si chiama la via dì 
S. Tomaso; e a di 11 ottobre bruciarono S. Luca e 
a di 16 detto bruciarono la torre dei BergonzùU, • 



^\ IMlinistero [Palazzo detto m addietro 
del], (Diz. p. 7, 1. 13). — Il cavalcavia non fu 
costruito y e, dopo che la Provincia acquistò questo 
fabbricato, V architettura ne fu ridotta in modo da 
far sparire gì' ingranaggi e l' immorsature, lasciatevi, 
onde costruire, su colonne, il transito dal palazzo 
alle mura, secondo il disegno del Costa. Le colonne 
d'ordine Pestano, che erano a ciò destinate, veg- 
gonsi ora nel portico d' una fabbrica appartenente 
al fu marchese Gherardo Molza, uscendo da porta San 
Agostino, dove al presente è collocato un nuovo 
Istituto d' educazione per maschi, detto il Collegio 
Taverna. 

Da qualche anno in questo palazzo sono allogati 
gli ufficii della Provincia e della Prefettura. 

A destra e a sinistra di chi entra dalla Contrada 
del Terraglio sono leggibili le seguenti due iscrizioni 
dettate dal comm, L. Zini. 



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(a dMra) 



VITTORIO EMANUELE IL DI SAVOIA 

RE ACCLAMATO D* ITAUA 

NBLLA PBDB B NBLLA COSTANZA DBI POPOLI 

DIVINATA LA PORTUNA DEI TEMPI 

PER VIRTÙ DI ARMI E DI CONSIGLIO 

CONDUSSE FELICE 

LA IMPRESA SOSPIRATA DA SECOLI 

DBL RESTITUIRE L* ITALIA UNA INDIPENDENTE 

E SODATE LE CIVILI LIBERTÀ 

NE ADDITÒ ANCORA A RECUPERARE 

LA GRANDEZZA DELLO ANTICO PRIMATO 

ALLA MEMORIA GLORIOSA DEL PRINCIPE MAGNANIMO 

IL COLLEGIO DELLA PROVINCIA MODENESE 

NELXZVIII GENNAIO MDCCCLXXVIII DECRETAVA Q. M. 



(a smiaira) 



GIUSEPPE GARIBALDI 

ESULE IN TEMPI INFELICI 

NELLE PIÙ LONTANE AMERICHE 

COMBATTÉ PER LA LIBERTÀ 

ALLA VOCE DELLA MADRE ITALIA 

ASSORTA PER LÀ INDIPENDENZA 

VENNE SFOLGORÒ FULMINE DI GUERRA 

PI^IMO AI CIMENTI INDOMITO A RISCOSSA 

AL RE GALANTUOMO 

PRECORRENDO AUDACISSIMO APERSE I PASSI 

PEL CONQUISTO DELLA UNITÀ NAZIONALE 

B SCHIVO DEL TRIONFO E DEL PREMIO 

SI RICONDUSSE ALLA SUA CAPRERA 

A VITA LABORIOSA E ROMITA 

IL COLLEGIO DELLA PROVINCIA MODENESE 

VOLLE IN Q. M. SCOLPITO IL NOME GRANDE 

NELLA LEGGENDA DEI POPOLI IMPERITURO 

P. D. XXVIII AGOSTO MDCCCLXXXII 



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lOB 

^\ Afodena. [Ambito di). (Diz. p. 92, L 19). 

— Una cronaca anonima, posseduta dalla biblioteca 
Estense segna che nel 1340 la città, dal lato di Ga- 
noceto e Atbareto, non oltrepassava col suo àmbito 
la torre (detta il torresotto) ch'era presso S. Matteo, 
sulla qual chiesa. surse poi San* Domenico, e che la 
Carca serviva di fossa alle mura, anche da quella 
parte. 

*^ Moderna [Popolo di]. (Diz. p. 150, 1. 4). 

— Il libro della Magna massa populi Muiincìisis nel 
quale si descrive tutto il popolo di Modena del 1C06, 
era anche detto liber Socittatis populi B. Gemitdani. 

— É conservato nell'Archivio municipale. Nel là07 
secondo la forma della riformazione di tutto 1' arengo, 
e della congregazione della massa del popolo di Modena, 
e secondo gli statuti del popolo, i consiglieri, che 
componevano il consiglio generale, erano 600. Nel 
1318 furono 400. — Quattrocento pure furono in 
antecedenza nel 1306. 






IMEodena [Stemma di]. (Diz. p. 38, 1. 23 
e sepg.). — Successivamente al sigillum comunitatis 
Mutinae col S. Geminianó a cavallo, e a quello Bonac- 
colsiano, la nostra città addotto nella sua targa la 
croce della Lega Lombarda, croce azzurra, per noi, 
in campo giallo, colie iniziali, ne' quattro campi, della 
leggenda Senattis Popuius Que Alutinensis. Sembra che 
più tardi allo scudo venissero attergate le due notissime 
trivelle da pozzo, e negli svolazzi del nastro che le 
annoda, si vergasse il conciso allusivo motto latino 
« Àvia Pèrvia. > A nessuno un giorno passava per 
la mente di porre in dubbio V ovvio senso di questa 



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106 

due parole, applicato all^ potenza terebratrice del- 
l' arnese meccanico che, mosso da forza perbistente 
e continua, rimovendo tutti gli ostacoli, per esso 
l'impèrvio divien pèrvio^ il difficile facile, V inaccessibile 
accessibile, il chiuso aperto, e si aprono le strade ove 
non ve n' abbia. È questione di famigliarità colla nostra 
lingua madre e, in mancanza di ciò, ^ di ricorrere al- 
l' aiuto del glossario del Porcellini. Avius e péroius 
provengono ambedue da via e dalle particelle a ne- 
gativa e per coadiutiva. Certo è che difficilissima ne 
riuscirebbe una concisa volgarizzazione, la quale ne 
desse stereotipato il senso, tsnto limpidamente sc(>lpito 
dal materno aureo nostro 'idioma latino. Su questo 
motto ben disse il Corradi che non bisogna delirare 
cogli ignoranti ed i presuntuosi, ma dire kixhjiunt pèrvia, 
e cosi, bene compreso, appropriarlo alle trivelle terebra- 
trici Modenesi, le quali aprirono alle acque quelle vie 
che prima non avevano, escavando pozzi ad usanza 
de' provinciali dell' Artois, dove si sa (e precisamente 
a Lilliers) che nel 1126 certi monaci Certosini aveano 
fatto in un loro chiostro. Su codesta nostra costu- 
manza i lettori potranno consultare, per spaziare più 
largo, i RambtUi, i Zannint, le Tradizioni Italiane, 
ed i giornali V Ape, l'Omnibus, la Ricreazione, ed 

)• 

itichissimo uso invero in Oriente; poiché narra 

)doro che nel sesto secolo , nell' oasi Africane 



{App. p. 18). — L'1ti% pìrvu ricorda r ad a nousTA per amocbta 
ìani di Victor Hugo II Lombardiai B- nelU « CàndUione idruu- 
ì pianura fra Bnxa e Panoro » MìUdo 1865» p. 147 della nota G. 
- rispetto air Itia pìsvia opina potersi dare che la parola Itia 
•e, un ò\^ aorg«nte, poiché, nel territorio iotorao a1)a città di 



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107 

ed Indiche si scavavano, con quel metodo, pozzi pro- 
fondi sino ai mille metri; e quantunque Gesuiti ita- 
liani ne abbiano forati d' assai in Cina , pure si 
assicura che in quel celeste impero non fossero sco- 
nosciuti anche in epoche remotissime. Ed artigiani 
de' nostri erano dal di fuori chiamati ad oprare, talché 
Gaspare Nadi racconta che nel 1479, facendo i Ben- 
tÌTOglio forare un pozzo da un mastro da Reggio, 
rupperglisi le trivelle a piedi 162. Nel 1615 una 
fontana di Forte Urbano fu vivificata col nostro si- 
stema terébratorio : e, sotto il regno di Luigi XIY il 
grande. Cassini portò in Francia notizie di questo 
nostro uso. Grandi, Ramazzini, VaUisneri, Giorgi, Cor- 
radi, Drobrzenzh ad una voce chiamano i pozzi, tere- 
brati colla trivella, pozzi Modenesi: e Y insegna della 
irioetla chiaro dimostra questa invenzione essere tutta 
propria alla nostra città. Ma v* ha di più: V insegna 
della trivella sarebbe per Modena di una vetustà pro- 
digiosa, se ci vogliamo fidare degli asserti di Curzio 
Inghiramo, citati dal nostro buon Vedriani: poiché 
toccherebbe essa quasi il preistorico, datando dalla 
donìinazione Umbra, allora quando erano qui assise 
quelle popolazioni quasi aborìgene, e quando Modena 
sarebbe stata detta Mondinia, e allorché, essendovi 
Senatore un Amicino, prefetto un Tazio -Merico, e 
legato un Surichio-Karocio pe'Fiesolani e pe'Lunensi, 



Ifilano. Ift prim» acquft sorgiva che sMncootra, seaTaDdo la taperfleie 
dfl suolo, chiamasi avet — Varie congeneri appelIaxioDi, die* egli, hanno 
in Italia eerti fluiniciattoli, come Avanza, Avenxa, Avete {hh) AvÌ9, Avio, 
Aro, Avanella — ed in Francia Avenee e Aten^on. — PresM Modena, 
poi, gittasi, o, meglio, iufluisce nel canal di Freto il rio della atrudii 
À.*ia, ohe, eovrattntto, é formato da tergenti^ 



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108 

qui erano state dedotte colonie di Tusct od Etruschi. 
Sino d* allora i Hondiniesi (?) innastavano ne' loro pen- 
noni una inveita da pozzo; ed il di lei disegno 
rozzo e primitivo, tanto per Tanella ove inserire la 
stanga per farla girare, quanto pel ferro terebratore 
fatto a vanga appuntita, può vedersi efl9giato in 
margine dell'edizione delle Historie di Moderna dei 
Vedriani (1666, p. 15, I, Toro.). La data esatta però 
dell' adozione ufficiale di questa insegna particolare, 
indicante un uso ed una specialità tutta locale Mo- 
denese, nò bene è accertata, nò può ottenersi « se 
non dedicandosi perciò a ricerche indefesse. Certo è 
che nel secolo XVI Trioèela, Trivéela « era il Montjoye 
et S. Denis dei popolani Modenesi, allorché scendevano 
a braveggiare in piazza, ed armati radunavansi a 
difesa, o correvano a menar le mani ad ofiesa. Ba- 
stava che un qualche bettoliere o guidone lo gridasse, 
che mille spade erano pronte ad uscir dalle guaine. 

E impararonlo i Tedeschi di Federigo, nel XJI 
secolo, e gli Spagnuoli, nel XVI. È da quest'ultima 
epoca che in marmi e stampe Io stemma della croce 
colle trivelle ^ì vede irremovibilmente fissato. É chiaro 
che nell'archivio del nostro Municipio e dalla raccolta 
de' sigilli della città, depositata nel Museo Civico, si 
potrà stabilire approssimativamente questa adozione 
ufficiale; tanto più che il governo, parecchi anni 
fa, dovrebbe aver fatto richiesta della descrizione 
degli stemmi delle città del regno e della loro storia. 

Il Mazzi frattanto, ne* suoi Emblemi, ve lo mette 
cosi assai bene in moneta, allorché reca inciso quello 
di Modena nostra. — 



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409 

— QuMU del taDga» • del ?mlor Ronaike 
i gloriosi semi aD«o riserba 
nell'opre dell* ingegno e della mano 
città saggia non omo eli* aspra ed acerba : 
ella ÌB trefee del suo poter sovrano 
duo famose trivèlle erge superba 
per dir — eh* ogni eru e faticosa strada (I) 
penetra col consiglio e colla spada — 

% ^lodena [Strade inghiarate in]. {Di$. 
p. 58, 1. 20 e 21). -— Fino dal 1262, sendo podestà 
Alberto Caccianemico, una grida aveva ordinato che, 
oltre il doversi nettare dalle masse di letame le 
strade, si giarassero tutte, come segui dice un codice ms. 
del Collegio di S. Carlo. 



^% MCodenella. [Contrada]. (Diz. p. 170). 
— Nella Modenella (non Modonella errore che ha 
origine dal Mòdona seicentistico) moltiplicavansi pesci 
assai, talché il Pincetta scriveva, nel 1570 circa, 



< prinfln eh* al fen s* sgarà in ti prA, 
e *1 pess nndarà int* la Muànella 



{ì) Giulio ^erton^ poeta vernacolo Modenese, vivente circa nel 15t0, 
in nn sonetto dedicato alla Tontessadi Sala, ch*ei chiama la gran Conta, 
eccitando i Modenesi a far si che questa dama di bellona splendida si 
fermi in Modena, dopo aver detto che per ciò il Fotta n* andrà altiero 
piucrhé Pasquino (?), che il Soratore scorrerà piA gonfio del Tevere, — che 
più profondi si ravvolgeranno ne*lor letti il Oanalgronde e il Canalino, 
• che la torre dell* ore croccerà sino alle stelle* esclama (v: 15). 
• 
« Tritell* arri7è al col, e fàg, nn bns 
aiM 6*0 Zenlgnan veda ata Ina, 9 



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Nel secolo XVII quella parte della Modenelta che 
è posta tra la, ora, contrada di San Vincenzo, un di 
mcolo Sassi, e dove sbocca la Gherarda, era detta 
Contrada delle Stalle de* Sigg. Rangoni. 

^\ IMLodenesi (Diz. p. 207). — Adolfo 

Thiers parlò con gran favore dei Modenesi e dell' a- 

cutezza del loro talento, poiché taluni degli antichi 

uomini de'dominii Estensi, riconosciuti abilissimi da 

Napoleone I, erano stati chiamati alle prime cariche 

e ai primi onori nel Regno Italico. V ebbe gran parte 

la istruzione che davasi a quei tempi e che l'università 

di Francesco ed Ercole III completò splendidamente, e 

lo può provare a gloria del nostro paese la falange 

di sommi giureconsulti allora fioriti (1): egli scrive 

« nous allons meUre le pied dans le duchés de Parme 

et de Alodène, ou vii le peuple le plus souple et le plus 

malin de toule f Italie* » Giovanni Imperiale, nel Museo 

storico e Jisico, asserendo che sono più degli altri in- 

si coloro che abitano in luoghi irrigali, lo prova 

re che dall' umido lo spinto esce più copioso, 

»ce citando — T ager, ubi stani Mulina et Perusia, 

ropterea itìgeniis fecundtssimae extiterunt. — E nel- 

ancien et moderne de' vari ducati italiani, stampa 

na del 17 II, sotto la data di Utrecht, si legge 

un sonetto, apocrifamente attribuito al Tassoni, 

Modena nel quale nulla può dirsi di peggio. 



) Boééllini L. — Elogio dot conte Luigi Valdkiobi, specie nelle 
sime annotazioni che danno moli» luca sugli uomini dotti e sa- 
i Modena da* tempi di Pranceseo IH o d'Ercole III d*Bste, sino 
Uaraaione del 1814. — Modena — Zanichelli — 1860. 



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lil 

L' anonimo però dice che passava per suo autore un 
Rango ni. 

Segue poi lo stesso a disquisire il Modenese, 
talché sembra aver compreso eh' abbia per divisa il 
noto adagio vernacolo — schèrpa terga e ùicèr pin — 
Ciò che può dirsi, soggiunge, di più grave contro i 
Modenesi è che, per un effetto ordinario della bontà 
del paese, essi hanno una certa ingenuità che i loro 
invidiosi chiamano sciocchezza (?!), ma questa non va 
però al di là del bisogno. Sarebbe a desiderarsi al 
contrario che tutti i popoli fossero cosi: la vita sa- 
rebbe più dolce e meno esposta ai dispiaceri, che tur- 
bano la società umana. La Secchia rapita dà una idea 
di questa semplicità, che rende cosi dolce la vita civile: 
coloro che possèdono questa virtù amano sinceramente 
il loro prossimo e concorrono al sollievo altrui. — 
Qui devo confessare che la distanza di quasi due 
secoli può far parere più ingenuo T anonimo d'Utrecht 
di quello che lo siano ì nostri odierni concitta- 
dini. 

Bisogna però che il carattere dei Modenesi abbia 
qualche cosa di verantente singolare, se ftroci li disse 
r Ariosto, e pazzi certa commedia attribuita al Ca- 
stel vetro, e mezzi'Cerctlli e malli il vicinato: ammet- 
tendo ciò essi stessi i Geminiani, coli' attribuire questa 
qualità all' influenza dell'ombra della magna Ghir- 
landina che farebbe impazzire chi vi sta sotto. Teste 
balzane li disse poi il Chronieon Parmense. V. Castel- 
larOy retro a p. 35. Né voglio più ripetere quanto 
su questi addebiti raccolsi in un mio opuscolo su 
Bellerofonte Castaldi, e che sono concentrati in quel- 
r esametro della Macaronea 2.* di Merlin Coccajo ove 
si dice: — Non Modotiensis erti cui non phaniastica 



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119 

meni e$i — frase all'acqua di rose a riscontro dej 

motti e proverbi vicinali, gratificatici sino dal XVI 

secolo. 



l\f odenese [Bellezza della gioveniu]. (Diz, 
p. 207. Il Minturno vivente nel XVI secolo, citato 
dal Cantù nell' opera € Gli eretici in Italia • dice 
Modena *- cilid piacevolinsima d'aere, d'acqua e di 
belle donne — ed ornata di bellissima gioventù, dcuasi 
tutta agli studi delle Muse. 



/^ Nf odenecie [^Panno], (Diz. p. vi, 1. 14 ). 

— loci Mutinmses et Sculternnae adiacentes fluvio, 

molUa et aliis praeslanliora ferunt veliera. (Strabone, 
L. V.). 



/^ Modenesi [Forbici], {Diz. p. vi, l. 16). 

— Nel 1539 un Mess. Paolo da Parma era maestro 
di forbicine in Modena, Maestro Zohane, armarolo, poi 
fabbricava bellissimi schidoni o spiedi da cinghiale 
{spidi a cengiaro). Dodici di questi si notano fra i 
presenti da farsi al figlio del Re di Tunisi per parte 
del Duca di Ferrara (1464): Cfr. C. Poucàrd. Rela- 
zioni de' duchi di Ferrara e Modena coi Re di Tunisi 

— Modena Tip. Legale 1881, e cosi molte paia di 
forbexe et forbexine. 



Della vicina Reggio erano distintissimi i fab- 
bricatori di speroni da cavalcare, talché quella città era 
qualificata • dagli speroni ì^ a difierenziarla da Reggio 
di Calabria. — - Nelle rime vernacole del Pincetta 



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(1!(70) m^ nell' Esten3ey in un y9lame ^nato VUI 
A. 2^, costui scriveva 



^». e qnsi turpand ladrift 
pr R«zi, à enfflprmMin di anla 
e un par d*$pron /att mo ean* ■* dL > 



^\ Miodeneeii [^Impressioni]. (Diz. p. 62, 
ve(}i la nota). — Stranissime e discordanti sono le 
impressioni dei viaggiatori su Modena, se retroan- 
diamp al secolo scorso, e se scorransi Goranif Casa- 
nova e /' anonimo dC Utrecht. Costui, nell' « Ètat ancien 
et moderne » stampato sul principio del 170O, dice: 
e La città di Modena è bella e brutta » (?t) e cita Misson 
francese (?) e Lassel inglese. Il primo avrebbe scritto 
— Modena è una povera città, a cagione del com- 
mercio che vi manca del tutto: i suoi fortilizi cadono 
in rovina: le sue strade sono piccole e sudde: i 
portici, che quasi dappertutto vi regnano come a Bo- 
logna, sono bassi e stretti. Non v'ha punto chiese 
da osservare: le belle case vi sono rarissime. li 
vecchio (?) palazzo del sovrano è poca cosa (!) -^ 
L' Inglese invece cantava -**>- Modena é una bella 
città che si scorge di lontano assai: la cittadella è 
forte : il palazzo del Duca è il più bello che veggasi 
in Italia: le sue camere sono molto proprie e /am- 
breechicUe di grandissimi specchi, dei ritratti de' mag- 
giori, di ricche dorature: — e il Moreri dichiarava 
seccamente — la cattedrale e i monasteri meritano 
la curiosità del viaggiatore. «- Il vero si é (sog- 
giunge quello d' Utrecht) che Modena, in ciò che ha 
di vecchio, si risente molto dell' architettura dei tempi, 
ne' quali s'ignoravano quelle belle proporzioqi, cha 

L. F. TALDBion, JiffQ, alU App, d0l JMm, d0lh eonit, di Mo40nm t 



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114 

oggidì (1711) fanno il pregio e la grazia degli edi- 
fizi ben fabbricati. Ma la città nuova , cioè quella 
parte che è stata costruita presso il nuovo palazzo dei 
Duchi, (l'addizione Erculea) ha una discreta appa- 
renza. — 

Meno male, pensando che tuttociò è una rivista 
retrospettiva 1 1 



* 



Afolza [famiglia]. (Diz. p. 55, L 15). 
Venuta da Mantova la famiglia dei dalla Molza nel 1 1 1% 
occupò il palazzo che stava sulla piazzetta del pallone. 
Cosi Porciroli nella sua cronaca manoscritta. 

*^ I^olza [Torre dei]. {Diz. p. 62, 1. 13). 
— Sembrerebbe che fosse stata soltanto scapezzata 
durante Tanno citato, se il Forciroli assevera che 
nel 1330 venisse atterrata per comando imperiale 
questa torre sul Castellare. In quel tempo era signore 
di Modena Reggio e Parma Giovanni duca di Baviera. 
Nel codice però ms. dell' archivio del Collegio di 
S. Carlo se ne conferma 1' atterramento sotto la data 
da me citata, ma prima vi si legge. « La torre che 
era alla porta del Castellaro fu occupata dopo cenienare 
(sic) d'anni dalli Molza, che con molti denari erano 
venuti a Modena da Mantova nel 1125. » Ciò sempre 
prova la ristretta cerchia della nostra città in antico, 
se poco lungi dalla piazza si accenna a una porta 
detta del Castellaro. 



/^ Afone te [Contrada delle\ (Diz. p. 172^ 
s'interpoli fra Mondatora e Montagnole]» — Nel 153 
esisteva una contrada con questa nomenclatura n^ 



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115 

pressi dì S. Agata. Ivi trovaronsi due sarcofagi Ro- 
mani. (Cfr. un articoletto del conte Giorgio Ferrari- 
Moreni pubblicato nel Panaro, maggio 1887). 



/^ i'Mtoiitone [Osteria del]. {Diz. p. 282, e 
App. p. 102). — Tornando sul proposito dell' osterie 
del Montone, intorno una delle quali caddi in qualche 
inesattezza nella 2/ edizione del Dizionario, devo 
soggiungere che la citata nomenclatura, ancor viva, 
almeno molt' anni fa nella contrada delle 48 colonne, 
detta prima delle vaccine, fu in antico applicata a 
tre alberghi, due dei quali entro città erano l'un 
dall'altro diversi, e diversamente ubicati. Stava il 
il primo durante il 16. secolo sull'area dell'or' Chiesa 
Nuova, in via Emilia o Claudia di rincontro al Corso 
del Duomo, allora Pellicceria, perchè Lancillotto nella 
sua cronaca parla d' un incendio in esso avvenuto. 
« 1515, 10 marzo. Da hore quatro de note, venendo a 
di 44, se atachò el fogo in la stala de l'hostaria del 
Monton, in suxo la strata Claudia, a lo incontro de la 
Pelizaria, la quale casa si è di Ser Francesco - Maria 
di Ser Nicolo di Bianchi, in la quale gera alozati certi 
Francesi^ et bruciomo cavalli et persone. » Un' altro 
incendio, secondo la cronaca Carandini, danneggiò ai 
4 giugno 1589 un'osteria del Montone (?)• 

Il secondo albergo entro città intitolato dai 
Montone esisteva nel XVII secolo sull'area dove pre- 
sentemente è situato il palco scenico del Collegio di 
S. Carlo in via Emilia, 1' area del qual Collegio era 
occupata in antico dalle case Molza, Tommasi^ Bel- 
lincini, Azzani, e Mariani. L' osteria era proprietà dei 
Bellincini che nel 17S1 la vendettero al Collegio. 



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.116 

pel 2/ canto de\h SecMarap^^st.i.% il Tw- 
soni SGfiveva: 

< Quando a Modena entrar* da* ambasoiadori 
eon pacifici aspetti, e modi umani, 
e «montati al Monlon coi vettarino 
cm^ro ali* ottf ^* egli ayea |>]Bon yino. » 

A ^uale osteria delle due accenna il nosti^ 
poeta? lo indovini il lettore. 

Lancillotto ricorda pure un' osteria del Montone 
fuori porta OV/anova, quando scrive « 1554 20 aprile. 
Eri sira andò uno forasfero ad alozare alC hostaria fiel 
Montou, /ora de la porta Cilanova, un miglio circa, ^ 

/^ IMCodeneisi [JUascherari]. (Diz. p. vi, 
1. 15, 252 nella nota 1. 27, e Àpp. p. 102, 1. 9). — 
I Modenesi erano famosi in fabbricare bellissime ma- 
schere. Per chi voglia avere un* idea di questa vecchia 
nostra industria ricorra al Docun^eruo fi. 4Q che pre- 
senta riprodotto un mio artìcolo su d' essa , che, \^ 
occasione del Ballo Bianco dato ai 19 febbraio 18^ 
nel Teatro Municipale, pubblicai nel giornale // P<i^ 
nq,ro, anno 28^ n. 49. 

# ^ora [Contrada def Pozzo de"}. — Pfiijp- 
minazione /scomparsa, r— Circa nel 1{S50 cart^ inss. 
}a segnano ubici^ta presso S. iSàrnabq, pel ch^e prò- 
ba^bilmente è quella che ne^ dizionario %%. et . ^ ^^ 
notat^ yicolo del Pozzo; p. 213. 

% ^orani [Contrada dei]. {Diz. p. 173 e 74). 
Nel secolo ^VI i giixochi d' azzardo dicevan^i barat- 
teria pub^fica — Jn ^o^cana i baraUieri ( jÌ27aT}^64) 



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117 
atèraho gonfalóne. — Cfr. Sfitaoitèsclil, Studi Pisani, 
fase. 1. — Pisa — Marietti — 1890. Le baratterie 
si appaltavano 9 o, per favore, davansi a un con- 
dattore. 



» » 



\ Moreni [Famgtia]. (Diz. p. 128). — 
La famiglia Moreni era d* origine Vignolese. — Le 
cronache di Vignola parlano di questa famiglia come 
di una delle potenti del luogo. Iacopo Moreni pre- 
vosto della cattedrale di Modena con suo testamento 
9 settembre 15! 3 lasciò eredi di tutti i suoi beni i 
canonici Lateranensi del monastero della SS. Trinità 
con che fondassero nella sua viltà di Vignola uìi 
convento di questo ordine. 

Fabbricatosi quindi nel 1518 il convento sótto 
le ìniura di quel castello, fu per la migliore difesa dello 
stesso, abbandonato, fabbricandosene un altro sul 
vicino colle detto il Poggio (ora di proprietà Ferrari 
Moreni) nell'anno 1857. — Vicino al monastero, di 
cai veggònsi gli avanzi, sta la chiesa di S. Maria 
dótta della Rotonda, di costruzione anteriore all' 826, 
rifabbricata nel 1490 da Bartolomeo ìdoreni, e che 
è purè attualmente di gius -patronato della famiglia 
Ferrari-Moreni. 

f 

^\ Morte [Ospedal della]. (Diz. p. 27, I. 7). 
•^ In questo spedale erano statue in plàstica del 
Mazzoni, poiché nella cronaca Lancillottiana , sotto 
la data 8 novembre 1509, si legge: « £1 sepolcro, 
« posto in Modena neir ospedalelto della Compagnia 

I « della morte, si è stato principiato de cunzare et di- 
• pingere circa tre di fa, per le moni di M. Franceseo 
é di Biahcó F^are, el quoie si è quello che fece Misser 



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118 

< Guido de' Mazzoni alias de' Paganini drca 2S anni 
e fa\ et se era alqiumto guasto. » Ciò fu prima che il 
Mazzoni andasse a Napoli, ove conosciuto sotto il nume 
di Modamno era a servìzio di Re Alfonso. Una bolla di 
Nicola vescovo di Modena dell' anno 1459 concedeva 
indulgenze ai visitatori di quel sepolcro; verso il 1490 
il Modanino era in Napoli» poi nel 1495 andò a Parigi, 
ove stette a' stipendi di quel re» sino circa a' 19 
giugno 1S16. 

9 IMEundiè Alundediè [spazio, luogo 
pubblicò nunttinario, o centro di trattazione d' affari 
nel X VI secolo). — Questo vocabolo dialettale vale 
Monte di Dio, fabbricato e località d' ubicazione ignota 
e nomenclatura da tempo scomparsa. Cfr. il n. 6 
del mio Grasulphus de Ghasulphis — € di una denomi- 
nazUme di pubblico spazio mercatorio o nundinario in 
Modena nel secolo decimosesto. » — Ivi Tip. del Com- 
mercio 1892. — Vedasene un estratto fra i Documenti 
in calce al N. 44 ^- Dal Registro ms. delle Colte, Im- 
poste etc. dei Podestà di Modena per gli Estensi» . con* 
servato nell'Archivio Capitolare, si trovano molti 
nomi di contribuenti» dai quali risulta che nelle Cin- 
quantine» circostanti alle località dove può supporsi 
ubicato il Mundediè, abitavano nel secolo XII granaroli 
e facchini, latinamente cognominati de frugibus i 
primi» portatores i secondi» qualificazioni (scrivevami 
il Can. A. Dondi che mi comunicò l'appunto) rare a 
trovarsi fra gli abitanti d' altre Cinquantine. Le citate 
sono quelle del Castellaro e di 5. Bartolomeo, dove 
esistevano le contrade comprendenti con tutta proba- 
bilità il Santo Monte della farina ed altri istituti d' an- 
nona. Anche nella rua bechariorum, v'erano dei de 



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i frugibus, de rèmolo, de pcUlea, ma questa era sita, in 
queir epoca, presso la chiesa di San Matteo, che poi 
nel secolo XV cedette il posto à quella di S. Dome- 
nico, né può confondersi con la contrada delle bec" 
cherie dipartentesi tuttora dalla piazza grande e 
uscente nel largo del Salvatore^ come da tempo assai 

' remoto, verso la Contrada de' Serviti, o Servi 

^\ Mura, della. cittÀ (Diz. p. 174). — 

Dopo la pubblicazione della 2/ edizione del mio Di- 
zumarlo nulla potrei aggiungere a questa rubrica ed 
a quella del Passeggio, se non che sotto Eriberto 
vescovo e precisamente nel 1055, secondo Forciroli, 
il circuito fortificato della città era di soli mille 
passi (?!) e che durante V erezione de' palancati, circa 
trent' anni dopo, essendo pretore di Modena Manfredo 
Pico, sempre a detta del Forciroli, la città venne am- 
pliata. Riguardo poi alla fortezza la stessa cronaca 
invece assegna al 1625 l'erezione sua, e aggiunge 
che ne die U disegno il capitano Fra' Seghizzi. Questo 
asserto è però scritto da mano diversa e lascia gravi 
dubbi sulla certezza della data, e dell' architetto. Ma 
un grande fatto doveva nel 1882 toccare questa 
vecchia cinta, nella quale, sino dal 1500, non ave- 
, vano più aperto breccia che i cannoni degli Austro- 
Sardi (nel secolo XVllI, nella cittadella) e soltanto 
la vetustà, nella parte verso Bologna, dove un dì era la 
postierla della cosi detta peverata, perchè di là usciva un 
giorno, notturnamente, la dkvalcata dei birri dal volgo 
appellati péever. Quasi dopo 382 anni la vecchia porta di 
Saliceto^ mascherata dalle costruzioni del 1816, cadeva 
sotto i picconi e le mine. Questa volta non era breccia 
fatta da armi fratricide, dinastiche o diplomatiche: 



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1S6 

ma dalla industria» che per mezzo delle vie ferrate 
stendeva la mano alla città » la quale invece di cir- 
condarsi di ripari, tende a sboccare ed a gettarsi 
fuori da barriere inutili. Il giugno dunque del 1882 
è per Modena una delle belle date della sua storia 
ed arra di prosperità e progresso futuro» e di nuove 
abitazioni aerate» sane» e con giardini. 

i\ Muratori [Liceo']. (Diz. p. 21). — Gli 
scolari del Liceo Muratori vollero infissa nell' atrio 
delle Scuole una lapide che ricordasse il defunto Re 
Vittorio Emanuele» cosi composta. 

AL RB LIBERATORE 

VITTORIO EMANUELE II 

OLI ALUNNI DEL R. LICEO MODENESE 

liElfORI 

CHE SEMPRE DI LIBERTÀ SI NUTRIRONO 

SCIENZA E PAROLA. 

MDCCCLXXVin. 

/^ Muratori Lodovico A^ntonio 

(Diz. p. 177). — Sotto il monumento a Lodovico 
Antonio Muratori sta scritto 



LODOVICO ANTONIO MURATORI 

LA PATRIA 

Adeodato Halatesta che nel giugno 1847 

il pensiero di erigere un monumento al 

i, e fatto appello ai cittadini, questi cod 



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1*1 

spontanee offerte , sopperirono alle speito. Oompiuto 
il monumento, fu dal Malatesta, a nome degli 
offerenti, donato al Municipio, nel gìorùo 26 a« 
gesto 1853. 

Il libraio L. Bellei si mostrò uno dei più operosi 
ed indefessi raccoglitori dei contributi. 

Lodovico Antonio Muratori, per propria disposi- 
zione, fu seppellito in S. Maria Pomposa. Soppressa 
la chiesa, il di lui corpo nell' anno 1774, fu traspor- 
tato in S. Agostino e seppellito di nuovo in faccia 
al battistero, dove stava scritto: — 

HBIC . lACBNT . MORTALBS . BXWIÀB • 

LVDOVICI . ANTONII . MVRATORII 

IMMORTALIS . MEMORIAB 

VIRI. 

OBIXT . X . KAL . PBBBRVARII 

ANNO . JVBILABI . MDCCL. 

I nostri padri non avevano però mancato di 
pensare, molti anni prima, all'onoranza dovuta al 
maestro della storia italiana, col progettare d' 
gergli un pubblico monumento nella sua seco 
patria: anzi cercossi che la sottoscrizione fosse 
zionale: io scultore Mainoni Y avrebbe approni 
per 2000 scudi: ma il progetto non ebbe seguite 



/^ Muratori [Sepolcro]. (Diz. p. 177). 
Neir ottobre del 1872 le ossa di L. A. Muratori fur 
dal luogo ov' erano state messe nel 1774 traspon 
e sepolte sotto il presbitero dei maggiore altari 



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<S9 

eomu evangelUs e sopra il luogo della naova sepol- 
tura si legge scolpito su piccola lastra di marmo la 
seguente epigrafe. 

OSSA. 
DI 

LODOVICO ANTONIO MURATORI 

Nel luogo poi ov'erauo prima quo' resti, cioè 
appena dentro al vestibolo della Chiesa, entrando 
per la piccola porta a levante, sul pavimento, a 
mancina» leggesi 

LK OSSA 
DI 

LODOVICO ANTONIO MURATORI 

POSTE QUI NEL MDCCLXXIV 

NE FURONO TRATTE NEL MDCCCLXXII 

E COLLOCATE DI PIANGO 

ALL* ALTAR MASSIMO 

/^ Muratori L. A. [Canonieà]. (Dizion. 
p. 205). — Ecco il testo della lapide affissa nella 
canonica Pomposiana. 

LODOVICO . ANTONIO . MURATORI 

PADRE DELL'ITALICA . STORIA 

QVI . PRESSO . LA . CHIESA . GIÀ . SANTAMENTE 

GOVERNATA . DA . LVl . ABITÒ . XXXIV . ANNI 

E . MORt . NEL • MDCCL. 



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123 
^\ Musei Estensi [Pinacoteca, biblio- 
teca etc], {Diz. p. 65, 1. i28). - Sino al luglio del 1880 
questi istituti rimasero nel palazzo Avanziuiano e 
poi furono trasportati nel grande Albergo-Arti presso 
S. Agostino, ed uniti cosi al Museo lapidario, con 
altri municipali, post varios casus post tot diserimma 
rerum qui finalmente allogati. 

Chi legge condonerà, lo spero , al compilatore, 
e la mancanza, e certi extra locum di iscrizioni. Le 
metterà a posto chi rifonderà il mio lavoro se pure 
lo merita. Intanto eccone tre delle iscrizioni ommesse, 
riflettenti la biblioteca Estense, e che vedonsi nel- 
r entrata di questa al presente. 

(A destra; la piccola). 

QUESTE LAPIDI CHE RICORDANO LE VICENDE 

DELLA BIBLIOTECA E DEL MUSEO ESTENSE 

FURONO QUI TRASPORTATE DAL PALAZZO DUCALE 

NELL' ANNO - M-DCCC-LXXX 

(A sinistra; la grande). 

FRANCISCVS . m . ATESTINVS . P . F 

LECTISSIMAM . BIBLIOTHECAM 

A . MAIORIBVS . ADCEPTAM 

SVMPTIBVS . SVIS . MIRIPICB AVCTAM 

EXORNATAMQ . PURLICO . RBLI0I0NI8 

AC . BONARVM . ARTIVM . SVBSIDIO 

ìN . AMPLISSIMUM . LOCVM . TRASTVLIT 

A . R . S . MDCCLXI . IMPERIl . SVI . XXIV 



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(A dèstra; té grande). 



BIBLIOTOBCUI 

▲.TÉSTINAB . IfVNlPICBNTIAB . IfONVlfÌENTyìf 

A . FRANCISCO . II . IN8TAVRATAH 

A . FRANCISCO . Ili 

IN . AVGVSTIOREU . 8BDBII . DBDVCTAM 

FRANCISCV8 . IT 

VTRVmQV* . ABMVLAtVS 

ADDICTO . 1IV8B0 

▼BTBRVlf . PRAB8ERTIM . NVIfORVIf . COPIA 

IN8I0NI 

NOVIS . ADCBS8IONIBV8 . LOCVPLBTABAT 

ANNO .IfDCCCXXV 

(il sinistra; la piccola). 

RBOIA . BIÓLIOTUBCA . PALATINA 

YNA . evie . inrSEO . NYtflSMAT . ANTIQ 

DB . 8BNTBNTIA . 8VMMI . PRABF . STVOIORYII 

HYC . INLATA . CONLOCATAQ . B8T . ANN .M . DCCC . LXII 

/^ Mugica (Diz. p. VII, I. 4). — tu HodoDa 
costruirono strumenti — da tasto: Costantino e Sisto 
Tantini, e Alessandro da Modena (sec. XV e XV.) 
forse il Pasto — da corde: Biasio dal Gitarino 
(sec. XV) Lancitlotto Jacopino (sec X VI) Beisele, 
Straucchio, (costoro forse tedeschi) e Co^im (sec. XVII). 
Questi nomi in parte, frutto delle mie ricerche, in 
parte favoritimi dal cav. Foucard, ed estratti da 
documenti del nostro archivio di Stato, figurano tutti 



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m 

nel mio copioso lavoro 9(jila Nomochbliurgoòrafia o 
storia della fabbricazione degli strumenti armonici , 
Della quale dò una lista di 4000 liutari» ciascuno 
coll^ rispettive iodicaziopi , specialità e date» p che 
veggo oggidì riuscito un manuale utilisdmo per gU 
amatori della strumeatografia. 

^\ Muro [jRm del]. {Óùf. p. 178)- — Dubita 
taluno che questa tua abbia ancora desunto qualche 
volta la denominazione di S. Chiara, dal monastero 
delle monache > da questo titolo ivi situato. Egli è 
però accertato che anche nel 1475 essa portava il 
nome che oggi ai vede seghiate nei listelli indicatori, 
nome d'impronta semplicissima e tutta medio-evaie. 
Io uo' istrumento infatti di queir anno , che neir ar- 
chivio notarile porta il numero 628 » rogato dal no- 
tare modenese Nicolò Cappelli, trovasi notata fra 
diversi confini di un fabbricato « Via comtmis, quae ap» 
pellatur et vocaiur la rua del muro » Dinotando dunque 
codesta nomenclatura un ricordo edilizio antichissimo, 
confermato da un documento di età rispettabile ed 
autentico, senza tener conto della tradizione cittadina 
primitiva, essa mostra ed evidenza il torto di chi 
leggermente, per non dir peggio, osò stampare — 
essere codesto appellativo un barbaro pleonasmo. — 
Altro allora non resta che cambiare il nome a Mo- 
dena, che lo ha, probabilmente, dalla sua edifica- 
ziooe^ 1223 anni prima di Cristo. 



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iÌ6 

N 

/^ Mavifflio e Bucintoro (Dizim. 

p. 180). — Nel 1476 Leonora di Napoli, moglie di 
Ercole d'Este, voDDe a Modena pel eanale delle nam, 
sul Bucintoro parato a festa, a colori azzurro ed a^ 
genio, seguito da sei péote, portanti le dame Mode- 
nesi e Ferraresi. Di posta in posta tiravano il bu- 
cintoro SO uomini e 4 paia di buoi, ma, presso 
Modena, per V acque basse, vollervi 90 uomini. Questa 
entrata fu una vera novità, perchè per solito nelle 
grandi occasioni T itinerario dei Principi era segnato 
cosi : <-— Paria duanova — Bocca di Piazza — Dtionio 
— Canal-chiaro — Via de' Servi — S. Bortolomè — 
Rua de* Bonhomini — Suore di S. Géminiano — 
Canal-grande — S. Antonio — Via Emilia — Croce 
della Pietra — Rua Grande — - e finalmente al Castello 
Ducale. 

^\ Nicolò l Oratorio di S.]. (Diz. p. 113, 
1. 1 ). La cappella di S. Nicolò serve ora al Ck)mune 
per magazzeno di legnami. La forma ne è conservata, 
e cosi pure un qualche ornato n' ò ancora rimarcabile. 



O 



# Ocbe [Piazzetta dell'}. (Diz. p. 239, 
segg.). — Parrebbe che V odierno Largo del Tempio 
Israelitico fosse nello scorso secolo XVIII, vulgariter 
denominato Piazzetta dell' oche^ perchè ivi gli Ebrei 
ne facessero mercato ; e ciò può desumersi da poesia 



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«27 
vernacola dell' abb. G. B. Vicini (1756) citata nei- 
r almanacco La Trivella di Agricola Fermo. La con- 
trada di Daniel ilachari era qui pressò nel XYII 
secolo : ma sino dal XVI un Machari, de' primi ar- 
rivati dalle Spagne e dal Portogallo, teneva in Modena 
hostaria. È un sonetto del Pincetta che lo assicura 
leggendovisi 

< i Tignan a pattAr 

da cà d* Uaeehari, ott, eh* i aintinn 
nn moni* gran bon toff d* torte. » 

Costui, col figlio probabilmente, vi sari stato 
trascinato dalla forcata reclusione del 1638; inde 
nomen. 

9 Operci pia. \_Fabbricato o Case nuove dell*] 
— - sulla porta S. Agostino detto il paravento di porla 
5. Agostino. É disegno del prof. G. Soli (V. Ddz. •» 
contrada S. Bartolomeo, p. 22, 1. 6 e segg.)* Dimen- 
ticata nel Dizionario e nelle Appendici vi si trova 
verso la piazza l' iscrizione che segue, incisa su 
marmo fine. 

HERCVLES . Ili . ATESTIVS 

EQSNIS . AB . OTIO . AD . LABORBM . TRADVCTIS 

N0V18 . AD . BOSDBIf . BXCIPIBNDOS 

BXBRGSNDOSQ . BXTRVCTIS . ABDIBVS 

VRBIS . ORNAMENTO 

RBIPVBLICAB . COMMODO 

CONSVLBBAT . A . R . 8 . MDCCXC 



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198 

Il Uhì^rìct^ip ief^oTfito di que9l;iL epigrafe è (col 
QuartieracQp) ^vetm es/i^tto T anonimo Terraglio dalla 
B. y. E., e r immonda stamberga del vicolo Caselline) 
destinato ad abitazioni gratuite o a prezzi modici 
pei poveri 9 opere ora rilevanti dalla Congregazione 
di Carità. — (V. Diz. p. 11 e 12» Piazza 5. Agostino, 
intorno V entrata e uscita, da rendersi duplice con 
poca spesa e lavoro). La stamberga nelle Caselline, è 
fondazione d' una Principessa d' Este per dare alloggio 
gratuito a donne anziane ed indigenti. 

/^ Orologio [Torre dell' ]. (Diz. p. 197). 
— In quell'epoca, circa, fabbricava orologi un tal 
Bassini modenese, della famìglia del pittore Tommaso, 
del quale vedovasi un ancona nel convento degli 
Agostiniani. 






*^ Orologio (Diz. p. 60, 1. 1»). — Nella 
lapide posta sotto la ringhiera di piazza, v' è la se- 
guente iscrizione: 

VBTBRIPVS . ROSTRIS 

AD . 8VGQBSTI . FORMAM . PRIVS . BXTRVCTIS 

DBIN . A . MDXX . RBSTAVRATIS 

AC . NVPER . PLANB . LABANTIBVS 

NOVA . HABC . BALAVSTRQRVM . ORDINB . DISPOSITA 

MVTINBN3IVM . CONSBRYATORBS 

A . R . 8. MDCOLXI . DBCBMBRIO . MBNSB 

8VBR00ANDA . MANDARVNT 

Oltre la data dell' ultimo ristauro dell' orologio 
nel 1862, se ne può rimarcare un'altra che dice 

NOTO CONDITO BOROLOQIO XtBRVlf A. MDCCXXX. 



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Ii9 
^\ Orsola. [&]. (Diz. p. 182), — Il eoa- 
vento di S. Orsola fu istituito e dotato da Silvio 
Milani, come da suo testamento 2 gennaio 1610, e, 
sotto la regola di S. Agostino» fondato nel 1617. Ri- 
dotto a clausura, per regolamento ed ammaestra- 
mento di 17 giovani, le monache giunsero tosto al 
numero di quaranta, come aveva prefisso il fondatore. 
Nel 1798 subì, com' altri, la soppressione. 






Pa.la.zzo Ducale^ ora ScuoIa 
JMfilitare -{Diz. p. 185). — L'architetto romano 
Bartolomeo -Luigi Avanzini fece i primi 9tudi pel 
palazzo Ducale nel maggio del 1 650 ; egli stesso volle 
mandare i disegni, j9^ parer^^ a Gianlorenzo Bernini, 
a Pietro da Cortona e al Borromino, perché ripu- 
ta vali in architettura i primi tiomini d* Europa . Nel* 
l'edificazione del palazzo si lavorò dall'aprile 16M 
al 1679. — Giovanni Lazzoni fece le due prime 
statue^ sulla facciata orientale, per dobble KO: Ga- 
briello Brunelli di Bologna approntò pel 1681 quelle 
di Giunone ed Ercole (in marmo) per gli angoli 
della facciata anteriore della torre di mezzo, ordi- 
nandoglisi le due per la póstica, ciascuna per dobble 
cinquanta, da lire trentatrè. Falconi Bernardo nel 1685 
fece le quattro statue figuranti la magnificenza, l'o- 
nore milUnre, l' azione virtuosa e la poleslà, in pietra 
denominata bronzino di Verona, per ventotto dobble 
r una. I marmi dello scalone, e i ricchi ornati della 
porta grande furono allogati a mastro Pier -Battista 

I.. F. TALOBiOHi, Xgg. alle Àpp. d*l Dìm, 4*IU eonit. 4i Hodéna 9 



L 



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130 

Bicatino dal Violino nel 1681, ed a mastro Domenico 
ed Angelo Maria Medici e Lorenzo Albarelli. Le fer- 
riate ed i bronzi del portone di mezzo furono (sotto 
la direzione del nostro Stringa Francesco) eseguiti 
dai fratelli Carlo e Gerolamo Bazzani, la prima e gli 
altri dai fonditori Giovanni Maier e dall' argentiere 
cesellatore Sigismondo Millier, che cesellò pure i putti, 
fece il battente (martello) del portone dì 28 pesi, 
libbre 6, oncie quattro che importò 1. 3338, 1, sal- 
dato in L. 253S (?!) Il portone fu fatto da Domenico 
Gherla nel 1686. Fra le statue che adornano la mole 
Avanziniana primeggiano quelle del Clemente (Pro- 
spero Spani da Reggio) nei due nicchioni laterali 
alla porta maggiore e che meriterebbero d' essere 
difese dal vandalismo dei monelli, che almeno una 
volta era allontanato dai pretoriani di guardia al 
palazzo. Il Clemente era anche peritissimo intagliatore 
in avorio. Ciò si ha da alcune lettere del 1629 di Mess. 
Francesco Zòboli di Reggio, nelle quali dava conto 
al sovrano dei lavori disegnati ed eseccuiti in avorio 
dal suddetto ClemerUe, in unione al Guasto, al Vasconi, 
Rufeni, Cavassi, Beseniio, Lupi e maestro Alessandro, 
specie per uno scrigno, ov' erano fra le altre statuette» 
oltre alcune antiche, quella di Carlo quinto, fatta 
dal Clemente, però col cavallo eseguito dal Guasto,- 
quella della Fortuna in un pezzo; quella della Mad^ 
' ' loi la virtù, un angelo, e de' trofei e dei 

1 Zoboli parla pure d' un Cristo e delle foglie 
pel crocerò. Ai 14 marzo del 1889 fa, 
a destra di questo palazzo ora destinato a 
litare, inaugurata una lapide con iscrizione 
Oria degli ufficiali, ex-allievi, morti combat- 
1860 al 1888, da Gaeta a Saganéiti. La 



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I8i 

^ corona, che T adorna, fu modellata dal prof. AUe- 
, gretti . 

/, paletti {Diz. p. 168). -^ Paraearfo 
dicesi in italiano -^ rocchio , pilastrino, colonnetta, 
colonnino, fittone, palo, paletto, borno, colonna, ter- 
* mine, riguardo. 

I ^\ pallio [Corse al']. {Diz. p. 44, 1. 12). — 

Trovo nel Fordroli a proposito di corse questa cu- 
riosa nota — < 1605. Il comune comincia a far correre 

\ un palio di cavallacci. • — L' uso vessatorio, iniquo e 

[ ridicolo di far correre gli Ebrei, avea luogo anche 
in Roma né secoli andati entro sacchi, o caricati di 
fardelli . Papa Paolo II verso il 1470 ne li esonerò, 
obbligandoli però a somministrare i premi pei cavalli 
vincitori. I tormenti che applicavansi a' corridori con- 
sistevano in palle di piombo con punte aguzze, talco 
risuonante per eccitamento, e anche in esca accesa 

[ sotto la coda! 

% pallone [Giuoco del]. (V. — Monastero 
di S. Eufemia — nella presente Aggiunta). — Nel 
cortile di S. Eufemia, pochi anni dopo il 1800, si 
giuocava al pallone. Diffatti il governatore della prò- 
vincia di Modena, nel giugno del 1819, scrive al- 
l' Ordinario della Compagnia della Morte, sotto il 
titolo di S. Giovanni Battista, che il locale, situato 
nel cortile di S. Eufemia, gii assegnato alla Com- 
pagnia ad uso di magazzino pel vestiario dei car- 
> cerati, è stato destinato alla Società dei dilettanti del 
giuoco del pallom e che la Confraternita ha avuto 
assegnazione d' altro ambiente. 



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131 

9 :^Àlìoti^ [Pias^etla dèi]. {UHz. p. iS7 
e seg). Secondo gli Atti Comunali questa piazzettaf 
misurava 60 pertiche quadrate (?). 

% F^Holo [Contrada S.]. -^ Non già codesta 
xàk la tiùlugola è detta dell' Aquila fiera. 



/, Paolo [JUonasiero di S.). (Diz. p. 189). 
— Al detto monastero nel 1783 (27 maggio) furooo 
aggiunte le MM. della Madonna dell* ordine di S. Ago- 
stino, state fondate nel 1 607 dal vescovo fra' Lazzaro 
Pellicciari. Il monastero di San Paolo fu soppresso 
nelle vicende dell'anno 1798. Nel suddetto furono, 
nel 1816, introdotte cento e più fanciulle povere, 
sotto la protezione de' sovrani d' allora. Al presentel 
la facciata della chiesa omonima fu allineata al-] 
r antico palazzo detto Orlandi^ eseguendosene un 
eccellente ristauro nello stile di lei primitivo. 

/, ^Paradiso [Chiesa del]. (Diz. p. 243, 
1. 21). — Affinché si conservasse la memoria d'an- 
tichissima venerazione verso la Madre di Dio, e di 
una tUtima larghezza de' Conservatori del Comune 
di Modena in prò' de' Carmelitani scalzi , e del per- 
petuò diritto d* essi magnifici Conservatori sulla par- 
rocchia, che avea sede nella Chiesa del Paradiso, uni- 
tamente a quello di nominarne il curato, vedesi ancora 
apposta la seguente epigrafe: 

ANTIQVISSIMAE 

BRQA . DBIPARAM . VENISRATIONIS 

RECÉNTlORfS 

tfROà . CARIIBLITAS . DISCALCBATOS . MVNiPICBNTrAB 

PERPETVl 

'tófeÒEétXB . ÀÓ . PAROCHVtó . PRAESENTA^l . liìttk 

CONSBRVATdRVM » CIVITATIS 

8BRVANDVM . POSTBRIS . MONVMBNTVM. 



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m 

Bet^edeitQ Ferr^rt (dajla tiorba) niu^cistft^ nato 
nella vicina Beggio nel 1597, piorto in Modena, a %% 
ottpj^re 1681 9 fu qui sepolto. 

/« Parlamento d^Ha l^ega ILiionar 
barda (Diz. p. 93). — - Lapide che fa coUoc^^tlt 
nella parte meridionale esterna della C^tì^dn^le, quftQdp 
nel 1876 si festeggiò l'anniversario della battaglia 
(ti Legnano. 



VINTO IL SILENZIO DI SETTE SECOLI 

AOLI STRENUI SUOI PIOLI 

C^E PEL TRIONFO. D^L/l LEGA LOMpAJ^DA. 

BULLO SVEVO IMPERATORE BAP^AROSSA 

IL GIURAMENTO DI PONTIDA NEI CAMPI DI LEGNANO 

SUGGELLARONO COL SANGUE 

MODENA 

NEL XXIX MAGGIO MDCCCLXXVI 

QUESTA IfEMO^IA CONSAqR^ 

La spesa della lapide e 9ua collocazione fu so- 
stenuta dal Municìpio. 

Intorno al testo della iscrizione S(*olpita sulla 
lapide collocata all' esterno della Cattedrale ai S9 
maggio j)i76 non devo ristarmi dal riportare fra i 
Documenti le parole scritte dal prof, j^iolomeo Veruni 
ne' suoi Opuscoli etc. p. 271 del fase. 35 (sett. e 
ott. 1«82) serie 4.', T. 12. (V. Documento N. 44) 
quali raccomando alle opportune osservazioni dei 
miei colleghi della Deput. di St. patria. 



/, Piangipane (Diz. p. 193). — In questa 
contrada durante il contagio del 1630 la mortalità 
fu spaventevole. 



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1S4 

# Piazza glande o eentrale (Diz. 
p. 196, 1. 2). — Qui fu erroneamente stampato 
circa le misure planimetriche di essa nel 1520 — 
biolche dodiei -» a vece di due. La planimetria dei 
pressi dei palazzi comunali de' secoli andati presenta 
curiosissimi problemi. Vedasi perciò anche la rubr. 
Pallone [Piazzetta del] (1). 

/, Pellegrini [Ospizio di']. (Diz. p. 141 
e 42). — La casa Tardini era un giorno una specie 
d' ospizio di convento, fabbricato sopra un' area di 
cinquanta braccia sulla strada del Canale grande, e 
protendentesi verso San Giovanni detto del Cantone, 
col patto però che la confraternita dì S. Geminiano, 
che lo godeva, dovesse pagare ogni anno alla Comu- 
nità concedente, a titolo di livello, un bolognino d' ar- 
gento. Ciò rilevasi da rogito del notare Lodovico 
Mazzoni, dell' 8 agosto 1 525, in allora cancelliere del 
Comune, essendo poi stato rinnovato tale livello 
nel 1555 per rogito del magnifico Taddeo Zandorio. 
Qui venivano i dotti modenesi ad esercitarsi nelle 
lingue straniere co' molti pellegrini di distinzione 
che vi scendevano. 

Neil' anno 1757 in cui fu riconosciuto il non 
poco impedimento che cagionava l' oratorio della 
Confraternita di San Geminiano (2) alle grandiose 



(1) Nel 1583 V* ara nna volta tra i palassi della Sagione • delle 
Spelta, eoBflnante colla salina (I) la bottega d* eseo, e con la piaezbtta 

Da* CAVàLIBRI (I). 

(2) L'Oratorio della Coofratemita di S. Oeminiaiio. che esisteva 
dove ora sono le già Dncali sulle dei cavalli sol Corso Canal- grande, 
proteo il Giardino pure Ducale, ora pobblico, fa, secondo la Ch-onaea di 
D. Qio: Oenesio Tosi (scritte circa il 1885) soppresso e poi ridotto ad q«> 
proliMo. 



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135 

vicine scuderie della Corte, mediante le favorevoli 
premure e valido patrocinio del Ser/ Francesco III, 
fu dal Collegio di Montalto con Pontificia approva- 
zione ceduta a quella confraternita, (a titolo di livello 
perpetuo col pagamento di una libbra di cera bianca 
ogni anno) la chiesa antica di S. Antonio Abbate 
in Canal -grande, circa all'incontro del portico del 
Collegio, a cui, unita una casa contigua acquistata 
con somme elargite dal sovrano, fu fabbricata una' 
nuova elegante chiesina, dedicata a detto santo, 
nella quale la Confraternita ufficiò per 27 anni, sino, 
cioè, al 1787. 

L* Oratorio della Confraternita delle sacre Stigmate 
di S. Francesco, di fronte alla Chiesa di santa Mar- 
gherita, fu soppresso e guasto nei primi anni del 
governo del Duca Ercole III, 1780, o poco dopo; la 
Confraternita passò ad ufficiare la Chiesa dei Padri 
Cappuccini. 






Pelosa. IVia}. (Diz. p. 141, 1. 19). — 
Altri fa provenire questo appellativo da gruplosa, 
vernacolo di groppellosa o meglio gropposa (piena di 
mucchi), pe' rottami coi quali se ne alzò il livello. 
Forciroli però, nella sua cronaca ms. dell' Estense, la 
dice pilosa, nominandola in occasione eh' ei racconta 
come da un sepolcro antico ivi ubicato fosse traspor- 
tato in S. Maria Maddalena presso Modena 
d'una Santa Flandrina. — Nel 1372 si appr 
carte contemporanee ch'era posta vicino ali 
presso altra chiesa dei Frati Carmelitani, Il j 
cimitero Israelitico, allargato, sta nel campo, ci 
questa strada nel borgo di S. Silvestro fu n 
destinato al seppellimento degli Ebrei morti j 



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13< 

iagìo, in luogo d'altro, fuori porta Erculea, che, ri- 
conosciutosi appartenere al Duomo, fu abbandonato 
tosto, quantunque alcuni cadaveri d' Israeliti vi fos- 
sero già stati inumati. 



^\ I^escberia [Porta del Duomo dalla 
parte dell'antica^. (Diz. p. 192). — Fu qui dove il 
fanciulletto Francesco Pignonio, detto Mandìna, di 
anni 10, nel iS96 cadde dall'altezza delle campane 
(80 braccia circa) e quantunque passasse due tavo- 
lati (It) se la cavò incolume, con poca efiusione di 
sangue. 

Piazza grande o eentralo. 

Diz. p. 194 e segg.). «- Il generale Antonio Morandi, 
morto il 1.^ febbraio del 1883, con testamento olografo, 
aperto il 5 del detto mese, lasciò erede il Comune 
di Modena, perché colle sostanze ereditarie fabbricasse 
un Palazzo di Giustizia in piazza grande di fronte al 
Duomo. Cominciatesi a farne le fondazioni neir anno 
1888 furono desse compiute nei susseguente, e dal 1890 
sino al fine del 1892 surse l'edificio sovra terra. Ne 
fu architetto il nobile Sig. Luigi Giacomelli di Treviso 
che lo disegnò nello stile del secolo XVI, principalmente 
appoggiandosi a quelli de' palazzi Veneti, dei Sansw 
vino. Palladio e Scamozzi. 11 portico e peristilio è in 
marmo: V attico le statue e le colonne scanalate 
della facciata, in pietra di Verona e Vicenza: il bu- 
gnato ad alto rilievo, è in cemento. 

La linea della facciata antica colla ringhiera 
per r estrazione del lotto e gli stanzoni pe' corpi di 
guardia de' vecchi fabbricati, fu provvidamente arre- 
trata, in guisa che la piazza é ingrandita di 323 
metri quadrati. 



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137 

Colla veramente elegante facciata del Giacomelli 
fu rinnovato^almente il vetusto aspetto della grande 
piazza, da me descritto nel Dizionario, da desiderar- 
sene il compimento, coli' atterrare quella parte del 
palazzo Arcivescovile addossata al Duomo e unita ad 
esso col voltoncino, sotto il quale si passa per adire 
al Corso omonimo. 

Qualora un edifizio che emulasse il superbo con* 
cetto dell'architetto Trevigiano sorgesse di fronte al 
palazzo Comunale, poche città potrebbero andare or- 
gogliose d'una piazza tanto artistica. 

E qui faccio altro voto, perchè il lascito Cappelli per 
una fontana monumentale nel mezzo di essa, avesse 
finalmente esecuzione. 



# Pietro [Contrada S]. {Diz. p. 201 e segg). 
— Una parte del già monastero' dei Benedettini serve 
di Canonica alla Cura della parrocchia. Dopo le ul- 
time riduzioni di questo fabbricato l' iscrizione^ che 
vedevasi incastrata nel muro, fu dal P. Curato fatta 
collocare suU' uscio d' essa Canonica . I monaci ave- 
vano« ne' tempi andati, molta ricchezza di fondi e 
tenevano cavalli, le cui scuderie erano dove al pre- 
sente si vede la casa Gregòri. 

Il Pincetta vi fa poi sapere che tenevano spe- 
zieria fornilissìma nel monastero. Ciò risulta dal so- 
netto 67 a Paolo Grìllenzone, col quale gli annunzia 
il dono — d' un de' suoi pani — che sembran braccia^ 
telle — e pari a qiLe pani gialli.... 



4 «h'«ùcl dftr i .fnrnàr pr boikft mm 



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138 

e segue dicendo 

< an or«ss nianoh eh* i fra d' 8. Piedr, 
■* i gh meUiMn tou *i suo asni, 
n* f«8seo m6 nn, eh* si iktt fOM. 

Gfr. la Letteratura del dialetto di Modena del Puliè 
e il Grasulphus N. 6. specie pel termine al'muou 
(alinuov, alinòv, anno nuovo). 

*^ I^ietro [Porta 5.]. {Diz. p. 202, 1. 13). 
— Più accuratamente deve dirsi eretta dopo il 1055, 
epoca del vescovo Eriberto, sotto la data comune ai 
palancati: con più certezza nel 1188. Di essa si ha 
pure memoria nel 1192. 

La primitiva chiesa di S. Pietro eretta su tempio 
pagano nel 996 era suburbana: fu allora che dal 
Vescovo Giovanni, populo probante, fu concessa ai 
Benedettini. La magnifica chiesa, eh' ora si vede, co- 
minciò ad essere fabbricata nel 1476 e circa nel 1538 
si die principio all' erezione del monastero, poi sop- 
presso per le note vicende nel 1798. Ripristinato 
ai 21 marzo 1819 subi, dopo il 1859, le sorti degli 
altri ed ora serve a pubbliche scuole comunali , ma- 
gazzini ed a' forni militari. 

Il Forciroli trascrive i versi che di dentro, ap- 
presso la porta di San Pietro chiusa, dal lato destro 
all'uscita, stavano incisi in un marmo nel 1325. 

Annis excelsi Christi de*virgme nati 
mille trecentenis lustro quino quoque juncto 
hauc parttm muri Raynaldus sic Botironus 
JUantua quos genuit illustres de Bonacolsis 



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139 

imperiique vices proedicta in urbe gerentes 
ei Muiinae domini Franciscus naius et eiiis 
Raynaldi urbis turiusq: caput quoque ductor 
jusserunt Jieri primo fini medioque. 
De Clavenna dictus Nicoiaus praebuit actus 
vicarius dignus, iuris geminique perittts. 



Di codeste lapidi illustranti la storia delle nostre 
porte non conosco esisterne alcuna : certo é che i 
nostri huomùìi del rezimento del secolo XVI poco ba- 
davano al loro interesse storico, perchè bonariamente 
se ne servivano in fondamenti e costruzioni. Quella 
per esempio di P. Salicelo sta sotto la torre dell' oro- 
logio: poiché scriveva il Lancillotto sotto la data 
del 1552, 29 ottobre. « La magnifica Comunità de 
« Modena ha fatto portare in piaina una grande 
« pietra piena de litere lombarde intagliate, la quale 
« era alla porta della strata magistra che andava 
« a Roma, la quale preda sera posta nel pilastro 
« se farà per fortificare lo horologio, con altre prede 
« a trovate in Mar aldo sotto el portico di Zan Pran- 
« Cesco Fioravante citadino Modenese. Paciandose li 

« fondamenti della casa di anchora s' é atrovato 

« una bella sepoltura di marmore in detto luoco. » 
— // Burckardt nella sua opera — Ghesischte der 
reinaissance in Ilalien — edita a Stuttgart nel 1878, 
parlando dei monumenti classici, cosi si esprime: 

• In den backsteingegenden (%. 44 f.) bald mehr 
origineìle und freie umdentung der clasiischen formem 

(S. Pietro Modena » — Nel muro di confine 

della casa già BertoIucciBertaccbi ora Rampalli, nel 
piazzalettoidi fronte alla Chiesa di S. Pietro si ve4e 



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una lapide sormontata dalle insegne Abbaziali, colla 
seguente iscrizione: 

.OB . TEMPL . AREAM . AMPLIFICANO AM 

SITVM . HVNC 

BRACHIOR . LII . LONOIT . ET . XVI , LATIT 

CVM . PARIETB . IN . FRONTE 

MONACHI . ACQVISIVERVNT 

ANNO • REO . SALVTIS . MDCCXV 

ALOISIO . MANFREDI . ABB. 

Era questa una delle molte case dei Tassoni- 
fa poscia di un Maggiore Olivari, indi de' Galvani, in 
fine come si disse Bertolucci. «— Sotto la colonna che 
è di fianco alla chiesa di San Pietro, leggesi questa 
iscrizione. 

HVMANAE . REDEMPTIONIS . ANTIQVVM . SIGNVM . MAGNO 
. OLIM . MVTINBNSIVM . POPVLl . CONCVRSV . PERCELBBRE 
JAM . VETVSTATE . PROPE . EVERSVM . MONACHI . ORDINIS . 
8 . BENEDICTI . CONOREGATIONIS . CASSINENSIS RBSTITVB- 
RVNT. 

CIO DCX 

F^ilotta [Conirada della]. V. Òi-sola 
la S], (Diz. p. 182 e segg. e Ngarzeria 
232 e segg.). — Quesla contrada indubbia- 
iprivasi tra il Convento di S. Orsola e quello 
diaria Maddalena, avendo inizio nell' ora Con- 
i S. Orsola, sboccando in Calle Bondesano (se 
3Ì prolungava più oltre di quello che fa pro- 
nte) ma, per certo, verso quella parte di 
io, dove ora termina la quasi nuova contrada 



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141 

& MardÀo (1). L^ ossero questo tràmite assai immoto 
faceva si che spesso, in antico, vi si venisse a partite 
d' onore. 

/, E>oletti [Luigi]. (Dlz. p. 238). — II cav. 
Luigi PoltUi, salito in alta fama per opere preclare 
d' architettura che illustre ne tramandano la memoria 
ai posteri, da Roma, dove avea domicilio, lasciava 
erede, morendo, il municipio di Modena sua patria, 
coir obbligo di impiegare le rendite de' suoi beni a 
vantaggio dei giovani Modenesi, che nella pittura, 
architettura e scultura più promettessero di se stessi. 

Conformandosi alle disposizioni del testatore, il 
nostro municipio mantiene a Roma, per tre anni di 
studio, quei tre giovani che nei concorsi annuali 
di pittura, architettura e scoltura, sono giudicati i 
primi, 

I saggi annuali dei giovani, mantenuti a Roma 
dall' Opera PuleUi^ vengono deposti nel Museo Civico, 
che da qui a qualche anno prenderà cosi una impor- 
tanza di non poco momento, a giudicare specialmente 
dai buoni allievi fino ad ora avutisi e dalle loro 
opere. 

Di onorata ma non ricca famiglia, oriunda di 
Ferrara, poi stabilita in Modena da molti anni, na- 
sceva Luigi Polelli il 28 ottobre 1792 da Giuseppe 
e dalla Domenica Carretti. Compiuti gli studi nel 
patrio Ateneo a spese dello Stato andò a perfezio- 
narsi a Roma; onorato e stimato moriva in Milano 
li 2 agosto 1869, ricevendo poi in Roma privilegiato 



(1) Cfr* il DiM., a p 101-^ — rabr. Contrada S. Martino, 



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i4d 

sepolcro ai 7 del successivo settembre in ()uel San 
Paolo, da lui tanto degnamente riedificato e decorato. 
Da una lettera del PoleUi (5 settembre 1865), della 
quale ebbi ora soltanto cognizione, diretta al march. 
Cesare Campori, si rileva non potersi precisare con 
esattezza la contrada d(ive nacque. 

« A me par certo (egli scriveva) d'essere nato 
9 in una casa di proprietà di famiglia, nella contrada 
« degli Armaroli marcata S. N. 872, come rilevo dal- 
« r istrumento di vendita fatta dal mio genitore a 
« certo Carlo Masini nel 1806. Ho qualche dubbio 
« ancora che possa essere un' altra, di cui non ri- 
« cordo la situazione, che parimenti è un antico li- 
« vello di famiglia, da me donato al figlio del defunto 
« dott. Cavani, cancelliere vescovile, mio cugino. • 

^\ Poma [La]. (Diz. p. 190, 1. 22). - 
La pomma (vocabolo cosi pronunziato nel nostro 
patrio vernacolo) era cosi detta dal Francese paume, 
ed era una sorte di giuoco, nel quale rimandavasi 
la palla con la racchetta o con un battitoio speciale. 
Cosi veniva chiamato, perchè primitivamente si gio- 
cava colla palma (joat^m^) della mano. Sino dal 1356 
era in voga il lusus pilae cum palma. Dice vasi giuoco 
di palla lungo, quello fatto in luogo aperto, corto, 
se in luogo chiuso da muri o steccato. In italiano 
il giuocare alla palla, o pallone, genericamente è si- 
gnificato dal vocabolo palleggio. Palla a corda si 
diceva se giocavasi con una mestola, con rete (rac- 
chetta), a maglio, se con un mazzuolo concavo appli- 
cato a un'asta, come nel trucco odierno. Moltissimi sodo 
i giuochi popolari Modenesi quasi tutti in voga tuttora. 
Eccone i nomi nel dialetto locale : 



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143 

La trotta (palèo), al piruken, al froll, la prilla, 
al pindulon, la zacagna, la piasir cella, la rozla, la 
forma, la bureela, la busa, al batmuur, el bocc, egli 
anem, al vulanteen, la baia, al bejff, la campana, la 
pomma, la scundròla, la stria, i quater canton^ l' urbeen, 
al zoTiy al zeerc, la balestra, al castleen, i suldée, i 
cavai, la mora, la cvertaza, peer o dspeer, la mandla, 
al dideel, la blisg arala, la mescla, la ber leena, la 
sfr ambia, la scorria, i umett, la sdondla, la ninegata. 
Se si leggano les jeux des anciens di L. Becq de Fou- 
quieres si può vedere che, dal tempo Greco e Romano, 
quasi tutti questi giuochi dei nostri monelli ripetono 
la loro origine. 

Dal vocabolo poma — prendeva pur nome un 
gioco di corsa, con bandiere, ora quasi andato in 
totale disuso e che còstumavasi nei famosi ristretti 
gesuitici. 



# Predella \^Ponte e canalel. (Diz. p. 170). 
— Riguardo al canale e. ponte de Beredella (?) (o 
più certamente Pradella), situati fuori la porta di 
Saliceto-Panaro ora Barriera Garibaldi, sono da no- 
tarsi due omonimie, T una in Mantova, l'altra in 
Bologna. Chi non conosce la porta Pradella di Man- 
tova? In Bologna poi v'era una porta Pradelli, o 
del Pratello, dizione metamorfosata anche in Peradelli. 
Cotesta era rivolta dalla parte di Modena, e, da essa, 
a quella di San Felice, stava una fortificazione, con 
rocche, merlature, e torri altissime. Guardava la 
rocca di porta S. Felice un castellano con 23 militi; 
a porta Pradella altra rocca, altro castellano e 15 
soldati (sodi). 



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R 



Reno [Stradello di Giacomo da'], (Diz. 
p. 216 e seg.). -» La casa di Giacomo da Reno fu, 
per la violenta morte di costui, confiscata dalia Ser.* 
Camera, e da questa, nel 1614, 27 gennaio, affittata 
a' PP. di S. Vincenzo, poi, con rogito Panizzardi, loro 
venduta a' 28 luglio Hello stesso anno. Dal 1615 
al 27 certe case Tassoni e Calori, che con relativo 
porticato erano annesse a quella de' Reni, passarono 
pure in proprietà dei detti PP. Teatini. 



^\ Rocco [Chiesa di S.]. (Diz. p. 217). 
Iscrizione : 



DEO . RESTITVTVM 

D . N . FRANCISCI . IV . RBLIOIONB 

AC . MVTINENSIVM . PIETATE 

MDCCOXXZXI. 



,\ Ronchi [Casali, {^iz- p. IH. 1. 4). — 

Uno di questi ritratti si crede essere quello sovrap- j 
posto ad una fontana nella casa da non molto tempo 
rifabbricata dall' ing. Messori -Roncaglia per una fa- 
miglia Guagnellini, al cominciamento delle contrade 
de' frali e San Paolo ^ altrimenti dM Aquila nera, j 
Quest' alto-rilievo rappresenta assai fedelmente, e 
con franco scalpello, Lionello d'Este. 



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148 
(§ Rotonda [Contrada della]. (Diz. p. 242). 
— Il Corso di Terranova ebbe in vari suoi tratti 
altre denominazioni, non troppo tenendo conto e 
pubblico, e ufficiali pubblici, specie durante la Ci- 
salpina, e il primo regno Italico, delle sancite nomen- 
clature stradali, forse consunte per vetustà, o, per 
incuria, lasciate sparire dagli angoli delle contrade 
cittadine. Già (nella rubr. Corso Cavour) fu accennato 
esserne stata detta, nel secolo XVII, una porzione 
della Madonna del Paradiso: ma sul finire del passato 
secolo fu pure quel Corso denominato della Rotonda, 
perchè conducente al grande chiosco cosi detto, sito 
verso la cittadella, sostituito poscia dalla colonna col- 
r aquila Napoleonica al fastigio, che la restaurazione 
del 1814 cambiò in aquila Estense (1). 

Ufficiale no quest' ultima designazione sarà 
naturalmente andata fuor d' uso, dopo l' atterramento 
del chiosco circolare. 



/, Roderseli A [Cimitero della"]. (Dizion. 
p. 13, 1. 22). — Non fuori porta di Cittanova, ma 
di Saliceto stava il cimitero cosi nominato, al di là 
di S . Lazzaro circa mezzo miglio. Diffatti ne' P. C. 
sotto la data 1712, 19 agosto, si legge: « La città 
concede a livello al dott. Vincenzo Vecchi ed eredi , 



(1) La nomanolatura della eontriida della Rotonda risalta da an 
Tigliatto d' alloggio , dirotto dal qaartior-mastro Pioppi al oitt. Luigi 
Monteasori, in data 15 Piovoso a. IX, dioondovisi, ohe in qaosta, dotta 
allora cosi, od esistente nella Sezione di S. Domenico, era nbioata la 
casa del Montessori. Per la metamorfosi dell' aquila Napoleonica si con- 
fronti la noterella (**) a p. 78 del Dix., rabr. Cittadèlla. 
9, L. ▼ALDBiOHi, Agg. alle App. del Diz. delle oontr. di Modena 10 



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146 

il prato , che fu ad mo di cimitero V anno 4630, in 
luogo detto della roversella , al di là di San Lazzaro. 
Cànone L. 83. » Ne v' ha dubbio sulla di luì ubica- 
zione, perchè anteriormente (6 marzo 1651) negli 
stessi P. C. trovasi indicato un cimitero della roversella 
( forse da piccola ròvere ) /wori porta Bologna^ di ra- 
gione livellaria della città. Altri cimiteri di circostanza, 
specialmente per militari Francesi , si notano nelle 
carte patrie in questa plaga, tanto durante la guerra 
Gallo-Ispana nel principio del 18.^ secolo, quanto in 
fine di esso, a' tempi della Cisalpina. Bassi una prova 
del primo da un campo che servi a seppellire Fran- 
cesi, livellato ai 13 luglio 1708 a un G. M. Ansaloni, 
e, del secondo, dalla denominazione tuttora viva di 
Casotto de' Francesi^ data a un luogo presso la strada 
circondari a conducente, dalla Barriera Garibaldi^ a quella 
del Montale e Spilaraberto, perché v'ha tradizione 
che in que' contorni venissero sepolti numerosi soldati 
Francesi, periti nelle frequenti scaramuccio cogli Au- 
striaci, sul finire del 1700. 



\\ TlixcL Orande (Diz. p. 14eS, 1. 14). 
— I portici della Rua Grande, (verso levante), furono 
atterrati nel 1618, contemporaneamente alla distru- 
zione operatasi del poggiuolo, che stava sulla Piazzetta 
dell* ova. 

Ai 5 giugno 1881 a questa contrada fu cambiato 
il nome quasi millenario di Rua Grande in quello di 
Contrada Farini, nel di che fu inaugurata una epi- 
grafe commemorativa a Luigi-Carlo Farini sulla fac- 
ciata del palazzo già Estense, che é la seguente: 



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147 

NBGLI ANNI MEMORABILI 

1860-60 

IN QUESTA 8BDB DEGLI ESTENSI 

STETTE 

LUIGI CARLO FARINI 

PER SUFFRAGIO DI POPOU 

GOVERNATORE: DELL' EMILIA 

B CON SENNO PARI ALL* ARDIMENTO 

RINNOVATE LE LEGGI 

ORDINATE LE MILIZIE 

CONTRO I NEMICI ESTERNI ED INTERNI 

MODENA PARMA E ROMAGNA 

A COMUNE DIFESA 

COLLA TOSCANA COLLBGÒ 

ED ALL' ITALIA RICONGIUNSE 

SOTTO LO SCETTRO DI VITTORIO EMANUELE II 

A MEMORIA PERENNE 

IL POPOLO MODENESE 

QUESTA PIETRA PONEVA 

ADDÌ 5 GIUGNO 1881 



La iscrìzione è del sig. A. Namias. Ai 24 settem- 
bre poi dei 1882 fu apposta, dettata dallo stesso, 
una epigrafe, sculta in marmo, alla memoria del ge- 
nerale Fanti, che cosi dall' altro lato fa riscontro alla 
Fariniana. L* epigrafe è concepita come segue: 



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148 

MANFREDO FANTr 

COMPAGNO DI CIRO MENOTTI 

ESPIÒ NELL* ESILIO IL MAGNANIMO ARDIMENTO 

PUGNANDO PER LA LIBERTÀ 

IN I8PAGNA IN CRIMEA 

A MAGENTA A 8. MARTINO 

E DOPO IL PATTO DI ZURIGO 

ACCORSO IN DIFESA DELL* EMILIA 

ARMI APPRESTÒ E BALUARDI 

FONDÒ QUESTA SCUOLA* MILITARE 

ORDINÒ LE MILIZIE DELL* ITALIA CENTRALE 

ED AGGREGATELE ALL* ESERCITO SARDO 

DISPERSE I MERCENARI! PONTIFICII 

PER CONOIUNGERSI SUL VOLTURNO 

AL VITTORIOSO DUCE DEI MILLE. 



* 



Rua. [vocabolo]. (Diz. p. 217). — Nei 

ti di Levante il vocabolo ruga, o rua, si conserva 
ora, unitamente al calle e congeneri de' tempi 
senti, già colà importati, in antico, dalla potenza 
leziana, che ivi avea stabilito colonie e fondachi. 



/^ Rua, [vocabolo]. {Diz. p. 217, e segg.). — 
1 furono soltanto gl'imbianchini a scendere in guerra 
tro le designazioni di contrada (e di rua spe- 
mente) pei nostri tramiti stradali. Nel 1874 il 
sigilo Comunale, in una seduta pubblica, abbor- 
do la scabrosa e delicatissima questione della no- 
iclatura topografica delle strade della città, si volle 
iare nei difficile campo della filologia, col motivare 



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149 
il progetto di sopprimere il nome di rua e quello gè* 
nerico di contrada (!) — L'Abb. Lacroix, professore di 
lingua Francese nella nostra scuola militare, diresse 
allora una lunga lettera al Sindaco di Modena, stu- 
penda dissertazione filologica davvero sulla (questione, 
la quale fortunatamente riusci )ifk a porre freno ai 
novatori imbizzarriti. Lacroix (TAbb. M. F.) « Rua 
et contrada » lettre a M/ le Syndic de Modéne — 
Modène — Typ. de l'Immaculée Conception 1877 — 
Con mio dispiacere soltanto nel 1887, mi fu nota 
la dissertazione del dotto professore ; e godendo 
trovarmi in perfetto accordo col filologo erudito, 
e col figlio di Modena ob ineolatum, com' ei si 
chiama, mi onoro citarla, a conferma delle mie 
osservazioni, nel Dizionario st: et: (1). 



S 



^\ 6Sa.le8ia.iie (Diz . p. 243). — Il mona- 
stero della Visitazione, di cui qui sì parla, era sotto 
la regola Agostiniana, oltre a diverse costituzioni ag- 
giuntevi da S. Francesco di Sales. Alcune religiose 
del detto ordine furono fatte venire di Francia dalla 
duchessa Laura, ed, incontrate dalla Corte, nob'ltà e 
pòpolo fuori di Modena, fra lo sparo dei bronzi bel- 



^1) « Le nom seni de rua est pour Modéne an diplomo de vetuste, 
car si la Tille etait molns ancienne, ancone des ses rues, ne porterait un 
tei nom. — Allez chercher une rt»a à Alessandria, ou a Livorno!» (La- 
^ eroix lettera citata p. 11). 



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190 

liei e il suonare dei sacri, dopo visitati tutti i mo- 
nasteri femminili della città, furono, nella sera de' 30 
aprile del 1669, allogate in S. Giovanni del Cantone, 
rimanendovi, sino a che fosse condotto a termine il 
loro nuovo monastero, dotandolo la stessa duchessa 
fondatrice di molti beni. L' entrata solenne nella 
nuova sede avvenne ai 29 settembre 1672 processio* 
nalmente, circondando le monache, coperte di veli, la 
Corte tutta, precedendole il clero regolare e secolare, 
col vescovo Ettore Molza. La soppressione del 1798 
fece si eh' elleno deponessero V abito , rimanendo 
però nel monastero. Nel 1814, per sovrano decreto, 
lo ripresero, ed ora, da poco tempo, furono trasportate 
fuori le porte Bologna e San Francesco nell' ospedale ^ 
militare da esse acquistato e ridotto, sostenendo il ^ 
maggiore dispendio una suor Passati. 



/^ eSaliceto [Porta, borgo e vico di], (Dtz. 
p. 221 ). — I marmi che servirono a costruire la 
porta regia del Duomo scavaronsi fra avanzi romani 
nel borgo o vico di Saliceto, e precisamente nella 
via di S. Croce, detta, nel secolo XVII, secondo Ve- 4 
driani, Via pelosa, come ò tuttora nomata. 

Nel 1380, appresso la porta di Saliceto, dal lato 
manco di dentro dell' uscita verso la Fossa, in un marmo 
infisso alle mura, dov' era il giardino del Castello 
Ducale, stavano questi versi, riportati dal Forciroli 
nella sua cronaca: 

Lustra bis octo aderant iercentum mille per annos 
quae castrum tanguni Salicetam et moenia portam 
condita sunt populis, Estensis marchVo tunc cum 
sceptra Nioolaus mulcebat dtUcia nostris. 



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151 
hacque Goazalotus capUaneus urbe Philippus. 
Tunc aderas nobis, Platexi Lippe, potestas. 
Estensi imcus sed vecligalia divo 
servare Dominicus tunc AldigerYus erat. 
Moliri instabant urbis qui moenia sacrae 
De^Moiza Nicolaus fuit et Querceta Johannes. 
Hic proba Gagnoli stirps Cortesia ministr (sic.) 

atque Belincinus tunc Bemabeus et alter 

Franciscus Dinota lods sudavit in istis 

hie^ Dexi Macone, tutts tamen esse laboren (sic.) 



* 



Sa.lva.tore [Chiesa del]. (Diz. p. S{22). 
— Nella iscrizione che sta sulla porta della chiesa 
del Salvatore fu cancellata attempo della Repubblica 
Cisalpina y una linea. In essa era scritto: Hercules 
Tertius Atestius. 



AD . AEDBM . CHR18T0 . SERVATORI 

DICATAM 

A . SBRAPHINO . DB . CASTELLARIO 

INCOLVMI . MVTIN . CANONI COR VM . COLLEQII . IVRE 

ANNO . MDCCXIV . BXTRVCTAM 

SBRVORVM . B . M . V . COBTVl 

ANNO . MCCCLXXXII . CONCESSAM 

80DALITATEM . S . PBTRO . M . 8ACRAM 

AB . ANTIQVIS . SEDIBVS 

QVAS . AB . ANNO . MCCLX . INCOLVERAT 

HERCVLES . Ili . ATESTIVS 

TRANSFBREBAT . ANNO , MDCCI,XXXlir. 



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153 

Fu nel 1383 che i Serviti, sotto la regola di S. 
Agostino, ebbero la chiesa di S. Salvatore dalla sco- 
petta. Ghianiàvasi prima da S. Girolamo e fu eretta 
suir area d' una casa, con cortile, largita dal nobile 
Modenese conte Galeazzo Canossa, con sanzione, pili 
tardi, nel 1498, di Alessandro VI papa. Quella casi 
era già stata follo da panni, e filatoio dei Rangoni • 

# Sa^lvatore [Largo o piazzetta del]. (Diz. 
p. 222, rubr. da interpolarsi a quelle delle contrade 
Salvatore e Saragozza). — Largo^ (da poco tempo col 
listello indicatore) sito fra la contrada delle Beccherie 
e il principio di quella del Salvatore^ sboccante in 
Canalehiaro, già detta de' Cortesi. Questo nome in ad- 
dietro (se si legge l'Annuario storico Modenese del 1851) 4 
cosi la contrassegnava. Di fronte alla chiesa de' Servi, 
nel palazzotto un di dei Fontana (ora Tonelli) fu, 
nel 1 563, murata una grande lapide marmorea sulla 
quale vedovasi scolpito un Lanfranco Fontana appic- 
cato a una forca, con un bariletto di polvere da 
schioppo, scatola gettante fuoco ai suoi piedi, per 
avere mandato a' suoi nemici certe scatole incendiarie, 
scoppiando le quali più tardi molti ne morirono, o 
rimasero atrocemente storpiati. Di questo misfatto, 
da dinamitardo, si può avere nozione nelle annota- 
zioni alle Metamorfosi d'Ovidio tradotte dall' Anguil- 
lara ove lo racconta il Dall' Orologio, e da T. San- 
donnini nella monografia su di un bandito Modenese, 
stampata nel 1887 negli A. e M. di storia patria, 
da me altra volta citata. 

% Saragozza, [^postierla nuova di]. — A 
comodo dei frequentatori d' un bagno pubblico co- 



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i»3 

struito sul canale di S. Pietro, fu questo nuovo ac- 
cesso aperto nel 1886, 30 giugno, dove si erigeva 
la porta medioevaie omonima, fabbricata a spese 
della famiglia Grassoni^ secondo la solita più o meno 
attendibile tradizione intorno alle antiche porte della 
città. 



/^ Scolopii iDiz. p. 10, 1. 12). — I PP. 
delle Scuole Pie furono da PavuUo (del Frignano) 
per ordine ducale nel 1769 trasferiti in Modena a 
fondarvi la loro casa, nella chiesa che venne desti- 
nata a' poveri del Grande Albergo', per V istruzione 
di questi e per la continua assistenza all' ospedale 
degr infermi. La detta casa fu soppressa nel 1779 
ed i religiosi passarono a Mirandola nel già collegio 
dei Gesuiti, ed apertevi scuole restaronvi sino al 1783. 
Uniti poi alla loro casa in Correggio, ove aprirono 
un convitto, quello ed essi furono soppressi nel 1810. 

^\ Seminario {Diz. p. 46, 1. 13, p. ibid.). 
— - Il cardinal Morene fondò V istùuio clericale del 
Seminario, non il claustro e convento presso San 
Francesco, che fu fabbricato sovra una proprietà dei 
sigg. Rangoni. (V. nella rubr. Chiesa di S. Francesco, 
V iscrizione riportata dal Moreri, e la lettera del- 
l' avv. Lodovico Berardi • Latour fra i Documenti iti 
calce). 

/^ Serviti iPP.]. {Diz. p. ^1, 1. 10 
Il convento dei PP. Minimi di S. Francesco di 
introdotti in Modena dal vescovo Visdómini, 
minciato ad essere da essi abitato nel 1588, 
nendo, per la morte di Sebastiano Sassòlo, r 



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154 

di S. Barnaba, quella chiesa parrocchiale, la canonica 
e i beni suoi. Agii 11 febb. 1797 que' PP. vennero 
soppressi. 



/^ Sartorio IPalazzo] ora De-Buoi. (Diz, 
p. 179). — Dal compendio storico dell* illustre fa- 
miglia Sertoria, cui viene attribuita origine romana, 
ms. presso di me, ora nell' Estense, può rilevarsi che 
questo palazzo fu, nel 1512, venduto dalla famiglia 
Mosti-Estense di Ferrara al conte Gio: Tommaso Ser- 
torio, nel nome ancora dei fratelli. Pu costui fatto 
conte e cavaliere aurato dall' imperatore Massimiliano, 
e, fra molti incarichi, ebbe quello di luogotenente 
governatore e castellano di Parma: ebbe per moglie 
Giacoma Castaldi nobile modenese. Gio. Matteo Ser- ^ 
torio, fu da Giulio II, nel 1509, preconizzato arcive- 
scovo di S.* Severina e nel 1511 creato, dallo stesso, 
abbate di Nonantola. La casa, al civico N. 16, era 
sino alla fine dello scorso secolo appartenente alla 
famiglia dei conti Grillenzoni; al momento è suddi- 
visa, ed è in possesso di due proprietari. 



* 



\ Sgaraseria [Contrada]. (Diz. p. 232-33). 
— Nel 1630 nelle case di questa contrada, allora 
appartata perché una di quelle dell' Addizione Er- 
ctUea, si fece un Lazzaretto di quarantena pei risa- 
nati dalla pestilenza. La direzione di questo ospizio 
fu affidata al P. Girolamo Medolago da Bergamo, 
Teatino. 



* 



SocietÀ ippiche {Diz. p. 19, 1. 2). 
^^v- Prosperano qui rigogliose le nostre società ippiche 



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odierae, sorelle delle tante, inaugurate in molte citti 
Italiane. In tal guisa si chiama gente in questa Modena 
monotona e silenziosa , si fa un pò di chiasso e si 
mette in circolazione molta moneta. Non v'era una 
volta solennità ufficiale municipale o dello Stato che 
non venisse abbellita con feste e sollazzi pubblici 
popolari. Non parliamo de' caroselli , torneamenti, 
giostre, e quintane del medio evo e dell'epoca del 
rinascimento. Sino all' ultimo decennio, che precorse 
il 18K9, si è sempre corso in Modena al pallio, coi 
bàrberi sciolti, co' tormenti, o montati da -fantini, che 
un di chiamavansi paggi. Già insegnai il loro percorso 
a pagina 8 nella nota. Veniva la strada coperta con 
un alto strato di fine sabbia, si levavano i paracarri, 
per poi rimetterli dopo. Il pallio consisteva in una 
pezza di stoffa o di velluto, o di seta, o di bombace 
di tela, e dell'immagine, dipinta ad olio su tela, 
del patrono della città, S. Oeminiano. Venivano a 
correre rinomati cavalli de' grandi signori di Padova, 
Reggio, Bologna, Verona, Mantova e Firenze. E vi 
erano cavalli di molto prezzo; talché il Lancillotto 
racconta che in uno di que'tali giorni v'era grande 
aspettazione e desiderio di veder correre un bàrbero 
che costava 500 scudi. Modena in antico non era 
selciata, e solo cominciossi a farlo nel 1516, allorché 
qui pel Papa governava lo storico fiorentino Guic- 
ciardini. 



^\ Spadari [Contrada clegli'\. (App. p. 
— Manca anche nella seconda edizione del mio Di- 
zionario. — G. Galvani in un suo articolo — Tre Cavai- 
lieri modenesi negli anni 1550 e 51 — inserito nelU 



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156 

Strenna Modene$e, (anno IH» Modena» Rossi) 1846» ne 
fa menzione. Dove fosse non è bene accertato» e po- 
trebbe anche supporsi fantasticata dal romanziere. 

# Silvestro [Contrada di S.]. — Nella 
cinquantina di questo nome fu» nel sec. XIII» una 
contrada omonima » e 1' ho risaputo da una scheda 
communicatami dal Can. A. Dondi (mentre curavo 
questa stampa dell'Aggiunta), cosi compilata, da un atto 
legale. — « Actum. Mut. in centrata sci Syluri (sic) 
ann. 1252 — (Arch. Capit. pergam. n. 527 — cas-^ 
setto N. n. 13. — Casamentum positum in civitate 
M%U. in porta Albareti » in Canonica sci Syluri » in hos 
fines, a mane straia^ a mer, edes (sic) de supttts ecclesiae 
sci Syluri» a sera ardronam et unam aream, que est # 
ih eadem domo (ivi). 

# Stalle de' Rangoni [Contrada delle']. 
(Diz. s'interpoli alle rubriche Spavento e Stella). — 
Cosi nel secolo XVII era denominata la parte mediana 
della Modenella, che cominciava da una cantina dei 
Rangoni» venduta all'oratorio di S. Carlino Rotondo» 
poi, dopo le proprietà Panzetti, Loragki, Verri, Ra- 
scarini e conti Sassi, finiva nella casa del capitano 
Bologna, svoltante in vicolo Sassi. 

# Stella [Contrada della]. (Diz. p. 234). — 
Ulteriori indagini farebbero conoscere che nel 1700 
un monsù Stella aveva casa presso S . Giacomo. L' u- 
bicazione di questa casa sarebbe la più attendibile 
ragione della nomenclatura della contrada» e perciò 
tutte le supposizioni» in prima espresse» sarebbero da 
scartare. 



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167 
# iSltigniate [Contrada delle]. (Diz. p. 234). 
— Nella casa del fu march. Gherardo JUolza, collocata 
in questo tràmite» é visibile l' iscrizione qui trascritta, 
il cui marmo vi fu posto per decreto del Comune, ai 
2 giugno, 1883: 

IN QUESTA GASA 
ABITÒ 

GIUSEPPE GARIBALDI 

QUANDO 

AI POPOLI DBLL' EMILIA E DELLA TOSCANA 

RESTITUITI IN LIBERTÀ 

COLLEGATI A COMUNE DIFESA 

PORSE SOCCORSO 

PEL BRACCIO INVITTO B DEL CUORE 



# nraglio [Contrada del]. (Diz. p. 238). — 
Nella casa Fontanellì, situata lungo il percorso di 
questa arteria della città, e presso la Contrada S. 
Agata, il Magistrato Municipale deliberò di apporre» 
in onore del Senatore march. Camillo» un marmo 
commemorativo^ che ricordasse a' suoi concittadini i 
nomi e le benemerenze di lui e del padre» con incise 
le parole, che qui porgo trascritte: (1). 



(1) Cfr RonoAaLti A. ^ Slogio det Mar^nteiatto Conte AottiLttt ^on- 
tamblli — Modena — Viùcensi — 1878 — e Zini L. — // march, Camillo 
FoNTANBLLi, Senatore del Regno (1823-1891). Note biogra/tehee ttoriohe •* 
Modena Toiehi P. • Comp. <«- 1892. 



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ns 

QUESTA CASA. ABITO 
PRBPARANDO L* ANIMO ALL* ALTE IMPRESE 

ACHILLE MARCHESE PONTANELLI 

GENERALE NELLE ARMATE NAPOLEONICHE 

MINISTRO DELLA GUERRA E DELLA MARINA 

NEL PRIMO REGNO ITALICO 

E QUI VISSE E CHIUSE I SUOI GIORNI 

NON DEGENERE PIGLIO 

CAMILLO SENATORE DEL REGNO D' ITALIA 

NOBILE CUORE DI PATRIOTA E DI SOLDATO. 



^\ Tassoni [Sialw del]. (Diz. p. 238). — 
L'iscrizione sotto la statua di A. Tassoni è la se- 



guente : 

AD 

ALESSANDRO TASSONI 

DOPO DUE SECOLI 

I CONCITTADINI 

1882. 

Per disposizione municipale col 15 maggio 1880 
la piazza è stata sgombrata da tutte le baracche. 

n monumento Tassoni è posto precisamente 
sopra un' antico pozzo vivo, che contornato da marmi 
e chiuso con coperchio a chiave, vedevasi in mezzo 
alla piazzetta della torre ^ al presente Tassoni. 

Da questo pozzo ricavasi ora l'acqua alimen- 
tante la fontana a pompa aspirante e premente, che 
è nel lato destro della stessa piazzetta. 



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..^ 



189 

Questo monumeoto d disegno ed esecuiione del 
defunto scultore Gavazza Alessandro di Modena. 



/^ T^eatini (Diz. p. 256). — Nel 1604 
chiamati a Modena dal Cardinale Alessandro d' Este 
i chierici regolari Teatini fu loro segnata la chiesa del 
Paradiso, e qui dimorarono per 10 anni, passando poi 
nel 1614 ad abitare il convento presso di S. Vincenzo 
cominciato per essi a fabbricarsi VS ottobre 1609. 
I Teatini vi stettero sino ai 1782 quando furono 
soppressi, passandovi i PP. Agostiniani, alla loro volta 
licenziati nel 1 798 . In S . Vincenzo v' ha un bel ta- 
bernacolo marmoreo che costò 6000 ducatoni da 
Lire 10. 



/^ HTeAtro Oo miniale [Vandelli]. (Diz. 
pag. 239. — - Iscrizione che è sulla fronte del 
teatro: 



ORDO . POPVLVSQVB . MVTINBNSIVM 

AvspicB . D . N . FRANCISCO . UH 

THBATRVM . NOWM 

PRO . MVNICIPII . DIGNITATB 

A . FVNDAMBNT18 . BRBXIT 

ANNO . MDCCCXXXXI. 

Sulla porta di mezzo nell' andito elittico, 
che mette alla platea e alle scale dei palchi, leg- 
gesi quest' altra iscrizione dettata come la prima da 
Mons. Cavedoni. 



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160 

MONUMBNTUM . HOC . PATRIUM 

AN . BfDCCCXXXVIII . BXTRUI . COBPTUM 

AUCTORITATB . HYBRONIMI . RICCINI . COMITIS 

PRABF . URBIS . ET . PROVINCIAE . PR0V1I>BNT 

MUNICIPI . NOMINB . INSTANTE 

HIPPOLITO . LIVIZZANIO . MARCH. 

PRAEPOSITO . REBUS . OERUNDIS 

CURA . AGBNTIBUS . JOSEPHO . CARANDINIO . MARCH. 

ET . FRANCISCO . MARIA . OLIVARIO . VIII . VIRIS . MUN . CONS 

EX .INQBNIO . PRAESCRIPTOQ . PBRDILIQENTI . PRANCISCl . VANDBLLI 

ARCHITBCTI . R . DOMUS . DOCT . DECUR . HONORUM 

BONIS . ARTIBUS . EXCOL . INDUSTRIA . ET . OPERE 

ARTIPIOUM . BiUTINENSIUM . TRIENNIO . ABSOLUTUM 

OMNIQUB . CULTU , EXORNATUM 

APPURATISSIMO . SPECTACULO . DEDICATUM . EST 

VI . NON . OCTOBRES . ANNO . MDCCCXXXXI 



Ai 29 dicembre 1892 furono nel!' atrio di que- 
sto teatro allogati i busti marmorei dell' architetto 
prof. Francesco Vandelli, già modellato da A. Ga- 
vazza, ed eseguito dallo scultore nostro concittadino 
prof. G. Gì bellini, e quello del drammaturgo Paolo 
Ferrari di mano del Gazzeri Ernesto, scultore pure 
Modenese. 

/^ dt^empio israelitico (Diz. p. 243). 
>B^ La Sezione Israelitica celebrando funzioni funebri 
alla memoria di Re Vittorio Emanuele II, morto 
li 9 gennaio 1878, facea collocare nell'atrio del suo 
nuovo tempio una lapide marmorea commemorativa, 



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161 

scritta in lingua ebraica» la cui traduzione, che vi 
si legge a fianco, è la seguente: 

A 

VITTORIO EMANUELE II 

REDENTORE DELLA PATRIA 

INSTAURATORB 

DI CIVILE UGUAGLIANZA 

DELL* UNITÀ, INDIPENDENZA UBERTÀ NAZIONALE 

ESEMPIO Al RE 

AMMIRAZIONE DEI POPOLI 

AMORE E ORGOGLIO D* ITALIA 

GLI ISRAELITI DI MODENA 

NELLE ESEQUIE DI SUA GRANDE ANOif A 

ADDÌ XXIV GBNNAJO MDCCGLXXVIII. 



/^ XerziArie di ^* Domenico [Le\. 
{Diz. p. 8). — Secondo la Cronaca Rovatti, p. 175, 
nel 1816 abitavano lo stabile Num. 804, J. di 
ragione Fabbri. Sopra la porta di detta casa leg- 
gevasi la seguente iscrizione in piccola lapide di 
marmo: 

DOMVS 

SORORVM . TBRTII . ORDINIS 

S. . DOMINICI 

DB . POENITENTIA 

MDCCXXV. 



Di qui» pochi anni sono, trasferironsi in ùmfrada 
Ganaceto, nella casa Palmieri» già dei conti Vigarani. 

L. V. ▼ALDBiOBi, Àgg. all€ Àpp. del Dìm. delle oofilr. di Modena 11 



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162 

Addi poi 12 agosto 1882 le dette Suore si rista* 
bilirono definìtivameote nella antica loro dimora di 
Contrada Cavalierini N. 1. 

Nella prossima Piazzetta delle Belle Arti vi è la 
Chiesa delle Domenicane , volta a mezzodi, sulla 
porta della quale sta scolpita in marmo 1' epigrafe 
che nella presente pagina trascrivo pel leggitore 
a memoria dell' anno nel quale fu questo grazioso 
piccolo tempio edificato. 

D . o . M 

BT . PATRÓniS . SViS . COBLB8TIBV8 

VIR0INES . DOMINICI ANAB 

INSTA.VRATVM . DBDICARVNT 

ANNO . MDCCCXLVIl. 

# Attiguo alla chiesa avvi il loro monastero. 
Queste Monache» conosciute in Modena sotto il nome 
di Domenicane, perchè hanno V abito di S. Domenico, 
non sono le vere Domenicane, né una riforma o 
modificazione dell'Ordine, istituito da S. Domenico; 
ma sono un Ordine religioso affatto nuovo, eretto 
canonicamente, e con proprie Costituzioni dedicato 
alla educazione delle fanciulle tanto convittrici 
quanto educande, come alunne esterne, accorrenti 
alle loro scuole. Alcune Terziarie domenicane gli 
diedero principio sotto U direzione di un' pio e 
benemerito ecclesiastico, il Canonico Penitenziere 
della nostra Cattedrale dottore Don Lodovico Camuri, 
morto il 1 maggio del 1853. 

Vivente il detto Canonico una parte di esse 
suore andò alla Mirandola a fondarvi un monastero, 
che vi ebbe vita fino al 1859. 



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16S 

A D. Paolo Solmi devo, come tante altre, questa 
notizia, del che, com'io gli dovranno gratitudine 
gli aoìatori della Storia cittadina. 



* 



Ti-pogTCL&SL Oamerale {Dizion . 
p. 189). — Dal tenore della iscrizione che era col- 
locata nel ripiano che conduceva alla Tipografia 
Camerale (poi Cappelli) nel fabbricato di S. Paolo, 
si ha la storia di queir oflScina. 

D . N . FRANCISCVS . IIII . ATESTIN. ^ 

ARCniD . AVSTR. 

PR1NCBP8 . OPTIMVS . PR0V1DBNTIS81MV8 

TYPOGRAPHIAM 

CYIVS . IN . POSSESSIONE . IVDAEI . BRANT 

ANNO • MDGCCXXII . RBDBMIT 

VTI . VBRITATI . VIRTVTIQVB 

ADSBRBNDAB . PROPAOANDAB 

VNICE . INSBRVIRBT 

BANDBMQ . PRISTINO . B . LOGO . AlfOTAlf 

VTI . SOCIBTATI . lESV 

VARIA . AD . MVNBRA . IMPLBNDA 

ABDBS . ADSIONATAB . SVFPICBRBNT 

ATQVB.IN COBNOBIVM.QVOD.PVIT 

VIROINVM . CLARALIVM 

ANTE . nOS . DVODBCIM . ANNOS . TRANSLATVM 

INDIDBM 

VTI . ALVMNIS . SODALIVM . IBSV 

LOCVS . PIBRET 

IN . HANCCB . SBDEM . AMPLIOREM 

ANNO MDCGGXXXVIIII 

INFBRBNDAM . CVR. 

L'iscrizione è del M. R. D. Celestino Cavedoni. 



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m 

/^ Torti [Froneesco]. (Diz. p. 249). — Al- 
lievo del medico Antonio Frassone del Finale. — Estese 
alle febbri perniciose intermittenti la cura della 
china-china» riducendo a sistema il metodo di vincerle 
con quel rimedio. II suo collega Ramazsini lo im- 
pugnò» ed egli scrisse un apologetico, che ricordo 
aver sentito molto lodare dal fu dottissimo nostro Gè- 
miniano Grimelii. Lodovico Antonio Muratori ne ha 
scritto la vita. La lapide posta nel 1862 nella casa 
ove abitò questo medico celeberrimo è cosi conce- 
pita:^ 

QUI NilCQUB 

FRANCESCO TORTI 

NBLL* A.RTB MEDICA INSIONB 

DELLA PATRIA ONORE 

A. MDCLVni. 



Da una perizia di Paolo Coltri dell' anno 1612 
rilevasi quanto segue: 

« Palazzo dei Sig. Dottori. Torti in Modena sotto la 
« cura della Chiesa.... confina la Strada pubblica, il 
« Canale della Cerca, Y lll.mo Sig. Lodovico Ronchi 
• e i Fratelli Carandini, salvo ecc. » 

Nel mezzo della Chiesa di S. Agostino fra i due 
primi intercolonni è situato il deposito di questo 
nostro concittadino, coperto con lapide di marmo 
bianco lunga B. 3. 3. sopra B. 2. 4. colla iscrizione 
seguente: 



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16S 
FRANCISCO . TORTI 

IN . PATRIO . MVTINBNSl . LYCBO 

PRIMARIO . ME0IC . PROFESSORI 

OB . ADINYBNTAM . METHODYM . PROPLIOANDI 

PBRNICIOSAS . FBBRBS . PBRIODICAS 

BBNB . DB . OMNIVM . SALVTB . MERITO 

PROTOMEDICO . AVLICO 

COLLEOII . MBDIGORVM . PRAESIDI 

JL . CONCILIIS . IV . VIRVM . PVBLIC . VALETVD. 

R . SOC . LONDIN . SODALI 

EX . MEDICA . PRAXI . EDITISQ . UBRI8 

VIRO . CELEBERRIMO 

QVBM . ANNOS «LXXXIII . NATVM 

MORS . SVBSTVLIT . ANNO . MDCCXLI 

XV . KAL . MART 

PRAECBPTORl 

ET . BENEFACTORI . AMANTISSIMO 

lACOBVS . lATICI 

SBREN . FRANGISCI . Ili . DVCIS 

PROTOMEDICVS 

ET . CAIBTANVS . ARALDI 

IN . MVTIN . VNIVERS . MEDIO . PROFBSS. 

MOBRENTES . PP. 

Nella chiesa di S. Agostino esisteva pure, sul 
pavimento, la lapide che segue: 



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'i 



166 

HOC.BST.FEPVLCR. 

IO . DOMINICI . DB . TORTIS 

BT . BRBDVM 

ANTONII . BT . RVBBRTI 

ANNO . SALYTIS 

N08TRAB . If . D . XXV 

DIB . VLTIMO . MBNSIS . JVNII. 

HOC . SVPBRBST . NOBIS 



Immediatamente sotto di questa lapide ve n'era 
posta un'altra colla iscrisione 

SyPBRIORB . LAPIDB 

A . DVOBVS . lAM . SBCVLI8 

ADHVC . SVPERSTITB 

INPBRIORBM 

FATO . CITIORB . SVBLATO 

RBNOVAVIT 

FRANCISCV8 . DB . TORTIS 

PHIL . BT . MBD . DOCT 

ANNO . M . D . ce . XXVU 



DATA . 8VNT . IP8I8 . QVOQVB . FATA 
8BPVLCR18 



La lapide superiore, poiché chiusi furono i se- 
polcri esistenti nelle chiese di Modena con decreto 
di Francesco III, fu collocata nel Museo Lapidario, 
ove vedesi tuttora. (Zóóo/i « Sepolcri chiusi » t771). 



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167 
^\ Tre Re [ost.]. (Diz. p. 252). — Di questa 
osteria parlano i P. C. là dove, dopo aver discorso 
dei disastri avvenuti nel i625 per io scoppio del 
polverificio di S. Luca, si fa progetto di trasportare 
il pistrino fuori di città, presso l'osteria dei Tre Re, 
sul Soratore (anno 1625) V. Luca [Calle di]. 



% Trinità. [Chiesa dellal. (App. p. i04). 
— Nel Museo Lapidario dell' Albergo-arti si conserva 
una iscrizione concernente una chiesa di questo 
nome, che qui viene trascritta letteralmente. 



SEDENTE . OREG . XIII 

PONT . MAX . SVI • PONT 

ANNO . XII . ET . SBR. . ALPONS. 

Il . ESTENSI . ET . HIBR. . VLTRA' 

AC . HONOP. . BBVIL . GVB. 

PVNDATVM . PVIT . TBM 

PLVM . HOC . ANNO . M . D . L 

XXXIIII . D . EZSL. (I) . SVB 

NOIB . SMB . TRINIT. 



Codesta epigrafe non é quella della chiesa della 
Trinità (come apparirebbe erroneamente nell' App.) 
già esistente nel borgo d' Albareto, giacché la chiesa, 
che anche attualmente trovasi entro città sul Canal- 
grande e che volgarmente chiamasi della Trinità, ha 
per suo vero nome quello di S. Maria dell' Asse, come 



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168 

l'ebbe sino dal XIII secolo da un ponte in Iqgno 
gettato sul canale nominato, dicendosi poi cella 
Trinùà, quando in essa ebbe sede V omonima parroc- 
chia: ed uscitane poi, e soppressa la medesima par- 
rocchia della Trinitd, le tornò il suo nome prioitìvo 
di S. Maria delle Asse, come, alla stessa guisa, per- 
dette il nome di S. Michele V attuai chiesa di S. Gio: 
della buona morte, allorché nel 1774 se ne parti la 
parrocchia di S. Michele, per insediarsi nella chiesa 
di S. Agostino. 

Questo marmo inciso, invece di appartenere alla 
S. Trinità del borgo nostro d' Albareto, stitva sulla 
facciata d'una chiesa di quel nome in Villanova 
presso Carpi, della quale città nel 1584 era gover- 
natore Onofrio Bevilacqua per Alfonso II d' Este, come 
esprime l'epigrafe. Questa chiesa Carpense, si disse 
più tardi della Maddalena e vi si vedeva un quadro 
del Quercino, che colla chiesa rimase incendiato nel 
1783. Il detto marmo posseduto dai sigg. Meloni di 
Carpi è passato nel nostro Museo Lapidario ed è 
fuori catalogo. Cfr. C. Malmusi « Sedute di Storia 
patria, 24 marzo e 13 maggio 1871. 



/^ Trinità [Contrada della]. (JHz. p. 253). 
— Neir angolo nord della casa d' angolo in Contrada 
S. Trinità e Saragozza e precisamente sali' ultima 
colonna del portico vi è una lastra antica di marmo 
corroso con questa data 



MCCCCLX. 



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169 

Nel 1888 ponendosi mano a ristaurare la casa 
d' angolo in contrade S. Trinità e Saragozza, veniva 
questa totalmente rinnovata. 

# Trivella! Trivella! {Diz. p. 91). 
— Notai nella rubrichetta della Contrada de' Cozii 
essere « Trivellai Trivella/ » il grido di guerra de' Mode- 
nesi ; ma, com' anche grido di gioia e a boire, scher- 
zosamente però veniva usato, talché ne' sonetti ver- 
nacoli del Pincetta, volgarmente al paisan da Modna, 
invitando costui a bere un G. B. Bonvicino suo amico, 
troviamo — 

^ A i ho un fMóhié d 'uM d' bgarella 
€ u*lm farò Mtaxgét^ eh^m 'a V aitasi: 
tf, «* ai u piit « Truella U Traella U » 



u 



# Ug^olino [setajolo]. (Diz. p. vi, 1. t7 
e seguenti). — Ser Borghesano da Bologna in- 
trodusse ivi la filatura della seta circa nel 1272. 
Quest' arte, tenuta in gran segreto, fu da un certo 
Ugolino, insegnata a' Modenesi verso il 1 500, e perciò 
fatto costui dai Bolognesi appiccare in effigie. Conti- 
nuavano sempre, fra le due città, le gelosie pei com- 
merci, come un di per lo Studio. (Cfr. nel Num. 4 
del Gro^pAt^ — Modena Tip, sociale 1876 a p. 16, 
linea 16). 



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170 

V 



# \^ttceine [Contrada delle], (Diz. [App. 
indice'] p. 87 e 271, l. 25, N. progr. 268). — Fu 
cosi detta un tempo la Contrada delle 48 colonne, che 
si protende dal Largo della Mondatora alla Contrada 
deUe Carceri 



^\ Vecchi [Orazio]. (Diz. p. vii, 1. i e 2). 
— Certo è che il Vecchi andò a Loreto: in un pel- 
legrinaggio, fatto a quella Madonna da una cinquan- 
tina di confratelli di S. Geminiano, figura il nostro 
musicista Orazio, il quale, co' tipi di Cornelio Gadal- 
dino, ne stampò la descrizione, in Modena, nel t595« | 

^\ Verati [Contrada dei]. — Esisteva in 
antico nella cinquantina di S. Vincenzo: al presente è 
scomparsa, o da tempo immemorabile cangiò nome. 
É nome di famiglia che all'epoca Romana esìsteva 
neir Emilia, trovandosene memoria in epigrafi latine: \ 
qualche paese Padano ha pure con essa una specie . 
di omonimia. É comunissimo questo cognome; e taluno 
lo crede provenire da un paese Verato^ che inghiot- 
tito da un Iago, seminò Y Italia de' suoi abitanti. 

In un atto del 1344 al Num. 698 del Voi. delle , 
pergamene del i3&3 e 1344 si trova questa parcella: 

« Casamento venduto in Civit. Mut. in 

« porta Albareti, in Cinquant. S,ti Vincentii in Strata 
« de Veratis — Conf. ab uno latere Strata diete Con- 1 
« trate de Vercuis, ab alio Bonincontrus de Gorgadello, 
« ab alio Canale. » 



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17i 
^% Vicoletto soppresso (Diz. p. il 9, 
1. 30). -^ Il vicolo di fronte alla casa Toschi in 
Rtui de' Frati era , oltre la contrada San Paolo, pas- 
sante quelle ancora dei Tre Re e Balugola all' in- 
contro del Vicolo Grassetti, dove é attualmente una 
cappelletta. 



**» Vignola jAOopo (Diz. p. 48, 1, 24). 
— Clemente Barozzi padre di Jacopo detto il Vignola, 
nobile Milanese, costretto, dopo la caduta di Ludovico 
Sforza, a ricovrarsi nel marchesato di Vignola, visse 
colà in remoto abituro; e v' ebbe dalla moglie sua, che 
era Tedesca e figlia d' un principale condottiero di 
fanteria, un fanciulletto, che, morendo ben presto, 
lasciò in poverissimo stato. Secondo scrive Danti il 
Jacopo nacque l'uno ottobre 1507 e mori nel 1573. 
Tramontini racconta essere tradizione in Vignola che 
una casa rurale posta in mezzo della campagna a 
N. 0. del castello e quasi distante di là un miglio, 
tuttavia portante il nome ab antiquo di Cd dei Ba- 
rozzi, fosse il domicilio di quella famiglia. 



# Vig^nolk jAOopo (App. p. 23 e segg.). 
— Nell'archivio Càmpori, ora legato alla Comunità* 
nostra e collocato nell' Estense, v' ha una pergamena 
(N. 19, parte 1.* del catalogo Lodi) portante con- 
fessione d' un Guglielmo del 3 ^ ordine di S. Francesco, 
d' aver ricevuto 50 lire da fra' Bartolomeo di Jacopino 
de Barociis; rogito celebrato nel 1456 nella casa 
d'abitazione del detto M Bartolomeo^ posta in burgo 
Vignolae (sic). 



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172 

# Vincenzo [Contrada S.]. (Diz. p. 255 
e 56). — Il viottoletto anonimo, citato a p. 256 , 
I. 3, era nel XVII secolo detto strada (?) di S. Vincenzo, 
e fu chiuso adi 26 giugno 1634. In esso, dalla con- 
trada de' Reni svoltava una piccola casa di Francesco 
Reni, cui succedevano quelle di Nicolò Tassoni, di 
G. B. Calori, de' Luche, poi de* Torri, e finiva verso 
contrada Gherarda nel cosi detto guasto di S. Vincenzo. 
Dall' altro lato di questa contrada v' era una casa 
ài Ortensia Fogliani venduta ai PP. Teatini nel 1692; 
e seguivano altri otto diversi proprietari, gii ultimi 
due dei quali, Vedriani e Barsetli, (?) vendettero le 
briche lóro, per V Oratorio di San Carlino Rotondo. 

% Vincenzo [CorUrada S.]. {Diz. p. 255 e 
seg. 257, l. 4, ove parlasi della Donna Bianca degli 
Estensi). — Molte famiglie principesche hanno, la 
tradizione che un fantasma dì donna di proporzioni 
colossali, vestita di bianco, in prevenzione della 
morte di qualche individuo della loro razza, si ve- 
desse a mezzanotte aggirarsi entro o dintorno ai 
loro castelli , come per le case d' Asburgo , Assia , 
Borboni, HohenzoUern, etc. Nella vigilia del supplizio 
di M . Antonietta diceva il principe Giorgio d* Assia 
d' averlo visto . • Il suo volto, egli scriveva , è del 
•« colore del ragno: è senz' occhi e senza naso e 
t senza bocca: nel momento che la si vede essa 
« lascia dopo di sé delle tracce oscure: i suoi piedi 
^t e le sue braccia sono nascoste. Il suo corpo non 
« è che d* una luce d' un bianco di perla pallido , 
« che s' alza in forma di piramide. Il collo è circon- 
« dato da una gorgieretta del colore del legno tarlato, 
f sulla quale riposa l'ovale della testa », 



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m 

Questa dichiarazione ms. del principe Giorgio 
d' Assia si trova a Worms presso la baronessa Gemma 
de Gerlach, moglie del generale omonimo. — Cfr. 
r Intermediaire che si stampa in Parigi. 

/^ Voto [Chiesa del'] volgarmente Chiesa nwva 
{Diz. ip. 66, 1. 10). — La Chiesa Votiva ha questa 
iscrizione: 

ANNO . MDOXXX 

CONTAGIO . DBSBVIBNTB 

DBIPARAB . VIRGINI 

CIVITAS . VOVIT 

LIBERATA . BXTRVXIT 



/^ Zampone (Diz. p. 245, 1. 3). — Un 
certo Tamanini^ al principio del secolo, aveva il 
monopolio di questa specialità tutta modenese, te- 
nendo suir entrata del suo negozio due belle statue 
di moretti di carta pesta, che presentando su guan- 
tiere il salame di bacchia (come allora dice vasi la 
mortadella) servivano di richiamo alle vendite del 
negozio. La fabbricazione delle carni insaccate di maiale 
è antichissima in Modena : Plinio parla delle eccellenti 
nostre razze porcine, ben pasciute colle ghiande delle 
interminabili foreste di quercie,che attorniavano questa 
vetusta colonia dei Romani. Celebri erano le salcizze 
e i salcicdoni Modenesi nel secolo XVI Quando vera- 



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174 

mente fosse creato il Zampone non è sioora accertato: 
ma si può argomentare che al principio del secolo 
scorso fosse di già in commercio, perchè il marchese 
Alfonso Coccapani, nelle sue stanze sulla Fiera di 
S. Antonio, parla di « salcicce e Zampon cotto » (1). 
Nel 1850 poi il « Zibaldone di un gastronomo modenese » 
edito da C. Vincenzi, ha parlato in genere delle spe- 
cialità gastronomiche nostrane, fra le quali il primo 
numero è dedicato al Cotichiko, e alla di lui variante 
il Zampone,, e il secondo alla Salciccia, della quale 
(scrisse A. Tassoni) Brunello Sabatini da Modena fu 
inventore: « Primo inventor della salciccia fina » (Cfr. e. I. 
Secchia) (2). V Episodio poi della vita d' un barbiere Mo* 
denese in ritiro, che altro non è che V Oca rapita del 



(1) Costante sempre nelle ricerche storiche anche su questa cario- 
siti gastronomica locale, potei assicurarmi, che prima della data risultanta 
dai versi del Cnccapani, era di già costume Modenese in pieno secolo XV!! 
insaccare le carni porcina neir involucro delle zampe del maiale, perchè 
— in un dipinto ad olio rappresentante la piassa di Modena nel detto 
secolo (dipinto che sta nel Museo civico nostro, molto osservabile pel 
costumi dell* epoca) veggonsi appesi air architrave della bottega d' un 
salumiere, verso la contrada del Castellare, due ben delineati Mamponeinif 
unitamente a salumi eco. 

È una vera scena di genere Fiammingo, quantunque d'ordinario 
pennello, questa piassadi Modena del 16001 — bravacci con tanto di trom- 
bone, soldati dalle rosse casacche, notar! in neri saloni e con bianche lat- 
tughe al collo, cantimbanchi, eharmeurt des serpenti, V erbette colla don- 
netta ohe lo guida, venditrici di vèntole, dentisti (a* ecnallo) operanti i 
villani, signori in sf&rsosi costumi, tutto (ripeto) v* è degno di studio per 
gli usi del tempo. 

(2) Giulio Bertaniy uno de* nostri poeti vernacoli del secolo XYI, 
dà il nome d' un famoso salsieeiaro di Modena di queir epoca, fabbrica- 
tore, specialmente, di eervellato^ che allora dicevasi taleisza gialla. En- 



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i78 

fu capitano Magfainolfì, stampato io Modena (Rossi, 
1879) cita due versi della Salamèide del Frizzi di 
Ferrara (C. Ili, 5, 36), contemporaneo al nostro 
Coccapani. Questi cosi cantano : 

< Col nostro eoHehint eom« fratello, 

Di Modena il zampétto al par* cammioa. » 

In fine Norberto Rosa, nelle sue sestine in lode 
del porco, dice i « zampetti di Modena essere, bssi soli, 
degni d'un, poema in dodici canti. 

# ZùediAri o Ziioc]ià.ri [Contrada de']. 
— - Nomenclatura scomparsa di tramite stradale del 
secolo XVI, che, in mss. del tempo, è notato sussistere 
presso quello de'Cartari, erroneamente e, non si sa il 
perchè, ostinatamente tutt' ora detto e scritto Carderia, 
a vece del suo vero nome Carteria. V. Diz. sec. ediz. 
p. 57 e segg. 



toaiaamato il Bertoni, eome i suol ooncittadini, ptr la vittoria di Lepanto 
ottenuta da D. Giovanni D' Austria sol Torco Ueeiàli, egli esclama al 
trionfatore: (v. 15) — 

4 Dappo* ohe con Tarmada Christiana 
hai caoà st* oan da la marina 
pr'finaa Modna mìtXr' Andrea iìalina 
ha cala al presie alla taleixxa Mana. » 



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L. F. VALDBiOHt, ÀQff, alle App, del Diz. delle eontr. di Modena 12 



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i?7 
N. 1. 



^Oasino Oueale £jsteiise> 

Ill.mo et Rev.mo S. mio Gol.mo 

Pax Chrisd. 

{Sé) La V. S. lU.ma vedesse il principio di febrica dato già da 
§. A. Ser.roa d'una Gallarla, che sarà transito dal Castello 
ad un Casino contiguo con quella Chiesa et fianco del nobi- 
lissimo Giardino già dissegnaio, intenderia, anche meglio quanto 
gran gusto senta l'A. S. dell'esito felice di questo negróo. 

Per il quale per questo ordinario se manda l' informatione 
da Lei dimandata. 

Di Modena il di 19 Luglio 1600. 

Di V. S. IlLma et Rev.ma Serv. HumiLmo 

Girolamo Bondinarl 



Air IlLmo et Rev.mo S. mio Gol.mo 
Il S. Cardinal d' Este 

(Arch, di Stato in Modena) 



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178 

N. 3. 



^Oastello o palazzo Estense - 

dalla piazza >. 

Nicolaus Marchio Estensis etc. 

1377, vigQsimo octavo die mensis octobris — Ser Zacharias 
filius quondam Bruture de Ancona, de contrata S. Salvatoris, 
Capitaneus electus per dictum dominutn Marchionem Castri 
Civìtatìs Mutine 

(Registro Fideiussioni. 1377- 1378, c.te /. t,). 

1377, die terciodecimo mensis novembris — Nicolaus filius 
quondam ser Bonaventure ab olleo, Capitaneus admissus per j 
lUustrem et Magnificum dominum, dominum Nicolaum Mar- ' 
chionem Estensem castri civitatis Mutine loco Albertini de 
Zono campsoris, electi in capitaneum dicti castri prò Cambio 
Antoni) de Montesilice, ibidem, ad presens, Capitaneo, etc. 

^Registro citato a cje 4, bis), 

Nicolaus Marchio Estensis etc. 

Carissimi nostri. Per certo buono respecto revochemo lan- 
dada de Meliaduse nostro fìliolo ad Argenta, ma volemo chel 
vada ad Modena, et chel staga in lo palalo nostro da la piafa 
et chel Massaro nostro li faza le spexe de quelle de la camera 
nostra 

Quartesane die XI Juny 1424 

Factoribus et expensoribus generalibus nostrìs dilectis. 

(Registro di lettere e mandati 1424 a c.te 21), 



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Nicolaus Marchio Estensis etc. 

Carissimi nostri. Considerato quello che haviti scripto qui 
sopra landata de Meliaduse et de Borso nostri figliuoli ad Mo- 
dena et de la slancia sua, etc. semo contenti et volemo che 
loro stagino in castello^ ma che zascaduno alozi et manzi da 
per se, cum la soa famiglia» et similiter li dorma 



Quartexane XVI III Juny 1424. 



Egregiis viris Gabrieli de Pendays et 

Priacivalli de Ariostis, factoribus et expensoribus 

generalibus dilectis. 



(Registro citato a cJe 23), 
(Arch. di Stato in Modena J 



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180 

N. 3. 

<Olnevra da Mo<iena>. (Cfr. - 

« The poetical Worchs of Samuel Rogers. 
London — G. Poutledge, senza data: è nel- 
V Estense — La traduzione dal testo Inglese 
è letterale) (i). 

• Se tu dovessi mai per caso o per elezione tua andare a 
Modena, dove ancora religiosamente si conserva, fra' suoi an- 
tichi trofei, la secchia di Bologna, appesa colle sue catene nel 
sonerraneq della venerata torre la Ghirlandinay férmati, per 
poco ad un palazzo presso la porta di Reggio, abitato in an- 
tico da uno degli Orsini, 

I suoi nobili, Signorili giardini, le gallerie, o loggie a vari 
ordini, le ricche fontane, le statue, i cipressi, vi arresteranno , 
alquanto in mezzo ai loro viali serpeggianti, oscuri e cup?^' 
anche in pieno mezzogiorno, scoprendosi appena fra il velame 
delle macchie de' cespugli ombre di belle e di galanti che loro 
sussurrano madrigali, come nelle vecchie romanze e ne* poemi 
eroici si canta di coppie amorose: forse di que'due, che, al 
rezzo di boschetti ameni in primavera, soli erano assisi leg- 
gendo insieme d'avveitture e cimenti e storie d'amore. 



(I) Il fanuttico raoeonto della Qinewa da Modena pubblicato a " 
p. 4f é^WAggHtnta^ riprodotto dall* App: al Dix. p 41, fa da me avuto 
a viva Toca da ana aignorina Inglese traneiunte per Modena, reduce da 
Caprera, perehè attrattevi dalla tumalasione, in qaeU* isola, della salma 
del Generale Garibaldi. *— Il lettore qui potri confrontarlo, colla letterale 
tradasione de' versi del Roorbs, che, da poco tempo soltanto, ebbi agio 
di conoscere neir Estense, che però presenuno qualche variante di fronte a 
quanto mi asserì la turista straniera. 1 cognomi dei protagonisti non sono, { 
evidentemente, nostrani, né al certo di nobili e potanti della Modena de! 
XIII secolo; il Damenichino per di piò è pittore fiorito nella prima metà | 
del fecento. Questa data e il cognome punto Modenese del padre della 
fanciulla sepolta viva, levando d'assai il color locale al racconto, mi 
danno a credere chV non sia che una flnsione poetica del Roesas, plasmata 
su qualche vecchio canovaccio di novella internasionaie, per la cui scena 
ai volle prescegliere Modena. Ma chi può del resto assicurare che. un b«l 
di qualche ineaplorau antica cronac» nop dia la fonte di fatto t§ku%j de- 
plorevole e singolarel ^ 



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I 



181 

Basta per ora: — siamo in un tramonto d'estate: fermati 
ancor per mezz'ora, entra in casa, affrettati te ne prego, os- 
serva, e non dimenticare quivi, un quadro, una pittura. 

Essa rappresenta una signora nella sua primissima gio- 
ventù , r ultima di sua illustre stirpe^ dipinta dallo Zampieri 
(detto il Domenichino), 

Ciò non monta: prima di passar* oltre, l'osservatore deve 
esaminare accuratamente l' insieme del quadro: ripassi di nuovo, 
onde rammentarlo, quando si sarà allontanato. 

La figura della giovinetta è come disposta a parlare; le 
sue labbra sono socchiuse, appoggiandovi il dito, come se pro- 
ferisse le parole — attenti! — silenzio! — La di lei ricca 
veste di stoffa d'oro è ricamata a fiori contesti dal capo al pie'; 
ha una preziosa pietra di smeraldo in ciascuno degli aurati 
orecchini, e sulla fronte, trasparente e bianca come alabastro, è 
adorna d'un diadema di perle. 

Quel suo volto così amabile, scherzoso, gaio, allegro, nel- 
r espansione d'un cuore innocente, m'impressiona ancora, 
come un'arcana melodìa, benché siano di già passati molti anni. 

Più lungi sta il suo fidanzato, solo, appoggiato a un antico 
mobile, di quercia, una cassa tarlata, riccamente però scolpita 
e intagliata da Antonio da Trento, con incisivi sopra versetti 
storici sulla vita di Cristo: nella qual cassa portata da Venezia 
serbavansi in custodia le vestimenta ducali di qualche vecchio 
antenato. 

Ciò si suppone; ma, sia vero o falso, non dimenticate quel 
dipinto, quando avrete letto il racconto che mi fu narrato. 

La fanciulla era unica figlia, e fin dall' infieinzia formava 
la gioia, la delizia, l'orgoglio dell'indulgente genitore. La di 
lei madre era morta nel darla alla luce, e gli lasciò quel caro 
pegno; prezioso tesoro! altro non gli rimaneva!! 

La giovine Ginevra era tutta la sua vita, e sempre crebbe 
sotto i suoi occhi, mai si diparti dal di lui fianco: sui quindici 
anni fu destinata sposa ad un unico figlio — Francesco Doria: 
era già stata fidanzata a questi fin dalla nascita, ed era il suo 
primo amore. 

Appunto qui ella v'apparisce nella sua veste nuziale, tutta 
gentilezza e giovialità: le sue grazie, il suo brio erano il tema 
favorito d'ogni lingua. Era però giunto il giorno, 1' ora, di 
moderare l'usata vivacità, e, per la centesima volta, la sua nu- 



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(8:2 

tricc, la sua vecchia governante, le predicava contegno, riserbo, 
e glielo inculcava sempre più nel momento che doveva dare 
la sua roano, il suo cuore a Francesco, 

Grande era la gioia di quel giorno; ma quando tutti riu- 
niti in circolo sedevano gl'invitati e i parenti agli sponsali, 
la sposa sola mancava, e, per quanto cercassero, non fu pos- 
sibile rinvenirla. 

Il padre suo diceva; — ■ Egli è certo per fare una burla, e 
provare il nostro amore! — Colmava intanto i bicchieri a cia- 
scuno de' radunati: però suo malgrado le mani gli tremavano; 
e tosto fra gli ospiti si sparse un pànico generale. 

Era soltanto un istante che la fidanzata aveva lasciato 
Francesco^ scherzando e ridendo, rivolgendosi, correndo, po- 
nendo il dito sulle labbra, come ad imporre silenzio! ed ora, 
ahimè! non si può rintracciarla, ogni indagine è vana. 

Francesco allora stanco della vita fuggì a Venezia, corse 
ivi ad arruolarsi a combattere contro i Turchi.. L*0r5iwi visse 
ancora, e per molto tempo fu visto il vecchio errare vaga- 
bondo su e giù in cerca d' un oggetto che non potè mai 
trovare. 

Perduta la lena partì dalla malaugurata abitazione. £i non 
sapea che cosa si facesse, dove fosse, né dove avviato. Il palazzo 
rimase vuoto, disabitato per molto tempo. 

Finalmente vi si allogarono altri ospiti: passarono così cin- 
quant'anni: tutto era dimenticato. Quando un dì nel fare ri- 
cerca di vecchie suppellettili nelle soffitte, fu rimarcata in un 
angolo d'esse la dimenticata vecchia cassa tarlata. 

Una giovinetta allora, che contava la stessa età della per- 
duta Ginevra disse: ^ e perchè non si toglie di qui questo 
mobile? — Fu subito eseguito il comando; ma che? nello 
spostarlo cadde, si ruppe, e, nel suo sfasciarsi, ecco uno scheletro! 

e qua e là sparse perle, smeraldi, un fermaglio d'oro, 

frammenti di collana .... tutto in distruzione: solo distinguevasi 
un anello nuziale e un sigillino, cara memoria della madre, con 
incisovi il nome d'entrambe. 

Quivi Ginevra aveva trovato la tomba (da se si era fab- 
bricata la fossa!) mentre allegra correndo spensieratamente 
corse a nascondersi dentro il forziere, nel più felice, il felicis- 
simo de' suoi giorni; il gancio a molla che lo chiudeva scattò 
d'improvviso, ed entro ve la rinchiuse per sempre! » 



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183 
N. 4. 

^EJbrei in Ferrara, Modena e Buda: 

— Lettere — L' Anfiparmaso — e la Cantata 

di G. M. Martini, y 

# 

{Minuta di lettera Ducale), 

1 53^1 3<5 naaggio, Ferrara. — Al march. Giovanni Mareta. 

— Con questa • dà e concede ampia facoltà e piena autorità 
di poter convenire circa i dazf e franchigie (secondo analogo 
mandato) con tutti et singuli Spagnòli, et parimente con tutti 
et singuli che haverano la lingua Spagnòla^ et con tutti et 
singuli PoRTUGALLESi , et con tutti et singuli che haverano 
la lingua Portugallese, di qualunque condizion et professione, 
s' eglt venivano ad hahitar o ver negotiare nel dominio , 
stato, et terre mie. ■ 

(Arch. di StatOy in Modena), 



/57/, 3i agosto — Venuta d* Hebrei in Ferrara: lettera 
mandata dal conte Girolamo Montecuccoli al Serenis- 
simo, a Coppdro, ore 23, per staffetta^ colla quale le 
informa intorno alla venuta di Hebrei forastieri. 

lU.mo ed Eccl.mo Slg. mio e padrone sempre osservandissimo. 

Essendomi venuto notizia per qualche rumore di parole 
che facevano alcuni dì questo populazzo, aggravandosi che 
fosse tollerato che nella Città venesse tanto numero d' He- 
brei, dandogli interpretazione che fossero infettati, et volendo 
informarmi di questo, trovo che un Hebreo forastiero ha con- 



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184 

dotto in questa città, da Lesena, alcuni Hebrei, che il numero 
non posso saper del certo. Se non che Iseppe Levi non vuole 
che passino il numero di 51 (?) ed ho per intenzione che siano 
genti povere et malandate. Mi dicono alcuni Hebrei che questa 
era una nave di 300 Hebrei che andavano a Salonicchio nella 
Turchia e che hirono presi dall'armata Veneziana, et condotti 
a Lesena. Quelli che erano buoni al remo furono posti alla 
galera; wecchi, putti, donne, ed alcuni, che per denari si li- 
berarono, sono passati da Lesena in questa terra. 

Vero è che quattro barche ne sono venute. Questi Hebrei 
li hanno ripartiti tra loro, ne posso venire sulla verità del 
numero. 

Molti di questi sono ammalati, dicono per il patir che 
hanno fatto: volevano habitar in questa città: io haveva fatto 
commissione che si partissero quanto prima, parendomi pro- 
sunzione venire in questa città che prima non ne sia dato 

conto della sua venuta a V. A. 

Et per mi giuditio meriterebbe gastigo V Hebreo condut- 
tiero, et i paroni delle barche, et anco quelli che l'hanno ac- 
cettati. 

Iseppe Levi mi ha detto, et alla presenza di Messer Niccolò 
Bendidio, ch'egli ha avuto ordine da V. A. et ragionamento 
ch'egli* et Abran da Norsa possono far venire qui degli Hebrei, 
se vi si presenterà 1' occasione. 

Mi ha parso dar conto delle suddette cose a V. A. acciò 
meglio con la prudenza sua determini piiì comodamente quello 
che gli parrà in proposito, et per quello che corre di presente, 
come per quello che avesse a venire, et resterò favorito da 
V. Altezza se quanto prima farà sapere se questi Hebrei s' hanno 
licenziare o lasciare habitare in questa terra, con che humilis- 
simamente etc 

Di Ferrara all'ultimo d'agosto 1571. 



Humil.mo Servo 
Gerolamo Montecuccoli. 



(Arch. di Stato in Modena). 



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185 
(Altra serena data). 

Non havendo fin bora che sono le XXIII I bore tolti questi 
Hebrei le pelici dell* alloggiare, merita gastigo questa natione 
Hebrea, perchè unitamente i principali gli hanno trepartiti et 
provisto del vitto. Non so come in questa parte vadanno per 
il mondo, bavendoli lasciato disbarcare et non haver fatto moto 
alcuno, et mi dice il massaro di Sancto Romano che di questa 
generazione, venuta dreto casa sua, ve ne sono quindici amalati. 

G. MONTECUCCOLI. 



(Altra pure senfa data). 

Sul chiuder anche la presente et investigando tuttavia sopra 
questo particolare, non mi par di lasciar di dire a V. Ecc. che 
trovo, sicome mi riferisce il capitano del Porto, che questi 
Hebrei giunsero fino hieri, et per ancora non sono comparsi 
per pigliar il bolettino ordinario per gli aloggiamenti. 

G. MONTECUCCOLI. 

(Arch, di Stato, in Modena), 



(Nota di Eterei Spagnuoli, 
allegata alle missive Montecuccoli/ 

Salomon Choonus (di Tolosa). 

Samuel Franchus. 

Salomon di Sontob. 

Haghe Fineas de Abram di Callo. 

Leo Gedilia^t 



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186 

Nigri. 

Abram de Luna. 

Abraham Faragus. 

Isach Levi. 

Samuel lamahon et Emanuel (eius frater). 

Efraim et Simon fratres (ricamatores). 

Isaach, loseph, Storcus, Levi. 

Abraahm Gamahon. 

Isach Ferus Abraham (ricamator). 

Rabi Santo Abinamias (et sua familia). 

Rabi David Marich (medico et mercadante). 

Mairde Callo (con sua famiglia) artisane. 

Don Feneril Levi (medico et sua fam.). 

Don Abraham Marich (mercadante et sua fam.). 

Abrahin de Callo. 

Don Moysin Abolafrà et suo frat. (mercadante). 

Moyse de Francho et s. f. (artisani). 

Don Abraham Abonamias (mercadante) et sua fam. 

Don Zachoin. 

Moyse Asi. 

Don Abrahin Abolafrà (mere.) et sua fam. 

Don Abrahin Cohen et le sue done che sono in Ferrara. 

Montai van et sua fam. (artisani). 

Don Abraham Cohen. 

Don Moyse Abenamias. 

Haim Franco. 

Dona Polonia et sua fam. (mercadante). 

Santo et Isac suo frat. Aragonese. 

Samuel Franco con sua famiglia. 

Joseph de Bondi. 

Salvator Sacerdos. 

Bondi fìlius Isaach de Bondi di Leon Cohen. 

(Arch. di Stato di Modena), 



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187 
Esempio di vernacolo ebraico in Modena nel secolo XVI 
(^594) g'j) tratto dalla Comedia harmonica L'Anpipar- 
NASO del nostro celebre concittadino Graffio Vecchi^ che 
ne scrisse parole e musica. Cfr. ediff. del Cardano — 
Venetia — 1597 — iV mio prodromo sulV Anfiparnaso 
nella Cronistoria Gandini, — e Catelani A. t della 
vita e delle opere di Orapo Vecchi, » 



Argomento. 



Va à gli Hebrei Francatrippa^ à porr' un pegno:. 
La porta forte scuote; e una Babelle 
S'ode di voci, e horribili favelle. 

Atto III. Scena III. Francatrippa^ Hebrei, 
di dentro, che pregano in sinagoga. 

Francatrippa, Tich, tach, toch 

Tich, tach, toch. (battendo alla porta), 

O Haebreorum gentibus 

Su prèst, avrì, su prèst 

Da hom da bè cha tràgh zò Tùss. 
Hebrei. Ahi Baruchai 

Badanai Merdochai. 

An Biluchan 

Ghet milotran 

La Baruchabà (i). 
Fran, A no farò vergot maidè (2) negot, 

Ch'i fa la sinagoga? 



(1) Questo bizsarre e horrìbill favella, salmodiata nell* iotamo, pdiidiid 
ritanarti sansa signifioato 

(2) Maiàò " Noi « Dialogo contro i poeti » del Berni, GiovaoDi da 
Modena ha questa parola che potrebbe valere Wi pò, o in bocca al Fran- 
eatrippa-roodenese (?) mai Dio! — Nel vernacolo nostro, per affermazione 
violenta, si dice tuttora oh! sé Dio! 






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Ì88 

O che ^1 diavoì v* affoga. 

Tiche uch, tiche toch 

Tiche tach, tiche toch. (battendo nuovamente). 
Heh, Oth Zorochot 

Aslach mufiach 

lochut forochot ' 

Calamàla Balachot (i). 
Fran, U, uhi, o .ohi: 

O Messir Aron. 
Heb, C ha pulsèt* a sto porton t 
Fran, So mi, so mi, Messir Aron. 
Heh, Che cheusa volttf 

Che cheusa dicìtf 
Fran, A voraff impegna sto Bradamant (2). 

Heb, O Samuel^ o Samuel, 

Venìt a bèsSy venit a bèss. 

Adanai che V è lo Goi 

Che venut con lo moscogn (3) 

Che vuol lo parachèm, 

L' è Sabba cha no podèm. 



(1) Come nelU nota prima 
(t) Sckerio sulla parola brando 
. (3) Moieogn (pagno ) 



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189 
Buda incorragita (sic) da gli Hebrei -^ Cantata di Martini 

(Gio: Marco) (i). 

lehudim, lehudìm (2) all' armi ! alt* armi 1 
È tempo hormai che vi facìt honore, 
Che del vostro valore 
Rabhacobèl Rabhacobèl (3) Hairdva 
Le vittorie farà passar la DravB. 

Neharìm (4) air armi! all' armi 1 

Tutti li Donni et i Selèdi (5) 

Portan terra e menan predi, 

Gettan foco e tiran marmi: 

Corra Aron e tutto il ghet, 

Di perach (6) ognun si nuda 

Per scacciar dintorno a Buda 

Quello Gojo maledet. 

Prendit la cherèb (7), pigliet lo scelach (8), 

Con strage tremenda si mandino a sach 

Li Goi — che a noi — fan guerra tremenda; 

Né cada Buda, prima^ la qual langue, 

Che non corra il Danubio onda di sangue. 



(1) Durante la stampa di questa Aggiunta riseppi cbs il cav. A Spi- 
li elli si sra occopato della cantata presente e, nelle sedute della Deputa» 
zione di S. P. e con una pubblicasione di essa in Carpi pei tipi Rossi. 
Io qui la presento per ragione di confronto col vernacolo òéiVAmftparnaso. 

{2) Giudei. — AI cortese intervento del Rig. L. .Tacchia di qui devo 
l' i nterpretazione d' alcuni vocaboli il cui gergo ebraico m' era ignoto. 

(3) navalestro! naviechiero I alla naveì 

(4) compagni, gicvinotti, 
(5)1 

(«)? 

(7) spada. 

(8) coltello. 



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190 

O Scimsòn (i) corrit, corrit 
A piglier vostr' armadura : 
Scior Abram e non redit 
Che lo Goj ha pres' le mura? 
Melarocd (2) uscì de ca 
E lascite su le scholi (3) 
Senza scarpe e ferajoli 
A spiegare la Torrà (4) 

Facim lo Beduglio (5) slonghem i tanitti (6) 
Che in questo garbuglio non siamo sconfitti! 
Hora sì che noi havimo 
Allo teen (7) i tacurimi (8) 
Rossi, gialli, e beretini, 
E guarir più non potimi. 

Neri nu! neri nu! (9) 

Malcontenti e dobbiamo 

Lasciar, Signor Aron, 

A lo Gojo un boccon sì toumamon? (io) 



(1) Sansone. 

(2) maestri. 

(3) scuole, sinagoghe. 

(4) legge, 

(5) Paeeiamo Betulia , rinnoviamo Betulia. 

(6) digiuni, 

(7) nno. 

(8) emorroidi, 

(9) noi infelieiì 

(19) squisito^ di buona roba. 



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193 

Più non e* è provediment 
Che noi Siam tutti shabì (i), 
GÌ' iscabìr (2) con i Rabì (3) 
Non faran più tradiment. 



Oh! che dicìt Sior Baruch? 
Persa è Buda e non farim 
Lo Saba, che non potìm, 
Che ci manca ognor lo ruch (4). 



Che dicìt Sifor Baruch? 



Non più frascadi, 

Né scarpinadi; (5) 

Ma a la cadena 

Per nostra pena, 

A la carretta 

Per nostra stretta 

Siam condannati per condur la terra : 

A lo Goj impariam a far la guerra. 



(1) predati 
(8) superiori. 
{Z) maestri. 
(4) spirito 



(5) scarpe di feltro, di penitenza. 
L. r y«LomiOHi, Agg. alle App del Dis. delle eontr. di Modena 13 



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194 

N. 5. 

^Iscrizioni incise sui marmi che 
chiudono i colombari entro i quali si trovano le 
ossa dei Duchi e Principi Estensi ed Austro - 
Estensi, nella Cappella mortuaria presso la Chiesa 
di S. Vincenzo). 

(A mano destra entrando nella Cappella J 

1. 
A =t a 

Heic . sitvs . est . Benedictas . Armandas . Atettinut 

Fraocisci . Ili . dvcis . Mvtin . filiys 

qyem . moribYt . sanctissimis . acri . ingenio . spectandvm 

dym . de . se . spem . praeclarìssimam . omnìbvs . daret 

.nvida . mors . rapyit . XVI . Kal octobr . a . MDCCLI . aetatis . svae . XV 

II. 

H . S . E 

Raynaldvs . Atestinvs 

Àlphoosi . ITI . dvcis . Mvtio . filivs 

in . Collegivm . Patrvm . Cardinaliym . cooptatvs 

dein . renvnciatys • episcopvs . Regiensivm 

qyem . bene . de . ecclesia . meritym ^ 

praecellens . animi . dignitas . pietatis . stvdium . egenorvm . cvra 

religio . mvnifica . in . exemplum . illvstrarvnt 

obiit . prid . Kal . octobr . anno MDCLXXII 

eiysq . ezwiae . hvc . a . MDCCCLXXXI . translatae 

anastaseos . diem . ezpectant 



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•j 



Ì9S 
III. 

Almericvs . Fraocisci . I . princ . Atest . filivs 

qvem 

prima . jy venta . LvdovicQi . Gallorvm . rex 

avxiliaribas copiis . ad . Cretensa . beli a m , traaioiiuis 

cvm . imperio . praefecit 

vbi . p«st . mvlta . felieiter . terra . mariqve . gesta 

praestantis . imperatoria . omen . impletvrvro 

dira . mors . XVIII . Kal . deo . a . MDCLX . aet . avae . XX . intercepit 

rìte . heic . in . Chriato . compoaitva . est . a . MDCCCLXXXI 



IV. 



Heic . in . -!S . qvieacit 

Joannea . Frideriova . Ateatin. 

Raynaldi . Mvtinensivm . principia f. 

qvi . a . prima . aetate . militiae . addictva 

^nvo . copiarym . dvctori . Evgenio . princ . Sabavdico . cariaaioiTB 

antiqva . innocentia . piotate . et . fortitvdine . inaignia 

R . atirpia . decva . virtvtvm omnivm . omamentia . cymvlavlt 

donec . divinae . obaeqvena . volvntati 

Chriatianae . patientiae . et . invictae . lenitatia . exmplar 

obiit . Viodobonae 

idibTS . aprilia . a . MDCCXXVII . cvm . vixisaet . XXVI annoa . tantvm 



:£ Raynaldva :S 

infana . menai vm . aex 

Herovlia . Raynaldi . Ateat . flliva 

qvem . ben . acerba . mora . rapvit 

III . non . maj . MDCCLIII 

hio . a . MDCCCLXXXI . aitvi . est 



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1 



19G 

VI. 

H«revlM . Francitci . Ili . Atdttini . f 

dvx . XIII . IfvtlDenBiYin . pater . patriae 

qvi • Europa . ballo . conflagrante . ««de . ava . extorris 

dignitate . imperii . conttantiaq . animi . serrata 

obiit . Tarvisii . prid . id . oot . a . MDCCCIII .'aet . svae . LXXV 

cinerea . «Ìys . antehac . sitae , ad aram . a. Geminianl 

in . tempio . n. malori 

hve . anno . MDCCCLXXXI . inlatae . STnt 



VII. 



Aia 

Ossa . hic . iaoent 

Annae . Beatriois . Theresiae . Mariae 

flliae . primogenitae 

Francisci V . ATStriaci . Atestioi 

princìpis . regi! . Hvngariae • et . Bohemiae 

et . Adelgvndae . Avgvstae . Karolinae 

priocipis . regiae . BaTariae 

arcidvcvm . Avttriae 

dvcvro . Uvi , Reg . Mir . Mass . Car . Vast. 

qvae 

raatre . a . finibvs . ditionis . svae . ob . italici . belli . tvmvltvs . eztor» 

nata . est . Griesii . ad . Bolzanvm 

XIV . Kal . noverobr . ann . MDCGCXLVIII . bora . a meridie . aeptima 

Mvtinam . delata . postrid . -Kal . ivn . ann . MDCCCXL1X 

cvm : integra . frvens. \*aletvdine . favate . svccresceret ^ 

Vili . idvs . ivlias • anni , svprasoripti . bora . a . media . nocte . secynda 

repentina . morbi . vi . abrepta . angelis . addita . est 

parvvlae . eivs . exvviae • V . idvs . easdem . rite . hvc . inlatae . svnt 



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197 
{A mano sinistra entrando nella Cappella^ 

VIIL 

Anno . MDCCCLXXXI 

ossa . heic . composita . svot 

Francìsci . II . Atsst . Mvtinae . dvcis 

ab . A'phonso . IV . principe . n ti qvem .a . aet . svac . XXXIV 

mors . interccpit . Vili . id . septembr . MDCXCIV 

hic , prima . ivventa . svscepto . statvs . regimine 

ivstitiam . inter . svos nvnqvam . destiti! . fovere 

qva . vna . stant . civitates . et . regna 

pivs . comis . mitissimo ingenio . clarvs 

R bibiiothecam . addit'S . conclavibvs 

ndemqve . praefec»is . VV . CC Cantellio . Bacchinio . et . Mvra torio 

i splendidiore . cvltv . illvstravit 

mvsaevm . insvper . nvmorvm . vetervm . avxit 

patrìvm athenaevm . constitvtis . legibvs • erexit 

aedes . palai inas . eximiis . artificvm . ornavit . operibvs 

vere . dignvs . qvi . amplissimo in . aevvm . honestaretvr . praeconio 



IX. 



Cioeres . heic qviescvnt 

Alfonsi IV . atestini a . Francisco . I . nati 

dvcis . Mvtinensivm 

religione . Gomitate e». fide in exempivm 

qvi . etsi . avitae . ditionis . regimini . qvattvor . vix . aonis . praefverit 

t svbdilorvm . viilitati et bono naviter . consvlvit 

resqve . corvm . aeqvo semper . moderatvs . est . imperio 

et . moerentibvs . omnibvs 

acerbo fvnere abreptvs . est . XVI . Kal .septembr . a . MDCLXII 

aetatis . svae . XXVIII 



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198 



H .S .£ 

Francitcvt . I . atettioTs 

Alfonsi . Ili . filìTs . dTit . mTtiDensivm 

ob • insigaein . animi . prtestantitm . et . magnitrdioem 

in . aeYTm . memorandys 

qvi . aedes . palatin . et . regiam . Villani . ad . Sazol. 

mTnificentÌMÌine . aTXit . ornavit 

ad . disciplinas . aitesqye . proTeliendat 

ivmmorvm ■ virorTm . Vigaranii . ATancinii . Testii . Tasaonii 

opera . et . stvdio . vsva . est 

strenTTt . in . Italia . Gallorvm . exercitvym . dvctor 

plvrìbva . gloriose . peractis 

S. . Agathae . ad . Vercellenses 

gravi . morbo . invicta . fortitvdine . tolerato 

ad . coelvm . vnice . spectans 

obttt . prìd . id . octobr . a . MDCLVIII . aet . svae . XLVIII 



XI. 



Heic . sitvs . est 

FranciscTs . IlII . archid . aystr. 

princeps . reg . Hvngariae . et . Bohemiae 

dfz . Mvtinens • Regiens Mirand . Mass ■ Carrar. 

filiYs . Ferdinandi . archid . avstr . et . Mariae . Beatrìcis . Atest. 

rmtìtTtor . Atestinae . prosapiae 

qvi 

avitae • diiionis . ivra • VII • idvs . febrvarias . postliminio . indept^s 

eandem . idib . ivi . recvperaum . annos . XXXI . mena . VI . dies . VI 

svmma . sapientia . et . fortitvdine . rezit • 

princeps . religione . omniqve . virtvte . in . aewm . commemorandvs 

vixit . annos . LXVI . menses III . dies . XV . tantvm 

sancte . decessit . Mvtinae . XII . Kal . febr ann . MDCCCXLVI 

ezwiae • eivs . VII . Kal ■ easdem . hac . inlatae 

ad • locvlvm . regiae . conivgis . Mariae Beatrìcis . Sabavdae 

file . compositae . adqvies^vnt 



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j 



199 



xn. 



A :£ a 

Heic . sitTt . est 

Ferdinandvs . Karolvt . Victorìvs 

ÀTStriacvs . AtettioTs 

Àrchidvx . Àvttr . princeps . reg . fivogar . et . Bohem. 

filivs . Francisci . IV . A test . archid . Avstr . dvcis . Mvtin. 

et . Mariae . Beatricis . Victoriae . Sabavdicae 

dvctor . ordinvm . in . exercitv . avg. . Àvatrìaco 

tribvnvt legionis . XXVI . avg . Avstr . evi . ab . ipso . nomen . factvm 

tribvnvs . velitvm . Atestinorvm . per . provine . Frinian. 

eqves . veliere . avreo . avstr . eqves . Aqvila • nigra . Borvssiea 

qvi . cvro . Religione . in . Devm . eiimia . adfeetv , in . svos . mirifico 

beoignitate . in . omnes . calapitosos . in • primis . et . egenos , insigni 

atqve . rei . bellicae . scientìa . et • vsv . apprìme . fiorerei 

et , per . diffieilima . tempora 

Àvgvstae . domvi . Avstriaeae . fidem . virtvtemqve , probasset .saam 

typhoide • febri 

dvm , pietatis . et , offici! . mvnia . vitae , praeponens , svae 

nosocomia . militaria . solters , invisit . contracta «sancte . dece88Ìt.Brvnni! .in.Moravia 

XVIII . Kal . ianvar . an . MDCCCXLIX 

annos . natvs.XXVIII . menses.IV, dies . XXVI .tantvm 

svscepta . filiola . Maria . Theresia . Dorothea . Henricilla . qvinqremestri 

ex • Elisabetha . Francisca . Maria . filia . Joseph! . Antoni! . Archid . Avstr . Palat. 

Txore qvam . IV . nonas . octobr . ann . MDCCCXLVII . dvxerat 

mortales . ejvs . exvviae . Brvnnio . Mvtinam . advectae . VI . Kal . ianvarias 

heic . ad parentvm . cineres . vti- . ipse . praeoptavìt 

cvra . fratris . e)Ts . Francisci . V\ D . N . rite « d^positae . qviescvnt 



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1 



200 

XIII. 



A :£ a 

Heic . condita . iacet 

Maria . Beatrìx . Victoria . Sabavdica 

Victorii . Emanvelis . Regis . Sardiniae 

et . Mariae . Theresiae . atest . Àrchid. . Avstr. . filia 

qvae 

XII . Kal . jvliat . anno . MDCCCXII 

Francisco . IIII . atestino . Àrchid . Avstr. 

Prìncipi . Regio . Hvngarìae . et . Bohemiae 

avitvm . dein . Dvcatvm . Mvt . Reg . Mirand. 

idibvs iyliis . anno . MDCCCXIIII . indepto feliciter nvpta 

annos . XXVIII . cvm . eo . concorditsime . fecit . evndemqve . filiis . qvatvor . avxit 

integra . pia . benigna . prvdens . magnanima 

vixit . annos . XXXXVII . m. Villi . d . Villi . tant\'m 

divtioi . \im . morbi . strenne . perpessa 

iTCtTs . et . moeror . pvblicvs . regio . in . praetorio . Cattai 

aancte . dee XVII . Kal . octobr . anno MDCCCXXXX 

XIII Kal . easdem . elata . rite composita est 



(Nel monumento alla predetta Maria Bea- 
trice di Savoia moglie del Duca Francesco IV 
entro la Chiesa di San Vincenzo). 

Memorìae . et . virtvti . Marìae . Beatricis . Victoriae . Sabavdicae 
liae . Victorii . Emmanvelit . I , regis . Sardiniae 
Ì8 . Francisci . IV . atest , Àrchid . Avstr . dvcis . Mvtin. 
/^lest . Àrchid . avstr . dvx . Mvt . Reg . Mir . Mass . Carr . Vast . filivs 
pie'tatis . cavssa . f . e . anno . MDCCCL 



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50 J 
fC^ell' androne dinanzi la detta cappella 
mortuaria nel monumento a Ferdinando Carlo 

Giuseppe), 

• 

2 Ferdinando . Karolo . Josepho . Avstriaco . atestin . archidvci Avstr. jS 
Priucipi . Regio . Hvngariae . et Bobemiae . archistralego . in . exercilv. A.vg . Avstr . 

qvi 

Religione , prvdentia . constantia . et. rei . bellicae , scientia . vsvqve . praestans 

militiam.primvm. secvtvs.Regnis.dein Hvngar.et.Daciae .atqve Gallic.ac I.odomir. 

cvm . imperio, civ. et .miiit. praefectvs, per. difficillima. tempora . pace. Ipelloqve 

Avgvstae . Domvi Avstr. . fidem . virtvtemq . annis . amplivs XLVII . probavit . svam 

deliberata in primis.ez.vrbe vlma ervptione medios.per hostes anno MICCCV. facta 

qva.gloriam in aevvm victvram indeptvs.est 

pie decessit . Ebenzvveiri . in Avstria nonis . novembr ann . MDCCCL 

annos.natvs LXIX . m .VI. d. XVIII 

Franciscvs .V.Avstriacvs Atestinvs.Archid Avstr iivx Mvtin patrvo incomparabili 

honoris pietatisqve . cavssa . monvmentvm p e. 



(Sulla fronte del monumento* a Ferdinando 
Carlo Vittorio in una cappella entro la predetta 
Chiesa di S Vincenzo). 

:^ Ferdinando . Karolo .Victorio Avstriaco. Atestino. Archidvci Avstr. 56 
Principi . Regio Hvngariae et Bohem dvctori .ordinvm .in exercitv. Avg Avstriaco 

qvi 
religione. in Devm ac . eth'sa in egentes.et calamitosos . benigr'^"''* 
inde a . teneris . florens 
preclara . maiorvm exempla aemvlatvs . prò . avg . domo Avst 
paratus vel in . acie occvmbere 
difficili Malgberae oppvgnationi an . MDCCCXLIX . vitro alacer 
et dvm pietatis.officiiqve mvnia vitae . praeponens svae 
milit uosocomia . qvae thyphoide febre 
infecta .noverat noctv.invisit m< rtiforo. morbo . contracto ipso.hev.in.ivvi 
Brvnii . in . Moravia . sancte . dee XVIII.K.jan anno.M.DCCC 
anno» natvs.XXVlII m . IV d . XXVI.tanlvm 
Franciscvs.V. Avstriacvs . atestinvs Archid Avstr. Dvx .Mvtin . fratri . desi^ 
* Honoris virtvtisqve . cavssa monvmentvm . p e. 



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!202 

N. e. 



(^'\ eLricLTkte di nomenclatura di con- 
trada in Modena: Promemoria inedita di Lodovico 
Antonio Muratori). 



ff Adi 30 giugno 1717. 

Essendo che una delie contrade della mia parocchia di 
S. Maria della Pomposa, posta fra quella della Nunziata e 
di Fiangipane, portava per V addietro un nome scandaloso, 
e tale, che le oneste persone non s* arrischiavano a mentovarlo, 
cioè si nomava di Fregatene, e desiderando io di mutarle 
denominazione, quindi è che il Seren. Sig, Duca Padrone 
Rinaldo /.°, con partecipazione di Mons. Ill.mo e Rev.mo Ste- 
fano Fogliani Vescovo nostro, è venuto in parere di dare un J 
altro nome ad essa contrada* e di metterla sotto la protezione 
d* una Santa, cioè di 5. Maria Maddalena y acciocché abi- 
tando ivi alcune donne di malavita, queste miserabili si ricor- 
dassero spesso di chi s* era anche convertita di buon' ora a 
Dio, e la Santa pregasse per loro. E però l'A. S. Seren. ha | 
mandato polizza Ducale all' lU.ma Comunità e al Collegio dei 
Nota), con ordine che da qui innanzi la suddetta contrada 
non s'abbia da appellare coir antico nome, ma si debba chia- 
mare Contrada di 5. Maria Maddalena, Et io pure inerendo 1 
alla mente del Principe, ho avvisato oggi di tal mutazione il 
popolo della mia parrocchia, ed ho fatto di mia mano questa 
memoria per gli tempi avvenire. 

LoD. Ant. Muratori, Prevosto 
della Pomposa di Modena > ^ 



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203 



N. H. 



< Lettera, delP Avvocato Z. Berardi 
De-Latour al Dott. Carlo Malmusi intorno 
la chiesa di S. Francesco in Modena >. 

Sig. Dott. amico mio preg.mo 

La ringrazio del bel dono eh' Ella si è compiaciuta di 
farmi e me lo terrò veramente caro, sino a che la pubblica- 
zione della Guida ^ in prevenzione già lodata dal nostro anti- 
quario Cavedani mi dia queir intiero, di cui l' odierno opuscolo 
non è che una piccola parte. Così ritornerà nel suo nulla V i- 
nesatto e infedele Vedriani e diverranno per noi superflui i 
Pagani ed i Gì^erardi, che materialmente descrivendo le pit- 
ture esistenti in Modena non seppero accompagnarle di quel 
retto giudizio delle medesime che tanto si distingue nelle di 
Lei descrizioni, sia nel recente opuscolo, che in quella bella 
storia di Fiorano, la quale (poche cose avvertite) ben merite- 
rebbe d'esser fatta di pubblico diritto. Ma mi permetta che 
ritorni all'opuscolo e che Le osservi non avere io saputo com- 
prendere come, nel dare Ella un cenno onorevole dei monu- 
menti spettanti all'estinta famiglia Boschetti, signora di San 
Cesario, abbia poi dimenticati quelli, a mio senso assai più 
pregevoli, dei Rangoni di- Modena, in uno de* di cui più antichi 
palazzi, posti in questa città, fu appunto ricostrutta da detta 
famiglia la chiesa di S. Francesco e T annessovi Convento, e 
conservò in quel tempio depositi di singolare bellezza (fra' 
quali uno di Giulio Romano) colle racchiusevi ceneri d' uomini 
distintissimi per pietà e sapere. Un'antica iscrizione da me 
nei miei verd'anni veduta nel Chiostro, e dirimpetto appunto 
ove di presente si apre un nuovo ingresso a quello, è per esteso 
riportata dal Moreri nel suo gran dizionario degli uomini il- 
lustri, all'articolo Rangoni , e ricordata se pure non isbaglio 
dal Waddink, che nella sua voluminosa opera della storia del- 
l' origine di molte chiese Modenesi, giustifica la prima delle 
mie osservazioni. 



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Il monumento, a memoria nostra, trasportato in Duomo, 
e tuttora ivi conservato, giustifica 1' altra. Per trattarsi poi di 
antichissima iscrizione per una parte, e di opera di eccellente 
scultore per l' altra, poteva il ricordarne la preesistenza in San 
Francesco aumentare il pregio di questo tempio, assai meglio 
che la memoria di una fragile opera di plastica. Così mi pare 
che siasi da Lei presa troppo alla larga V epoca della demoli- 
zione della parte superiore del campanile, fissandola dopo la 
metà del Secolo XVIII, e che, seguita sotto i miei occhi, non 
sono lontano dal credere accadesse nei primordj del XIX. 
Forse le carte dell' Opera Pia applicataria della Chiesa e Con- 
vento potranno precisarlo, quando la memoria del Sig. Ing. 
Francesco Toschi, nemico giurato di quel campanile, o gli 
esatti registri del fu Cav. Lodovico Ricci abitatore di quei 
contorni non potessero supplire. Perdoni di grazia Sig. Dott. 
questo mio ardire, e lo attribuisca al permesso altra volta gen- 
tilmente da Lei accordatomi di confidenziaimente osservarle 
quanto mi fosse emerso nella lettura per me sempre piacevole 
ed istruttiva delle dotte di Lei memorie su f origine di questa 
Torre, su la Bonissima, e la gran pietra (i) che il pubblico bene 
esigerebbe fosse restituita al pristino suo uso, memorie dissi 
che è da desiderarsi vengano accresciute, e moltiplicate e pub- 
blicate, onde nulla più rimanga d' oscuro o d' incognito relati- 
vamente ai capi d' arte che adornano questa città, ed alle fon- 
dazioni degl' Istituti d' ogni genere, che illustrano la memoria 
dei nostri avi, e che tanto scopo si ottenga dalla dotta di Lei 
penna, senza eh' abbiasi più ad aver ricorso allo scipito lunario 
Pignatti, od a quegli che ne fu amanuense, per non dire 
plagiario. 

Me Le ripeto con stima ed amicizia 



Casa 2 ott. 1829. 



Dev. aff. S. ed A. 
Lodovico Berardi De Latour 



(1» I.a piti ira orrìngntora. 



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205 

N. 8. 



^Oliirlandina. — Specioso sup- 
posto su questa' nomenclatura, pubblicato nel 
1876 nella 1 * mia lettera, del 1.^ numero del 
Grasulphus, della quale ciò che segue è un 
estratto. — V. indietro nelle rubriche sulla 
Ghirlandina pp. 80 e seguenti di questa Ag- 
giunta ). 



Entrando francamente nell' argomento del nomignolo Ghir- 
landina, col quale dal volgo in ispecie, si designa la nostra 
massima torre di maestosa quanto graziosa costruzione, vi dirò, 
con buona pace di tutti gli scrittori, cronisti e cronistorici per 
ogni guisa Modenesi, che la credenza di essere dessa a quel 
modo chiamata a cagione delle due balaustrate, che a foggia 
<li ghirlande la coronano dal quadrato in su, possa trovarsi a 
riscontro una tradizione la quale del tutto la rovescierebbe (1). 

Protesto, dopo implorata pace dai cronacografi Mode- 
nesi, di non alludere a quelle persone rispettabili che in altro 
modo opinarono su quella nomenclatura. 

Così non si trova nominata in nessuna antica cronaca (2) 
e nemanco nel poema comico-eroico del Tassoni, se la me- 
moria non m' inganna e gì' indici sono precisi. 

È tradizione invece (ed io la ricordo fin dall' infanzia, a 
me trasmessa da chi era notoriamente di storie patrie imbe- 



(l) II tempo mette quasi sempre a posto e supposti e sentenze Cosi 
avvenne, per questa tradizione, dopo ultimi documenti trovati in note 
della fabbricer>a della Cattedrale: con tuttociò la tradizione esiste, e non 
nuoccierà che il lettore n* abbia conoscenza. 

(?) Le poesie scoperte ultimamente del Castaldi Bellerofonte e del 
paisan da Modna distruggono questa asserzione: cfr. la noticina antece- 
dente: bis in idem, e tiriamo innanzi! 



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vuto cotn'ora non ve ne ha più) che un tale nomignolo ve- 
nisse dato alla nostra torre particolarmente dagli Ebrei, anzi 
per essi introdotto durante il secolo XV. 

Tutti sanno, almeno e* è da crederlo (dacché tutti ora sona 
obbligati a studiare la storia, e un bambinello della prima eìe- 
mentare sarebbe tenuto secondo i programmi a saperne più di 
Cesare Cantù) come nel XV secolo, la Spagna ricacciasse i Mori 
sulla costa Africana, e bandisse pure gli Ebrei, perdendo in 
tal maniera in costoro 800,000 industriosi cittadini. Fu allora 
che Ebrei Spagnoli e Portugallesi s'accrebbero, come per 
tutto il mondo, ne' dominii de* Signori da Este, sugi' indigeni,, 
che non erano pochi, e tu allora che anche in Modena emi- 
grarono dalle Spagne ricchi e poveri, mercadanti e artigiani^ 
medici e ricamatori, nobili e sacerdoti di quella perseguitata 
nazione. 

Possono neir Archivio di Stato vedersi alcune liste di loro* 
nomi, fra* quali sono notevoli gli Abonamias, gli Aboia frà^ 1 
gli Asi^ i Bondiy ì Callo, i Choen, i Fenaril, i Ferus, i Fer- 
ragus^ i Franco, i Gedilia^ i Gamahon, i Levi, i Sacerdos,. j 
i Sontob ed altri. Questi poveri emigranti, dagli Estensi ospi- 
tati, non potevano al certo dimenticare ne la patria perduta ,^ 
né i di lei splendidi monumenti. 

E siccome lo straniero volontieri si piace di confronti,, 
così alcuno di essi, nel contemplare la torre che s* innalza 
presso il Duomo, trovò che in piccole proporzioni risovveniva 
loro la famosa Giralda (pronunciate in spagnuolo Ghiralda\ 
e la disse perciò Ghiraldiglia^ Ghiraldita, Ghiraldina. Per il 
che non trovando il volgo ragione di potersi un diminutivo- 
vezzeggiativo applicare a cosa gigantesca, ridusse, anzi corruppe ^ 
il nuovo nomignolo in Ghirlandino, supponendo che questi 
forestieri lo desumessero invece da* balaustri che ne inghir- 
landano la parte conico-ottagona, superiormente al quadrato. 

Ricordo in proposito di questa somiglianza della Ghir- 
landino colla immane Giralda che trovandomi in un vagone 
con alcuni Spagnuoli, uno d'essi nel soffermarsi alla stazione 
di Modena^ accennasse a suoi compagni la torre^ed esclamasse 
— se pare ce à la Giralda de Sevilla ! pero es mas pequena — 

Come poi la torre di Siviglia^ di cui parla anche recente 
mente il De Amicis nel suo libro sulla Spagna, chiamisi Gì- 
ralda (ripeto leggasi Chiralda col Ch aspirato) può rilevarsi 



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. ... 1 M 



207 
nel Theatrum in quo visuntur illustriores Hispaniae urbeSf 
^del Fonsonio. Alla suprema sua sommità, come nelle torri e 
ne' pinnacoli delle nostre chiese stanno sfere dorate, croci, ban- 
deruole, parafulmini, posa invece la statua della Fede, in bronzo, 
della naturale umana statura, girante sovra se stessa, indice 
versatile delle direzioni dei venti, reggendo col braccio uno 
stendardo, il quale, se illuminato dal sole, splende come un 
rubino fino a molti chilometri da Siviglia. 

È così che servendo codesta statua dà ventaruola, detta in 
spagnuolo giralda, la parte die nome al tutto. 

La Giralda y che il Balbi nota, come l'edifìcio più alto 
della Spagna, insieme per bellezza e per arte ha poi moltissimi 
lati di rassomiglianza colla nostra. 

Circa al looo architettata dall'inventore dell'algebra, e 
costruita in pietra cotta, con molta spesa ed artifìcio al tempo 
della dominazione dei Mori, e forse contemporanea alla costru- 
zione della Modenese, assegnata dal Bettinelli a Lanfranco 
Faccio de* Romengardi nell' anno 1 1 50. 

Ambedue furono in origine fabbricate a forma quadra: 
ambedue vollero i rispettivi cittadini vòlte ad uso cristiano. 

I Sivigliani sostituirono al tetto variopinto e all' asta ferrea, 
portanti enormi globi dorati, un comignolo di forma nuova a 
tre piani inghirlandati da quattro balaustre, il tutto svariata- 
mente dipìnto e scrittovi nella fascia — Turris fortissima, 
NOMEN Domini — i Modenesi, levata la corona di merli e tor- 
ricelle che adornava la sommità del quadrato, le vollero so- 
vrapposto un ottagono ed aguzzo campanile, decorato di due 
ringhiere, accumunando un disegno bizzarro alla sottoposta 
severa costruzione romano-lombarda. 

È vero xhe per tal guisa l'una rassembra un Araba ac- 
conciata il capo all' europa, l' altra una austera dama del medio y/euL^ 
evo con mltera, e diadema ammodernato; pure codesto loro 
ibrido aspetto e carattere è imponente, e originale; ma sì nel- 
l'una che nell'altra maniera vi contenta e vi diletta la vista. 

La grandezza però della Giralda è decisamente colossale; 
è quasi quella d'una grande piramide Egiziana; giacche desia 
supera la Ghirlandino di 76 braccia in altezza, dov' era il 
tettò quadrato, e di 30 braccia in larghezza per lato: nell' in- 
terno ha una scala 9 chiocciola, per la quale un uomo a cavallo 
può ascendere comodamente fìno al castello delle campane. 



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"1 



208 

Così i poveri esuli che qui rinvennero nel secolo XV una 
seconda patria, trovandone dalla nostra torre evocata una lon- 
tana e rimpianta rimembranza la denotarono e sopracchiama- 
rono Giraldina, sospirando la vista della rosea Giralda di 
Siviglia e del dorato suo Giraldillo. 

Ecco la tradizione, e ponetela colle altre. 



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209 
N. O. 



(La Ohirlandlna nel 1800 

— estratto della mia S/ lettera nel N. 1 
del Grasulphus >. 



promisi di narrarvi quando la nostra torre 

maggiore definitivamente , o, come in termine scriniocratico 
ora dicesi, ufficialmente diventasse esclusiva proprietà del 
Comune di Modena; (i) ecco perchè prepongo la intitolazione 
che riscontrerete a capo di questa mia seconda lettera. 



(I) Accade talvolta che in pubblicazioni, come la presente, il com- 
pilatore s'imbatta, d* un tratto, in documenti inesplorati, i quali, visti 
dapprima, avrebbero potato dare un'altro aspetto agli apprezzamenti, au- 
torizzati da trovata anteriori. Sfogliando difatto, mentre curavo questa 
stampa, ma per tutt' altro scopo, il tomo 4. de' Registri d* isirumenti, pri- 
vilegty etc del nostro Archivio Comunale, vi rinvenni un < Inventario et 
deaeritene delie robbe, utensili, et altre cose si trottano su la Torre Mag- 
giore, consignate a Mastro Pietro, del già Mastro Oeminiano Vendramino, 
. novo torregiano, presentemente fatto di commissione dfgli Iti. mi Signori 
Conseruatori di Mòdona^ alla presentia dell' Jllmo Sig, Cristofaro Rangono, 
nobile Modonese, Sindico Generale dell* lll.ma Comunità » — L* inventario 
fu steso a* 2 Luglio del 1583. Si consideri bene questa data, intermedia a 
fualU dei 1574-87, quando sumptu pubblicò ta la gran* Torre restaurata, 
e chiaro apparirà essere dessa stata, sino da quell'epoca, di spettanza 
Comunale. Troppo lungo sarebbe qui trascrivere per intero queir inventario. 
La descrizione che vi si legge degli ambienti, e finestre, della Torre 
Maggiore (sospettata da taluno cosi dinotarsi quella àeìV orologio) e degli 
utensili rinserrativi, dovrebbe levare ogni dubbio sul designarsi chiara- 
mente per essa la Ohirlandinn: tanto più che vi si nota < una tromba 
d' ottoni (sic) longa, da sonare H diuini offltii la Settimana Santa. • — 
Curioto particolare in vero: il quale, oltre d* accennare ad una costumanza 
diversa da quella della, famosa tamp^rla del Venerdì Santo, rende certi 
perciò essere la Torre Maggiore (dell' Inventario del 1583) quelli^ addossata 
al Duomo, cioè la Ohirlandioa. — Cfr: Mububouni N. 1. < ScràndoUi, Pia» 
noforte e Salterio'» Modena — Olivari — 1879. — 

L F. vALDBiOHi, Àgg. alle App. d* ì Oiz. delle contr. di Modena 14 

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210 

Ciò che vi scrissi da Carpineti era semplice tradizione; 
aozi UDa specie di biffarrìa anedottica^ che poteva urtare delle 
persuasioni (sul nomignolo di queir antichissimo ed illustre 
monumento patrio) inveterate nella moltitudine e basate spe- 
cialmente nel leggersi, in una certa nota di spese del restauro 
fatto nel 1548, e grilanda e grilandina a designarci i due 
balaustrati che rigirano la porzione ottagona-acuminata sovrap- • 
posta sino dal 1261 al 13 19 al quadrato, cosi volendosi da due 
parti ornamentizie, denominare V intera mole della Torre : ma 
questo che aggiungo è storia. 

Ho di più qualche buona ragione di ritenere ignorato il 
documento. 

Dopo il 1800 (anzi nel 1802) minacciando la Torre mag- 
giore di sfasciarsi nella sua sommità ciò chiamò Y attenzione del 
Governo Italico, e l'Architetto Soli la visitò nel 20 gennaio 
onde stabilire il da farsi, e provvedere. Pare che in quel tempo . 
dopo tanti politici cambiamenti, la proprietà della torre fosse 
incerta e dubbia perchè (dopo la ispezione) un ben nudritò ' 
carteggio fra gli ufficii demaniali di Modena e Milano ebbe j 
luogo, onde stabilire a chi spettasse restaurarla, onde insomma , 
conoscerne il possessore. 

Soltanto nel i8o9....(!!) si venne alla decisione, alla quale die 
motivo la relazione seguente del già Intendente de* Beni Dema- 
niali in Modena avv. Lodovico Berardi De Latour al Diret- 
tore Generale del Demanio in Milano. — 



Promemoria al Signor Direttore Generale 
del Demanio del ^gno d^ Italia — / Maggio 
iSog. — 



Col venerato di Lei foglio, 21 scorso, N. 11618, Essa 
m' invita a dettagliatamente informarla pel merito della que- 
stione in diversi dicasteri agitata riguardo ai risiauri di cui al 
presente abbisogna questa torre maggiore e a dirle se la mede- 
sima sia nazionale. Una tale domanda olirecchè mi fa co- 
noscere non avere a bastanza suffragato le notizie in proposito 



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211 

a Lei somministrate coi miei rapporti 21 luglio e 5 settembre 
1802 (i) N. 9161 e 9489, mi addita inoltre che la risoluzione 
del dubbio tutta può dipendere dallo stabilire a chi veramente 
sia sin' qui spettata, ed a chi spetti in oggi la torre stessa, onde 
legittimamente dedurre a carico di quale cassa ne stia ora la 
manutenzione. 

Per sortire plausibilmente da un tale labirinto parmi ne- 
cessario il conoscere prima di tutto V oggetto pel quale venne 
la nostra torre eretta, e V uso cui servi in appresso e cosi 
aprire un sentiero che solo può farne rilevare i passati pro- 
prietarii , giacche neir oscurità degli scorsi secoli non sia a 
veruno possibile il rintracciare a spese di chi fu eretta e quali 
fondi vennero designati, o portarono in se gli oneri di man- 
tenerla. 

Fra gli eruditi resta tuttora dubbia non tanto V epoca 
precisa nella quale venne eretta la mentovata torre ma ben 
anche di molte altre che si trovano sparse in Italia (2). 

Il Muratori nelle sue Dissertazioni del Medio Evo (26.* del 
T. II . ) fissa tale epoca nel secolo X.* — ivi — « In qual tempo 
pertanto (egli scrive) dagli ottimati delle città si cominciasse a 
costruire codeste torri possiamo al certo, supporre ma non sta- 
bilire. » Io piuttosto propendo ad opinare che 1' uso loro inva- 
lesse nel X.^ secolo di Cristo^ ma sovratutto dopo il mille e 
principalmente da che non poche città si rendessero a libertà, 
e i Nobili venissero ad enorme grandezza. 

Meritamente dunque il Tiraboschi (3) taccia di ridico»* 
r opinione presso alcuni invalsa (4) che là fin dove la torre di 
Modena termina in quadro fosse edificata da Desiderio vige- 



(1) B«ir esempio d^attiTità in un'azienda di Governo!! 

(2)1! Bettinelli ne! Riéorgimento dell' arti in Italia !' attribaisee a 
Lanfranco db*Rombnoardi che l'avrebbe costruita nel 1150 circa, contem- 
poraneamente a quella degli Asineli! in Bologna e a quella di S. Marco 
ia Venesia? 

(3) Mem. Stor Mod. T. 1 p. 136, • Bibl. Mod T. 6, p. 449. 

(4) Vedriani Stor. di Mod. e Vite di pittori ~ SUingardi Cat. Bpiao. 
nella vita di Dodone. 



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212 

sinoosecondo ed ultimo Re dei Longobardi, come dicono rac^ 
cogliersi da una inscrizione intagliata in una delle camere 
della stessa torre, cosi concepita « opus construxit in tempora 

Domini Desiderii, per indictionem duodecimam » Bencliè 

un tal Re, salito in trono Tanno di Cristo 757 (1) dimorasse 
in questa città nostra parecchi anni, finche fu poi nel maggio 
del 774 scacciato da tutta Italia da Carlo II. Re di Francia (2) 
e quivi fabbricasse chiese ed ergesse altri suntuosi fabbricati (3) 
pure non è verosimile che un lavoro sì magnifico e si dispen- 
dioso s* intraprendesse molti anni prima dell* undecimo secolo, 
poiché troppo infelice era in quei tempi lo stato di questa 
nostra città, che appena incominciava a risorgere dalle sue 
ruine, e d' altronde, ove s* accordi (come sembra più probabile) 
edificata la torre quasi contemporaneamente alla Cattedrale, 
siccome sappiamo che questa venne eretta in massima parte 
con pietre e marmi escavati di sotterra (4), così non sarebbe 
fuori di proposito il ritenere, che la sovra riportata iscrizione 
fosse stata essa pure in tale incontro dissotterrata e poi col- 
locata in una camera della Torre, più ad oggetto di conservarla 
alla posterità, che per indicare l' epoca della erezione della 
medesima. 

Fissata in tale modo la verisimile epoca della erezione 
della torre, sarebbe ora pregio dell* opera il dimostrare a quale 
speciale uso ed oggetto fosse destinata; ma nemmeno nello sta* 
bilire una sì importante notizia puossi camminare con passo a 
bastanza sicuro. La verisimile epoca per altro della sua ere- 
zione, r ubicazione ove la troviamo posta , e la perfetta somi- 
glianza delie pietre, colle quali è costrutta, a quelle, colle quali 



(1) Petavio Ration. Tamp. — Riccio Chron. -- Sigon. de B.tign. Ital. .1 

L. 3. I 

(2) Sigonio ibid L. 4, Col. 226 e 233. j 

(3) TiraboschU ove sopra 1 

(4) V. Silingardi, nella vita di Dodone, Sigonio^ Tirahotfehi Mem. et. '- 
Mod. Tom I, p. 25 e Muratori — dip. 26, col. 47& ove riportm ancora la j 
licenza data da Rangone di scavar tali pietre. 1 



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] 



213 

si riscontra edificata la Cattedrale, la fanno a primo aspetto 
giudicare di quella specie di torri che furono conosciute sotto 
il nome di Campanariae o Clocariàe templorum; (i) ma Tuso 
che da poi ne fecero i Modenesi la fa piuttosto cadere nel- 
l'altra classe, in quelle cioè erette dai potenti a difesa del loro 
Comune, e per far mostra di quella nobiltà di cui erano ap- 
punto tali torri riguardate come sicuro indizio e contrassegno (2). 
DifEatti negli antichi annali Modenesi dati alle stampe dal Mu- 
ratóri (Seri p. rer. ital. V. 15, p. 559) e nella cronaca di Gio- 
vanni da Bazzano si narra che Tanno 1224 fu la torre oc- 
cupata da uno dei partiti in cui era la città in allora divisa, 
ed altrettanto ci assicura il Sigonio (de Reg. Ital. L. 17), ed il 
Tiraboschi (Bib. Mod. p 453), ed è a questi sicuri tratti di 
patria storia cui si riferisce il nostro poeta nel Canto 7, s. 49 
della Secchia Rapita (3). 

Ed abbenchè dallo stato di ricchezza in cui era a quei 
tempi la chiesa Modenese, come in più luoghi ci attesta il 
Sigonio, (De Regno Italiae), e ne fan fede i diplomi che si 
conservano nell'Archivio Capitolare, dati in luce dal Tira- 
boschi nel suo Codice Diplomatico, potesse anche argomentarsi 
che a spese di detta chiesa fosse eretta l'attigua torre,. e rite- 
nerla quindi alla medesima addetta; pure all'osservare che 
rilevatisi di poi i molti danni che alla civile società arrecavano 
le troppo spesse torri per l' Italia sparse, come quelle che da- 
vano ansa ai partiti e rifugio ed asilo ai briganti, furono 
nel XIII.° secolo promulgate ovunque leggi, proibenti l'edifica- 
zione di nuove torri, e l'aggiunta alle esistenti di nuove forti- 
ficazioni e che appunto approssimativamente a tale epoca, 
senza alcun concorso della Chiesa Cattedrale presero i Modenesi 
la risoluzione di aggiungere ed aggiunsero all'inferiore parte 
quadrata l'asta superiore piramidale che la portò all'altezza di 



(1) Muratori cit. dip. 86, col. 493, Lett. P. ed E. 

(2) Muratori ove sopra — Bettinelli — Risorg. 0. p 25. 

(3) Vedausi i suoi versi nel Dix. st. et, a p. 247, 1. 25. 



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214 

braccia 164 ed oncie 8, e che fu compita l'anno 13 19, resta a 
bastanza eliminata dalla nostra torre maggiore V originaria 
qualità o condizione di campanaria o clocaria^ e per necessità 
d'argomento risulta piuttosto un antico fortilizio, in virtù delle 
leggi in Italia promulgate, ridotto e convertito dai cittadini in 
monumento di lustro e decoro della città. 

Ciò è sì vero che da poi che fu la nostra torre in tale 
stato ridotta venne con somma diligenza conservata e mante- 
nuta dalla pubblica rappresentanza, come raccogliesi dalla 
Storia del Vedriani e dal Rossi nella Vita di S. Geminiano 
alla p. 83 — IVI — t Per questa (parla della torre) non 
lasciano i Conservatori di vegliare attentamente affine di man- 
tenerla, non perdonando a spesa qualunque ella essere si possa » . 
Attesta il Varesani che 1' anno 1 574 talmente si fecero a ri- 
staurarla, che fin dell' anno 1581 fìnito non era ancora il gran 
lavoro, il quale solamente restò compito l'anno 1587. — Ed 
il Silingardi nella vita di Sisto Vescovo di Modena p. 146 — 
IVI — Neir anno 1587 — // Comune di Modena compì la 
fabbrica della torre, che con grande spesa ristaurò^ princi- 
palmente in quella parte che è dal quadro in su, — Ed in 
tale metodo di manutenzione continuò il pubblico in appresso, 
sin' che egli ebbe e rappresentanza e redditi proprii. 

Escluso pertanto che la torre sia un'adiacenza e pertinenza 
della Chiesa Cattedrale e dimostrato anzi che la medesima spettò 
al pubblico, chiaro ne emerge che il Demanio, quale applica- 
tario dei beni della Cattedrale non è sicuramente tenuto a con- 
correre al ristauro della medesima, e che solo vi può essere 
chiamato ove si verifichi che nella generale cessione dei beni 
fatta dalla Comunità al Demanio si contenga anco la torre e 
sue adiacenze. 

Chiamata adunque in esame la convenzione 29 Agosto 1803 
chiaramente evincesi quali siano gli effetti che la Municipalità 
si riservò, e quali quelli che al Demanio furono ceduti. Come 
tra le cose riservate non si annovera ne la torre ne le sotto- 
postevi due botteghe, così queste dal Demanio or ora vendute 
per milanesi lire 3304, limpidamente si vedono annoverate tra 
le cedute, abbenchè nessuna cosa si trovi espressa riguardo 
alla torre. 

In tanta chiarezza di fatto io non saprei ve £ mente come 
schermire il DeiDanio da una spesa cui altrimenti potrebbe, 



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215 

dietro le seguite convenzioni, essere tenuto. Infìngendomi però 
per un niomento di non essere cittadino Modenese ed attenen- 
domi soltanto alie massime fìscali che mi devono ognora essere 
guida, somministrerei quel consiglio che dà ai ministri il bravo 
fiscale Gaspare Klockio nel suo secondo libro de Aerano, 
C. 95, a. 23 — ivi — Opera noxia, temporaria et inutilia, 
ufi Theatra, Pyramidum miracula, Labyrinthi, Vertigines, 
Circi, Colossi, Obe lisci, Hortipensiles, Arcus triumphales, et 
quidquid talium barbarus fastus adinvenit, ridenda potius, 
quam imitanda, aut excitanda sunt. Quid enim ejusmodi ae- 
dificiorum, palatiorum etc., structurae aliud sunt, quam opum 
pessime insumptarum monumenta et pub licus ambitionis cha- 
racterF Qua sane in re Romani deliquerunt? 

Quid enim juvit Theatrum Scauri, opus vix humani 
ingenii cogitatione, circumscribendum ? Quid Curionis? nisi 
ut cives faceret pensiles? Quid pons Heliogabali? Omnia 
illa perdendis opibus fuerunt. Nonne si ea pecunia in muta- 
tionem impensa fuisset, fieri invida Roma poter at? . 

Fiscalmente dunque parlando, dirò col Klockio ed anche 
col Patrizio {de Regno et Regis institutione), a che serve la 
conservazione della torre se non ad argomento della vanità 
Modenese? Perisca adunque come perirono quelle di Lucca, di 
Pisa e di Ferrara la torre di Modena, ma rimanga salvo ed 
intatto r»rario dello Stato, e si convertano piuttosto i denari, 
altrimenti occorrevoli al risarcimento della medesima, in mol- 
tiplicare quelle brave Jalangi che solo sottraggono il Regno 
da ogni giogo straniero. Questo è e sarà sempre il mio voto, 
finché coprirò la carica di cui sono dal Governo onorato. 

Il superiore magistrato però, che conciliar deve coli* in- 
teresse del Principe quello ancora de' sudditi e T incolumità 
dei medesimi, vorrà forse, non ostante questa mia opinione, 
tenere a mente gli avvertimenti datici dal Muratori nella più 
volte citata Dissertazione 26.*, e provvedere di conseguenza ai 
danni che dalla rovina della torre derivare ne potrebbero a 
questa popolazione. Nel 1325 (dice il Muratori) la torre del 
pretorio di Gallura situata nella piaiffa de' porci fu da fie* 
rissimo vento rovesciata e sotto le sue ruine perirono circa 
cinquanta uomini. — Nel iigS caddero in Lucca due torri 
ossia quella de' figli d' Hespia/ame, e quella de' figli di Cane 
le quali schiacciarono molte persone- — Nel {22^ il coperchio 



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316 

della torre de' figli di Sigismondo cadde in Lucca, e uanse 

oltre duecenf uomini (i). 

La nostra torre, sig. Direttor Generale, è circondata da 
botteghe, e attigua alla Cattedrale ed il momento dela sua 
caduta è sicuramente incerto. 

So mai alla conservazione di questa non si volesse o non 
si potesse (contro il voto di tutti i Modenesi) prov\edere, si 
vada almeno incontro al pericolo che sovrasta alla Cattedrale, 
ai ministri del culto che la frequentano, ed a tutti i circostanti, 
in quel modo che sarà riconosciuto più espediente. 

Se poi come monumento d' arte si ama conservare la set- 
tima delle più belle torri d'Italia si accorra sollecitamente al 
di lei riparo. Tanto mi accadeva dedurle ad evasione del ve- 
nerato di Lei foglio N. 11618 ed ho l'onore ecc. 

Firmato • Berardi de Latour. 



Ora a noi. Le fiscalità della relazione tagliarono il nodo 
gordiano: né volendo il Ministero delle Finanze del Regno 
Italico lasciarsi rimorchiare dalle sentenze trascendentali e 
barbariche del Tedesco Klock suir inutilità de' pubblici monu 
menti, né sopportare le spese dipendenti dal possesso della torre 
si determinò a regalarla alla nostra Municipalità, per cui 
questa non potè d' allora in avanti esimersi dal restaurarla, * 
occorrendo, colle sue entrate. 

Cosi trovo scritto in calce al promemoria autografo che 
sottoposi alla lettura vostra, ed ecco, ripeto, la ragione della 
data del 1809 apposta al titolo di questa mia seconda lettera. 



(1) Fra 1« torri colouali precipitate a t^rra è da ricordarsi quella 
della piaxxa in Parma, eretta nel quÌDdicesimo secolo dali' architetto 
Gerardo Fàtulo^ e che, tanto pid moderna della Ghirlandina nostra, pensò 
bene di crollare a* 17 gennaio 16f 6 alle 9 antim , portando naturalmente 
rovine e morti. Oltrepassava di 'molto i cento metri d* altesza, e come U 
ìiostra aveva ana superiore parte otugonale e caspidale. Cfr perciò Pei- 
tana. Angeli, Uggeri, Giuhini, Donati: ma più di tutti Ferrari Paolo 
Sntilio < Spettacoli drammatici, etc, in Parma, dal 1628 al 1883. > — Ivi • 
Battei editore, 1864, p. 13. 



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217 
N. IO- 

< >Ia.«cliejraj:*i di jModena; 

antica industria cittadina) (i). 

Quelle facies dai procaci gnomoni, le quali, colle impronte 
loro, comico-tragiche^ quasi spaventano i bimbi, muovono il 
riso e i desiderii degli adolescenti, e fanno sorridere certi tipi 
di burloni, passeggiami lungo i portici di via Emilia, che in 
esse riscontrano rassomiglianze e caricature di volti di viventi 
contemporanei, furono un giorno articolo d'attivissimo com- 
mercio in Modena, oggetto d'esportazione e per terra e per 
acqua dalla vecchia nostra città, e che, di qui sparito per le 
vicende politiche del fine dello scorso secolo, fu purtroppo uno 
de' cessati cespiti dentanti fecondi sbocchi delle nostre industrie 
locali, andando chetamente a rannicchiarsi, per quanto si dice, 
in un villaggio della vicina provincia di Reggio-Emilia, co- 
nosciuto sotto il nome di Castelnovo di sotto (2). 

Oh! il beir articolone, che, avendosene il tempo, si po- 
trebbe buttar giù sul vocabolo maschera, eh' altro in fondo 
non significa che falso volto, e sui di lui significati antichi e 
moderni, filologici, figurati, artistici, teatrali, enciclopedici infine, 
e (per entrare nella materia del titolo) commerciali. 

Di questa fabbricazione, molto Modenese, sino circa al 1770 
ebbe l'Italia il monopolio nel commercio Europeo: ma questo 
al solito, o per inerzia, o per gli spostamenti, conseguenza dei 
grandi fatti politici, ci fu rapito dalla Francia, la quale, si as- 
sicura, ora quasi esclusivamente l'eserciti. Cosi almeno dicono 
certi grandi Dizionarf. 



(1) ( App. aincrona, inserita nel Panaro^ in occasione del Ballo bianco, 
dato nel Teatro Manicipale). 

(2) Tanto il sottoscritto riseppe da ano dei rivenditori di questa 
merce, stanziato in Via Emilia, il quale per di più die* anche a conoscere 
come si chiami V odierno fabbricatore in Castelnovo di sotto, in quel di 
Reggio- Emilia, cioè Angelo Guatteri, continuatore della spenta nostra 
industria. 



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218 

A tempi de'sflftW (come, a specificare quelli mitologici, 
scriveva un pedante) incavavansi le maschere nella scorza degli 
alberi, cui sostituirono gli Etruschi e i Liguri il cuoio, e la 
cera i Romani, ed anco i metalli. 

In questa fabbricazione sempre si dovette impiegare molta 
pratica abitudine, e uno speciale materiale per gli stampi o 
forme delle facies, o false, o modellate su' tipi viventi. Difatti 
tante torme abbisognanvi quanti diversi visi vogliansi eseguire. 
Già dissi che sino circa ali* ultimo quarto del secolo XVIII 
furono le maschere, quasi esclusivamente, di fattura Italiana. 

E fu un Italiano, certo Marassi che nel 1799 ne fondò la 
prima febbrica in Parigi. Quel commercio d'allora in poi vi 
prese tanta estensione, che maravigliosamente ivi se ne molti- 
plicarono le ditte fabbricatrici. 

Al presente, da per tutto, è fiorente soltanto in qualche 
mese dell' anno ; ma nell' intero corso di esso però, occupa 
molti artisti, generici, ed operai speciali, dando luogo ad un 
grande movimento industriale, di per se stesso non solo, ma 
in causa della vendita degli accessorf, che seco naturalmente 
conduce. 

Tralascio di discorrere delle varie confezioni, e dei mate- 
riali delle forme, e delle maschere stesse: tutti i fabbricanti 
hanno il loro segreto: persino in caoutchouc ultimamente se 
ne fecero gli stampi : e tralascio, anche per brevità , quanto 
potrebbe scriversi al proposito, riguardo alla legislazione, che 
toccò un giorno, ed anche ora debitamente tocca codesto com- 
mercio. 

Modena, che V ameno nostro poeta eroicomico disse ognora 
(nel XVII secolo) vivere in feste e in canjti e fra maschere e 
tornei, ad esempio di Venezia, nel cui ciclo, duranti i tempi 
andati era assorbita per le vie di terra e per quella del Na- 
viglio, ed all'influenza della quale (sia detto per incidenza) si 
deve nel volgare suo linguaggio la caricaturatile assenna delle 
lettere doppie, ebbe eccellenti fabbricatori di maschere, fino 
da tempi assai remoti. Prima del stampone e del lambrusca, 
caratterizzanti le ghiottornie di questa era presente, cassette e 
casse di maschere servivano, come adesso le dette specie ali- 
mentari, a completare gli assortimenti de\donativi de' Principi 
e de' ricchi Modenesi. 



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219 

Tassoni, nel suo canto 12.^ della Secchia rapita, dice che 
ad un tal pezzo grosso (il quale al momento non rammemoro) 
Id città di Modena donò una cassa di bellissime maschere; e 
il LoUi canta nelle Franceide che, a Consalvo, Modena inviò 
maschere, mascherette e mascheroni^ t fatti con si bei ceffi, 
e con tal arte — che parean vivi, e non di stracci e carte t. 

Codesta fabbricazione Modenese pure, in addietro, ricor- 
darono r Aretino, Ortensio Landò, il Tasso, il Cecchi, e a 
nostri tempi G. Campori, lo scrivente, e A. Venturi. Il cronista 
Lancillotto, citato da quest* ultimo in un articolo d* arte, inserto 
neir Archivio Storico Italiano (1884) lasciò scritto che (ad 
usanza delle figuline Modenesi le quali nell' evo Romano, por- 
ta vansi € per maria, terrasque, nitro, citroque) » — le ma- 
schere di Modena eran vendute per tutto il mondo. 

E artisti classici ne lavoravano; cosicché, fra gli altri, il 
plastico Guido Maffoni, nell' inizio della sua carriera artistica, 
fu mascheraro. Una famiglia di pelliciai Modenesi, certi Ma- 
scherelli, che die il nome ad una delle contrade di Modena, 
fii certamente esercente quest' industria ; e T armoriale del Fon- 
tana neir Estense ne presenta la divisa che è una maschera, 
sovrapposta a una colossale folta pelliccia, se non parrucca, 
uscente dalla vera d'un pozzo. 

Fatta poi una breve visita all'Archivio nostro di Stato e 
una afifrenatissima ispezione in esso di filze, riferentisi a questa 
industria locale, mi fu dato di conoscere saltuari si, ma abbon- 
danti documenti su mascherari nostrani, dal secolo XV (1489) 
al XVII (1684). 

In quelle interessanti carte apparisce, da lettere d' Eleonora 
d'Aragona, duchessa di Ferrara al figlio Ippolito, citata questa, 
dal Venturi suddetto, sotto la data 13 Gennaio 1489, ch'essa 
mandava al Re d' Ungheria 56 maschere, delle quali fa la de- 
scrizione, e che nel seguente anno altre ne spediva a suo fratello 
Alfonso, duca di Calabria. 

In quel secolo (1498-99) erano mascherari in Modena un 
Fabri ed un Taruffi. Nel succedaneo XVI (1514) Bartolomeo 
de Blanchis, modenese, mandava maschere al Cardinal d' Este, 
designate colle specifiche di • con barbe nere^ rosse^ rase, da 
romiti e d' altre variatissime foggie. 

Le citate carte (circa dal 1520 al 45) ci danno per ma- 
scherari tra noi certi Michele, Galasso ^ Giberto Coltellini, 



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(1) O uon forse paghetlif Nella storia del Riccoboni nostro è ram- 
mentato an Q. B. Paghetti, ohe oel 1690 era famoso per la maschera del 
dottore del Teatro Italiano. 



220 

dal cassato dei quali prese forse la denominazione la contrada 
che, tuttora sotto la stessa, dipartesi dalla Via Emilia per per- 
dersi nella Contrada del Taglio. 

Documenti poi del Secolo XVII definiscono i varii generi 
di maschere qui fabbricate a richiesta della Corte Serenissima: 
fra gli altri uno ve n' era qualificato col nome di a pighetti > (i) 
e ve n'erano delle intiere, à' invenpone^ di cera^ di renso 
(tela), da dona^ da gioveni, da vecchij\ e di quelle tagliate, 
specie per suonar strumenti da fiato, e bere e mangiare, senza 
scuoprirsi. 

Trovai pure in quel secolo notati quali mascherari un 
maestro Alisandro,,.. (1615), un Mamani Francesco (1686), li 
mastri Giulio, Gio: Battista, Domenico, Bartolomeo e Michele 
de'Schedoni, che tenean negozio presso una dell'osterie del 
Montone (1609-84); finalmente un mastro GhelH Francesco 
(1686). 

E quanti altri, oltre costoro, qui avranno esercitata una 1 
industria tanto profìcua, artistica, e amica de* buontemponi, e s 
che vedesi chiaro avere avuto vita eminentemente brillante, se 1 
guardinsi i di lei fecondi momenti, risultati dalle citate note 
dell'Archivio segreto estense. 

Rimarrebbe ora a conoscere però se di mascherari qui 
sianvi state vere maestranze, o semplicemente v'esistessero 
maestri - isolati : certo è che molte sono le liste di maschere 
ordinate dalla Corte d' Este a' Maestri Modenesi, e tali, da po- 
terne ricavare piacevoli ed istruttive osservazioni. 

Con una di queste, datata dal 6 Giugno 1575 potranno 
intanto compensarsi i lettori mascherofili dell' aridità della let- 
tura del presente articolo gettato giù nella fretta che imponeva 
il desiderio di pubblicarlo, contemporaneamente alla cittadina 
festa mascheraria del Bì^llo Bianco che ha luogo stassera nel 
nostro massimo Teatro. | 

È ad una lettera di Girolamo Argenta che devesi la pre- I 
ziosa noterella , specificante i generi delle maschere voluti dal | 
duca Alfonso II.* d' Este. ' 



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1 



221 

tf* Argenta così pertanto scriveva «'Fattori Ducali: t sul 
f particolare delle maschare^ desiderate da S. A. se ne manda 
« una lista, colle loro qualità, e, per barca^ ne spedisce, in 
« mostra, una di ciascuna sorte. • 

Il Duca ne voleva di quelle che muovono le mascelle e 
che fossero di carnagione. 

Non ne tenevano nel momento i maestri modenesi; ma 
sùbito, dice V Argenta^ ne avrebbero fabbricate, secondo sa- 
rebbe piaciuto al Serenissimo. 

È da notarsi però che, in questo genere, di già in Modena 
si facevano delle maschere elastiche^ a mascelle movibili^ in 
modo da potere mangiare, bere e suonare strumenti da fiato, 
lasciando a'varii organi facciali piena libertà d'azione senza 
soìascherarsi , e senza che chi le vestiva sentisse la minima 
fatica. Se ne fabbricava in veli e in mussoline, cosi poco pe- 
santi, da essere sensibili, come una piuma, al più leggiero 
soffio d'aria, e da sentirsele appena sul viso. 
Intanto segue la lista dell'Argenta. 
Maschare colorite del naturale, che se snodano; con barba 

id. da romitti con barba longa 

id. con barba alla Genovesa 

id. id. alla Spagnuola 

id. alla lemana 

id. coi mostachii alla Turchesca bianchi 

id. da donna con li capilli 

id. id. bianchi 

id. id. olivastri 

id. id. morelli 

id. da turchi mori co' mostachii 

id. id. olivastri co' mostacchi! 

id. da matacini, (giocolieri saltimbanchi) 

id. da vilani 

id. da rufìana 

id. da putini 

id. da gargioni bianchi 

id. id. olivastri 

id. da Zani {servitore sciocco^ od arlechino) 

id. da magnifichi {caricatura del glorioso) 

id. fantastiche^ con ganbari sul naso e grani sul 
mento e rane sulle gotte (sic) e luserte su le ciglii 



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822 

Maschare coù pesi sul naso e doi pesi per ciglii et doi 

galane su le gotte 
id. con il pota da Modona sul naso 

id. con un galìnazo sul naso 

id. con uno delfino sul naso e tre gigli sul volto 

id. con ubo uselo sul naso et fava verde su li 

cigli et fiori sul volto 
id. un osèlo sul naso con doi pesi per ciglii. 

id. con citrono sul naso et pipistrelo sul fronte ed 

fiori sul volto 
id. da Argo piene di occhi 

id. da ciguloto (?) con un occhio sul fi-onte 

id. con uno aglio sul naso, doi lumaghi' su le 

gotte, uno caspo di scalogne sul mento 
id. con volto di cani 

id. id. di gatti 

id. id. di simii 

id. id. di porco 

id. id. di grifone 

id. id. da satiro 

id. id. da vilani, colorite al naturale, con 

barbe 
E fi-a queste certamente non v'era quella che larverà lo 
scrivente Domino Nero nel Ballo Bianco. 



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223 
N. 11. 

^ Di una denominazione di 
pabblioo is^pazio ineroatorio 
o nundinario in Ulodena nel 
secolo X^'^I — Estratto e riprodotto da 
un mio studio, edito nella pubblicazione < Gra- 
suLPHUs DE Grasulphis, n. 6 > — Modena 
Tip. del Commercio, 1892). 



. . .... mundiè, o mundediè, che parrebbe indicare 

un pubblico spazio esistente in Modena, destinato a contrat- 
tazioni, a mercato, a borsa, com'or dicesi, dei cittadini e degli 

agricoltori, è, dal canto mio, . . . vocabolo, .... che 

. . . . . merita d'essere osservato. 

Ad onta della, per noi, certa disparizione della locuzione 
dialettale, con che popolarmente veniva, nel sedicesimo secolo, 
specificato, e quel luogo (il munddiè) e il mercato stesso che 
vi si teneva ; non era trascurabile questa singolare trovata, in- 
dicatami senza eh' io, con lieto animo, V accogliessi 

nell'aggiunta alle Appendici e note (1883) del mìo Di^ionario^ 
fra le citazioni d'altri spazii pubblici tanto facili, in compila- 
zioni congeneri, a sfuggire alle ricerche: trovata, ripeto, di 
località scomparsa nella nostra città, d' incertissima ubicazione, 
e, più di tutto, di non fòcile esplicazione glottologica. 

Il chiar.mo professóre Pullè aveva di già chiamata la mia 
attenzione sovra il vocabolo mund-diè da esso incontrato nei 
sonetti vernacoli del Pincetta (ms. Est. Vili. A. 25) dal con- 
testo dei quali pareva con esso accennarsi a una loggia o 
mercato ove convenivasi per compre, vendite, affari, etc. ed, a 
me, nella qualità di compilatore del Diponario delle contrade 
e spaji pubblici di Modena^ si era compiaciuto rivolgersi per 
I chiedermi se ne conoscessi l' esistenza e, nel caso, V ubicazione 
U- facendomi opportunamente notare (a raffronto di locu- 



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zione del tempo) l'analogo processo della riduzione di cadièj 
ca'-d'diè — cade, ca'-dè (dialettali) dal Casa di Dio (it.). 

Occorreva naturalmente, per dare, con qualche base, una 
risposta qualsiasi; la visione e disamina del ms. A ciò per 
quasi due anni per speciali ragioni non potei applicarmi: ma, 
avuto in dono, il primo volume della Letteratura succitata (i) 
il tnundediè m* apparve assai meno ingombro dalla caligine 
dalla quale, così seccamente presentatomi, sulle prime era 
circonfuso. 

Nei sonetti del Pincetta questo vocabolo si legge in forme 
variate: 

t Mnddè 
Munddè 
Munddiè 
Mund' die 
Mundediè, » 

Ma sezionandolo, a fine di trarne V origine ed il senso, 
nettamente risulta provenirne il primo membro (coli* elisioni 
ed atonie proprie dei nostri dialetti Gallo -Italici) da munt 
trafìlantesi da mont (dial.) monte (\x.\ mons, (lat.), la quale 
trasmutazione ha palmare riscontro nell' attuale rusticano con- 
genere punt, che il Modenese di Modena raddolcisce in pont 
da ponte (it.) pons (lat.)- Gli odierni rustici nostri pronun- 
siano difatto ancora punt d' Maranel (il ponte di Maranello) 
punt elt (il ponte alto) e simili. Nell'antico nostro vernacolo 
poi le forme De e Die (usate anco isolate) tramutatesi da 
Deus (D^j) valevano Dio (it. ). 

Chiaro è dunque non dover esistere dubbio alcuno che il 
mundediè (pigliamo l'ultima forma tra le sovra enunciate) ' 
altro non significasse che Monte di Dio, 

Cosi pensai sino dalla prima richiesta intorno la di luì 
rintracciata ubicazione in città, fattami dal PuUè, il quale colla 
sua magistrale esperienza in glottologia, me lo confermava, 
così, scrivendomi. 

f Al sicuro dal lato dell' ètimo del vocabolo, resta da cer- 
« carne il significato, o meglio le vicende e trasformazioni del 



(l) L'edizione di questo libro è di soli esemplari 20S e quello a me 
diretto nominalmente a stampa porta il N. 9. 



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INDICE 

11 





I 

1 



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226 

immateriale del mercato , o trattazione d* affari che vi si 
teneva? 

Su queste richieste varf passi dei sonetti del Pincetta pos- 
sono dare sufficienti se non categoriche spiegazioni, avvertendo 
chi legge che sono qui esattamente riprodotti coir ortografia 
dei codd. dell' Estense e del British Museum, come sopra. 

E per cominciare dalla prima indagine — il Pincetta 
(son. i6, p. io6,) raccontando a un giovinetto amico suo una 
avventura bizzarra, .che dal contesto apparisce successa in 
Modena, scriveva: 

« Un cert, cuq' Tazuoziua »* una eitè, 
r andieua al mund' die, duad'a sai: 
al s'acustaua a un di pi pulì 

eh' riocuDtraua » (1) 

I 

Più avanti (son. 69, p. 198,), a un mess. Paolo Grillenfone, | 
dice : 

« e où piaotassu* agnon ehm* uo raoanel . 

al muddé : 1 

v'era dunque un vero ritrovo e affollamento di persone. 

E , continuando sempre neir anatomia del testo, trovasi — 
— che nel munddiè v' era una farmacia, e che in esso munddiè 1 
si incettavano operai per lavori campestri, specificatamente per 
la vendemmia: difatti (son. 27, p. 128) il Pincetta comanda al | 

suo famiglio d' andare da mastro Barone suo medico 

per certo, soggiungendogli: 

« E, sMu t* urdnass qoaloh' roetta, 
uatn* al munddiè dal sptiel , 
e ued oh* V habbia agn* consa In sta matioa .... » 

e al mezzadro poi scrive (son. 28, p. 130): 

«... accalca al mnnddiè un uiudmador 
e uìudema tutta 1* uua da or 
d* la chiappa d' eò dal campsin. >» 



(1) V. più avanti la noteralla a p. 229. 



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227 
Per questi ultimi versi il Geminiano puro sangue può cer- 
ziorarsi che in provincia, sino dal j6P eecolo, l'uva d'oro 
tanto utile pel nostro famoso vino da famiglia e che vuole tra- 
dizione fosse prodotta da vitigni francesi della Còte d'or qui 
fatti acclimatare da non so qual Duca o Marchese di Ferrara, 
era in piena coltivazione (i). 

Che il munddiè fosse località chiusa non è ben certo, 
quantunque al Pincetta (son. 30, p. 134), mess. Paolo Crema 
dicesse — cha avrebbe avuto piacere 

« d' niesMr al mund-dié, oh* 1* era Avart »: 

non è ben certo, dico, perchè può sempre supporsi che ap- 
plicato quel termine dal pubblico all' essenza 'del mercato, che 
nel mund'diè, o in prossimità d'esso, aveva luogo, il dire 
eh' era aperto significava ch'era giorno ed ora di quello, senza 
che per questo fosse località asserragliata. 

Su ciò sono nel testo citato, due passi notevoli; in uno 
( son. 91, p. 234) chiedendo un mess. Paolo Bassano de' tor- 
tellini al Pincetta — costui gli risponde: 

« a qasl ohm* a fa 

a ea, al munddU^ a miss su 
r ajoUa . . • » 

per dire dal mercato; — e nell'altro (son. 106, p. 256), diretto 
a madonna Margherita Romana, laudativo tutto per le di lei 
qualità di corpo e d' ingegno, la chiusa è questa : 

« Mi pari oun s* da a la m citte, 

mo au ICQ pò leruitor, a al mundediéj 
oh* a ohmandft, am udri saltar in piana. » 

Qui conviene lasciar la parola a chi è bene imbutus di 
sapere glottologico, al prof. Pullé, che cosi continuava a scri- 
vermi in proposito d' alcuni dubb! da me espostigli intorno la 
lezione del testo. 



(1) Il Oaula, ti Maini a TAtv. Praneeteo AgazzotH cho tcriM^rg 
tolta viti nostrana la dicono « Dalloro o Dall' oro. 



•Digitized by VjOOQIC 



228 

« Come il luogo od il locale dell* antico istituto divenne 
tt la borsa od il mercato — così anche dalla cosa materiale, 
« la significazione della parola si estese pure alla cosa immate- 
« riale, al mercato in genere, come si dice oggi — fare il 
« mercato, al mercato. Mentre dunque in alcuni passi resta 
« al munddiè il significato d*un luogo determinato, invece, in 
« certi altri assume quello più indeterminato: (p. 226): 

« . ... e al mercato, (al di del mercato) 

che mi comandiate, mi vedrete saltare in piazza* > 

« Sta quindi in questo brano, e giustamente, il eh' a: 
« neir altro (p. 234, 1. 4) 



« ehm* a fa 

a ea, al munddé, a miss su 
V ajolla > 

« s'intende « come fui a casa dal mercato ». — Una semplice 
« correzione di al in dal avrebbe tolto ogni possibile equivoco, 
« ma guastato forse una locuzione propria e meritevole di 
« nota del dialetto di quel secolo ». 

Ma, finalmente, dove in Modena era ubicato il mundedié ? 

Fatta riflessione che, della quasi misteriosa nomenclatura, 
da non molto tempo emersa dai codd. dell' Estense e del 
British Museum per opera del ch.mo conte Pullèj altro non 
può dirsi che al presente, periit memoria ejus cum sonitu, — 
bisognerà per il momento soltanto accontentarsi delle conget- 
ture risultanti dalla composizione del vocabolo — dalle carat- 
teristiche di quel me-^cato — dalla supponibile comodità di 
adire da esso al centro massimo degli affari, entro il perimetro 
della città. 

Colpito, a prima vista, dalla sconosciuta denominazione 
mi diedi ad esaminare tosto nel nostro R. Archivio di Stato 
intere filze di pergamene e carte de' rettori, capitani, sapienti etc. 
del Rezi mento di Modena dal e 300 in avanti, ma non vi trovai 
pure una parola, una frase, una perifrasi che accennassero ne 
al vocabolo, ne alla località. Addio dunque per ora all'indiscu- 
tibilità di documenti sull' ubicazione accertata del mundedié, 
e teniamoci paghi delle supposizioni a cui ci possono condurre 



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920 
gli antichi nomi tuttora sussistenti di Formenta, Mondatora 
e delle i8 colonne; località tutte, le quali ricordandoci log- 
giati, granili, il Santo Monte della farina e la Congregazione 
dell' abbondanza possono far credere essere ivi stata la sede di 
questo speciale mercato, anche perchè site nei pressi della 
piazza maggiore, centro naturale e d' uso antichissimo per le 
contrattazioni de' cittadini e di quelli del contado (f). 



(1) Dopo pubblicato il u . 6 del Obasulpbus e riletto il sonetto 
PincettiaDo (d. 16, p. 106) citato sopra a pag 226 del presente estratto 
illustrativo mi è sembrato che nella berta raccontata dal poeta data a on 
forestiero che, giunto in Modena e richiesto* dove fusse il attorno, fu invece 
indiriszato al bordello, si allude con una certa chiarersa alla vicinanza 
del fnundiè alla Cattedrale, alla piazza insomma, essendo 11 pressore Tuna 
e l'altro. (Cfr. Contrada delle Beccherie, Diz. p, 26, — A(jg p. 16 dove 
vedasi il primo essere sussistito sino dal 1584 fra /' Ospedal della Morie 
e r Osteria della Campana) Il forestiere difatti dimandava 

«in caritè 

Sgnor insgnèm al DUom d' sta terra: > 

e r altro 

.,.....« andà qza dritt: 

e il forestiere 

« e Msier 

dsim al ver, eh* un altr m' ha mandi 

in burdel > 

e il burlone 

...... oh nò, andà 

pur dritt vu, e 'n n'habbiè pins^r; 

al DtU)m è chi, e *I burdel è d* la dia terra » 

inviandolo anche più lontano, verso un angolo della città ove altro bordello 
esisteva. Trasparirebbe dunque fra le righe di questo sonetto non essermi 
Iroppo sbagliato nel supporre la prossimità del Mundio alle località con- 
termini alla piazza da me già sopra indicau. 



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230 



Per concludere dirò che, anche dopo tanti supposti, una 
sola parola, o una sola frase rinvenuta in documenti inesplo- 
rati, tanto potrebbe dare un po' di luce al mundedié, quanto, 
nel tempo stesso, rovesciare onninamente V edilìzio critico e de- 
duttivo, fabbricato su quel vocabolo, quantunque razionale e 
naturale. 

Quelle deduzioni ciò non ostante, o piuttosto supposizioni, 
dovrebbero essere valide a bastanza per solleticare i curiosi alla 
disamina, gli eruditi alla discussione, e perciò si potrebbe pur 
dare che — .... sul mundedié 

— avessero ancora a dirsi l'ultime parole. 

{27 Giugno i8g2j 



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j 



231 
N. IS. 



^Oiudizlo del prof . B. Veratti, sul- 
l^ iscrizione apposta di fianco al Duomo di 
Modena risguardante il Parlamento della Lega 
Lombarda >. 



« Importa al decoro della nostra città che altra iscrizione 

i^« la quale ricordi un fatto vero ed onorevole si sostituisca alla 

« presente, la quale per equivoco di qualunquesia che la dettò 

, « non attesta che l' ignoranza dell* autore, e fa troppo torto 

' e a chi potendo farla levare^ ve la lascia stare. In questa iscri- 

t zione si dice che i Modenesi suggellarono col sangue il 

e giuramento di Pontida; e ciò è falso; primieramente perchè 

« i Modenesi non furono a Pontida à giurare; ma ciò meno* 

k « vale: a Pontida non si giurò niente di nuovo; si deliberò la 

« riedificazione di Milano, e non si fondò ivi la lega già fon- 

t data prima. Il peggio si à che i Modenesi non suggellarono 

t nulla col sangue, giacche non arrivarono in tempo a com- 

^ e battere, com'è cosa già provata: e su questo è falsa Tepi- 

. « grafe. In questa si tace poi un fatto vero e glorioso per 

(c Modena cioè che nell'ottobre del 1173 si raccolsero nel 

. ot nostro Duomo e giurarono fede alla lega il Console di 

^ e Modena, ed i moderatori della lega Lombarda di Brescia, 

« Piacenza, Modena ecc. presenti come legati del Papa due 

e Cardinali Ildebrando Grassi, amministratore della diocesi di 

d Modena e TAlbergone. » 



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232 

N 13. 



^Sonetto a dilegrg-io dll ]Mo- 

dena, riportato daìV Anonimo d'Utrecht). - 

— « Portici affumicati e strade strette * 

storte^ piene di bu€?ie e di letame, 
un' aria sempre torbida ed infame, 
un continuo vuotar di canalette ^ 

Pemine lorde e di contagio infette^ •* 

poca moneta e per lo più di ramej 
gente superba e che si muor di fame, 
testé leggere e lingue maledette. 

Chiese pollute di misfatti atroci (1) 

clero sosto, ignorante, e popol ghitto (2) 
che sol si pasce di salsicce e noci. » — 

Cosi troTMo in un mio libro scritto; 

Non volgete Ter' me gli occhi feroci, .... 

questa é Modena vostra, e state zitto ! ^ 

Il mordace sonetto a secondo Tiraboschi stava in un nas. di 
casa Araldi ed era attribuito a un Mess. Uguccione Rangoni, 
governatore di Rieti. Da altri credesi d'un Quattrofrati ; in 
un codice poi del secolo XVII, già conservato in Carpi da '^ 
Eustachio Ca bassi, è ritenuto composto dal celebra tissimo Dott. 
Giovanni Cinelli, Forse perchè A. Tassoni ne scrisse uno ^ 



(I) Le oronache òeWa feroce nostra Modena del XVI secolo, registrano • 
atroci fatti di sangue. II Duomo, contaminato da un assassinio commesso i 
nel suo recinto, dovett* essere riconsaorato dopo d'essere stato chiuso al «e 



culto. 



(2) Ghitto vale guitto (agg.) sudicio, sporco, sciatto (T). Rammenta ' 
il fr gueucc. e col suono dice piA meschinità di gretto. T)& guitto il derivato 
guittone, e guidone: il Moniglia dice, diffatto, un tal* Minelli « SeaUo e 
nudo guidon della montagna. » 



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233 

congenere contro le Madrilene « Donne spolpate, • con quel 
che segue di un naturalismo classico, qualcuno lo attribuì 
pure ad esso. Nel sonetto a p. 88 dell' Appendici vi sono due 
versi che spiegano il perchè dai Reggiani venissero in addietro 
detti nusòn i Modenesi e batte f^ati con olio di noce. Il popolo 

di Modena v*è proclamato popol ghitto — (che sol si 

pasce di salsicce e noci) » — Gioverà, su codesta vetusta facezia 
del battesimo coli' olio di noce, riprodurre quanto scrissi nelle 
Curiosità dell' Erudizione (Milano — Verri — 1892. A. 2° 
— N. 7) rispondendo alla relativa richiesta. » 

« Per le solite gelosie vicinali, originate dal medioevo, i 
Modenesi chiamavano teste quadre i Reggiani (dell'Emilia) e 
questi di ripicco, gratificavano i Modenesi del loro vernacolo 
vocabolo nusòn , non avente vero riscontro nella parola finita 
Italiana, ma qualificativo, proveniente da noce, coli' olio della 
quale in oltre li proclamavano battezzati. 

« La qualifica di teste quadre, che, nel suo vero senso, 
non è punto un insulto, ritiensi provenire da alcuni versi della 
Secchia rapita di A. Tassoni (Can. IV.**, st. 66), dove, 
( mentre Marte rilascia i vinti militi Reggiani dal castello di 

Rubbiera, percuotendoli coli' asta), si soggiunge che « 

per le picchiate ladre — A tutti fatte area le teste quadre, » 
Qui (secondo le note) non si sa se v'entri o il ricordo di 
qualifica antropologica od etnografica che il Tassoni abbia 
voluto evocare contro i Reggiani, o se i Modenesi, dalla crea- 
zione di quell'eroicomico episodio, l'abbiano adottata a risposta 
del nusòn. 

« Ma la ragione di questo termine ultimo, è la seguente: 

Nell'Agro Modenese erano un di, innumerevoli gli 
alberi di noce e con molta cura coltivati. Da ciò commercio 
profittevolissimo colla Toscana in particolare, che ne comprava 
il legname per fabbricarne mobili, del frutto per cibaria, ac- 
compagnandolo col miele, e dell' o/io da bruciare. E tanto di 
quest' ultimo se n' estraeva, da esagerarsene la produzione^ col 

dirsi che nel Modenese v'era tant'olio di noce quant — 

cosicché con esso potevano i Modenesi essere battezzat 



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INDICE 

1 1 Hiffll 




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INDICE DEL TESTO 



Abbati, pittore. 










P 


ag. 4« 


Abisso, molino. 








D 19 


Aeeademia riformista 












1 


ad augusta per angusta . 












J06 


Addizione Kreàiea. 












2, 114 


Adeiardi Giovanna . 












38 


Adriano (S.) in Spilamberto . 










32 


A^ata (S.) chiesa e contrada . 










115 


» » cinquantina 










» 12 


A^asKofti, famiglia . 












» 55 


Agnese (S.) chiesa di 












52 


Agostino (S.) chiesa di 












2, 3 


• • contrada 












> 48 


» » paravento 












» 127 


» » piazza . 












4,5 


» • porta . 












1 6, 42 


A^rieoia Fermo 












1 127 


Aibarelo, borgo 












7,18 


» castello 












» 7 


• porta 












7,20 


Alberto Arti . 




» 1 


i, 8, 


H, 1 


7,18 


, 48, 91, 123 


Alberto Reaif 












1 11 


Alboino, re 












• ^^ 




Este 










i 159 



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238 

Alessandro %l, papa 

Aifonsot di Napoli . 

» III . . 

» IW, Duca . 
Aliprandit teatro 
Allòro, dei I^errari-Moreni 
Alvaroto . 
Amarmi Elrnsoa . 
Andreoll, decapitato 
Antonio (S.) chiesa di 
Apocalisse 
Arehivio Capitolare 

I notarile 

A rei veseo vado . 
Ardlngo* giudeo 
Armaròli, contrada. 
Armeria . 
Artols, pozzi deir 
Aslnellly torre . 
Asini, pozzo degli 
Assia (d') Giorgio 
Anborge . 
Austria (d') D. Giovanni. 
Austro- Kstensi, decadenza 
Ausiro-Kardi . 
Avanilnl, architetto, 
àvia pèrvia, motto 
Avia, strada 
Assanl, casa 
Baden, granduca 
BalAilonl, contrada, 
ballo bianco 
Baneo pegni . 
Bandettlnl, poetessa 
Bandiera, fratelli 
baratterìa . 
Barberini, scultore. 
Barbieri G, e C. 
Barbieri G. M. 
barchetta Ladorini 



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^i39 


bargello, contrada Pag. 97 


Bàrofiba (S.) chiesa di . 








» 116 


Karozsi, Ca'de' 








» 171 


Barriera W. E. . 








x> 12 


Barlolomeo (fra') 








» 2 


» (S.) chiesa di 








» 13 


» » cinquantina 








» 118 


» » contrada 








• 14 


Bassini, orologiaio . 








» 128 


Baalardi Bernardino 








» 31 


» famiglia 








• 16 


Batteiiatfe, prato delle . 








• Itf 


Battezzati, contrada 








» 14 


Bazohara, palude . 








» 15 


» porta 








• 16, 72 


» sobborgo 








• 38 


Bazzani, fratelli 








» 130 


Beatrice d^Ezte 








, i 31 


Beeeari, rua . 








• 16, li8 


Beeeeeeo, D. Giulio 








• 32 


Beeeherìe, contrada 








» 16, 119 


Beiiarmina, cardinale . 








» 16 


Beile Arti .... 








» 16 


» piazzetta 








• 162 


Belici, libraio . 








» 121 


Beliineini, abbate Giovanni 








• » 77 


» ^miglia 








22, 93, 98, 11» 


Benedetta d' fiate . 








• 31 


Benineasn, casa 








• 5IS 


Bentivogiio Matilde 








• n 


» famiglia 








• 106 


Benzi, famiglia. 








» 29 


Berardi De Latour L. 








72, 83, 13tf 


Bergami, famiglia . 








» 79 


Bergonzini, torre dei 








» 103 


Bernardini, or&ni . 








» 17 


Bernardino (S.) oratorio. 








» 17 


Bernini 








• 129 


Bertani, poeta. 




» 2tf, 28, 109, 174 


Berti, casa .... 




. 


• 


• » 



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240 

Berlolneci-BerUieehi, 

Besealio . 

Biagio (S.) chiesa di 

• • contrada . 
Bianeiii, ministro 

• notaio. 
» famiglia 

Biblloteea Estense. 

Biondini D. Giovanni 

Blasia, contrada 

Boeeaeeio, vescovo 

Boiogna, porta. 

Bonaeeorsa, contrada 

Bonaeolsi G. . 
> Rinaldo 

» Butirone 

» Francesco. 

Bonaeursiis (de) 

Bonasia B. 

Bondesano, calle 

Boni, casa. 

Bonieelii, abbate 

Bonifacio d' Ksle 
» papa 

Bonissima, famiglia 
» fontana 

» statua 

bordello 

Borclli, appiccato 

Borghesano, setajolo 

Borro mino 

Borso, di Cesare 

• d' fisle, statua 
Borlololti R . 
Borioni 
Bosehelll A. vescovo 

1 Teresa 

Bosellini L. . 
Boylon 
BoKsaliai, contrada (T) 



42, 54 



59, 



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BrAl^, badessa ...... 

Braneaeeio G. C 

Breeeia, baluardo della 

brisa 

Brofferìo 

brouette i . . 

Brunelli, scultore 

Bmaóloy muratore 

bucintoro ducale . . . . 

Bada 

Bodrio, castello 

Bue, vicolo 

Burekardt 

buf purismo, . 

Cacclanemieo A« 

Cade, ospedale 

€ aino. 

Caldani, femiglia 

Calori Antonio 

CanMitta, contrada 

Campana, osteria 

Campane storielle 

Campanone e S. Omòbono, camp. . 
Càmporl, Cesare 

• G 

» mss 

inamarì, canonico 

Cnnaleiiiaro, corso 

canale delle navi 

Canaif^ande, corso 

C^nnaiino, putte del 

Canossa Galeazzo 

Capitano, contrada del 

capitano di ragione 

Cappelli F 

• N, notaro. 

» pittore 

» lascito ...... 

frapponi, casa 

> ministro 

F. I.' ?ALD»ioBi, Agg, alt4 App. d^l DU, d9ll$ conir. 



Pag 



241 
66 
93 
12 

27, 28 
26 
77 

129 
71 

126 
59 
29 
46 

139 
90 

109 

28, 50 
41 
97 
75 

28, 29 
16 
29 
81 
52 
11, 24 
92 
162 
29 
126 
» 29, 89, 100 
» 31 
4, 152 
32 
32 
11 
125 
85 
137 
73 
69 
di Modena \^ 



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242 

i'appueeinl, chiesa .... 

€'arandini, cronaca. 

• famiglia. 

€*ario di Lorena .... 

• (S.) chiesa di . 
» » confratelli. 

• • contrada .... 
» • rotondo . . . • 

Carlomagno . 

t arlotta Velleità di BrunnsYleh 

i'arinelilanl «ealii. 

Carmine, chiostro .... 

t arteria, contrada .... 

Casa di Ole, contrada . 

€^a»eile 

Caselline ...... 

Casini A 

Casino i' nenie .... 

I asslnl 

Cassou, casa ..... 
4^astaldl Bellerofonte 

» casa 

Casteliaro 

• porta del . . . 
» torre nel ... 

Castello Estense .... 

• 'Maraldo .... 

• Saliceto .... 

Castelvetro L 

Casteivetro, casa 

» contrada 

Castriirelo Castraeane. 

i^atajo, villa 

Cataldo (S.) borghi . . . 

» » cimitero 
Catecumeno, contrada . 

i^'ania Filippo 

Cavaiea, vicolo .... 
Cavalieri, piazzetta de' . 
Covallerini, famiglia 



Pag. 



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Gavant, dottore. 
, » casa # 

Gavaiaa, scultore 
Gavedonl Celestino . 
Cerca, contrada 
Cerche .... 
Gervelliere, contrada delle 
Cerare d* Ksle. 
Cesarlo (S.) cronaca. 
Cesia, famiglia . 

» vicolo 
Chiara (S.) contrada. 

» » Monache 

Ghla¥enoa Nicolò . 
Chronicon Parmense 
Cicerone M. T. 
Claiitero israelilieo 
Cina, gesuiti in 
Cinquantine 
Cisalpina, repubblica 
Cittadella .... 
Gittnnowa, porta 
Claudia, strada. 
Clemente XIW 
Coecapanl A. poeta . 
» Ippolito . 

Codebò, case 
Collegio di 9i. Carlo 
Golombani, monaci. 
Golonbaro, abbazia 
Colombo L. . . . 
Colonie Etrniiehe . 
Colonna Mapoleonlra . 
Colonne, contrada delle 18 
Coltellini, contrada . 
Condulmlerl S. 

9 famiglia 

Conforteria 

Gongregaslone di Carità 
contagio, 1630 . 



Pag. 



39, 



4, 



14S 
33 

ltf9 
66 
36 

37, 105 
37 

31, 100 

7, 29 

37 

37 

125 

38, 125 
7 

35 

76 

135 

• 106 
40, 42, 92, 118 

• 151 
41 

6, 18, 42, 145 

I, 115 

13 

174 

75 

44, 98 

1, 109, 115 

79 

33 

31 

108 

44 

115 

18, 21 

33 

33 

48 

89, 127 

53 



4,18, 



48, 



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S44 

Con¥erltle. 
Convitto medieo 

Corradi 

Correggi, contrada . 
Corpuii Domini, convento* 
Corteiiini, famiglia . 
• musicista. 

Cortese, vescovo 
Cortona (da) Pietro . 
Conta C. architetto . 

Cosfagiani G 

CriMlni, chiesa . . * . 
Croeo di S. Pietro 

» della pietra . 

» contrada 
Croei, in città . . 
CroeiflsBO, confraternita . 
Curzio Ingliiramo . 

Cybeo G 

Uaineri, famiglia 

Dante 

Deneri e Daineri, contrada . 

Dèntiee L 

Depntasione di storia Patria 
diluvium medioevale, 
Domenleane, chiesa delle 
lloMenieo (S.) chiesa di . 

» » piazza 

llonatelio. 

Dondi Antonio, canonico. 
Donna bianca (la) . 
Densi, contrada 

Doria 

Duomo, coro .... 

Kbrei 

Kmiiia, via • . . • 
Kmanuele di Portogallo . 
epigrafi patrie battaglie . 
Kraano (S.) chiesa di 
Preoley duca 



Pag. 



«7, 

18> 



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Rreole II» duca 
» iil,d'Este 

Kreàlea, porta • 

Krlberto» vescovo 

Esposti 

Bste (d') cardinale 
• sepolcreto degli 

BBlensÌ« salme • 
I tombe • 

• tradizioni 
■vafenia (S.) chiesa di 

• • monache di 

» • contrada 

Fabriani, vicolo 

FabrizI Nicola < 

• ministro 
facchini 
Faecioli R. 
Fa^an, giustiziato 
Fa leoni Bernardo 
Falloppia, contrada. 
Fanti, generale 
Farenato G. 
Farini, contrada 
Farnese Maria • 

» Vittoria 
Faseinada, contrada 
Faseine, contrada 
Fate-bene-frateiii 
Fanstino (S.) chiesa di 
Federico II. 
Ferrari Benedeno 

» F. di B. 

») Gio. Fr. poeta 

» Paolo . 

» notaro 

» casa • 

Ferrari - Moreni G 
FiesolanI . 
FignoniQ Francesco 



245 

Pag. 2, 34 

64, 110 

2, 19, 34 

35, 119, 138 

50 

25 

3 

62 

61 

26 

66 

66 

10, 32, 68 

69 

30 

69 

118 

83 

69 

129 

69 

147 

85 

146 

31 

31 

69 

69 

50 

52, 62 

7 

133 

117 

27, 28, 86 

14 

62 

69 

115 

107 

136 



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246 
filatelie, 

mèli*. 

niippo e «AIamhm (SS.) chiesa dei 
Pioravaate 
Plaadrina, Santa 
Wmf^Wmmì^ vescovo 
» cronaca 
Fo^llaBo, nobili da 
FoBlaaa Lanfranco • 
» R. vescovo. 
» famiglia 
VaBlaaelli, famiglia* 
forbici di Modena 
Vareellial, glossario- 
V*orcÌrolÌ, cronaca . . » 7, 15, 
Fomi^iBa. 

» catasto 

PannigiBi, casa 
Parai, case. 
Para baaria 
Parta UrbaBa - 
Pasalierari, vescovo* 
Faschieri, palazzo . 
Passa, Nostra Donna della 
Paaaard, archivista . 
PraBeasaa, d'Alfonso IV 

» I. duca 

> II. 

» III. 

» III. statua 

t IV. 

V. 

» d' Assisi. 

» (S.) cappella 

» » chiesa di 

» » convento 

Francesi, casotto dei, 
PraBaasi, bruciati . 

• militari 

PraMaaa, medico . 



Pag. 



33, 



4«, 



99, 



2«, 
4,5,31, 



89 

102 
139 
135 



152 
66 
93 
157 
112 
106 
>, 114, 119 
15 
7, 15, 52 
75 
12, 91 
44, 71 
106 
92 
28, 71 
89 
112, 124 
31 
r, 31, 32 
31 
88, 110 
5 
,67,73 
42 
95 
72 
71 
72 
146 
115 
146 
164 



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Fregatene, contrada 
Freto, canal di. 
Frissi, poeta 

» storico . 
fialbello ... 
€aala¥erBa, architetto 
€«allBa, mastro. 
Csaill, cronista . 
fialllaal C'oeeapanl 

» » Giuseppe 

GalYaal, casa . 
fianaeeto, cinquantina . 
I contrada. 

• porta 
Cìarlbaldl, barriera . 
fiavassl 

Gàsseri, scultore 
«■enlniano (S.). 

• • basilica . 
t » collegio . 

» • confraternita 

• » fabbrica . 
» • monache 

• • oratorio . 

» » romitaggio 

• » statua 
genio militare . • ' . 

» Napoletano 
Oeriaeii, Gemma de 
eesaill .... 
dierarda, contrada. 
Oherla Domenico 
ghetto 

9 di Bologna 
fiiilrlandina 
Giacomelli, architetto 
Giacomo (S.) chiesa di 
» » piazzetta 

Glanaone, poeta 
Olannossl, notaro . 



Pag. 



80, 81, 83, 



247 

\m 

17tt 
tf9 
74 
66 

175 
96 
75 
77 

140 

39 

79 

2, 12, 79 

77 

130 

160 

109 

56 

31 

91 

81, 84 

11, 39 

134 
49 
29 
85 
86 

173 
13 
55, 97, 110 

130 

18 

22 

85, 86, 111 

136 
80, 102 

80 
47 
91 



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248 

giardino ducale , 
«Ibclllal, scultore • 
^loaMd (S.) 

Morglo (S.) chiesa dì 

> » filatojo da 
^ioUo. 
€2l«¥aBiil 11. re 

> (S.) castello • 

» » del Cantone 

«lo. Batlbla, (S.) chiesa di 
i^ioveoea, contrada . 
€iiralda, torre in Siviglia 
i^ilarlBo, Biasio dal 
i^iadiel di piazza 
«Mio IL papa 
«luto, pittore . 
«luoohi pop. di Modena 
giureconsulti Modenesi 
giuristi 

«Imitino, imperatore 
«iHOlizio» palazzo di 
GoBsaga . 
Gonuii 
granaròli , 
«randi 

«raaoifl, contrada . 
«raasoni, iamiglia 
«rasulplias, periodico 
«railOf chiesa delle* 

^i> convento delle 
Ciregorl, casa • 
OrllloBzont P. 

» conti 

«rinelll G. . 
«ua^olilnl, famiglia 
«ualoBgul 

«uardaporoi, contrada 
«uasto 
Guorolno, pittore . 



Pag 



» 16, 



86 

77, 160 

1 

167 

87 

87 

94 

60 

34 

^2, 31, 89 



80 
124 

45 
154 

94 

142, 143 

110 

16 \ 

54, 56 

25, 90, 136 

7 

113 

118 

107 

90 

96 
80, 81, 118 

91 

91 
137 
137 
154 
164 
144 

71 

92 
130 
168 



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j 



€pncrraKBÌ. 
CtHieciardini, storico 
Guidoni E. . . . 
Gaodeber^a 
Hetscic, strum. 
Hercnies, duca , 
Hernanl di V. Hugo 
Bolbein .... 
Inperiaie G. . 
Ingaonally commedia degF 
logoney vescovo 
lalronall, acc. degl' 
inqnÌPÌBÌOBe 
ippodromo, cimitero 
Isabeila di Savoja . 
laraelili .... 
Kastner G. . . . 
l.aer«ix, abbate 
L.adorini G. . . . 
L«aiiciiiollÌ, spez. . 
I^aneillotlo • 

Inondo O 

I^assel .... 
l.ateraneB0Ì, canonici 
■jaora, duchessa 
l^aEiarelii, cronaca. 
Laziaretlo 
L*aEKoni Giovanni 
EiCgA l^ombarda 
L««ndlnara, intars. . . 
L«en tesone, prato di 
Leonardo (S.) sobb. 
liépanto .... 
I^eviszanl .... 
Liieeo Muratori. 
Liillers, Certosini di 
Liingua-lunga . 
Liioneilo d'Este 
Linlari .... 
Livorno .... 



Pag. 



25. 26. 54. 115, 



249 

22 

155 
12 
56 

124 
2 

106 
94 

110 
92 
57 



2 
39 
31 
12 
95 
149 
86 
29 

H6, 117, 124 

93 

113 

117 

2, 20, 149 

37 

145 

129 

133 

56 

72 

42 

175 

22, 29 

120 

106 

71 

144 

93 

86 



105, 



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i 



250 

Lombardlnt E 

Loraghl, architetto .... 
EioreaBaBi, famiglia 
Lorenio (S.) cinquantina. 

• » convento di. 

Luea (S.) 

Lneea, città 

Lttechina, contrada. 
l^acchiBi, contrada de' . 

» famiglia .... 
Lueia (S.) chiesa di . 
I^UBa, contrada di (?}... 
Luisi XIW 

|j«IICB0Ì 

Lupi 

Macabra, danza .... 
Macabre di Troyes. 

Macario (S.) 

Maeeiiclii, famiglia. 
Maciiari Daniel .... 
» contrada .... 
aiaddalena, S. M 

» chiesa di S. Maria . 

» Monastero di S. Maria 

Madonna, nel Ritiro 
Maestri V. ing. ... 

Magelll, famiglia .... 

Magliinolfl 

magna massa P, M. 

Magnanini J 

Ulainonl, scultore .... 

maitinèedi 

Major, fond 

Malagoli, fabbro .... 
Malatesla, pittore .... 
MalguBBardi, famiglia . 

» contrada . 

MalniusI Carlo 

Malore, contrada .... 
Hanfredlni F 



Pag. 



106 

88 

79 

37 

93 

103 

93 

103 

102 

102 

66 

94 

106 

107 

130 

94 

95 

95 

79 

127 

21, 127 

32 

135 

32, 49, 98 

91 

77, 83 

97 

175 

105 

11 

121 

99 

130 

16 

8, 96, 120 

96 

95 

26, 72 

8^ 06 

21 



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di 



MAnganOf contrada. 

Maraldo, ^miglia . 

» grande, contrada 

» pieeolo, » 

Marehfsio, famìglia. 

Maree (S.) monache di . 

Mareseetti, famiglia 
» piazzetta 

Margherita (S.) chiesa di 

Maria-ABienietia, regina 

» in perte (S.) monastero di 
» in 1 ade (S.) frati di 
» neve (S.) monastero 
» (n.) della Retenda 
» » del Paradise 

Mariani, casa • 

Mariniane, vescovo 

Martini, musicista . 

Martine (S.) contrada 

Martinelli Laura, duchessa 

MaseUi P. . . . 

Masini C. . . . 

Massiniliane d' Austria-Este 

Matilde, contessa 

Mattarclie, giurista 

Mattee (S.) chiesa di 
» » cinquantina . 

» » torresotto dù 

Mani, emblemi 

MaiBeeeiie, contrada 

Maiieni, plastico . 

Mediei A. M. . 

Medolage P. . . . 

Menafegiie P. 

Menia, arch. . 

Mesetti Ciro . 

Mensa Comune, 

Mereanti Lucchesi . 

Merlin Coccajo 

messi di pia f fa* 





251 


Pag. 


07 




98 




97 




97 




55 




98 




98 




99 




99 




172 




79 




4 




79 




117 




32 




115 




74 




59 




141 




31 




33 




142 




67 




56 




99 


t 1, 100, 


119 




39 




105 




108 


» 15, 


100 


. 117, 


118 




130 




154 




82 




45 




100 


» 80, 


102 




102 




111 




92 



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25^ 

MeMori, ingegnere . 
meffO'ghetto , . . , 
MielMielis (S.) contrada . 
D » ma curta 

Miehele (S.) contrada 
Mtlaai Silvio .... 
milizia forese . . . • 
miUifiotti « . . . • 
Miilier, cesellatore • 
Miaitften», palazzo del 
Miserieordia, monastero della 

HlMOB 

mlòor (dialettale) 
Modaniaoy Vedi Maf^onù 
Medena, Alessandro da • 
» àmbito di . 



Pag. 



» sommergimento. 
» stemma di. 
Modeaella, contrada 
Madeneae, gioventù* 
» panno . 

Modeaeai . . . , 
» carattere de' • 
» impressioni 
» mascherari 
Molla E. vescovo 
» Gherardo 
» da Mantova • 
» case dei « 
» famiglia . 
» torre dei. 
Moadatora, contrada 
Moadinia . . . . 
Mondiniaiti 

Moaele» contrada delle . 
Moalaito, collegio di 
Monte della farina , 
Monte di Dio • 
MoategibMo, olio . 
Moatesaori 



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M«aloiie, osteria del 
Mora, pozzo dei 
Mornndi, generale 
Moraao, contrada 
Mareall Gaetano 
M«ireiil Jacopo « 

1 famiglia 
Moreri, Dizionario 
Moroiie» cardinale 
mortadella^ 
Horte« comp. della 

» osp. della 
Morti, libro de' 
Mostl-Kstense • 
Mundio o Mundediè 
MÉBSter . 
Mara di Modena 
Muratori L. A.. 
M«ro, ma . 
MMcotola F. . 
Musei Estoasi • 
Museo lapidario 
Musica • 
Muisi Luigi 
(Iia4i Gaspare . 
;%aniias A. 
llìapoieoBo I. • 
(Vapoii, Leonora di 

• cron. anon. di 
Kardi, fucilato. 
davigiio, canale 
{Verone, dramma 
dieoia, vescovo 
diooiò d' Este . 

» (S.) oratorio 
iViger Marianus 
nomocheliurgografia 
Oblilo d' Este . 
Oehe, piazzetta dell 
Olio, (dall') G. B. 



Pag. 



» 

17. 31 



26, 



283 

115 

116 

136 

116 

«fi 

117 

117 

I, 113, 153 

49, 61, 94 

173 

131 

16, 117 

51 

154 

118 

85 

119 

120, e segg. 

8, 125 

93 

123 

45, 123 

124 

82 

107 

147 

110 

126 

92 

101 

34, 126 

8 

118 

7 

126 

7 

125 

35, 5T 

126 

59 



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2JJ4 

Olivari, CBimiglia • 
Opera pia. Vedi Congregazione di Carità • 

Oreagoa 

Orfaae, collegio 

Orlaadl, palazzo 

Oraloglo, torre dell* 

Orsola (S.) contrada. 

I » Monache di 

Osellelti, medico 

Ospedale €aiigregaiÌ#Bale. 

Paelolino, muratore 

PagaaelU P 

Paganial, Vedi Maffoni. 

VagììmmU arch 

palafifo Avanfiniano 

Palano della Meuola Militare • 

» Maslelpale •....» 

paletti. . 

Palladio ........ 

pallio 

Palilo, corse al 

pallone, giuoco del 

Pallose, piazzetta del 

l^aaaro, giornale 

Panini, cronista 

Panllieon Atestlniun 
Paolo II. . 

• da Parma i 

• (S.) chiesa di .... » 

• » contrada 

• » monastero 

Paradiso, chiesa del 

• Madonna del 

Parma, Madama di 

Paslo, stnimentajo 

Pasquale II. pontefice ..... 
Pasquino . . . 
Passeggio sulle mura 

Paulo (S.) 

Pedéna Maria 



Pag. ^5, 140 

94 

91 

28 

128 

140 

18, 90, 12» 

99 

5 

71 

86 



29 
123 • 
129 
44, 45, 46 
131 
136 
131 
155 
131 
• 132 
1J6 



23. 



3 
131 
112 

102, 132, 141 
132 
79, 132 
132 
145 
32 
124 
56 
109 
119 
1 
55 



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peever 

I^cltef^ni, ospizio de' . 
Pcllleeeria, contrada 
f*cliieclara, badessa 
Peliieeiarl, vescovo. 
Pellieeione 

Pelosa* via . . . 
I^enileati, istituto . 
Peseheria. 

Petrarea .... 
peverata .... 
Piaa^lpaae, contrada 
Piana grande 
Pieo Manfredo . 
I^ietro (S,) contrada . 
» (S.) monastero 

■ » Martire^ confr. 

Piiotfa, contrada 
Pineella, poeta » 

Pioppi, famiglia 
Pipino .... 
I^laani, scultore. 
Piso, del . 

Po»lo (il) . . . 
Poietti, opera . 

» architetto . 
Poliziana, eredità . 
Polla (dalla) 

poma 

Ponrnia, giuoco. 
Pomposa, contrada . 

» cinquantina . 

» parrocchia 

Pontedaee, castello 
Posao, vicolo del 
Pontrémolo, fra' 
Pradeiia, ponte e canale 
Pradhoniini G. 

Palle F 

Pnrgo . . , • 



Pag. 



28, 81, 83, 89, 99, 



2tt, 28, 



258 

119 

134 

115 

66 

132 

37 

13IS 

49 

136 

94 

119 

97, 138 

134 

119 

137 

68 

ffO 

140 

109, 112, 127 

«4, 145 

74 

6, 73 

11 

117 

141 

«2, 141 

98 

11 

142 

142 

20 

97 

51 

29 

116 

2 

143 

96 

81, 84, 85 

54 



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.1 



2K6 

quadrefante . . « • 
quartieraccio . . . . 
Quartiere, Madonna del 
Ha|;l«ac, sala della. 
HaBUimBiBi . . . . 

HMibclli 

RaMpallI, casa 
Raagoaa Claudia . 
Hangoni, Simiglia . 

» filatoio dei 

» mulino . 

■ stalle dei 

Radili O 

Raimaboai C 

K«4e««»€ea, contrada e porta. 
Reggio di Calabria. 

• d'Emilia . 
Regno llalieo 

RoBOy vicolo . . . . 

• stradello. 
Rieatiao Pier Battista . 
RIeei, fucilato . . . . 
Rieelo Paulo, Vedi Filèno, 
Ricovero di mendicità . 

Riaaldo I 

Ritiro 

Rivolta, villa . . . . 
Roeeo (S.) chiesa di. 
Rogera, poeta . 
RoMbano, capitano. 
Roneaglia A 

» famiglia. 

Ronehi, casa . . . . 
Rosa Norberto . . . • 
Rosta, ponte . . . . 
Rotoada, contrada . 
Rovatti, cronaca 
Roveraella, cimitero 

Rovigo 

fuaf vocabolo . • . . 



Pag 



11, 22, 



83 

128 

37 

78 

106, 164 

106 

139 

29, 84 

29, 72 

152 

4 

110, 156 

87, 97, 102 

83 

69 

112 

112 

110 

144, 

144 

130 

IW 

48 
31 
18 
34 

144^ 
42 
25 

157 
79 

144 

175 
49 

145 

33 

6, 145 

8 



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j 



Hobbiani, officina . 
Rafeni, intagliatore* 
tiabatini BruneUo . . 
«abbatini G. . . 
Madoleto, parroco . 
9iaia, contessa di 
salame di bocchia . 
salciffa gialla • • 
salciffe e salsiccioni* 
falerno* principe di 
^laiefi, S. Francesco di . 
Salesiane, Monache 
Salieeto, borgo 
» porta 

fXalvatore, chiesa del 

» largo del 

s^andoanitti T. 
Sanguine Pellegro • 
Santoviao. 
Slaragozza, porta . 

» postierla 

sarcofagi romani 
Sassi, vicolo . 
SasBÒIo Sebastiano • 
Saturno, statua 
Sbàrbaro, prof. 
sbirri, contrada, 
Seamozit • . , , 
scanni corali del Duomo * 
Sehedoni, famiglia « 
Seiiiassi Filippo 
Seiiidone, pittore . 
schidoni da cignale • 
Seimia, contrada 
Scipione, vascello • 
Seolopii . . « , 
Seuola Militare . 
Soghizii, cap. fra' 
Segai G. . 
Seminario. 



Pag. 



i% 



257 

48 
130 
174 

26 

49 
109 
178 
174 
178 

93 
149 
149 

87 

119 

181 

1Ì9 

36, 81, 84 

21 
136 

69 

182 

27, 118 

110 

183 

16 
100 

97 
136 

86 

8 

3, 23 

46 
112 

20 

86 

183 

9, 42 

119 

94 
73, 183 



e. F. TAtoBioBi, Agg. alle App. d^l DU. delle eontr, di Modena 17 



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2Ì(8 

serenate • 
tterlori«, palazzo 
Servili 

• contrada de 
Sganerla, contrada 
«Shieelli Vincenzo 
•lgllÌB«li, scultore 
•ignorelll, pittore 
Slgenlo Carlo . 
INIIagar^i, vescovo 
mUeMf (S.) borgo 

• t contrada 

INflMaeaelll 
Herietà ippiche. 
Sole, contrada • 
••Il G. architeuo 
Heloil D. Paolo 
Sieratere • 
Sior^eamll 
Spaeelai, cronaca 
SpailàrI, contrada 
Spaal Prospero 
Spelta, palazzo della 
Spilamberto 
Squallore, contrada 
Sqaar^a, angiporto 
Staggia . 
Statata aqaarwBi 
Stella, monsù . 

» contrada 
Stigoiate, contrada 
Storeiii, Teatro 
strade inghiarate 
Siraueriile, strumentaio 
Striala Francesco 
Studio di Modena 
Taeoll, palazzo. 
Taglio, contrada 
Taoiburlnl, gener. de* Gesuiti- 
TaMpellinl G. 



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TuMttiily striimentai. . • « « • 
Tardini, casa ..••«.. 

TasBOttl A. » 

» » piazzetta 

» casa 

» statua 

Taverna, collegio • 

Teatial, PP 

Teatro Municipale 

Tebaldo d' Este 

Telaaio C 

tempio Israelitico 

Tcrealane scalze 

Terraglia, anonimo 

» contrada 

Terranova, Corso di • 

terremoto 

Terslarlo 

Tevere 

Thiers Adolfo 

Tipof^rata Camerale 

Tlslano 

Temaiasl, casa 

ToMOiaso (S.) convento di • • . • 
Toaelli, casa 

torraffi • • • . . • ' . 

torre dell' ore 

Torre Moiia .•>..,. 
» contrada 

Torli, medico • 

Toeabeeelll 

Tosi, cronaca 

Tre He, osteria 

Trinità, contrada 

» monastero 

» parrocchia 

Trivèela, Trivèela! 

trivella ........ 

Trivella, almanacco ..... 

trivelle » 1<HS, 



Pag. 



259 

134 

134 

23,81, 110 

«1, 82 

36 

138 

103 

32, 139 

116, 139 

31 

29 

126, 160 

73 

140 

103 

2 

34, 81 

49, 161 

109 

110 

163 

94 

113 

68, 103 

132 

7 

109 

76 

21 

164 

12 

134 

167 

168 

117 

11, 167 

108 

169 

127 

106, 107, 109 



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260 

f «bM« te di 

IT nre^t maschera del 

Tvrrfhl 

Turris, cinquantina 

€J4lBa, compagnia comica .... 

H'Shelll 

C|coIIb«, setaiolo 

tlac«eel»iie dblla Pag^Ma .... 

t-Ùvcrsilà ModancM 

Ufreellt, anonimo d' 

Waccine, contrada 

iTaNtrlghi L 

• Simiglia 

Vàlcntini, Simiglia 

WallaMI G 

¥allt0arrl 

Vaadelll F. busto 

Vaaéelli, architetto. 

Waragoaaa G 

Vasari, pittore 

l^aa«anl, intagliatore 

Teeehi, dottore 

» Orazio 

H'cdrlanl, storico .... « t 

Weaoaa, principe di 

Weata^ bahiardo 

VerMi, contrada 

Verato, paese 

%*erattl B 

vernacolo Ebraico 

ITeaeavo, putte del 

%leiiii, abbate 

Vietar (S.) 

'Mgarani Gaspare < 

Vlgaala, convento Lateranensi 

• castello . . . 

» cronaca 

inilaai Gio. L 

%^caaal Franceschina 

YiaertiBa ì(6.) contrada 



l^«g. 



in 

90 

8 

74 

^m 

liO, ili 
liO 

•I 

95 
«^ 

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M, i70 
^, 88, 4S, i» 
31 
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176 
ITO 
10, 433 
08 
91 
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96 
I, 8«, «7, 88 
117 
96 
117 
37 
98 



w. 



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Wineemo (S.) isola di 

Winei Leonardo 

tlrginia d' Este 

Wlsdòoiliii, vescovo. 

%'ittoria d'Este 

littorio EaiOBvele, monumento 

Woto, chiesa del, o nuova 

famponcini 

Rampone 

ÌSonasi, famiglia 

Zaniellelli, tipografo 

Zoanlal . 

ifamf adora . 

Zovarifii, famiglia 

Zecelllal D. Paolo 

Zini Luigi 

Zohane, armaròlo 

Zóboli 

» Francesco 

ZopplaO) Milanese 
Zneeharl, famiglia 
Zappino, musicista 
furuckj lingìiaggio. 



Pag 



261 
89 
94 
31 
98, 1ff3 
31 
77 

32, 115, 173 
174 
173 
79 
97 
106 
53 
55 
24, 31 
77, 103, 157 
112 
166 
130 
93 
175 
93 
59 



if 



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INDICE DEI DOCUMENTI 



Abb^ndania, congregazione dell' 

MgmmnmM F 

Albergone, cardinale 
iilfoB0*9 daca di Calabria 
AllMiiidro, mastro . 
Amiels (De) .... 
Amfiparnaso .... 

Aggeli 

Antonio da Trento 
Araldi, famiglia 

Arotino 

Argenta G 

Balbi 

ballo bianco .... 

ino P 

cronaca . 
Rerardl de I atour L. . 

BeUineiii 

Bllilioteea BsteiiM 
Blaneiiis (de*) Bartolomeo 
Bonipslnia 
Berto (di Nicolò) 
Boseiiettl, fiamiglia . 



Pag. 



203, 



225 
227 
231 
219 
220 
206 
187 
216 
181 
232 
219 
220 
207 
217 
226 
227 
213 
210 
207 
226 
219 
204 
179 
203 



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264 






British «luMum 


. Pag. 


226 


Rratara Zaccaria 




178 


Bada 




183 


Bue, contrada 




225 


Cabassi E 




232 


Canta Cesare 




206 


Cappella nortaarla degli Bstensl . 




194 


Caprera 




180 


Career!, contrada 




223 


Carpinetl 




210 


Casino ducale 




177 


Castaldi Bellerofonte . 




205 


t astello daeale dalia piasza 




178 


Castelnovo di sotto .... 




217 


CatelanI A 




187 


CavedoDi C 




203 


Cinelll G. 




232 


cognomi Ebraici 




206 


Colonoe, contrada delle i8 . 




225 


Coltellioi, mascherar! 




220 


Còte d'or 




227 


Crema P 




227 


DoMeotehiao, Vedi Zampieri. 






lloDatl 




216 


Boria F 




181 


Ebrei 




183 


• Spagnuoli (nota ) . . . 


» 185 e 


segg. 


EleoDora d'Aragona .... 




219 


Erudizione (curiosità dell') 




233 


Kste, Alfonso IL d\ . 




220 


» card, d' 


» 177 


, 219 


» Ippolito d' 




219 


» Meliaduse d' 




178 


Fabri, mascherari 




219 


Farina, S. monte della .... 




225 


Fatalo Gerardo 




216 


Ferrari P. Emilio 




216 


Fiorano 




203 


Fo gitani S. vescovo .... 




202 


Formenta, stallo della .... 




223 



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ìm 


Franeatrln^a Pag. 187 


Fratteesco (S.) campanile di . . i 


» 204 


» » chiesa di i 


> ao3 


» » convento di .... i 


k 230 


Fref^atcttc, contrada i 


» 202 


gallarla .1 


1T7 


«liailara i 


» 2ltf 


tàandliii, cronistoria- 1 


t tm 


«Garibaldi G i 


r IfiO 


Ciiclfi, mascherari 1 


» 220 


Mierardi . 1 


» 203 


iviiirlandina, nomenclatura .... 1 


^ 20K 


» torre 1 


1 180, 200 


ghitto I 


^32 


giardino, ducale ...... 1 


i77 


«ilnavra da Modena 1 


^ 180 


«àlralda, torre 1 


» 206 


«labiai 1 


> 2i6 


Giallo Romano 1 


» 203 


Grassi, cardinale : > 


» 231 


Graaulphusy giornale 1 


» 205, 209 


Grillenione P 1 


» 226 


Gnatteri Angelo 1 


} wr 


Jaeciila L 1 


189 


^ansonio 


207 


lilockio 


» 21tt 


tando Ortensio 1 


1 219 


Liega Ijoinbarda 1 


» 231 


l4(èsena 1 


184 


hfiwì Iseppo 1 


184 


bolli 1 


» 219 


littcea I 


> 215 


Haddalena (S. Maria), contrada ... 1 


» . 202 


maidè 1 


i 187 


aialmusl C 1 


» 203 


Calmasi, guida di Modena .... 1 


> 283 


Maaiaol Francesco 1 


220 


Mara»»! 1 


218 


ilar«ta Giovanni 1 


U83 


Margherlla Homana 


227 



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966 



G. M. (cantata) Pag. 1», 

Modenesi • 



Waai*Bl Guido. 

■iMlll . . . . 

Mmmémimwm^ contrada 
il — t a 6«e e>li Girolamo . 
Monte di Dio 



Mundiè 

■■raiMri L. A. 

Musurgiana, opuscolo 

ti#rMi (da) . . 

fiBBBlala, contrada 

nusòn 

olio di noce 

•Ile* (ab.) Bonaventura 

OralBl 

^•«•■i 

paisan da Modna 

PatrtsU 

PeBMM 

PlttBglpaae, contrada 

pietra ringadora 

pighetti 

Plgnalll, lunario 

PiBMUa 

Portegalleal 

Pelle F 

QeaUrorrall 

Ilaagnel Cristoforo 

» Uguccione 

» famiglia 

mcel Lodovico 

Ill€e«b«el 

BImMo I. d' Este 

Ilogera 

Romeai^ardi 

Sched^nl, mascherar! 

secchia di Bologna . . . • » 



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•267 

diiliof^ardi, vescovo ...... Pag. SII 

Slwi^lla f 206 

S«lly architet^p t SIC 

Spai^Buoli » 183 

Tareffl ......... 219 

Tassoni A • 219 

teste quadre ....... t 233 

Tiraiboiichi t 211 

TMehi F. . . 204 

Ui^i^eri f 216 

Uni^heria, re d' i 219 

Utrecht, anonimo d' t 232 

uva d'oro ... • 227 

Waresaol » 214 

Wedrianiy storico » 203 

Vendramioo Piero ...... t 209 

» Geminiano*. . » 209 

Weratti Bartolomeo » 231 

Vernacolo Ebraico • 187 

UTaddiDek » 203 

Zampieri, detto Domenichino . . . d 180, 181 

ZoBO (de) » 178 



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McaÉiii l'altre Ignote antìclie nomenclatiire 
fi località cittalìflo. eie <^> 



% J^gettcL [Cinquantina e Vicolo di S.]. — 
Tanto r una, che V altro, si citano in carte dell' Arch. 
Gap., sotto le date degli anni 1300 e 1324. (Cfr. nel 
Df-5* le pp. 8 e 9). 

Bona^finii \_la cantante'] — Di costei, amica 
di Carlino Testi, del Cicognara, di Don losè Valdrighi, 
del poeta Carretti e di tutto il cenacolo allegro e dotto 
della Modena del fine secolo XVIII, si è occupato il 
Panaro (23 apr. 1893, N. HO) e a quel giornale 
inviamo il lettore, nella speranza che, lettone V ar- 
ticoletto biografico, si continui dai curiosi rovistatori 
dell'intima storia Modenese, nelle ricerche intorno 
alla vita di codesta individi^alità singolare. 



(1) SigQÌflciki altra volte al lettore che -^ compilasiooi del geaere 
della presente riescono interminabili per ragione dei docamenti che, ina* 
spettati, Tengono di continuo sotto la mano, o sono favoriti da benevoli 
amici. Ne é^ diffatti, una prova questo breve Corollario àéìV Aggiunta 
alle Appendici e note del mio Dizionario, il di cui materiale (mentre ne 
curavo ta stampa ) ini Tlsiiltò dai locali Archivi! di Stato e Capitolare: i 
documenti, tratti da quest'niltimo, li df vo ali* immanohevole cortesia del 
Can. A. pondi. 



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2^0 

Badaloni [Rua o ùmlrada de*]. — Sotto le 
stesse date, del secolo XIII, s' incontra questa qualifica. 
(Cfr. Tarticoletto Baf aloni o BaffxUoni, nelV Aggiunta, 
a p. 12). 

OaLlzoleria. de' MaiizòIì [Stazione 
della]. — In un Rog. del 1447 (Arch. Gap.) si legge 
— « Actum MuHnae in Statione Calzolarie dictorum 
de Manzòlii, sita in contrata S. Blasii. » 

Oa.rretti [Contrada de']. — « Casamenlum 
in cinquantina rue magne ... a sero contraete de 
Careptis » (Arch. Capit. a. 1344]. — V. Diz. p. 56. 

OarAbini [(Caselle dei]. — Indicate in carte 
deli' Arch. nostro di Stato. 

Drapperie [Stazione o banco di]. — « Actum 
Mutine in statione draparie Ioanis Coti, sita sub sala 
palata iuris Comunis Mutine • ^ (Archivio Capit. 
Rog. 1471 ). V. anche nel Diz. la rubrica Cozii p. 90 
e seg. 

Ferrari [Rua de']. — « Casamentum positum 
in Rua de Ferraris » (Arch. Capit. a. 1423). Cfr. 
Diz. a p. 109. 

Uamberti o E^amperti [Contrada 
dei"]. — « Domus in contrata de Lamptis (Lampertis). > 
Arch. Capit. a. 1344. 

Af eroAnzle o Adlercerle • [ Stadera 
della gabella delle]. « Actum Mutine in statione seu 



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27i 
tabulla (sic) Anthonii de ArmUdonk catnpsoris, sita 
%ub Episcopali palatio (Arch. Gapìt. Rog. 1396). » 

« Actum MiUine apud Stationem mecadrie qtiam 
\enei lacobtùs de MorUealto (Id. Rog. 1426). » 

^M[oneta [Casa e Rua della]. — Arch. Capit. 
a. tSOO. « In vie. S. Agaie in rua de Bafalonis prope 
domum monete » — Ibid. a 1343 « . . . . unum 
edificium posilum m cimiate mulinae in rua monete, 
ctnqtéontine bechariarum. • 

Pesietierici [ Volta della casa della]. — In 
carte nell' Arch. dì Stato trovasi citata questa volta 
come esistente tra il palazzo della Ragione e quello 
della Spelta, dicendolasi confinare colla Salina. 

Piopptt [Rua grande della], ~- La qualifica 
di grande fa supporre eh' altra ve ne fosse minore 
d' essa, a somiglianza di quanto accennai intorno 
qaelle dell' ^1 //oro, di S. Michele ecc. (Arch. di Stato), 

StrinA [FontMa da la]. — Arch. Capit. 
a. 1402. « .... m cinquantina Castellarli, in locho 
dieta de la fontana da la Strina. » 

Terranova [Chioldara di]. — Campo ove 
stendevansi i panni dai tintori. (Arch. di Stato). 

Zuoea \^Rua della']. — D'ignota ubicazione, 
ma citata in documenti dell' Arch. nostro di Stato. # 



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j 



P«fir. 



ERRATA 


CORRIGE 


U Un 


. 14 1842 


1482 


25 » 


8 seguenti 


sequenti 


27 » 


17 Ne 1530 


Nel 1530 


30 » 


3 municipale costraita 


municipale costruito 


40 {tabella) à' HeroQlea. 


Herculea. 


56 » 


25 Qandenberga 


Gundeberga 


63 * 


14 storie 


storia 


68 » 


27 1165 


1656 


70 * 


14 abolito) 


abolita) 


79 > 


19 del 1251 e al 1269 


dal 1251 al 1269 


80 » 


21 ridete 


ridetto 


88 » 


2 ricerca 


ricerche 


9! » 


12 Ciò si ha una 


Ciò si ha in una 


94 * 


20 nella pittura 


nelle pitture 


115 » 


27 scenico del Collegio 


scenico del teatro del Collegio 


123 » 


11 eccone tre 


ecco quattro 


124 > 


21 (Seo. XV. e XV ) 


(Sec. XV. e XVI.) 


134 Nota(l) bottega d'esso 


bottega d'essa 


145 » 


p. 147 della nota -G. p. 145 


p. 145 e segg. della nota H. 


149 Lio 


. 6 ri usci ad a porre 


ri usci a porre 


158 » 


l ABITO 


ABITÒ 


160 » 


15 APPURATISSIMO, 


APPARATISSIMO. 


167 » 


14 VLTRA' 


VLTRA. 


197 » 


6 n ti. 


nati. 


202 > 


2 inedita 


inedito 


207 » 


2 Ponsonio 


Jonsonio 


220 » 


1 cassato 


casato 



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the last date 

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